sabato 26 dicembre 2015

L'unico Avvenimento che dà dignità all'uomo di Luigi Negri*

Gesù Bambino di Praga
L’annuncio del Natale, cioè dell’evento dell’incarnazione del figlio di Dio nella nostra carne mortale, nella fede e per la fede di Maria Santissima, è l’unico grande avvenimento che dà significato alla vita dell’uomo e alla storia del cosmo, come ci ha ricordato san Giovanni Paolo II in quello splendido documento oggi più attuale di quando fu emanato: la Redemptor Hominis.
Cristo è venuto perché ciascuno di noi potesse recuperare integralmente la propria dignità. La vita è degna quando se ne conosce il valore, quando si percepisce il senso profondo di essa, il suo movimento interiore, la sua destinazione finale. La dignità dell’uomo non è e non sta nella serie delle circostanze anche importanti – storicamente, antropologicamente, affettivamente, economicamente – della vita. La dignità sta nell'essere figlio di Dio, e solo Gesù Cristo ci rivela la nostra divinità e ci mette in grado di attuarla inesorabilmente giorno dopo giorno, fino alla pienezza finale.
Questa è l’attualità del messaggio natalizio, in questi tempi e in queste ore. La mentalità dominante, il pensiero unico dominante – come ci insegna papa Francesco – identifica la dignità dell’uomo nel convergere di alcuni fattori: la sicurezza economica, la giustizia nelle retribuzioni, la giustizia nei rapporti sociali, il riconoscimento e l’attuazione di certi diritti fondamentali dell’uomo. Tutti questi certamente sono degli aspetti ma non sono la sostanza della dignità.
La dignità dell’uomo viene prima di queste circostanze, investe queste circostanze, e le riconosce, le giudica in profondità e si dispone ad attuare un movimento operativo concreto, storico perché questi aspetti della dignità umana possano essere riconosciuti e perseguiti.
Annunciando il Natale è venuto il momento di dire che la dignità dell’uomo è nella presenza di Cristo, è nella possibilità di seguirlo giorno dopo giorno, nel cammino di mortificazione e di resurrezione che lui per primo ha vissuto e che ci mette di fronte come una possibilità inedita eppure realissima.
Questo spostamento rovinoso della dignità dell’uomo dal riconoscimento di essere realmente figli di Dio al benessere del concorrere di tante e tante circostanze, dimensioni, interessi, esigenze, è una pericolosa inversione. Noi siamo figli di Dio, per questo come diceva Paul Claudel, possiamo vivere con i piedi fortemente saldati su questa miserevole terra.
Oggi la grande alternativa è collegare la dignità umana alla serie di circostanze anche importanti, ed esaurirsi nel tentativo di perseguirle con i propri sforzi, con la propria intelligenza, con la propria capacità, con la propria strategia scientifica e tecnologica, e quindi assistere al disfarsi della dignità umana. Percvhé una dignità che si fonda esclusivamente sulle capacità dell’uomo si esaurisce e con essa si disgrega la personalità umana.
Oppure vivere questa radicale semplicità: tutto è in Dio e vive in Dio. E da questo viene un movimento dell’intelligenza e del cuore che fa essere appassionatamente fedeli al proprio compito nella storia senza diventarne schiavi.
«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi verrà dato in sovrappiù». Il Regno di Dio e la sua giustizia è lo stare di fronte al Signore, riconoscerlo, amarlo, seguirlo. Tutto il resto, a partire da questo, ci verrà dato e potrà essere anche il frutto del nostro generoso impegno di conoscenze, e di azione. Ma non è l'uomo a costruire il Regno, l'uomo riceve il Regno di Dio nel profondo del suo cuore. Ed è chiamato a vivere la certezza del Regno nelle circostanze di ogni giorno, che così e solo così si illuminano della luce di Cristo e vengono redente dalla forza dell’amore di Cristo.
* Arcivescovo di Ferrara-Comacchio

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