giovedì 23 ottobre 2014

Disavventure burocatico-fiscali di un padre di famiglia (numerosa)

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«Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli».

Mi chiamo Luca, sono sposato con Chiara da 15 anni, abbiamo nove figli ed abitiamo a Mestre.
Scrivo per l’ennesima volta questa mail (mi scuso fin d’ora per la sua lunghezza, ma vi prego di leggerla) perché come noi tante altre famiglie sono nella nostra stessa situazione, ma nessuno ci ascolta. Ho scritto al nostro Primo Ministro, ma ovviamente non ho avuto alcuna risposta. È scritta sull’onda di un sentimento di continua malversazione e vessazione verso le nostre famiglie numerose e monoreddito che hanno fatto una scelta di vita non conforme all’indottrinamento universale che pervade la nostra società.
Il sentimento che provo attualmente è che, tra i tantissimi problemi che il nostro paese sta attraversando, il tema famiglie numerose non venga preso neanche in considerazione. Io sono incapiente, non pago tasse perché secondo i parametri del governo non guadagno abbastanza. La Tasi, che è una tassa, però devo pagarla. Grazie a Dio abbiamo un appartamento con tre camere e due bagni (ricordo che siamo in 11). Non è molto grande per le nostre esigenze, ma stringendoci un po’ ci si accontenta. Fatti i conti degli euro da pagare per la tassa sulla casa il conto totale è di 660, ma, dal momento che la rendita catastale supera i 1.000 euro, non ho diritto alle detrazioni e nemmeno alle rispettive maggiorazioni di 50 euro per ogni figlio (nel mio caso avrei un risparmio di 400 euro).
Allora sono ricco o sono povero? I famosi 80 euro promessi da Renzi dove vanno a finire? Mettiamo che io, monoreddito, prenda 80 euro per 12 mesi (e non fino a fine anno). In tutto fanno 960. Nell’ultima busta paga ne ho visti meno di 60, che per 12 fa 720. Se la matematica non è un’opinione 720-660=60 (stiamo parlando sempre di 12 mesi, in tutto cioè mi restano 5 euro al mese in tasca). Ma gli 80 euro non dovevano bastare per andare fuori con la famiglia per mangiare una pizza in più al mese? A me pare che ti diano con una mano per poi riprenderti il tuo con l’altra. Non sappia la tua destra quello che fai con la sinistra. Quello che voglio dire è che le famiglie numerose non sono un problema da risolvere ma una risorsa, un bacino da cui attingere per costruire il nostro futuro. Ed in questo futuro c’è anche il nostro caro signor presidente del Consiglio. Noi abbiamo fatto la nostra scelta di vita, non vogliamo commiserazione o essere aiutati più degli altri, vogliamo solamente essere riconosciuti e valorizzati per quello che siamo. E tale riconoscimento non basta farlo a parole, ma soprattutto con i fatti. A cominciare dalla burocrazia.
L’8 marzo è nato Mattia, il nostro 9° figlio. Abbiamo rivoluzionato un po’ il soggiorno cottura per far posto alla grande tavola che occupa un bel po’ di spazio. Fin qui tutto bene, ma adesso comincia la farsa. Nato il bambino vado a denunciarne la nascita all’ufficio anagrafe, poi vado a Marghera all’Agenzia delle Entrate per richiedere il codice fiscale ed infine all’Ulss per richiedere la tessera sanitaria (quella cartacea) e l’assegnazione del medico di base. Fatto tutto questo, non è finita. Ho dovuto rifare l’Isee, ma ancora con i redditi del 2012 (il Cud non arriva mai in tempo). Con il nuovo Isee ho compilato il modulo di richiesta di aiuto economico della Regione e l’ho consegnato al Protocollo Generale. Lo stesso Isee l’ho inviato all’ufficio rette del nido di mia figlia Maddalena.
Dopo pochi giorni, fatalità, mi arriva il Cud 2014, quindi vado di nuovo all’Acli di Marghera e poi filo di corsa al Protocollo Generale per richiedere l’assegno al nucleo familiare e l’assegno di maternità. Sono tutti aiuti che mi spettano per via della famiglia numerosa e del reddito basso, ma devo sempre chiederli.
Beffa delle beffe: a marzo 2014, per scrupolo, invio il nuovo Isee anche al Servizio educativo di Mestre, ufficio che gestisce i buoni mensa delle scuole. Solo a luglio mi accorgo che il nuovo valore della nostra situazione economica mi dava diritto ad avere l’esenzione totale e non parziale dei buoni mensa. Purtroppo nessuna ha letto l’email ed io me ne sono accorto troppo tardi. Perciò ho regalato 500 euro di buoni mensa al mio comune. Ma almeno stavolta sono stato fortunato: il 16 ottobre mi sono stati accreditati sul nostro conto corrente l’ammontare dei buoni mensa versati in più.
Il 24 marzo mi sono state rimborsate poco più di 100 euro per lo sconto sulla Tares (sempre per il numero dei figli e per il reddito): anche di questo ne avevo diritto ma ho dovuto sempre fare domanda (bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli). A questo punto dello show, la prossima bolletta Veritas che mi arriverà a casa sarà automaticamente aggiornata con la nascita del nostro ultimo figlio.
Ora mi domando: perché devo sempre svegliarmi, stare attento e non perdere mai un colpo per chiedere sostegno allo stato/regione/comune (vedi anche bonus libri, bonus borsa di studio, contributo affitto, family card, dote in movimento, bonus energia elettrica, bonus gas etc. etc. spero di non averne perso qualcuno), mentre quando lo stato/regione/comune deve chiedere qualcosa tutto si aggiorna automaticamente?
