L’omelia dell’Arcivescovo nel Pontificale che ha aperto l’anno pastorale, caratterizzato dall’impegno educativo (sull’esempio di Montini, prossimo beato) e dall’attenzione all’Expo, su cui a Sant’Ambrogio sarà diffusa una Nota pastorale
Solennità della Natività della Beata Vergine Maria
Ct 6, 9d-10; Sir 24, 18-20; Sal 86; Rm 8,3-11; Mt 1,18-23
Inizio dell’Anno Pastorale
Rito di ammissione dei Candidati al Diaconato e al Presbiterato
Duomo di Milano
8 settembre 2014
Omelia di S.E.R. Card. Angelo
Scola, Arcivescovo di Milano
1. Il brano odierno del Santo Evangelo pone al centro
la figura di Giuseppe il “giusto”. In sogno un Angelo gli rivela la nascita di
Gesù, il Salvatore. Per questa strada la liturgia ci conduce alla radice della Solennità
della “Natività della Beata Vergine Maria”,
a noi tanto cara. A Maria nascente è dedicato il Duomo, la Chiesa Cattedrale.
Celebriamo il mistero della nascita della Vergine
perché, come tutti gli altri misteri mariani, è in dipendente relazione con
Cristo stesso, con la sua preziosa nascita.
La Lettura,
che compone versetti del Cantico dei Cantici e del Siracide, entra nel merito
del mistero della nascita di Maria: «Io
sono la madre del bell’amore e del timore, della conoscenza e della santa
speranza, in me ogni dono di vita e verità, in me ogni speranza di vita e di
virtù» (Lettura, Sir 24,18). Bell’amore,
dono di vita, speranza di vita. Sono questi, come spesso ripetiamo, elementi
costitutivi della comune esperienza umana. La loro adeguata comprensione è più
che mai decisiva per l’uomo post-moderno, soprattutto europeo, tanto più
smarrito circa l’esperienza dell’amore e il mistero della vita quanto più
deciso a provare tutto, in un certo senso, al
di là del bene del male.
La potenza della logica dell’Incarnazione, cioè del
realismo cristiano, si rivela in questa Solennità in modo eminente. Ciò spiega
perché la Liturgia odierna della Parola si apre con una domanda che è un’esplosione
di meraviglia: «Chi è costei che sorge
come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come
vessillo di guerra?» (Lettura, Ct 6-10).
All’inizio del quarto anno pastorale a servizio della
Chiesa ambrosiana, personalmente trovo in questa lode alla Vergine una spinta
alla conversione ed una maggior consapevolezza del compito di prendermi cura
dell’intensificarsi di una fraternità liberante tra di noi.
Gli accenni agli elementi della proposta pastorale che
ora farò, abituali nel solco della nostra tradizione in questa festa, chiedono
anche a voi, sorelle e fratelli carissimi, in modo speciale ai sacerdoti e ai
diaconi e agli ammittendi personale e gratuito coinvolgimento.
2. Madre del
bell’amore,… dono di vita: sono
queste dimensioni irrinunciabili di quel “nuovo umanesimo” così necessario alla
nostra società plurale. La loro attualità assume uno speciale peso per la
nostra Chiesa ambrosiana in vista di Expo 2015. Figli di un Dio che ha scelto
di compromettersi con la storia, i cristiani non possono non riconoscere in
questa circostanza la mano provvidente del Padre. Il convenire a Milano di
centinaia di migliaia di donne e uomini, provenienti da quasi tutti i paesi del
mondo, per riflettere sul tema “Nutrire
il pianeta. Energia per la vita”, muove la nostra libertà a prendere sul serio
la proposta pastorale “Il campo è il
mondo” per percorrere, da testimoni, tutte le vie calcate dall’uomo di
oggi. I cristiani, vivendo in pienezza la loro appartenenza a Cristo («Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo non
gli appartiene», Rm 8,5) intendono
offrire il loro contributo all’edificazione del nuovo umanesimo in Milano e
nelle terre lombarde, vivendo e proponendo, come ancora ci ricorda San Paolo, «una vita per la giustizia» (Rm 8,10)].
Parlando di “nuovo umanesimo” non ci limitiamo ai temi
della nutrizione materiale e spirituale al centro dell’Expo, ma siamo spinti ad
affrontare il rapporto tra cultura e culture e quello del dono della nostra
fede cristiana considerata in se stessa ed in relazione ad ogni religione o
mondovisione. L’europeo di oggi ha bisogno di un centro solido a partire dal quale interloquire con le molte forme
di manifestazione culturale e religiosa presenti nelle nostre realtà. È un
compito prezioso proprio di quell’educazione alla vita buona che deve
mobilitare tutti i fedeli e, in modo decisivo, i laici. Per questo motivo
dedicheremo al “nuovo umanesimo” una seconda Nota Pastorale, in occasione della
solennità di Sant’Ambrogio.
