giovedì 11 giugno 2015

Carrón: «Un'enorme delusione ma CL è agli antipodi» da LA REPUBBLICA di Paolo Rodari


I fatti di Roma, le indagini e il presunto coinvolgimento di aderenti al movimento. In un'intervista al quotidiano diretto da Ezio Mauro, parla il Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione
Roma. «La delusione è cocente. L’ideale del movimento di Comunione e Liberazione è agli antipodi della corruzione che sta emergendo nell’inchiesta su Mafia Capitale. E vedere che fra gli indagati ci sono persone del movimento è per tutti noi motivo di profondo dispiacere». 
Tre anni dopo la lettera a Repubblica in cui espresse un «dolore indicibile» per ciò che «abbiamo fatto della grazia che abbiamo ricevuto» (allora alcuni esponenti politici della Regione Lombardia legati a CL erano accusati di malaffare), don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL, sente il dovere di intervenire ancora: nell’inchiesta, infatti, a finire nelle intercettazioni è la cooperativa La Cascina, di cui alcuni esponenti fanno parte del movimento.

Don Carrón, la storia si ripete? 
Lasciamo che la magistratura faccia il suo corso. Gli accertamenti giudiziari verificheranno la fondatezza o meno delle accuse, ma già solo la possibilità che un’opera di carità e accoglienza a persone tanto disperate possa essere sporcata da attività di corruzione e speculazione personale rappresenta una deriva inaccettabile e un vulnus alla sostanza stessa della carità e dell’amore cristiano. Papa Francesco nei suoi interventi sulla corruzione richiama a “non riporre la nostra speranza nei soldi, nel potere”.

L’indagine ipotizza tangenti pagate dal gruppo La Cascina per l’aggiudicazione dei servizi al centro di accoglienza profughi Cara di Mineo. 
Qualora venissero accertati, i fatti sono di una gravità inaudita, da condannare senza riserve, chiunque li abbia commessi, non solo per la pervasività e le dimensioni della corruzione e di abuso di denaro pubblico che sembrano emergere dall’indagine, ma soprattutto perché le persone coinvolte avrebbero approfittato dei più deboli.

Vien da chiedersi a cosa educhi CL. 
Il movimento educa a una concezione di carità che è esattamente agli antipodi rispetto ai comportamenti riferiti dalle cronache in questi giorni. CL propone a chiunque, ragazzi, studenti e adulti, gesti di carità proprio per educare le persone a dedicare gratuitamente del tempo per sostenere più deboli, poveri, anziani, malati, studenti in difficoltà, handicappati, immigrati... Forse proprio per questo eventuali errori di appartenenti a CL assumono un clamore maggiore perché contrastano con la proposta del movimento e dunque suscitano un senso di delusione in tanti che ci conoscono.

Ma perché secondo lei il nome di CL emerge talvolta dove alberga il malaffare?
Siamo peccatori come tutti, ma sono certo che nessuno che si sia formato nel movimento e che appartenga a CL potrebbe anche solo lontanamente immaginare che sfruttare a proprio vantaggio la carità sia un comportamento giustificabile. Noi vogliamo educare adulti alla loro responsabilità per il bene di tutti. Ma in questo non c’è niente di meccanico, perché tutta la nostra proposta è offerta alla libertà della persona, che può accettarla e seguirla o rifiutarla e seguire i propri progetti e interessi.

Sta dicendo che un conto è l’appartenenza al movimento, un altro è l’attività personale?
La responsabilità di un’opera è di chi la fa. CL non entra nella modalità con cui un suo aderente decide di fare qualcosa nella società, così come non entra nella gestione di un’opera, che è in tutto responsabilità di chi la fa. Devo però constatare che spesso qualunque cosa faccia un aderente a CL, questa è sempre attribuita direttamente al movimento. CL mantiene sempre una irrevocabile distanza critica, oltre che dalla politica, anche dalle opere fatte da suoi aderenti.

Come, allora, da un’appartenenza vissuta come tensione ideale si può arrivare a certe degenerazioni?
È una domanda che mi sono fatto spesso. A volte è per un crollo della tensione ideale; altre volte, nel tentativo di rispondere al bisogno così sterminato che vediamo intorno a noi, si arriva a pensare che una intenzione buona possa giustificare tutto.

Ma allora che cosa rende possibile non soccombere alla tentazione della corruzione?
Tutti sappiamo che non basta il nostro sforzo. L’unica possibilità è avere un tesoro più grande che soddisfi di più delle briciole del potere. È solo una sovrabbondanza sperimentata e vissuta che consentirà questa vittoria. 

1 commento:

Gimie Lopez ha detto...

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