<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310</id><updated>2012-01-24T09:30:58.050-08:00</updated><title type='text'>Lorenzo Mussuto</title><subtitle type='html'>Attraverso questo blog desidero dare la possibilità di leggere articoli,testimonianze,interventi, commenti, racconti, segnalazioni di avvenimenti
che mi aiutano a guardare il reale. “ E’ il reale che grida Egli  c’è “ . L’eccezionale è dentro la normalità della vita.
Tutti guardiamo il reale ma solo alcuni si accorgono a cosa rimanda la realtà, in cosa consiste.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>537</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-8254004624978237781</id><published>2012-01-24T09:25:00.000-08:00</published><updated>2012-01-24T09:30:58.064-08:00</updated><title type='text'>"Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione"</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-y519YZEv9Mk/Tx7qtO9wqTI/AAAAAAAABQc/tdv0pw6Dmpw/s1600/091208%2Bmessaggio%2Bil%2Bdialogo%2Binter%2Bculturale.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 303px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-y519YZEv9Mk/Tx7qtO9wqTI/AAAAAAAABQc/tdv0pw6Dmpw/s400/091208%2Bmessaggio%2Bil%2Bdialogo%2Binter%2Bculturale.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5701252241129777458" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Cari fratelli e sorelle,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;all’avvicinarsi della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012, desidero condividere con voi alcune riflessioni su un aspetto del processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur essendo molto importante, e che oggi appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami. Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati tra loro, a valutare, ad analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad un’autentica conoscenza condivisa. Per questo è necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di “ecosistema” che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte. Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti. Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l’attenzione di molti verso le domande ultime dell’esistenza umana: chi sono? che cosa posso sapere? che cosa devo fare? che cosa posso sperare? E’ importante accogliere le persone che formulano questi interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo profondo, fatto di parola, di confronto, ma anche di invito alla riflessione e al silenzio, che, a volte, può essere più eloquente di una risposta affrettata e permette a chi si interroga di scendere nel più profondo di se stesso e aprirsi a quel cammino di risposta che Dio ha iscritto nel cuore dell’uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo incessante flusso di domande manifesta, in fondo, l’inquietudine dell’essere umano sempre alla ricerca di verità, piccole o grandi, che diano senso e speranza all’esistenza. L’uomo non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita: tutti siamo cercatori di verità e condividiamo questo profondo anelito, tanto più nel nostro tempo in cui “quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità. Non c’è da stupirsi se, nelle diverse tradizioni religiose, la solitudine e il silenzio siano spazi privilegiati per aiutare le persone a ritrovare se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose. Il Dio della rivelazione biblica parla anche senza parole: “Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio. Il silenzio di Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. (…) Il silenzio di Dio prolunga le sue precedenti parole. In questi momenti oscuri Egli parla nel mistero del suo silenzio” (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 30 settembre 2010, 21). Nel silenzio della Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo. Dopo la morte di Cristo, la terra rimane in silenzio e nel Sabato Santo, quando “il Re dorme e il Dio fatto carne sveglia coloro che dormono da secoli” (cfr Ufficio delle Letture del Sabato Santo), risuona la voce di Dio piena di amore per l’umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se Dio parla all’uomo anche nel silenzio, pure l’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio. “Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice” (Omelia, S. Messa