sabato 17 novembre 2012

Il card. Scola: necessario rifondare la politica, importante il ruolo delle religioni

“Le religioni sono soggetti pubblici che vivono ogni giorno nella società civile e tengono insieme uomini e donne che cercano una prospettiva di vita”. Lo ha detto il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, presentando nei giorni scorsi a Londra l’esperienza della Fondazione internazionale Oasis, da lui fondata e presieduta, in un seminario a Westminster, sede della Camera del Parlamento britannico, e in un incontro all’Università di Londra, davanti a politici, uomini di cultura e rappresentanti della società civile sui temi delle religioni, bene comune in società caratterizzate da fedi e culture diverse. 


Luca Collodi ha chiesto al cardinale Angelo Scola, quale sia l’importanza del ruolo delle religioni nella crisi politica ed economica dei nostri giorni

R. – E’ necessario rifondare la politica, trovare una nuova cultura della politica, e da dove questa può venire? Prendendo spunto dalla visione che Giovanni Paolo II aveva della cultura: l’uomo è per sua natura inserito nella cultura; la cultura è l’esperienza della vita, degli affetti, del lavoro, del riposo che tutti gli uomini e le donne hanno in comune. Quindi, bisogna ripartire da lì. Le religioni sono dei soggetti pubblici che vivono ogni giorno nella società civile, che tengono insieme uomini e donne che cercano un senso ed una prospettiva di vita. Da questo punto di vista, il dialogo interreligioso diventa decisivo, non soltanto per la verità della fede, ma anche per l’edificazione di una vita buona dentro la società civile, che sia la base anche per un rinnovamento della politica.

D. – Il confronto tra fedi e culture, in particolare in Medio Oriente, rappresenta sempre una sfida… 

R. – Certo, la situazione in quella regione resta terribilmente grave. Tuttavia, proprio questa tragedia ci fa capire che ovunque noi siamo, finché ci troviamo di fronte ad un volto chiaro, ad un profilo netto, non dobbiamo rassegnarci e dobbiamo comunicare gli uni con gli altri, conoscerci, andare verso il dialogo in senso stretto - a partire dalle grandi questioni antropologiche, sociali e di rapporto con il Creato – perché altrimenti sarà ancora più difficile che questa terribile situazione mediorientale trovi risposta. Perciò, c’è un nesso – ovviamente, si tratta di un sottile filo - che lega questo piccolo gesto di una realtà molto modesta come “Oasis” e la grande tragedia a cui stiamo assistendo: ed è che la pace è un compito che sta davanti a ciascuno di noi ed ognuno, nel suo ambito, deve ogni giorno darsi da fare per costruire questa pace. 

D. – Guardando all’Europa e guardando anche all’Italia, la sensazione è che oggi questo dialogo non riesca a mantenere forte la democrazia rispetto alla società civile …

R. – Ha ragione ed è il motivo per cui tutti dobbiamo prendere coscienza del momento molto delicato che stiamo attraversando, nel Paese, e dobbiamo guardare a questo momento con il desiderio di costruire. Abbiamo bisogno di una nuova cultura della politica: abbiamo ridotto la politica ad una cosa di profilo troppo basso, di corto respiro e, evidentemente, il popolo – che per giunta è toccato gravemente, sulla sua pelle, da questa crisi economica, che è anche espressione di un travaglio sociale più grande – rischia di perdere la speranza e, pressato da fatiche, contraddizioni ed insofferenze, rischia di togliere fiducia alla democrazia. Perciò, bisogna che tutti noi – e, nella nostra società civile, non mancano frammenti positivi – cerchiamo di costruire una cultura politica che, partendo dai bisogni - perché bisogna sempre partire dai bisogni – tuttavia, riesce ad immettere in questi bisogni i grandi temi che l’uomo non può ignorare: il tema della fede, la grande questione di Dio, il tema della dignità dell’uomo, il tema della libertà religiosa, della libertà di coscienza; ma tutte queste libertà devono diventare libertà realizzate. Perciò dobbiamo darci da fare tutti per questo rinnovamento della cultura della politica. Io, però, ho speranza.




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