Un nostro conoscente di una parrocchia di Mestre deve partire con la famiglia per la Svizzera. Deve trovarsi un lavoro. Ha inserito il suo curriculum su un sito e i datori di lavoro gli hanno inviato le proposte di impiego. In Italia siamo nel 2014 ma in Svizzera pare che siano già nel futuro. Perché una volta nato un figlio e denunciata la nascita all’anagrafe con Isee valido, tutto non viene inserito in un database da dove il comune/regione/stato attinge le informazioni che servono ed eventualmente in automatico vengono addebitati alla famiglia i vari contributi? Mi domando come faccia il nostro Segretario alla Presidenza Del Rio (anche lui ha 9 figli). Forse se avessi un reddito come il suo non dovrei barcamenarmi tra tutte queste carte: siamo una famiglia numerosa, ma normale; siamo sempre bisognosi di aiuto, ma è anche vero che lo stato/regione/comune non può aiutare solamente chi come me si prodiga nel chiedere, ma deve raggiungere anche quelli che non sanno come chiedere o che non avranno mai la possibilità di raggiungere quelle informazioni a loro utili per arrivare alla fine del mese. Come faccio a sapere se c’è un contributo se non ho il computer ed una connessione internet? Come faccio a saperlo se non c’è il coordinatore provinciale dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose che manda mail a tutti gli associati? Si è mai visto per le strade di Mestre pubblicità di tutti questi avvisi e/o bandi? La legge non ammette ignoranza, ma la carità penso di sì.
In questo momento mi sento un po’ spremuto: mi danno 200 euro e se ne riprendono 300. Esempio: anni fa fu tolta l’Ici, pochi mesi dopo mi sono trovato le strisce blu sotto casa. È poi stata rimessa l’Imu, ma sotto casa le strisce blu ci sono ancora. È stata aumentata l’Iva, tolta l’Imu, tolta la Tia e inserita la Tares. Aumentano le accise sulla benzina per scongiurare il nuovo aumento dell’Iva. Questa è di nuovo aumentata, ma le accise che fine hanno fatto?
Faccio un altro esempio. Anni addietro ho fatto richiesta al comune, come tanti, di un bonus di 1.000 euro per le famiglie numerose. Sono riuscito ad ottenerlo, ma fortuna/sfortuna, l’ho ricevuto due volte, una con lo stipendio di marzo e una con il 730 fatto ad aprile. Equitalia mi ha fatto notare l’errore, cosa che a suo tempo mi era completamente sfuggita, e adesso devo ridare indietro allo stato i 1.000 euro più altri 300 tra mora ed interessi. Questo mese mia moglie ha letteralmente sfasciato i suoi occhiali, 189 euro. Manutenzione caldaia 95 euro, cambio vaso di espansione altri 100 euro. Poi c’è la chicca finale: due acconti Tares uno da 170 e un altro da 140 euro già ovviamente versati e al 31/12 il saldo è di 326 euro. Con il secondo acconto della Tares mi è anche arrivato il modulo per la richiesta di riduzione dell’imposta per le famiglie numerose (modulo che ho prontamente compilato ed inviato). Ogni volta però che mi nasce un figlio, vado all’ufficio anagrafe per il certificato di nascita e in AUTOMATICO il comune invia i dati alla Veritas la quale è sempre e costantemente aggiornata sul numero di componenti della nostra famiglia. Perciò sanno già che siamo una famiglia numerosa, sanno già qual è l’importo del nostro Isee (praticamente o per l’iscrizione al nido, o per il buono libri o per altri moduli che compilo tutto l’anno il comune riceve da me più di una copia della nostra situazione economica), sanno già che avevo una riduzione per la vecchia Tia, ma se voglio avere la riduzione della Tares devo fare un’altra richiesta. Quindi sanno sempre in AUTOMATICO quando aumentare la tassa ma non sanno mai in automatico quando la riduzione va trasferita dalla Tia alla Tares.
Beffa delle beffe, la richiesta della riduzione è stata accettata dalla Veritas, ma il saldo della Tares entro il 31/12 deve essere pagato. L’eventuale riduzione verrà restituita, penso sotto forma di riduzione delle future bollette, a partire da febbraio 2014. Il principio con cui ragiona l’ente, e quindi il governo o comunque chi comanda, è questo: tu cittadino intanto paghi, poi ci pensiamo noi, con calma a restituirti quello che ti spetta. Ora i 326 euro non ce li avevo a fine anno (nel frattempo mi è arrivata una bolletta Enel da 261 euro), perciò ho chiesto una rateizzazione e non so di quanto è la riduzione per le famiglie numerose.
Per quanto una persona può andare avanti così? Il cittadino viene lasciato in balia dei venti, ma quando lo stato chiede risposte dal cittadino le vuole chiare, immediate e soprattutto la legge non ammette ignoranza.
Mi sento come ad un incontro di boxe: mi arriva un uno-due che mi sfianca, arriva un gancio destro e sinistro che mi atterrano ma mi rialzo, un bel colpo allo stomaco ma non cedo, un montante ma non mi arrendo. Il Papa chiede di non perdere la speranza, ma vorrei tanto non abitare in questo paese.
Tanti mi dicono: potevi fare a meno di fare 9 figli. Certo, era possibile. Si può anche scegliere di non avere figli. La situazione economica degli ultimi anni scoraggia le famiglie ad allargarsi, ma forse è proprio grazie a quelle famiglie allargate, che credono che Dio è provvidenza, che investono in un futuro (che magari non ci sarebbe se ognuno di noi guardasse al proprio ombelico) che l’Italia tira ancora avanti la carretta.
Luca Rossi

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