con i Membri della Commissione Teologica Internazionale, 6 ottobre 2006). Nel parlare della grandezza di Dio, il nostro linguaggio risulta sempre inadeguato e si apre così lo spazio della contemplazione silenziosa. Da questa contemplazione nasce in tutta la sua forza interiore l’urgenza della missione, la necessità imperiosa di “comunicare ciò che abbiamo visto e udito”, affinché tutti siano in comunione con Dio (cfr 1 Gv 1,3). La contemplazione silenziosa ci fa immergere nella sorgente dell’Amore, che ci conduce verso il nostro prossimo, per sentire il suo dolore e offrire la luce di Cristo, il suo Messaggio di vita, il suo dono di amore totale che salva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella contemplazione silenziosa emerge poi, ancora più forte, quella Parola eterna per mezzo della quale fu fatto il mondo, e si coglie quel disegno di salvezza che Dio realizza attraverso parole e gesti in tutta la storia dell’umanità. Come ricorda il Concilio Vaticano II, la Rivelazione divina si realizza con “eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto” (Dei Verbum, 2). E questo disegno di salvezza culmina nella persona di Gesù di Nazaret, mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione. Egli ci ha fatto conoscere il vero Volto di Dio Padre e con la sua Croce e Risurrezione ci ha fatti passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla libertà dei figli di Dio. La domanda fondamentale sul senso dell’uomo trova nel Mistero di Cristo la risposta capace di dare pace all’inquietudine del cuore umano. E’ da questo Mistero che nasce la missione della Chiesa, ed è questo Mistero che spinge i cristiani a farsi annunciatori di speranza e di salvezza, testimoni di quell’amore che promuove la dignità dell’uomo e che costruisce giustizia e pace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parola e silenzio. Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare, e questo è particolarmente importante per gli agenti dell’evangelizzazione: silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo. A Maria, il cui silenzio “ascolta e fa fiorire la Parola” (Preghiera per l’Agorà dei Giovani a Loreto, 1-2 settembre 2007), affido tutta l’opera di evangelizzazione che la Chiesa compie tramite i mezzi di comunicazione sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal Vaticano, 24 gennaio 2012, Festa di san Francesco di Sales&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BENEDICTUS PP. XVI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-8254004624978237781?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/8254004624978237781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=8254004624978237781' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8254004624978237781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8254004624978237781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/silenzio-e-parola-cammino-di.html' title='&quot;Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione&quot;'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-y519YZEv9Mk/Tx7qtO9wqTI/AAAAAAAABQc/tdv0pw6Dmpw/s72-c/091208%2Bmessaggio%2Bil%2Bdialogo%2Binter%2Bculturale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-2607613775858923310</id><published>2012-01-24T08:58:00.000-08:00</published><updated>2012-01-24T09:04:41.210-08:00</updated><title type='text'>Il Volto Santo, quando Gesù ci guarda</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-sOUPYRfOt5I/Tx7j4aF9bqI/AAAAAAAABP4/2C2tbu-fXNw/s1600/IL%2BVOLTO%2BSANTO.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 299px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-sOUPYRfOt5I/Tx7j4aF9bqI/AAAAAAAABP4/2C2tbu-fXNw/s400/IL%2BVOLTO%2BSANTO.