venerdì 23 settembre 2011

La forza di un nome di uomo

In questa lunga crisi politica italiana (iniziata nel 92-93 con mani pulite cioè con l'ingresso della magistratura in politica e la conseguente riforma del sistema elettorale e la risposta berlusconiana) oggi accade di sentire spesso la domanda: e ora chi? Come se archiviato forse troppo frettolosamente il quindicennio del Berlusca - l'unico che almeno ha indicato un erede degno e una linea politica al suo partito- ora ci fosse una specie di orfanità.
Chi, quello? no, quello non c'ha i voti. Chi, allora, tizio? non ci ha le palle. Caio no, no troppi scheletri in armadio. E Sempronio? no, troppo cattolico, le logge che contano non glielo permettono... Insomma l'era del personalismo in politica ci sembra lasciare con un vuoto di personalità all'altezza del compito grave che spetta chi governerà l'Italia, cioè quel paese che le banche d'affari danno per fallito, ma che gli italiani invece non mollano e vedremo chi ha ragione. Ma forse la domanda è sbagliata. E speriamo che la riforma del sistema elettorale, correggendo un sistema di selezione politica che ha favorito in ogni schieramento e partito l'emersione di cortigiani e parvenu senza né cultura né voti. riporti in auge non più la domanda "e chi?" ma quella "e noi?"
dr
http://www.clandestinozoom.it

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