venerdì 27 dicembre 2013

Caffarra: Te Deum laudamus per il Tuo popolo che perdura


Caffarra-Petronio
il Te Deum del cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna.


«Benedici il Signore, anima mia; non dimenticare i tanti suoi benefici». Così ci raccomanda un Salmo. Il ricordo dei benefici ricevuti è un’esigenza della nostra fede, consapevoli che Dio opera all’interno della nostra vicenda umana. Il male può apparirci così invadente da farci pensare che abbia eliminato il bene. Poiché Dio opera fra noi, il bene è sempre presente. Anche l’anno che sta terminando ne è la prova.
tempi_te_deum_2013_copertinaAbbiamo vissuto il grande dono dell’Anno della Fede. Nella mia città è stata fatta una grande Missione per i giovani. Più di cento missionari sono andati per le strade, nelle piazze, nelle discoteche, lungo i viali della prostituzione, solamente per notificare loro un fatto: Dio ti ama! La forza di questo semplice annunzio è stata straordinaria. A Dio, infatti, piace salvare il mondo attraverso la stoltezza del kerigma. È questa la principale forza del bene di cui ringraziare il Signore: la predicazione del Vangelo. Pensiamo all’annuncio fatto quotidianamente da padre Aldo; da tutti coloro che aiutano poveri, discriminati, oppressi poiché vedono in essi il volto di Cristo. Uniscono la miseria umana a Cristo, e Cristo alla miseria umana.
Ma la bontà del Signore durante l’anno che sta per chiudersi si è manifestata soprattutto in ciò che è accaduto nella successione petrina. Il grande gesto della rinuncia fatta da Benedetto XVI è stato il suo ultimo insegnamento. Egli ha insegnato alla Chiesa pellegrina in terra che è Cristo che la guida; i Papi passano, ma Lui resta: ieri, oggi, sempre. Ma dobbiamo essere grati al Signore per il Magistero lasciatoci da Benedetto XVI. Durante una Visita Pastorale, visitai un’anziana contadina che non poteva uscire di casa. Ella mi disse: «Non avrei mai pensato che mi succedesse ciò che mi accade. Io, una povera contadina quasi analfabeta, capisco ciò che dice il Papa. Ma pensi: io, l’ultima figlia della Chiesa». Sono state queste le meraviglie del Magistero di Benedetto XVI. Una cristallina limpidezza congiunta ad una affascinante profondità; una sapiente semplicità congiunta ad una rara penetrazione dei misteri della fede. «Non dimenticare i tanti suoi benefici»: non dimentichiamo il dono fattoci dal Signore in Benedetto XVI.
Castel Gandolfo, Papa Francesco visita BenedettoA una Chiesa ancora turbata e scossa lo Sposo Gesù dona papa Francesco. È l’amore, la misericordia del Signore fattasi carne ed ossa davanti ai nostri cuori, spesso desolati dalle quotidiane tribolazioni. I suoi gesti di carità verso i poveri, sofferenti, abbandonati e colpiti da sventure sono la ripresentazione delle pagine evangeliche che narrano di folle di zoppi, ciechi, sordi, ammalati di ogni genere che accorrono a Gesù. Ma dobbiamo ringraziare il Signore perché non solo papa Francesco ci riporta continuamente al nucleo incandescente del Vangelo, colla parola e la vita. Ma anche perché egli, da vero figlio di sant’Ignazio, ci insegna quotidianamente, colle omelie di Santa Marta, a crescere nella carità; a discernere le mozioni dello Spirito Santo da quelle del Nemico; a respingere ogni forma di mondanità spirituale, specialmente noi pastori. «Non dimenticare i tanti suoi benefici». Ora la Chiesa ha il dittico della vita: la charitas veritatis di Benedetto XVI e la veritas charitatis di Francesco.
L’unità delle famiglie, l’eroismo dei sacerdoti
Ma ciò che è accaduto sulla Cattedra di Pietro non è l’unica ragione della riconoscenza al Signore. È ciò che accade nel popolo cristiano che costituisce ragione non meno forte per benedire il Signore. Anzi, al riguardo il primo motivo della nostra riconoscenza a fine anno è il perdurare della presenza del popolo cristiano fra noi. Quando penso a questo fatto, a questa realtà non posso non commuovermi. Penso soprattutto in questo momento a coloro i cui nomi sono scritti nei cieli, e giammai sui cosiddetti grandi quotidiani d’informazione: i poveri, i semplici, i piccoli. Lo stupore dei bambini di fronte al Mistero, che ho incontrato nelle Visite Pastorali. Lo stupore di quella bambina che, piena di meraviglia, esclamò: «Ma allora la Madonna è la mamma di Gesù, come la mia mamma è la mamma di me e del mio fratellino». Come può lasciarci indifferenti il fatto che Dio riveli il suo segreto più grande, l’Incarnazione del Verbo, ad una bambina! Ha commosso anche Gesù questo fatto. Penso ai giovani i cui occhi si illuminano quando si parla della bellezza della nostra fede. Penso soprattutto al dono di quelle famiglie che restano unite, che donano generosamente la vita, nella fatica di un lavoro che a mala pena oggi consente di arrivare alla fine del mese. Famiglie in cui gli sposi scoprono ogni giorno di più la bellezza del Sacramento e dell’amore coniugale. Ma infine e soprattutto, benedico il Signore per essere testimone oculare dell’eroismo, ripeto eroismo, quotidiano dei nostri sacerdoti nelle nostre parrocchie. Un servizio fedele, faticoso, spesso senza alcuna ricompensa umana: guardano solo a Gesù e al bene della Santa Chiesa.
«Benedici il Signore, anima mia; non dimenticare i tanti suoi benefici».
 Tempi.it 

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