“Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. Parte da questa fondamentale affermazione di Gesù l’articolo del Papa sul “Financial Times”. Benedetto XVI afferma innanzitutto che queste parole di Gesù mettono in guardia nei confronti “sia della politicizzazione della religione sia della deificazione del potere temporale, come pure dell’instancabile ricerca della ricchezza”. Nell’articolo, il Papa sottolinea dunque che l’umile nascita di Gesù “ci sfida a ripensare le nostre priorità, i nostri valori” ancor più “alla fine di un anno che ha significato privazioni economiche per molti”. Cosa possiamo “apprendere dall’umiltà, dalla povertà, dalla semplicità della scena del presepe?”, si chiede il Papa. Il Natale, risponde, “può essere il tempo nel quale impariamo a leggere il Vangelo, a conoscere Gesù non soltanto come il Bimbo della mangiatoia, ma come colui nel quale riconosciamo il Dio fatto uomo”.
E’ nel Vangelo, scrive il Papa, che “i cristiani trovano ispirazione per la vita quotidiana e per il loro coinvolgimento negli affari del mondo, sia che ciò avvenga nel Parlamento o nella Borsa”. E avverte: “I cristiani non dovrebbero sfuggire il mondo; al contrario dovrebbero impegnarsi in esso”. Ma, precisa, “il loro coinvolgimento nella politica e nell’economia dovrebbe trascendere ogni forma di ideologia”. Ecco perché, sottolinea, “quando i cristiani rifiutano di inchinarsi davanti ai falsi dèi proposti nei nostri tempi non è perché hanno una visione antiquata del mondo”. Al contrario, scrive, “ciò avviene perché sono liberi dai legami dell’ideologia e animati da una visione così nobile del destino umano, che non possono accettare compromessi con nulla che lo possa insidiare”. Ed è questo che è anche successo talvolta lungo la storia quando i cristiani “non hanno potuto accondiscendere alle richieste fatte da Cesare”. Dal culto dell’imperatore romano ai regimi totalitari del secolo scorso, osserva, “Cesare ha cercato di prendere il posto di Dio”.
I cristiani, scrive ancora il Papa, “combattono la povertà perché riconoscono la dignità suprema di ogni essere umano creato a immagine di Dio e destinato alla vita eterna”. I cristiani, soggiunge, “operano per una condivisione equa delle risorse della terra perché sono convinti che, quali amministratori della creazione di Dio”, abbiamo il dovere “di prenderci cura dei più deboli e dei più vulnerabili”. I cristiani, ribadisce, “si oppongono all’avidità e allo sfruttamento nel convincimento che la generosità” e l’amore, insegnati da Gesù, “sono la via che conduce alla pienezza della vita”. La fede cristiana, non manca poi di affermare, “implica l’urgenza del compito di promuovere la pace e la giustizia per tutti”. Questi fini, si legge nell’articolo, “vengono condivisi da molti” e per questo “è possibile una grande e fruttuosa collaborazione fra i cristiani e gli altri”. Il Papa conclude il suo articolo rammentando che la nascita di Gesù “segna la fine dell’antico ordine”. Adesso, scrive, “vi è un nuovo re, il quale non confida nella forza delle armi, ma nella potenza dell’amore”. Dalla mangiatoia, è il suo augurio natalizio, Cristo “ci chiama a vivere da cittadini del suo regno celeste, un regno che ogni persona di buona volontà può aiutare a costruire qui sulla terra”. Alessandro Gisotti
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