lunedì 15 agosto 2016

Buona festa dell'Assunta


La festa dell'Assunta ci ricorda che anche noi come lei possiamo andare in cielo, tutto di noi è stato redento. Un giorno quelli che sono di Cristo saranno tratti dall'utero della terra in cui sono sepolti. E come il neonato tratto dall'utero della mamma piange, ma poi trova i baci, gli abbracci, la gioia di chi lo aspettava, così anche noi troveremo in cielo i baci del Padre e della Madre.

lunedì 18 luglio 2016

ANGELUS


V. Angelus Domini nuntiavit Mariae;
R. Et concepit de Spiritu Sancto.
Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc, et in hora mortis nostrae. Amen.
V. Ecce ancilla Domini.
R. Fiat mihi secundum verbum tuum.
Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc, et in hora mortis nostrae. Amen.
V. Et Verbum caro factum est.
R. Et habitavit in nobis.
Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Iesus. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc, et in hora mortis nostrae. Amen.
V. Ora pro nobis, sancta Dei Genetrix.
R. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Oremus:
Gratiam tuam, quaesumus, Domine, mentibus nostris infunde; ut qui, Angelo nuntiante, Christi Filii tui incarnationem cognovimus, per passionem eius et crucem, ad resurrectionis gloriam perducamur. Per eundem Christum Dominum nostrum.
R. Amen.

La preferenza del perdente

" Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All'umanità che ne scaturisce. A costruire un'identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo.

In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell'apparire, del diventare…
A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco." P. P. PASOLINI

sabato 2 luglio 2016

Omelia di don Carlo Venturin Domenica VII ^ dopo Pentecoste 3 luglio 2016

7^ dopo Pentecoste – 3/7/2016
Gs 24, 1-2. 15-27  Rinnovare sempre l’Alleanza
Salmo 105 Serviremo per sempre il Signore, nostro Dio”
1Ts 1, 2-10 Fede operosa, fatica della carità, fermezza nella speranza
Gv 6, 59-69 Una Parola forte ( dura ), ma certa