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5701244736514125474" /&gt;&lt;/a&gt;Penso alla tristezza di molti uomini soli nella loro presunta laicità. Mi duole il pensiero che nella loro vita Cristo sia una follia, un’idea, una scomoda eredità del passato, l’oppio dei popoli. Vorrei che potessero comprendere cosa significa vivere sotto la maestà di quello sguardo, cosa significa operare dentro la benedicente certezza della Sua Presenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sì, Cristo ci guarda. Come ha guardato Pietro in quel giorno terribile del tradimento. Come ha guardato Giuda. Come ha guardato il giovane ricco nel giorno del suo slancio generoso, come ha guardato Zaccheo, mentre era sul sicomoro. Come ha guardato sua Madre, lungo la via dolorosa. Sì, lui ci guarda e forse ci guarda ancora più profondamente di come possa aver guardato allora. Oggi ci guarda attraverso il velo della morte e la luce straordinaria della risurrezione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;È l’esperienza unica che si fa vedendo per la prima volta il Volto di Manoppello. È lui. E ci guarda. Nella Sindone di Torino e nelle immagini elaborate al computer sul telo sindonico che lo rendono in qualche modo vivo, Cristo rimane come all’esterno. È lui, ma è avvolto ancora nel sonno della morte. Il lenzuolo, si sa (a dispetto di molti), pulsa nella storia come testimonianza viva della risurrezione di Cristo, ma l’immagine che ci rende è quella di un uomo avvolto nella maestà della morte. Trovarsi di fronte al velo di Manoppello è uno shock. Gli occhi sono vivi. E ti guardano. Le labbra sono dischiuse e ti sorridono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Volto di Manoppello: un finissimo telo di bisso marino che reca impressa l’istantanea di Colui che, vivo, vede il Padre. Ha visto il Padre e oggi guarda a noi con quello stesso sguardo.&lt;br /&gt;Chi l’avrebbe detto che quelle parole, dette un giorno ai suoi amici, dovevano raggiungerci così da vicino! Che dovevano risultare per noi così vere, più vere e vive di quanto non lo fossero per quei suoi discepoli: «chi vede me vede il Padre». Cristo ha voluto lasciarci il primo sguardo al Padre, dopo l’avventura dell’Incarnazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così descrive l’evento, Antonio Teseo uno studioso della reliquia abruzzese:&lt;br /&gt;«All'alba del terzo giorno dalla morte di Gesù, un violento terremoto mosse la grossa pietra e nel sepolcro allora entrò la luce del Padre; proprio in quell'istante, la luce di Cristo filtrò i presunti teli sepolcrali (NdR: il telo di bisso marino e il telo sindonico) con i suoi raggi dritti e paralleli e lasciò impresso su di essi le figure riguardanti i segni della Resurrezione: il Volto di Gesù Risorto, i cui occhi avevano guardato il Padre, era stato illuminato dai raggi provenienti da destra così come vediamo nel Volto Santo di Manoppello». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel momento della resurrezione di Cristo, dunque, traspariva dal velo una definizione del Santo&lt;br /&gt;Volto in carne ed ossa prima che il corpo si smaterializzasse: questa si era andata ad impressionare sul lino della Sacra Sindone di Torino…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sovrapporre il bisso di Manoppello col telo Sindonico è un’operazione affascinante. Le parti combaciano. La serenità dell’uomo della Sindone si carica della vivacità e dello sguardo acuto dell’uomo di Manoppello. Ed è lo stesso uomo. Esaminando il volto al Computer si scopre che effettivamente gli occhi del Cristo sono vivi e rivolti verso una fonte luminosa. Infatti la guancia destra più esposta a questa luce è effettivamente più illuminata dell’altra. Questo spiega anche il motivo per cui le tracce di sangue delle ferite, che compaiono sul Volto Santo, sono asciutte e pertanto poco evidenti (A. Teseo). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il santo volto di Manoppello emerge dal buio del suo percorso storico nel 1506 allorché uno sconosciuto consegna il prezioso telo di bisso marino al fisico Donat’Antonio Leonelli. Da qui comincia il legame profondo di questa reliquia con la cittadina abruzzese. Eppure numerose testimonianze nella storia dell’arte lasciano supporre che il volto fosse già noto e rappresentasse in qualche modo un archetipo, un canone a cui rifarsi. Fra le tante, la più suggestiva per somiglianza è certamente l’opera di Antonello da Messina dal titolo: Salvator mundi. La tavola, dipinta a olio, è datata 1465-1475; forse una delle sue prime opere firmate e datate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antonello non ha avuto tentennamenti nel dipingere il volto del Cristo frontale, con i lineamenti leggermente mongolici e gli occhi penetranti dall’iride luminosa. Ha tentennato invece dipingendo la mano. La mano benedicente (ancora si nota la velatura