3. La proposta cristiana
che non può non implicare – con le dovute distinzioni – elementi di nuovo
umanesimo ed una sana pluralità, è essenzialmente quella di un metodo, di una strada educativa. Si
tratta di far fiorire in ogni persona e in ogni comunità quella vita che ci
permette di «camminare non secondo la
carne ma secondo lo Spirito» (Epistola,
Rm 8,4).
La proposta pastorale
«Alla scoperta del Dio vicino» resta decisiva
per la risposta della nostra libertà all’iniziativa amante di Gesù e, di
conseguenza, per la suscitazione di comunità di cristiani spalancate a 360°.
Il grembo materno della
vita cristiana è la Chiesa stessa, comunità educante per eccellenza.
Non a caso le
indicazioni che, insieme al Consiglio Episcopale, ho voluto offrire a tutti in
merito alle comunità educanti per l’iniziazione cristiana delle
ragazze e dei ragazzi insistono sul fatto che «la “comunità educante” vuol essere
un’espressione specifica della Chiesa-comunione,
così come essa vive nella nostra Diocesi…» (La comunità educante II, d).
Le nostre comunità educanti sono chiamate ad essere, come diceva
l’allora Arcivescovo Montini, «un
ambiente dove tutte le cose che si pensano sono belle… dove tutte le cose sono
splendenti» (4 maggio 1955).
4. Comunità educanti sono, per eccellenza, il Seminario Diocesano e la
comunità di formazione per il diaconato permanente. Salutiamo con gioia i
candidati che oggi vengono ammessi dall’Arcivescovo ai sacri ordini. Hanno
compiuto un cammino educativo che, con il gesto pubblico che fra poco
compiremo, entra nella sua fase decisiva. Non è possibile accogliere un
ministero nella Chiesa – nessuno si invia da sé, tutti siamo presi a servizio –
senza la disponibilità cordiale e permanente a lasciarsi educare. Non è un
caso, infatti, che il rituale di ammissione agli ordini concentri il dialogo
tra il Vescovo e gli ammittendi proprio su questo tema: «Volete portare a termine la vostra preparazione?... Volete impegnarvi
nella formazione…?». Non si diventa «educatori
della fede» (Presbyterorum Ordinis 6), se non si è sempre disponibili a
lasciarsi educare. Non giungerà mai il momento in cui il cristiano, e in
particolar modo il ministro ordinato, possa dire “la mia educazione è compiuta”, “sono
arrivato”. Con una bella espressione la versione latina del Vangelo di
Giovanni, riprendendo il profeta, afferma: «Erunt
semper docibiles Dei» (Gv 6,45).
Saranno sempre educati da Dio.
5. Perché questa insistenza sull’educazione? Perché è l’unica strada
che conduce la donna e l’uomo alla riuscita, alla pienezza di vita, in una
parola alla santità cristiana. Nell’anno pastorale a cui oggi diamo inizio la
Chiesa riceverà il grande dono della beatificazione del nostro amato predecessore
l’Arcivescovo Giovanni Battista Montini, il Papa Paolo VI. Il suo percorso
cristiano e sacerdotale – dalle particolari condizioni della sua formazione
seminaristica agli anni di ministero come assistente della FUCI, dal lavoro
svolto con acribìa al servizio della Santa Sede all’opera della sua missione in
terra ambrosiana e, in modo eminente, al tempo della testimonianza fedele e
sofferta come successore di Pietro – tutto il percorso di Paolo VI indica una
totale disponibilità a lasciarsi educare e condurre «in nomine Domini». La beatificazione del pontefice bresciano darà
concretezza alle 2 Note Pastorali e alle tre Lettere Pastorali che intendiamo
approfondire in unità.
Invito tutta la comunità ambrosiana a partecipare al pellegrinaggio a
Roma del 19 di ottobre e a proporre ai fedeli questa figura delicata e forte di
cristiano. Lo raccomando in particolar modo alle parrocchie le cui chiese sono
state volute dal Cardinal Montini nel quadro del progetto chiamato appunto “Piano
Montini”.
6. Per affidare l’anno pastorale a cui oggi diamo inizio a Maria
Nascente facciamo ricorso ad una preghiera dell’arcivescovo Montini che ci richiama
ad essere quella “Chiesa in uscita” di cui Papa Francesco è testimone deciso:
«O Maria, che hai dato Cristo al
mondo e hai assistito gli apostoli nella loro missione di dare Cristo al mondo,
dà anche a noi il desiderio e la grazia d’un umile e sincero apostolato; e Tu
che sei stata forte fino ad assistere al supplizio di Tuo Figliolo rimanendo
dritta sotto la croce, fa che nessuno di noi abbandoni Gesù nel giorno della
sua sconfitta terrena, che nessuno di noi arrossisca di confessarlo, che
nessuno di noi sia vile e dimentico delle nostre promesse; ma fa che tutti
siano degni di dare a lui franca testimonianza di pensiero e di opera» (22
maggio 1955). Amen
Video:https://www.youtube.com/watch?v=z10yZUM8ffA
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