MISERICORDIAE VULTUS
VERSO DOVE DIRIGERSI
 Il messaggio ripercorre i momenti di crisi di Israele prima, della Chiesa delle origini poi. Ogni momento storico personale o sociale è  sempre in tensione tra il vissuto esistenziale e quanto deciso in antecedenza. Sotto questa lente di ingrandimento su passato/futuro è possibile non demordere, essere fedeli, coerenti, decidere il percorso da seguire.
 Domenica scorsa il momento cruciale,  nel deserto, del popolo di Israele: Dio, attraverso Mosè, stabilisce “i paletti” per vivere il futuro; Gesù sul Golgota offre il rinnovo di tale PATTO con l’acqua e il sangue, per sempre, nonostante devianze e inadempienze. E’ con l’umanità di ogni tempo per sempre. Oggi l’ALLEANZA rinnovata, non più sul Monte, ma Sichem, per entrare nel regno della libertà. Giosuè, successore di Mosè, propone al popolo, radunato in assemblea, di SCEGLIERE se SERVIRE il Signore, o gli Dei: “Sceglietevi oggi chi servire”; la risposta è senza equivoci: “Noi SERVIREMO il Signore”. SERVIRE equivale a seguire e affidarsi a Qualcuno, obbedire alla sua voce, scommettendo solo su di lui. (Dieci volte il verbo SERVIRE). Chi SERVE Dio trova libertà e vita. Chi serve altri dei precipita nella alienazione della schiavitù sempre in agguato  (Oggi si parla di nuove schiavitù: “ludodipendenza. Giosuè vuole la nuova professione di fede sulle gesta compiute da Dio nell’Esodo, ma anche sul futuro, che si sta spalancando. Dio è fedele, cammina fianco a fianco. Il popolo deve schierarsi. La risposta chiesta al popolo che celebra, deve essere solenne e pubblica: “Serviremo per sempre il Signore , nostro Dio” ( Salmo ), “alleato per mille generazioni”.
 Giovanni narra la crisi della prima Chiesa (e non sarà l’ultima), che sta minacciando i discepoli. Gesù ha commentato il miracolo dei pani e dei pesci e ne dà l’interpretazione autentica. E’ consapevole del discorsoDURO”; alcuni si allontanano (“Chi può ascoltare la Parola DURA?”). Ora si rivolge agli intimi, ai Dodici, con quella domanda sferzante: “Volete andarvene anche voi?”. La risposta a nome di tutti viene da Pietro: “Da chi andremo?”,dove possiamo vivere lontani da te? Non ci sono alternative alla tua Parola di “VITA ETERNA”, “ Tu sei il Santo di Dio”. E’ la professione di fede richiesta alla Chiesa di ogni tempo e di ogni dove. Noi oggi e in ogni assemblea liturgica.
 La domanda di Gesù, che “ha il cuore APERTO", ai suoi discepoli richiede risposte, sotto forme di interrogativi:Come viviamo il culto liturgico, come vi partecipiamo (attori passivi), che cosa significa interpretare le grandi opere di Dio(se riusciamo a “vederle” nel quotidiano vivere), come renderle attuali, che senso dare alla salvezza di Dio, come intendiamo la parola liberazione dall’Egitto (condizionamenti di sottomissioni), quali sono gli idoli oggi, che significa restituire a Dio il Primato. Il Primato di Dio siamo noi: la nostra coscienza, la nostra libertà, la nostra dignità umana, il rispetto della dignità altrui, senza cedimenti e senza chiusure.
 Oggi, come sempre, Giosuè e Gesù chiedono di prendere decisioniAlcuni preferiscono andarsene, come sempre nella storia della Chiesa, vogliono un discorso adatto ai loro convincimenti. Gesù li lascia andare. Hanno compreso che seguire Gesù è faticoso, egli non realizza i loro sogni. Non è sufficiente rinunciare alle proprie cose, ai propri affetti: Egli esige tutta la vita: “Dare da mangiare la propria carne per la salvezza del mondo”I Dodici si rendono conto che ormai non è più possibile rimanere vicini al Maestro per interesse, in modo passivo, stando a vedere che cosa succederà e poi scegliere. Devono credere in Lui, “Servire il Dio vivo e vero, con l’operosità della fede, con la fatica della carità, con la fermezza della speranza” (Paolo, seconda lettura). Con Pietro e con la Chiesa i cristiani devono ripetere: “Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio”.
 Una testimonianza può aiutare. Uno scrittore ateo, Andrè Frossard, in DIO esiste, io l’ho incontrato”. “Entrando per caso in una chiesa di Parigi alla 5,10, per cercare un amico, sono uscito alle 5,15 in compagnia di una amicizia che non era di questa terra… Contemplando una candela che brucia a sinistra della croce, vicino al tabernacolo. Mi apparve una grande luce, piena di dolcezza, sconvolgente, capace di infrangere la pietra del mio ateismo. Sento in me una gioia straripante, l’esultanza del salvato, la gioia del naufrago raccolto in tempo… Una cosa sola mi stupiva: che la carità divina avesse trovato questo metodo inaudito ( Eucaristia ) per comunicarsi e soprattutto che avesse scelto per farlo il pane, che è l’alimento del povero”. Ciò che sembrava troppo duro è diventato nella fede un amore di infinita tenerezza.

Don Carlo

domenica 26 giugno 2016

Brexit: un gesto di grande libertà e di democrazia che riapre finalmente il dibattito sull’identità e sulla vocazione dell’Europa