della prima posizione), pare voler bucare lo spazio e raggiungerci, viene verso di noi. Pare che Antonello abbia voluto dire: Lui è qui, ti benedice e ti guarda, anzi ti tocca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sovrapporre a questo volto il volto di Manoppello è impressionante. Cristo davvero ci guarda. Ci ha lasciato accanto al suo Corpo e al suo Sangue, anche quello che l’Eucaristia non ci può dare, il suo sguardo. La luce piena di Cielo di questo sguardo. Il cielo del Padre che si è aperto al Cristo che, morto, ora vive per sempre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Cristo ti guarda, anzi ti tocca e non per un falso d’autore, ma per quel desiderio d’infinito che resta insopprimibile nell’uomo. Certe mode laiciste e razionaliste sono come la tempesta sul mare. Fanno gran rumore, ma il mare sta. Supera i secoli e i tempi. Il mare rimane nella sua calma abissale dei fondali marini. Questa calma abissale e profonda sale anche dallo sguardo di Cristo, che mentre guarda noi, vede il Padre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Gloria Riva 24-01-2012&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-2607613775858923310?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/2607613775858923310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=2607613775858923310' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2607613775858923310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2607613775858923310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/il-volto-santo-quando-gesu-ci-guarda.html' title='Il Volto Santo, quando Gesù ci guarda'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-sOUPYRfOt5I/Tx7j4aF9bqI/AAAAAAAABP4/2C2tbu-fXNw/s72-c/IL%2BVOLTO%2BSANTO.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-703084315143549927</id><published>2012-01-23T16:35:00.000-08:00</published><updated>2012-01-23T16:41:12.653-08:00</updated><title type='text'>Carrón: una Speranza più forte della crisi</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-VyuL3rqm56c/Tx39x8pnMNI/AAAAAAAABPs/X-Htcw6NGlM/s1600/carron1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 100px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-VyuL3rqm56c/Tx39x8pnMNI/AAAAAAAABPs/X-Htcw6NGlM/s400/carron1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5700991737856995538" /&gt;&lt;/a&gt;È appena tornato dagli Stati Uniti, dove ha incontrato le comunità di Cl nate oltreoceano in questi anni, segno di un carisma che continua a fiorire e che ha messo radici in 80 Paesi. In questi giorni sta preparando la lezione introduttiva della Scuola di comunità del 2012, lo strumento di educazione alla fede inventato da don Giussani per verificare quanto la fede c’entra con la vita di tutti i giorni. Il lancio pubblico della Scuola di comunità è previsto per mercoledì, con una videoconferenza da Milano che verrà seguita da cinquantamila persone collegate da decine di città italiane. Incontrando don Julián Carrón, che guida Comunione e Liberazione dalla morte del fondatore nel 2005, si resta colpiti dal suo sguardo sereno e certo, dalla determinazione con cui scandisce le parole. Come se, più che comunicare idee, testimoniasse la profondità delle radici su cui è piantata la sua vita. Una certezza e una positività che lasciano il segno, in una stagione all’insegna dell’instabilità e del dubbio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa rende possibile uno sguardo positivo sulla realtà che non sia ingenuamente ottimista e, ultimamente, senza fondamento?&lt;br /&gt;La crisi che stiamo vivendo non è meramente economica, ma affonda le sue radici nell’umano. È una sfida radicale alla concezione della vita che ciascuno di noi ha. È qui dove si vede se uno ha qualcosa che davanti alla crisi «tiene» e gli consente di non essere smarrito, scettico o rassegnato. Conservo nel cuore una frase di Giussani che è di un’attualità impressionante: «Mi ero profondamente persuaso che una fede che non potesse essere reperta e trovata nell’esperienza presente, confermata da essa, utile a rispondere alle sue esigenze, non sarebbe stata una fede in grado di resistere in un mondo dove tutto, tutto, diceva e dice l’opposto». In Germania, Benedetto XVI è andato al fondo della questione: «L’uomo ha bisogno di Dio, oppure le cose vanno abbastanza