martedì 12 gennaio 2016

La “mutazione genetica” di CL. Carrón e la vecchia guardia

martedì 12 gennaio 2016

Riporto questo articolo di Giovanni Cominelli, con le mie osservazioni e le note, tra parentesi quadre, di Andrea Mondinelli.

Ho letto questa riflessione di Giovanni Cominelli: «Si comprende bene che questa reinterpretazione del pensiero di Giussani possa aver generato una reazione di panico nella vecchia generazione ciellina, cresciuta a pane, fede e politica, come se le franasse il terreno sotto i piedi. Ma è forse quella mutazione che potrebbe consentire al movimento ecclesiale di CL di giocare un nuovo ruolo culturale e educativo nella società italiana e nella Chiesa.»
Mi chiedo:
1. Per Cominelli la «mutazione genetica» di CL sembra un dato assodato. Ne prendo atto, ma mi chiedo se questo è in linea col carisma di don Giussani o è un arbitrio di Carrón. Del resto proprio lui afferma: «La ripresa del tema della libertà è anche un messaggio rivolto verso l’interno, dove il centralismo carismatico ha finito per trasformare la sequela in obbedienza alla singola persona e all’organizzazione, il necessario esercizio dell’autorità in accentramento, il carisma in centralismo burocratico, generatore di conformismi e di irresponsabilità». Che anche in questo caso si sia di fronte alla trasformazione della «sequela in obbedienza alla singola persona e all’organizzazione»? Forse sarebbe il caso di approfondire quello che don Giussani affermava a proposito della «unità del movimento».
2. Personalmente non mi ritrovo nella «reazione di panico». È vero, appartengo al movimento di CL dal 1962 ma non la paura mi muove, ma il sincero desiderio di fedeltà a quello che lo Spirito ha insegnato. E quello che la Chiesa ha approvato con il riconoscimento della Fraternità di Comunione e Liberazione ha un suo volto e metodo inconfondibili. Sarà pur lecito cambiare, ma si deve avere il coraggio di dire se è un’altra cosa.
3. Sono personalmente contro e inorridito dagli OGM spirituali, perché anteporre la libertà alla verità mi fa sentire puzza di zolfo. In questo caso da «La verità vi farà liberi» a «la libertà vi farà veri».

TEMPO DI MUTAZIONI GENETICHE
È tempo di mutazioni genetiche. L’accezione che questa espressione ha assunto di recente nel dibattito politico-culturale è per lo più negativa: è sinonimo di tradimento, di snaturamento, di incoerenza, di abbandono dei fondamenti. In realtà, la mutazione genetica è necessaria. È la sola condizione alla quale un organismo può continuare a esistere e a svilupparsi in un ambiente storico che cambia.

JUAN CARRON E GIUSSANI
L’elaborazione condensata nel libro “La bellezza disarmata” di Julian Carrón, il presidente della Fraternità di Comunione e liberazione, sembra costituire la piattaforma della mutazione genetica di Comunione e liberazione. Se tale operazione sia un ritorno ai fondamenti di don Giussani o piuttosto il loro tradimento è già oggetto di una discussione interna a CL tanto lacerante quanto sotterranea. È certo che Carrón presenta il proprio pensiero come una fedele interpretazione di Don Giussani. Ma a chi assuma quale criterio di giudizio la capacità di un movimento ecclesiale di fare i conti con il mondo presente, il dibattito su continuità/discontinuità, fedeltà/infedeltà appare assai poco interessante.

LA STORIA RECENTE E NON DI CL
Intanto, la storia è nota. Qui si può solo sinteticamente ricordare che Cl nasce nel 1969 come esito post-traumatico del terremoto che nel ’68 investì Gioventù studentesca, un movimento di studenti deciso a far valere nella vita quotidiana delle scuole, dell’educazione, della cultura la presenza cristiana. CL si presentò sulla scena della società italiana come un movimento ecclesiale – riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa nel 1983 come Fraternità – che si articolerà anche come movimento politico (Movimento popolare) e movimento socio-economico (Compagnia delle Opere).

CL, GIUSSANI, LA “PRESENZA”
La categoria teorica fondativa è quella della “presenza”. Categoria per niente innocua, perché in opposizione a quella della “scelta religiosa”, che veniva teorizzata e praticata dalle tradizionali organizzazioni quali l’Azione cattolica o la Fuci. “Presenza” in nome di che cosa? Non nel nome di un’utopia, di un progetto di trasformazione del mondo. Don Giussani lo ribadì non solo in contrapposizione con i movimenti di sinistra degli anni ’70, ma anche nei confronti di un gruppo di propri intellettuali – da Buttiglione a Scola – che avevano fondato l’ISTRA (Istituto di studi per la transizione) e che pensavano di entrare in competizione con i gruppi intellettuali marxisti dell’epoca, anche loro impegnati a pensare la transizione verso una nuova società, non più capitalistica. “Presenza” significava, nel pensiero di don Giussani, testimoniare l’Avvenimento, cioè la presenza viva e sempre contemporanea del Cristo nella storia. Tuttavia, la sua declinazione storica concreta in termini ecclesiali, politici e socio-economici ha finito per generare una sorta di preminenza del movimento politico sugli altri due. “Gli inconvenienti”, reali o gonfiati da forze ostili, che ne sono derivati sono finiti sulle pagine dei giornali.