 E’ un’Europa da rifondare: parla Benedetto XVI, La Nuova Bussola Quotidiana, 25 giugno 2016
Poi si tratta di andare a vedere che prezzo cercheranno di farci pagare le élites che erano sin qui riuscite con successo a costruirsi la loro Europa pretendendo che fosse anche la nostra. La prima cosa da dire però è che l’esito del referendum britannico pro o contro l’Unione Europea è un  atto di grande libertà; e apre a grandi speranze. L’altro ieri in Gran Bretagna gli elettori hanno votato innanzitutto contro un ordine costituito politico e mediatico che voleva votassero diversamente; e che aveva per questo fatto letteralmente di tutto.
Parlando alla Rai in un’ascoltatissima trasmissione del mattino l’ex-presidente della  Repubblica Giorgio Napolitano si è permesso ieri di definire “incauto” il premier britannico Cameron per aver sottoposto a referendum popolare la questione della permanenza o meno del suo Paese nell’Ue.  Da questioni di questa importanza, secondo Napolitano, è meglio che il popolo venga lasciato fuori. Dando prova di una notevole mancanza di comune senso del pudore, il suo pupillo Mario Monti ha detto anche di peggio. Capo di governo imposto al Parlamento, e nominato allo scopo senatore a vita pochi giorni prima della sua entrata in carica, Monti ha affermato che indicendo il referendum Cameron avrebbe nientemeno che “abusato della democrazia”.  Quando insomma  un popolo vota di testa sua, e non come avrebbero voluto loro, alle élites abituate a considerare “cosa nostra” le istituzioni europee casca la maschera. Da due giorni a questa parte i Napoletano e i Monti di ogni parte d’Europa sono fuori di sé al punto da non riuscire più a nascondere l’autoritarismo recondito, post-comunista o massonico che sia, che caratterizza non da oggi la loro visione politica.
Anche se a mio avviso la Brexit è uno shock salutare per l’Unione Europea [ cfr. in questo stesso sito “Brexit, una prospettiva salutare”, 12 maggio 2016], senza dubbio non è di certo un fatto di ordinaria amministrazione. Come si diceva, le élites che non la volevano cercheranno di far pagare al mondo il fallimento del loro progetto facendone il capro espiatorio su cui scaricare emergenze che con essa non hanno nulla a che vedere. E’ il caso ad esempio dei titoli dei grandi gruppi bancari italiani sulle cui sorti non si vede che cosa possa pesare l’esodo di Londra dall’Unione. Si deve quindi dare per scontato che ci attendono giorni di turbolenza sui mercati finanziari internazionali; e chi è in  grado di farlo ha il preciso dovere di intervenire per stabilizzarli. Frattanto è già scattata la “macchina” della mistificazione del significato profondo della Brexit. In ultima analisi l’episodio è un segno clamoroso del fallimento della pretesa di costruire l’Europa politica basandola solo sugli interessi e prescindendo testardamente dalla sua storia e dai  valori che la caratterizzano. L’Europa si può salvare soltanto se cambia risolutamente strada riscoprendo il meglio di se stessa. Viceversa già si sta tentando di far passare l’idea che dalla crisi evidenziata dalla Brexit si possa uscire non cambiando strada bensì andando avanti a testa bassa come se niente fosse.
Per evidenti motivi le chiavi della soluzione di questa crisi stanno in gran parte  nelle mani della gente di fede. Purché però la gente di fede sia a sua volta fedele a ciò che ha incontrato. E’ il caso in tale prospettiva di riandare a un documento oggi perciò quanto mai attuale: il discorso di Benedetto XVI ai partecipanti al congresso della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea riunita a Roma il 24 marzo 2007 alla vigilia del 50° anniversario dei trattati istitutivi delle prime organizzazioni europee. Dopo aver messo in luce gli aspetti positivi del processo allora avviatosi Benedetto XVI osservava però che l’Europa  sta “di fatto perdendo fiducia nel proprio avvenire. (…) Il processo stesso di unificazione europea si rivela non da tutti condiviso, per l’impressione diffusa che vari “capitoli” del progetto europeo siano stati “scritti” senza tener adeguato conto delle attese dei cittadini”.
“Da tutto ciò emerge chiaramente”, continuava Benetto XI, “che non si può pensare di edificare un’autentica “casa comune” europea trascurando l’identità propria dei popoli di questo nostro Continente. Si tratta infatti di un’identità storica, culturale e morale, prima ancora che geografica, economica o politica; un’identità  costituita da un insieme di valori universali, che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare, acquisendo così un ruolo non soltanto storico, ma fondativo nei confronti dell’Europa. Tali valori, che costituiscono l’anima del Continente, devono restare nell’Europa del terzo millennio come “fermento” di civiltà. Se infatti essi dovessero venir meno, come potrebbe il “vecchio” Continente continuare a svolgere la funzione di “lievito” per il mondo intero? Se, in occasione del 50.mo dei Trattati di Roma, i Governi dell’Unione desiderano “avvicinarsi” ai loro cittadini, come potrebbero escludere un elemento essenziale dell’identità europea qual è il Cristianesimo, in cui una vasta maggioranza di loro continua ad identificarsi? Non è motivo di sorpresa che l’Europa odierna, mentre ambisce di porsi come una comunità di valori, sembri sempre più spesso contestare che ci siano valori universali ed assoluti? Questa singolare forma di “apostasia” da se stessa, prima ancora che da Dio, non la induce forse a dubitare della sua stessa identità? (….) Una comunità che si costruisce senza rispettare l’autentica dignità dell’essere umano, dimenticando che ogni persona è creata ad immagine di Dio, finisce per non fare il bene di nessuno (…). Nell’attuale momento storico e di fronte alle molte sfide che lo segnano, l’Unione Europea per essere valida garante dello stato di diritto ed efficace promotrice di valori universali, non può non riconoscere con chiarezza l’esistenza certa di una natura umana stabile e permanente, fonte di diritti comuni a tutti gli individui, compresi coloro stessi che li negano. In tale contesto, va salvaguardato il diritto all’obiezione di coscienza, ogniqualvolta i diritti umani fondamentali fossero violati”.
Sembra poi più che mai rivolto a ciascuno di noi oggi  l’invito e l’incoraggiamento con cui il discorso si concludeva: “so quanto difficile sia per i cristiani difendere strenuamente questa verità dell’uomo. Non stancatevi però e non scoraggiatevi! Voi sapete di avere il compito di contribuire a edificare con l’aiuto di Dio una nuova Europa, realistica ma non cinica, ricca d’ideali e libera da ingenue illusioni, ispirata alla perenne e vivificante verità del Vangelo. Per questo siate presenti in modo attivo nel dibattito pubblico a livello europeo, consapevoli che esso fa ormai parte integrante di quello nazionale, ed affiancate a tale impegno un’efficace azione culturale. Non piegatevi alla logica del potere fine a se stesso! Vi sia di costante stimolo e sostegno l’ammonimento di Cristo: se il sale perde il suo sapore a null’altro serve che ad essere buttato via e calpestato (cfr Mt 5,13)”.
Sono urgenze – osserviamo infine — già al centro delle riflessioni che  l’allora cardinale Joseph Ratzinger aveva affidato  nel 1992 a un libro Svolta per l’Europa: Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti (Edizioni Paoline, Milano, 1992) oggi tutto da riscoprire.