bene anche senza di Lui? Quando, in una prima fase dell’assenza di Dio, la sua luce continua ancora a mandare i suoi riflessi e tiene insieme l’ordine dell’esistenza umana, si ha l’impressione che le cose funzionino abbastanza bene anche senza Dio. Ma quanto più il mondo si allontana da Dio, tanto più diventa chiaro che l’uomo ’perde’ sempre di più la vita». Io faccio spesso l’esempio del termosifone: quando lo spegni per un po’ non ti accorgi di nulla, ma dopo un po’ il freddo prende il sopravvento. Davanti alla crisi noi siamo soli col nostro freddo, ci riteniamo autosufficienti, oppure abbiamo qualche risorsa di caldo che ci consente di affrontarla e di non restare smarriti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei cita spesso la frase di Péguy: «Per sperare occorre avere ricevuto una grande grazia». Chi non ha fede in Dio non può sperare?&lt;br /&gt;Sperare appartiene alla natura stessa dell’uomo, è una «mossa» originaria e incancellabile. Lo riconosce anche Pavese: «Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?». Tutti veniamo al mondo con un’apertura totale di fronte al reale, come è evidente nella curiosità dei bambini, ma strada facendo questo atteggiamento si corrompe, tanto che è quasi impossibile trovare adulti che non siano almeno un po’ permeati dallo scetticismo. Perché questa mossa originaria possa tenere nel tempo, perché non ceda di fronte alle fatiche dell’esistenza, occorre avere ricevuto una grande grazia, quella che i cristiani hanno appena celebrato nel Natale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è qualcuno che testimonia con più forza questa posizione umana?&lt;br /&gt;La figura più esemplare che abbiamo davanti è quella di Benedetto XVI. È difficile trovare un’altra personalità che abbia una lucidità di giudizio sulla situazione attuale e che allo stesso tempo, senza ritirarsi in uno spiritualismo estraneo al reale, continua a sfidare tutti mostrando come la fede può dare un contributo decisivo per affrontare le sfide che abbiamo davanti. Abbiamo la fortuna di avere tra noi un gigante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il Papa è un gigante isolato?&lt;br /&gt;Come tutti i giganti ha bisogno di figli. La questione è se noi ci lasciamo interpellare e illuminare dalla sua testimonianza, e così possiamo partecipare della genialità del gigante. Nella misura in cui il popolo cristiano si muove nel solco della sua testimonianza, il mondo vedrà fiorire persone capaci di partecipare alla costruzione del bene comune a partire dalla certezza che Cristo salva l’uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è possibile condividere uno sguardo carico di speranza con tutti, anche con chi non professa alcuna fede religiosa?&lt;br /&gt;Non abbiamo lezioni da impartire a nessuno, ma un tesoro ricevuto da testimoniare a tutti. Siamo stati scelti nella nostra piccolezza per portare ovunque lo sguardo con cui Gesù guarda gli uomini. Nella misura in cui siamo investiti da questo sguardo, possiamo renderlo presente a chiunque e fare un pezzo di strada insieme per rendere più umana la convivenza. Lo dimostra, ad esempio, la ricchezza di umanità che ha accompagnato le decine di incontri promossi dalle comunità di Cl a partire dal documento «La crisi, sfida per un cambiamento», con la partecipazione di personalità di diversa estrazione culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa chiedere alla politica e a chi ci governa perché con la loro azione alimentino una prospettiva di positività?&lt;br /&gt;Alla politica non possiamo chiedere quello che non può dare. Da essa non ci aspettiamo la salvezza, ma che crei le condizioni per stimolare e favorire le iniziative di chi costruisce per il bene comune, di chi crea lavoro, risorse, ricchezza e ambiti in cui la società possa crescere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei incontra tanti giovani, in Italia e nel mondo: come li vede?&lt;br /&gt;La questione è che ci siano adulti disponibili a prenderne sul serio il bisogno con una proposta che li interroga e li sfida. Quando incontrano testimoni credibili, quando si riaccende il motore del desiderio, emergono personalità che lasciano a bocca aperta. In fondo è un problema educativo: quando trova un alveo, la loro energia vitale prorompe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benedetto XVI ha indetto l’Anno della fede, come a indicare la necessità di tornare alle radici del cristianesimo. È un contrattacco rispetto a una secolarizzazione sempre più pervasiva e insieme una presa d’atto di quanto i cristiani stanno smarrendo le loro radici?