LA “CORREZIONE” DI CARRON  E LE INFEDELTÀ DEL MOVIMENTO
J. Carrón propone, ora, una revisione, se non della categoria astratta, almeno della pratica che ne è seguita. Si propone di “sfrondare” la presenza, denunciando la tentazione di sostituire la fede con un progetto e di contare troppo sulla politica. È un’imputazione di pelagianesimo, secondo il quale solo le opere salvano. Sottolinea il rischio che la presenza sia solo “reattiva” o solo “imitativa” e che, pertanto, “i politici cattolici siano più definiti dagli schieramenti partitici che dall’autocoscienza della loro esperienza ecclesiale”, così che, invece di segnalare “una presenza originale” i cattolici diventino “una fazione”. La presenza nasce e consiste nella persona quale si autocostruisce nella comunità cristiana. Questo discorso di Carrón è coerente con il pensiero di don Giussani? Parrebbe di sì. Ma se questo è vero, ciò significherebbe che l’intero movimento concreto di CL è stato poco fedele a quella “irrevocabile distanza critica” che Giussani stesso dichiarava essere una necessità del movimento ecclesiale.

IL CENTRALISMO BUROCRATICO DI CL
Alle spalle di questa “correzione” di Carrón sta un approccio alla storia del mondo e alla modernità, che è forse l’aspetto più originale del suo pensiero rispetto a Giussani. Fondendo il grande lascito intellettuale di Ratzinger sulla libertà umana – riconosciuta come un’acquisizione irreversibile della modernità – e sulla speranza (Enciclica Spe Salvi) con quello più recente di Papa Francesco sulla “bellezza che educherà il mondo”, Carrón invita a guardare il mondo presente con simpatia e ottimismo: “quando il mondo crolla, c’è qualcosa che permane: la realtà!”. La realtà è positiva “per il Mistero che la abita” [E’ ESATTAMENTE L’OPPOSTO: LA REALTÀ (DELLA NATURA UMANA) ERA BUONA MA E’ STATA FERITA DAL PECCATO ORIGINALE ED E’ STATA REDENTA DAL SANGUE DI CRISTO! RIFIUTANDO LA REDENZIONE O MISCONOSCENDOLA, COSA SUCCEDE? E’ POSITIVA, E’ BUONA LA REALTA’ DI PER SE’ DELLA NATURA UMANA?]. La ripresa del tema della libertà [SENZA VERITÀ?] è anche un messaggio rivolto verso l’interno, dove il centralismo carismatico ha finito per trasformare la sequela in obbedienza alla singola persona e all’organizzazione, il necessario esercizio dell’autorità in accentramento, il carisma in centralismo burocratico, generatore di conformismi e di irresponsabilità. “L’essenza della sequela non è eseguire ordini!”. L’appartenenza non può sostituirsi alle persone; la comunità è l’humus, ma il seme è la responsabilità individuale. Lo sguardo positivo sulla modernità inverte quella gerarchia delle epoche, diventata quasi una vulgata in CL, secondo la quale il Medioevo era il secolo dei Lumi e questo l’Evo oscuro. Di qui un rapporto diverso con il Concilio Vaticano II, che al mondo moderno ha cercato di aprirsi.
DALLA PRESENZA ALLA  TESTIMONIANZA
L’itinerario che Carrón delinea pare essere quello “dalla presenza alla testimonianza”. L’accesso alla verità si realizza attraverso la libertà [E’ IL SOLITO RIBALTAMENTO LUCIFERINO! GESU’ DICE: LA VERITA’ VI FARA’ LIBERI!]. Con ciò non soltanto si esclude l’imposizione violenta della verità, ma anche la protezione delle leggi e della politica. La testimonianza: “vivere gesti di umanità nuova nel presente”. Si comprende bene che questa reinterpretazione del pensiero di Giussani possa aver generato una reazione di panico nella vecchia generazione ciellina, cresciuta a pane, fede e politica, come se le franasse il terreno sotto i piedi.  Ma è forse quella mutazione che potrebbe consentire al movimento ecclesiale di CL di giocare un nuovo ruolo culturale e educativo nella società italiana e nella Chiesa. [E’ LA MUTAZIONE GENETICA DA CHIESA AD ANTI-CHIESA!]
Fonte: CulturaCattolica.it

1 commento:

Bruno Brunelli ha detto...

Io vorrei esprimerti una considerazione e una domanda.
Quello che non capisce l'articolista è che quando nel '76 a Riccione Giussani fece quella che Camisasca chiama "La ripresa" il problema era molto ma molto più radicale che semplicemente una critica all'ISTRA! C'erano già state le prime elezioni e già il "Formiconismo" tentava di prendere il Movimento. Aggiungo che secondo me una minima parte di CL comprese il richiamo alla Presenza che certo non si esplicitava nella presenza politica! Tanto è vero che Giussani in molte occasioni tornò a richiamare all'origine il Movimento.
In questo panorama, perché Giussani scelse Carron se non proprio per contrastare già allora l'approccio "culturale-politico" dei Negri-Cesana?