venerdì 24 maggio 2013

DON PUGLISI «Trasparente di Cristo»





Ucciso dalla mafia nel 1993 e dichiarato martire "in odium fidei", sarà beatificato il 25 maggio nella sua città. Il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, racconta la testimonianza di un parroco che «è uscito e ha bussato ad ogni porta


Si è dovuto spostare il luogo della celebrazione al Foro Italico. Lo stadio Renzo Barbera con i suoi 36mila posti non sarebbe stato sufficiente a contenere tutti i fedeli che hanno chiesto di poter partecipare al rito di beatificazione di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia vent’anni fa, per aver testimoniato e annunciato il Vangelo fino al martirio. «Ha bussato a ogni porta», dice l’arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo.

Eminenza, il 25 maggio sarà una giornata importante per la Chiesa palermitana. 
È un evento importante sotto un duplice aspetto. Per la Chiesa palermitana è un appello alla responsabilità della testimonianza, ma per la Chiesa universale la figura di don Puglisi va vista e capita all’interno del contesto del rinnovamento post-conciliare. Don Pino ha vissuto gli anni del Concilio e in questo ha rinnovato il suo ministero. Ha saputo coniugare evangelizzazione e promozione umana. Cioè un Vangelo che non si traduce in servizio all’uomo non è vero Vangelo, ma il servizio all’uomo deve aprire agli orizzonti della fede. Ad incontrare Cristo. È quello che ha detto papa Francesco nella Cappella Sistina quando ha usato il verbo “confessare”. Se non confessiamo Cristo non possiamo essere Papa, vescovo, prete. La nostra vita deve essere trasparente di Cristo. Questo deve vedere la gente. Questo è stato don Puglisi. Ha dedicato tutta la sua vita alla predicazione, andando da tutti. Bussando a ogni porta.

Quello che ha sottolineato proprio papa Francesco: uscire e andare nelle periferie. 
E non solo geografiche, ma soprattutto umane. Per don Puglisi l’uomo che vive nelle periferie è colui che, non vivendo il Vangelo, ha una vita degradata e per questo genera degrado attorno a sé. È necessario formare le coscienze perché cambino i rapporti sociali ed è possibile solo annunciando la parola di Dio. E questo, mi preme sottolinearlo, lo ha fatto in tutti i suoi 33 anni di sacerdozio. Ovunque è stato. Da Godrano, piccolo paese dell’interno dilaniato da una faida tra famiglie dove è stato parroco per otto anni, fino a Brancaccio. Sempre la sua opera è stata quella di cambiare i cuori degli uomini annunciando Cristo.

A Brancaccio, quartiere degradato della periferia di Palermo, la sua opera di annuncio gli è costata la vita.
Quando arriva a Brancaccio, che lui conosce bene perché nato e vissuto lì vicino, trova solo la chiesa. Non c’è la casa per lui, non c’è un luogo dove poter accogliere i ragazzi che incontra in strada e sa che sono facili prede della mafia. Non c’è un posto per la catechesi con gli adulti, le famiglie le giovani coppie. Si mette subito all’opera. Vuole creare un posto dove la vita pastorale possa svolgersi.

Il centro di accoglienza Padre Nostro.
Sì. Ma l’accoglienza più che nelle mura è nelle persone. Don Pino è uno che ha accolto. Con il suo modo naturale di parlare alle persone, con il suo sorriso, con il suo modo di fare. Ecco la trasparenza di Cristo. Quando acquista l’edificio, dice: «Questo è un segno, la parrocchia deve accogliere, ai cristiani va dato un segno di speranza».

Quell’edificio era costato il doppio rispetto al valore. La mafia non voleva che lui lo acquistasse. Era già il primo segno di quell’odium fidei per cui è stato dichiarato martire.
La mafia ha talmente perduto il senso della fede, da odiare il cristianesimo, la sua è una religione pagana. L’azione ministeriale di don Pino è stata quella di incarnare la fede nel territorio perché solo così poteva avvenire la promozione umana. La sua azione si è improntata nel far vivere coerentemente il proprio Battesimo e quindi il rispetto dei doni che Dio ha dato a ciascuno. Il Vangelo dice: «Perdona», la mafia: «Ammazza». Nella Bibbia c’è scritto: «Non avrai altro Dio fuori di me». Per i boss, «il potere è dio». Un prete che annunciava questo poteva solo dare fastidio. Fino al punto di ucciderlo.

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