&lt;br /&gt;Il cristianesimo continua a comunicarsi se per ogni generazione riaccade un nuovo inizio. È come in una famiglia: il fatto che i genitori siano credenti non è di per sé una garanzia che anche i figli lo diventino; deve scattare la mossa della libertà, un’adesione ragionevole alla fede. Il Papa avverte l’urgenza di riproporre il contenuto essenziale della fede perché sono prevalse concezioni che la riducono a discorso, dottrina, etica o sentimento. Ma queste riduzioni non reggono di fronte alle sfide della modernità, che ci costringe a riscoprire la natura del cristianesimo. Anche oggi è dunque necessario un nuovo inizio, per testimoniare come la ragione e la libertà trovano nella fede il loro compimento, rendendo evidente che il cristianesimo è qualcosa di umanamente conveniente. In questo senso l’Anno della fede è rivolto prima di tutto ai cristiani, ma, nella misura in cui noi vivremo un «nuovo inizio», può giovare a tutti, secondo il metodo scelto da Gesù: dare la grazia ad alcuni perché attraverso di loro possa arrivare a tutti coloro che sono disponibili ad accoglierla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra pochi giorni ricomincia la Scuola di comunità, lo strumento di educazione alla fede proposto a tutti da Comunione e liberazione. Qual è il tema del 2012?&lt;br /&gt;Nel libro «All’origine della pretesa cristiana», il testo di quest’anno, c’è una straordinaria sintonia con le motivazioni dell’Anno della fede. In quelle pagine Giussani mostra la ragionevolezza della fede attraverso lo sguardo di coloro che hanno partecipato a quel primo tentativo di «verifica» che fu la convivenza di Gesù coi discepoli. Nell’incontro che fin dall’inizio li affascinò per la sua eccezionalità, si mise in moto il desiderio di condividere con Lui tutta la vita. Cristo continua a proporsi oggi attraverso la Chiesa, incontrando tutta la nostra umanità. In un’epoca di smarrimento e confusione come questa, è motivo di gratitudine avere ricevuto la grazia della fede, che è davvero l’unica ragione per sperare. L’unica che ha la consistenza sufficiente per fare respirare l’uomo in qualsiasi circostanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CHI È&lt;br /&gt;Julián Carrón presiede la Fraternità di Cl dal 2005, dopo la morte di don Giussani, che lo aveva voluto a Milano per condividere con lui la conduzione del Movimento. Nato nel 1950 a Navaconcejo (Cáceres, Spagna), a 10 anni entra nel Seminario di Madrid, nel 1975 viene ordinato sacerdote e l’anno successivo si laurea in Teologia, con specializzazione in Sacra Scrittura, presso l’Università Pontificia Comillas. Nel 1984 consegue il dottorato in Teologia. Da sette anni insegna Introduzione alla Teologia, presso l’Università Cattolica di Milano, nella stessa cattedra in cui insegnava Giussani. Nel 2008 è nominato da Benedetto XVI Consultore del Pontificio Consiglio per i Laici e nel 2011 del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.&lt;br /&gt;Giorgio Paolucci - avvenire&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-703084315143549927?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/703084315143549927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=703084315143549927' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/703084315143549927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/703084315143549927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/carron-una-speranza-piu-forte-della.html' title='Carrón: una Speranza più forte della crisi'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-VyuL3rqm56c/Tx39x8pnMNI/AAAAAAAABPs/X-Htcw6NGlM/s72-c/carron1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-1127418186429010461</id><published>2012-01-21T07:39:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T07:54:47.314-08:00</updated><title type='text'>"ALL'ORIGINE DELLA PRETESA CRISTIANA" Presentazione del libro  di L.Giussani</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-uCg9Ak0NaXU/Txrcd4n_fSI/AAAAAAAABPg/Vn6NFj6CTLY/s1600/PZ_Invito_1%2B%25287%2529.png"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-uCg9Ak0NaXU/Txrcd4n_fSI/AAAAAAAABPg/Vn6NFj6CTLY/s400/PZ_Invito_1%2B%25287%2529.png" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5700110684365225250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-1127418186429010461?