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 ne dell’Europa

 E’ un’Europa da rifondare: parla Benedetto XVI, La Nuova Bussola Quotidiana, 25 giugno 2016
Poi si tratta di andare a vedere che prezzo cercheranno di farci pagare le élites che erano sin qui riuscite con successo a costruirsi la loro Europa pretendendo che fosse anche la nostra. La prima cosa da dire però è che l’esito del referendum britannico pro o contro l’Unione Europea è un  atto di grande libertà; e apre a grandi speranze. L’altro ieri in Gran Bretagna gli elettori hanno votato innanzitutto contro un ordine costituito politico e mediatico che voleva votassero diversamente; e che aveva per questo fatto letteralmente di tutto.
Parlando alla Rai in un’ascoltatissima trasmissione del mattino l’ex-presidente della  Repubblica Giorgio Napolitano si è permesso ieri di definire “incauto” il premier britannico Cameron per aver sottoposto a referendum popolare la questione della permanenza o meno del suo Paese nell’Ue.  Da questioni di questa importanza, secondo Napolitano, è meglio che il popolo venga lasciato fuori. Dando prova di una notevole mancanza di comune senso del pudore, il suo pupillo Mario Monti ha detto anche di peggio. Capo di governo imposto al Parlamento, e nominato allo scopo senatore a vita pochi giorni prima della sua entrata in carica, Monti ha affermato che indicendo il referendum Cameron avrebbe nientemeno che “abusato della democrazia”.  Quando insomma  un popolo vota di testa sua, e non come avrebbero voluto loro, alle élites abituate a considerare “cosa nostra” le istituzioni europee casca la maschera. Da due giorni a questa parte i Napoletano e i Monti di ogni parte d’Europa sono fuori di sé al punto da non riuscire più a nascondere l’autoritarismo recondito, post-comunista o massonico che sia, che caratterizza non da oggi la loro visione politica.
Anche se a mio avviso la Brexit è uno shock salutare per l’Unione Europea [ cfr. in questo stesso sito “Brexit, una prospettiva salutare”, 12 maggio 2016], senza dubbio non è di certo un fatto di ordinaria amministrazione. Come si diceva, le élites che non la volevano cercheranno di far pagare al mondo il fallimento del loro progetto facendone il capro espiatorio su cui scaricare emergenze che con essa non hanno nulla a che vedere. E’ il caso ad esempio dei titoli dei grandi gruppi bancari italiani sulle cui sorti non si vede che cosa possa pesare l’esodo di Londra dall’Unione. Si deve quindi dare per scontato che ci attendono giorni di turbolenza sui mercati finanziari internazionali; e chi è in  grado di farlo ha il preciso dovere di intervenire per stabilizzarli. Frattanto è già scattata la “macchina” della mistificazione del significato profondo della Brexit. In ultima analisi l’episodio è un segno clamoroso del fallimento della pretesa di costruire l’Europa politica basandola solo sugli interessi e prescindendo testardamente dalla sua storia e dai  valori che la caratterizzano. L’Europa si può salvare soltanto se cambia risolutamente strada riscoprendo il meglio di se stessa. Viceversa già si sta tentando di far passare l’idea che dalla crisi evidenziata dalla Brexit si possa uscire non cambiando strada bensì andando avanti a testa bassa come se niente fosse.
Per evidenti motivi le chiavi della soluzione di questa crisi stanno in gran parte  nelle mani della gente di fede. Purché però la gente di fede sia a sua volta fedele a ciò che ha incontrato. E’ il caso in tale prospettiva di riandare a un documento oggi perciò quanto mai attuale: il discorso di Benedetto XVI ai partecipanti al congresso della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea riunita a Roma il 24 marzo 2007 alla vigilia del 50° anniversario dei trattati istitutivi delle prime organizzazioni europee. Dopo aver messo in luce gli aspetti positivi del processo allora avviatosi Benedetto XVI osservava però che l’Europa  sta “di fatto perdendo fiducia nel proprio avvenire. (…) Il processo stesso di unificazione europea si rivela non da tutti condiviso, per l’impressione diffusa che vari “capitoli” del progetto europeo siano stati “scritti” senza tener adeguato conto delle attese dei cittadini”.
