sabato 15 ottobre 2016

Omelia di don Carlo Venturin Dedicazione del Duomo – 16/10/2016

Dedicazione del Duomo – 16/10/2016
Is 60, 11-21Porte sempre aperte
1Pt 2, 4-10Carta di identità della Chiesa
Salmo 118Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre “
Eb 13, 15-21Dio abita la Chiesa ed è il Pastore
Lc 6, 43-48Costruire bene la Chiesa

MISERICORDIAE VULTUS
DUOMO - CHIESA SEMPRE IN “FIERI”
 Ogni anno, la terza Domenica di ottobre ricorda la terza di ottobre 1418, quando avvenne, da parte di Papa Martino V,la consacrazione dell’altare nuovo del Duomo e sempre alla terza di ottobre 1577 la Dedicazione del Duomo, a Maria nascente, da parte di San Carlo Borromeo.
 La liturgia usa metafore e immagini, per ricordare ciò a cui la Cattedrale allude: le pietre, bellissime e cariche di memoria. La Cattedrale allude a un CONVENIRE, non è una costruzione per singoli o per turisti, bensì l’opportunità, per i credenti e non, di radunarsi. Isaia richiama le “porte sempre aperte… per lasciare entrare la ricchezza delle genti” . Non solo Chiesa, ma “Città del Signore”, “luce eterna”, “i giusti piantagioni del Signore”. Una CITTA’ dinamica”, mai con una forma definitiva (la fabbrica del Duomo - come la comunità dei credenti, mai terminata e in continuo rifacimento). Tutto il Salmo è un inno-ringraziamento per la presenza di Dio tra gli umani: “un a meraviglia ai nostri occhi”. S. Pietro usa la metafora di PIETRE VIVE, che prendono vita da Cristo “PIETRA VIVALa seconda letturaindica l’atteggiamento del vivere da credenti: Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace”.
 La “Costruzione” è sempre pericolante, avverte Luca, come una casa in zone di terremoti. Per questo  parla di edificio ben costruito antisismico”: “Fondamento sulla roccia, profondo, costruito bene”, per potersi radunare, con-venire. La Cattedrale racconta con le sue pietre, variegate e innumerevoli, che la fede non è un fatto di singoli ( basterebbe una camera per pregare ). La Cattedrale racconta che a Dio andiamo non ignorando gli altri, non un cammino elitario. Racconta che noi siamo parte di un popolo, che ci appartiene una dimensione corale, di cui il nostro radunarci in una chiesa è segno luminoso e concreto. Non solo: la Cattedrale narra che la fede del popolo di Dio oggi deriva da donne e uomini, volti, mani, voci dei secoli trascorsi, compagni di viaggio, come noi per le generazioni future.
 La Cattedrale è come una CITTA’, città del convenire, cui allude Isaia: la Cattedrale-CITTA dalle porte aperte, sia di giorno che di notte “per lasciare entrare in te la ricchezza delle genti (“Il villaggio di cartone” di  Ermanno Olmi ). Una CITTA’, che non mette al centro se stessa, ma il Signore, Lui la “Pietra angolare”, Lui “Luce vera che illumina ogni persona”.
 La parola di Gesù mette in guardia da possibili fraintendimenti: “Perché mi invocate: Signore, Signore e non fate quello che vi dico?” La liturgia non mette in secondo piano la frequenza alle celebrazioni, necessaria, ma richiama anche l’essenza di essa: l’importanza della BONTA’. Una parola un po’ scolorita, banalizzata. Il Vangelo parla di frutti buoni, che vengono da un albero BUONO: si parla di un uomo buono, che dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il BENEPapa Francesco così descrive il buono: “La misericordia parte dal cuore e arriva alle mani”. Come a dire che il vero Tempio-Cattedrale è il cuore, da cui originano “frutti buoni”.
 Luca parla anche di frutti cattivi della società, dei singoli, della parrocchia, delle ingiustizie, degli interessi personali, dei compromessi al ribasso. L’Evangelista va oltre; la misura è il cuore buono di ciascuno e insieme, come le singole gocce che insieme formano l’oceano. Non serve avvelenare la società, la chiesa, la terra con il pessimismo dilagante e ammorbante. Occorre dare spazio alla BONTA’, che ne innesca molte altre: una vita più umana, più sopportabile, rendere più respirabile l’aria, comprendere i drammi del tempo presente e futuro, prendersene cura, sostenendo la fiducia e la speranza. Queste la radici BUONE, che danno frutti BUONI.
 La Cattedrale con la sua simbologia diventa Cattedrale umana, da cui fluisce, come da un fiume carsico, la BONTA’ per l’universo intero,
 Ho scoperto per caso una pittura di Picasso: “Ronde de la jeunesse” (Il girotondo della gioventù  del 1961), una visione di pace che egli attende dalla danza della gioventù, che esprime bellezza, vivacità, gioia. Con pochissime pennellateviene creato un movimento ordinato in ritmi espressi da quattro gruppi di figure, appena accennate, distinte per colori. All’interno di questo gruppo in cerchio vi è la colomba con il ramoscello di ulivo. Il girotondo disegna una danza, nella quale tutto è incluso, senza che niente sia escluso. E’ la cattedrale descritta da Isaia. La forza del dipinto sta nella pregnanza simbolica, che parla di legami, di vicinanza, di distacchi, di relazioni, di armonia, di ritmi, di gioco, di bellezza. E’ la città interpretata non come chiusura, ma aperta, mobile. Un “muro mobile”. Esso è costituito da dodici figure leggiadre, danzanti che si muovono in sintonia ed esportano il simbolo –colomba in ogni luogo in cui vanno a danzare, insieme, includendo, recando frutti BUONI.    “ LA CATTEDRALE UMANA ARMONICA”.

Don Carlo

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