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/1127418186429010461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=1127418186429010461' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/1127418186429010461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/1127418186429010461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/allorigine-della-pretesa-cristiana.html' title='&quot;ALL&apos;ORIGINE DELLA PRETESA CRISTIANA&quot; Presentazione del libro  di L.Giussani'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-uCg9Ak0NaXU/Txrcd4n_fSI/AAAAAAAABPg/Vn6NFj6CTLY/s72-c/PZ_Invito_1%2B%25287%2529.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-6430288374737637405</id><published>2012-01-20T06:38:00.000-08:00</published><updated>2012-01-20T06:48:58.453-08:00</updated><title type='text'>Contro l'etica dell'utile</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-25L1wvhAG9U/Txl9EAmduwI/AAAAAAAABPU/a6swLLJKkY0/s1600/Insegnante.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 169px; height: 226px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-25L1wvhAG9U/Txl9EAmduwI/AAAAAAAABPU/a6swLLJKkY0/s400/Insegnante.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5699724311248354050" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Pochi  giorni fa mi è capitato un fatto che mi ha molto interrogato. Vengo contattato dalla mamma di un mio allievo, preoccupata per l’impassibilità del ragazzo davanti ad una grave insufficienza in Latino, materia per lui ostica, di scarso valore nella vita di tutti i giorni, per la quale non si intravede lo scopo di studio. Vedo la donna concentrata sul cinismo del figlio verso la materia scolastica. Allora le espongo la mia preoccupazione che non riguarda il voto in sé. Il ragazzo pochi giorni prima, commentando la gita scolastica in una bella città, mi  aveva stupito in quanto giudicava l’esperienza inutile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’etica dell’utile ha ormai coinvolto tutti gli ambienti e tutti gli atteggiamenti creando uno scetticismo di fondo, un’incapacità a vivere bene e pienamente le esperienze.&lt;/span&gt; La madre, sola nel grande compito dell’educazione dei figli, non aveva mai pensato e prestato attenzione a questo fatto. Nel contempo, ora si sentiva in colpa e responsabile, perché lei spesso a cena aveva parlato della vita in maniera disillusa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritengo quest’episodio molto significativo. In primis ci dice che spesso noi genitori siamo interessati più all’andamento scolastico dei nostri figli che alla loro vita e al loro vero bene. Riduciamo le nostre domande alla fatidica richiesta: «Come è andata la scuola?». &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il ragazzo non può che trincerarsi dietro una risposta monosillabica che chiude ogni comunicazione. Se a mia figlia, che ha sei anni, io chiedo se abbia imparato qualcosa di interessante e di bello, lei è più propensa a parlare. A tavola, a cena, ognuno di noi racconta che cosa sia capitato di interessante durante la giornata. Mi sembra un modo per spalancarsi di fronte all’avventura della vita alla ricerca di ciò che ci capita e che renda bella e interessante la vita stessa&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo, constato che la disillusione e il cinismo abitano normalmente negli ambienti di noi adulti. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La giovinezza è un atteggiamento dell’animo, che si protende con stupore e con meraviglia verso la realtà e la vita.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Mia nonna, che ha novantasei anni, è sempre interessata a quanto accade. Può accadere ai giovani di essere più vecchi nello spirito rispetto agli anziani. Quando questo accade, la responsabilità è, però, spesso di genitori, di maestri e di educatori che coprono con la tristezza e la disillusione sulla vita l’entusiasmo e le domande tipiche della gioventù.