“Da tutto ciò emerge chiaramente”, continuava Benetto XI, “che non si può pensare di edificare un’autentica “casa comune” europea trascurando l’identità propria dei popoli di questo nostro Continente. Si tratta infatti di un’identità storica, culturale e morale, prima ancora che geografica, economica o politica; un’identità  costituita da un insieme di valori universali, che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare, acquisendo così un ruolo non soltanto storico, ma fondativo nei confronti dell’Europa. Tali valori, che costituiscono l’anima del Continente, devono restare nell’Europa del terzo millennio come “fermento” di civiltà. Se infatti essi dovessero venir meno, come potrebbe il “vecchio” Continente continuare a svolgere la funzione di “lievito” per il mondo intero? Se, in occasione del 50.mo dei Trattati di Roma, i Governi dell’Unione desiderano “avvicinarsi” ai loro cittadini, come potrebbero escludere un elemento essenziale dell’identità europea qual è il Cristianesimo, in cui una vasta maggioranza di loro continua ad identificarsi? Non è motivo di sorpresa che l’Europa odierna, mentre ambisce di porsi come una comunità di valori, sembri sempre più spesso contestare che ci siano valori universali ed assoluti? Questa singolare forma di “apostasia” da se stessa, prima ancora che da Dio, non la induce forse a dubitare della sua stessa identità? (….) Una comunità che si costruisce senza rispettare l’autentica dignità dell’essere umano, dimenticando che ogni persona è creata ad immagine di Dio, finisce per non fare il bene di nessuno (…). Nell’attuale momento storico e di fronte alle molte sfide che lo segnano, l’Unione Europea per essere valida garante dello stato di diritto ed efficace promotrice di valori universali, non può non riconoscere con chiarezza l’esistenza certa di una natura umana stabile e permanente, fonte di diritti comuni a tutti gli individui, compresi coloro stessi che li negano. In tale contesto, va salvaguardato il diritto all’obiezione di coscienza, ogniqualvolta i diritti umani fondamentali fossero violati”.
Sembra poi più che mai rivolto a ciascuno di noi oggi  l’invito e l’incoraggiamento con cui il discorso si concludeva: “so quanto difficile sia per i cristiani difendere strenuamente questa verità dell’uomo. Non stancatevi però e non scoraggiatevi! Voi sapete di avere il compito di contribuire a edificare con l’aiuto di Dio una nuova Europa, realistica ma non cinica, ricca d’ideali e libera da ingenue illusioni, ispirata alla perenne e vivificante verità del Vangelo. Per questo siate presenti in modo attivo nel dibattito pubblico a livello europeo, consapevoli che esso fa ormai parte integrante di quello nazionale, ed affiancate a tale impegno un’efficace azione culturale. Non piegatevi alla logica del potere fine a se stesso! Vi sia di costante stimolo e sostegno l’ammonimento di Cristo: se il sale perde il suo sapore a null’altro serve che ad essere buttato via e calpestato (cfr Mt 5,13)”.
Sono urgenze – osserviamo infine — già al centro delle riflessioni che  l’allora cardinale Joseph Ratzinger aveva affidato  nel 1992 a un libro Svolta per l’Europa: Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti (Edizioni Paoline, Milano, 1992) oggi tutto da riscoprire.

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