domenica 3 novembre 2013

Quello che i ragazzi cercano e noi abbiamo perduto

OGNISSANTI, DEFUNTI, CERTI RITI COMMERCIALI E NEOPAGANI 

Anche quest’anno, alla vigilia di Ognissanti, tra mascherate, festini notturni, danze macabre e cene dell’orrore, si è consumato il rito commerciale (e pagano) di Halloween. Ma che cosa cercano i ragazzi e i giovani nell’ultima notte di ottobre, tra dolcetti, Coca-cola e birra, teschi di cartapesta e teli nerissimi, e l’immancabile zucca intagliata? Cercano forse il nulla, l’effimero, la distrazione o la leggerezza del vivere per sfuggire alla noia velenosa che li assale non appena si sentono soli, a scuola, tra i coetanei e anche in famiglia? Nient’affatto. Questa spietata diagnosi, assai diffusa, non corrisponde al loro cuore, non rende ragione dell’attrattiva che Halloween e altri gesti e luoghi di ritrovo esercitano su di essi, non fa giustizia della loro fame e sete di novità, della voglia di 'trasgressione' del quotidiano, della ricerca di quelle evidenze ed esigenze del loro animo che bussano inesorabilmente alla porta della vita.
  Quello che cercano i ragazzi e i giovani è quello che non hanno (ancora) trovato, ed è quello che noi adulti abbiamo perso (e dobbiamo ritrovare): un avvenimento più forte anche della morte, che è capace di vincere la paura della morte che istintivamente ci assale non solo in quell’ora tremenda, ma ancor prima, durante la vita, di fronte all’apparente sconfitta del desiderio di felicità, alla negazione del bene e del bello cui aneliamo ogni giorno, alla contraddizione di un amore (è promessa di non morire mai!) dai lineamenti così esili e fragili che un debole vento contrario può spegnere a ogni tramonto del sole. Quello che loro cercano (e noi abbiamo perduto) è una festa che ci strappi dalla malattia mortale della vita, dalla precarietà del quotidiano, dall’inutile fatica dell’esistenza, che guarisca la ferita aperta del nostro cuore.
  Qualcuno che possa dire per noi:
 Mors, ero mors tua («Morte, sarò la tua morte!»; Osea 13, 14).
  È significativo che, per sradicare la superstizione popolare della notte del Samhain – il rito in onore del 'Principe della morte' celebrato alla fine di ottobre dalle popolazioni celtiche che è all’origine storica di Halloween – nell’835 Papa Gregorio IV chiese al re franco Luigi il Pio di posticipare la festa di Ognissanti dal 13 maggio al 1° novembre. 


Solo l’umile ma rocciosa certezza che la risurrezione di Cristo ha definitivamente sconfitto la morte e la vita divina che risplende nei santi è la risposta alla 'paura del vivere' di noi peccatori può accendere nel cuore dei ragazzi e dei giovani, e riaccendere nel nostro, quel gusto della vita di ogni giorno che nessun 'fantasma' della mente o della cultura dominante potrà mai strappare dal cuore.
  I cimiteri che in questi giorni si sono riempiti della nostra presenza per celebrare la vita che non muore sono l’unica risposta – nell’orizzonte della libertà che non ci può essere strappata, neanche dalla morte – al vuoto delle zucche di Halloween.
  ROBERTO COLOMBO

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