mercoledì 31 luglio 2013

LA SAPIENZA DELLE DONNE

Foto: Parole di Papa Francesco sull'importanza delle donne nella Chiesa:

"Una Chiesa senza le donne è come il Collegio Apostolico senza Maria. Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, la mamma di famiglia, ma è più forte: è proprio l’icona della Vergine, della Madonna; quella che aiuta a crescere la Chiesa! 

Ma pensate che la Madonna è più importante degli Apostoli! E’ più importante! La Chiesa è femminile: è Chiesa, è sposa, è madre. 

Ma la donna, nella Chiesa, non solo deve … non so come si dice in italiano … il ruolo della donna nella Chiesa non solo deve finire come mamma, come lavoratrice, limitata … No! E’ un’altra cosa! Ma i Papi… Paolo VI ha scritto una cosa bellissima sulle donne, ma credo che si debba andare più avanti nell’esplicitazione di questo ruolo e carisma della donna. 

Non si può capire una Chiesa senza donne, ma donne attive nella Chiesa, con il loro profilo, che portano avanti. Io penso un esempio che non ha niente a che vedere con la Chiesa, ma è un esempio storico: in America Latina, il Paraguay. Per me, la donna del Paraguay è la donna più gloriosa dell’America Latina. Tu sei paraguayo? Sono rimaste, dopo la guerra, otto donne per ogni uomo, e queste donne hanno fatto una scelta un po’ difficile: la scelta di avere figli per salvare: la Patria, la cultura, la fede e la lingua. 

Nella Chiesa, si deve pensare alla donna in questa prospettiva: di scelte rischiose, ma come donne. Questo si deve esplicitare meglio. Credo che noi non abbiamo fatto ancora una profonda teologia della donna, nella Chiesa. Soltanto può fare questo, può fare quello, adesso fa la chierichetta, adesso legge la Lettura, è la presidentessa della Caritas … Ma, c’è di più! Bisogna fare una profonda teologia della donna. Questo è quello che penso io".

Link all'intervista: http://bit.ly/13jwLer

Incoronazione della Vergine, XIII d.C. Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze.


Niente donne, niente Chiesa. Una Chie­sa senza le donne «è come il collegio a­postolico senza Maria» ha detto papa Fran­cesco, conversando con i giornalisti al ritor­no dal Brasile. E ha aggiunto: «Non abbiamo ancora fatto una teologia della donna. Biso­gna farla». La battuta appartiene allo stile dell’intervista: enunciato confidenziale, im­magine di effetto. Però è vera.
  Naturalmente, non ci mancano riflessioni teologiche sulla donna e sul ruolo della donna nella Chiesa. Esiste anche una teo­logia femminista, che cerca di filtrare cri­stianamente i nuovi temi dell’emancipa­zione e della dignità del soggetto umano al femminile. È anche vero, però, che rimane in circolazione una certa ambiguità, una specie di vischiosa deriva dell’ideologia del­la complementarietà, che occulta il genio femminile della differenza dietro l’aggior­nata riproposizione di un arcaico schema servile. La complementarietà dell’umano è una cosa, il completamento del maschio è un’altra cosa. D’altra parte, il massimali­smo avventuroso dell’obiettivo di una per­fetta autosufficienza e di una formale u­guaglianza, rischia a ogni passo di conver­tire l’emancipazione della femmina nella replicazione mimetica del maschio: nel se­gno dell’archetipo – duro a morire – del­l’individuo umano compiuto, perfetta­mente padrone di sé, che non deve chie­dere mai. L’ossessione di questo ideale (si fa per dire) ha già fatto abbastanza danni. Nelle nostre civilissime contrade, per altro, si moltiplicano in cronaca (e nella realtà) violenze e sopraffazioni che avevamo ar­chiviato come memorie di un passato lon­tano. E come mai, proprio ora?
  Per quanto riguarda la Chiesa – così inten­do la provocazione del Papa – non è nella prospettiva dell’ancillarità ecclesiale a favo­re del maschio, né in quella del sacerdozio ministeriale della femmina, che va pensata l’assoluta singolarità del genio delle donne, che ci è indispensabile. L’irriducibile, l’inso­stituibile, il fondamentale, seguendo il van­gelo, non sta qui. E dove sta, allora? Perché si dovrà pur dare carne e sangue, infine, a questo pensiero. Cerco di leggere tra le righe dello slancio con il quale il papa Francesco ci incalza, e propongo il mio azzardo.
  «La Chiesa è femminile, perché è sposa e madre. Si deve andare più avanti, non si può capire la Chiesa senza le donne attive in es­sa ». L’icona materna e sponsale della Chie­sa è abituale, nella retorica ecclesiastica. Il suo consumo sentimentale è talora al limi­te dell’innocuo, se non del patetico. Imma­giniamo di dover declinare l’icona, come di­ce il Papa, con la potenza d’iniziativa e d’in­ventiva delle donne. Mettiamo che le don­ne si propongano, da adesso, di incalzare gli uomini – a cominciare dagli ecclesiastici – a battersi per la generazione che arriva, orfa­na di senso, predestinata alla selezione com­petitiva e al narcisismo mortifero. Mettiamo che le donne si battano, nel pensiero e nel­l’azione, per la potenza generativa e la pas­sione fraterna delle nuove creature, invece che per i privilegi della loro prepotenza au­toriferita e protetta. Mettiamo che alle don­ne sia integralmente restituita, da domani, autorevolezza e dignità di parola, nell’inter­pretazione dei segni dei tempi e della vo­lontà di Dio. La stessa che Gesù riconobbe a Maria, quando la Madre gli impose ele­gantemente un miracolo, al di fuori del tem­po stabilito e oltre le regole previste, per e­vitare alle due giovani creature di Cana la mortificazione della loro festa più bella.
  Insomma, mettiamo che proprio alle don­ne – nella Chiesa stessa – sia chiesto di ria­prire la strada per una nuova sapienza del­la compassione per le creature, per un’in­telligenza non predatoria delle risorse, per u­na sensibilità non strumentale delle prossi­mità, per una bellezza non ornamentale del­l’habitat. E per il dialogo e l’alleanza dei po­poli sui fondamentali dell’umano comune: che solo le donne conoscono a fondo. E met­tiamo pure che i maschi siano capaci di fa­re un passo indietro, anche nella Chiesa, per restituire alla polifonia delle voci il suo e­quilibrio. Affinché la nuova evangelizzazio­ne insegni persuasivamente la generazione del Figlio, e non solo l’avvento del regno di Dio. Non pensi che ripartirebbe anche la sto­ria, insieme con la felicità dell’annuncio?
 

 PIERANGELO SEQUERI
 

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