venerdì 31 ottobre 2014

NON È DA UN COMPITO DI MATEMATICA CHE SI GIUDICA UN POPOLO

E ora siamo a 10. 10 attentati, 10 giornalisti sgozzati, 10 aerei dirottati da fanatici con la barba lunga e l’aggressività da pitbull affamato. 10, non uno. Da quell’11 settembre 2001, passando per Madrid, Londra, l’Irak, la Siria, il confine turco, le distese strane dell’Afghanistan. Le storie sono tante, eppure da noi si continua a titolare i giornaloni di carta, con la (stupida e falsa) meraviglia di chi proprio non sa darsi una spiegazione, se non quella di far rientrare il tutto nell’affollato calderone dell’”estremismo islamico”.
Ad azionare i timer, a pilotare quegli aerei, a muovere quelle lame, non sono stupidi ragazzotti invasati che male interpretano i dettami religiosi. Non è gente ignorante, tipo quelli che hanno la faccia meravigliata per le novità del catalogo Ikea. Quelli (perdonate l’italianismo forzato) “sono gente istruita”. Quei ragazzotti (hanno tutti un età compresa tra i 20 e i 35 anni) hanno studiato nei migliori College, nelle migliori Università, nelle scuole delle elite britanniche e statunitensi, nelle école superieure parigine. Mica sono come Riina, che una volta ad un processo, rispondendo al giudice che lo interrogava disse, “signor giudice, io sono una quinta elementare”. Quelli, sono stati formati, istruiti ecc ecc eccetera.
Scusate, ma una domandina sul valore di quelle scuole, di quelle università, nessuno se la fa? Nelle classifiche mondiali sono le migliori; come insegnano lì, nessuno mai. Sarà forse giunto il tempo di chiedersi come mai l’istruzione (il sapere le cose) da sola non basta allo sviluppo di una società più umana e più “amorosa”? Ovviamente, qui non si intende colpevolizzare la scuola, l’insegnamento e la necessaria attività di trasmettere il sapere ecc. Ci mancherebbe. (Si dà per ovvio che imparare é una delle grandi e necessarie attività umane). Però sarebbe ora di riflettere e di farsi due domande sul fatto che non basta esser dei bravi secchioni per essere uomini grandi. Un secchione è e resta un secchione. Essere preparati non significa essere capaci di amare. I tagliagole hanno tutti voti altissimi e sono studenti eccellenti. Ma l'istruzione non è per forza educativa. Se l’istruzione non aiuta la convivenza tra persone è dannosa. Non è appena carta straccia, è anche pericolosa. Col coltello puoi tagliare il pane o la gola del giornalista “infedele”. È questione di educazione all’uso e al senso. E delle cose. E degli altri. La scuola oggi è il posto più avanzato per far convivere culture diverse. Per non essere razzisti o stupidi. E per non essere miopi, e non capire, che le persone vanno (prima di tutto) educate a convivere. Non si nasce imparati (diceva Totò), né si nasce amanti del prossimo. È’ necessario essere educati. Sennò "produrremo" dei grandi ingegneri, dei magnifici manager, senza umanità. E poi che facciamo? Chiederemo al dieci in pagella di dirci "ti amo"?
Peppino

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