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In terzo luogo, come diceva Teilhard de Chardin, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;la cosa più grave che possa accadere all’umanità (e, quindi, a me come uomo) non è la pestilenza, non è la malattia, ma la perdita del gusto di vivere. L’etica dell’utilitarismo ha seriamente intaccato la capacità dell’uomo di vivere con intensità la realtà. Il mio io non si muove più con meraviglia nel «gran mare dell’essere», come Dante chiama la realtà, ma usa gli affetti, l’amore, l’amicizia, la conoscenza, i rapporti umani per un tornaconto che abbiamo in mente. La realtà, le cose e le persone non valgono più in quanto tali, ma per i miei progetti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’etica dell’utilitarismo è un’altra sfaccettatura dell’ideologia imperante nell’epoca contemporanea. Così, non si conoscono più davvero le cose e le persone, ma le si sfruttano. Non può rimanere, al fondo, che tristezza. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;All’etica dell’utile «economico» si dovrebbe sostituire l’etica del conveniente e corrispondente a livello umano. Dovremmo chiederci: che cosa davvero mi corrisponde, che cosa può rendermi lieto, che cosa è buono per il mio destino?&lt;/span&gt; Giova ricordare un passo dei Promessi sposi, tratto dal capitolo XXXVIII ove Manzoni ci descrive come emblematica della situazione esistenziale dell’uomo l’immagine dell’infermo, mai soddisfatto del proprio letto e sempre alla ricerca di cambiare situazione, perché la propria è sempre insoddisfacente. Una volta che il malato ha trovato un altro letto, scopre, però, che questo è ancora più scomodo e che, forse, si stava meglio prima. Ecco perché &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;converrebbe, ci dice il Manzoni, forse pensare a far bene, più che a star bene e forse si starebbe meglio. Questa per Manzoni è la vera convenienza e corrispondenza al cuore dell’uomo: l’amore&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Detto questo e per ritornare al punto di partenza del nostro discorso non ritengo questo il luogo di difendere il Latino. Forse, in un altro momento risponderò con ampiezza alla grandissima utilità di questa disciplina classica. Nel bellissimo film «The millionaire» un ragazzo di strada riesce a rispondere a tutte le domande poste nel concorso perché ognuna di esse riguardava un aspetto della vita che lui aveva vissuto con intensità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Affrontare con entusiasmo e con serietà tutta la realtà che abbiamo di fronte è la posizione più umana e più intelligente, che ci permette di capire meglio noi stessi e la realtà in cui la sfida della vita ci fa inoltrare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Giovanni Fighera - http://www.labussolaquotidiana.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-6430288374737637405?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/6430288374737637405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=6430288374737637405' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6430288374737637405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6430288374737637405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/contro-letica-dellutile.html' title='Contro l&apos;etica dell&apos;utile'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-25L1wvhAG9U/Txl9EAmduwI/AAAAAAAABPU/a6swLLJKkY0/s72-c/Insegnante.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-4227482323695342763</id><published>2012-01-20T06:15:00.000-08:00</published><updated>2012-01-20T06:30:32.124-08:00</updated><title type='text'>Quando la Chiesa non può tacere.Sulla vicenda della rappresentazione teatrale “Sul concetto di volto del Figlio di Dio”, in programma a Milano</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-p0ZPjRTkZiU/Txl6FJRGl7I/AAAAAAAABPI/7VGqPZoMIzw/s1600/Volto%2Bmessa.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 282px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-p0ZPjRTkZiU/Txl6FJRGl7I/AAAAAAAABPI/7VGqPZoMIzw/s400/Volto%2Bmessa.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5699721032219662258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervengo sulla base delle notizie lette e ascoltate in questo periodo. Notizie che sono a volte confuse e contraddittorie sui dettagli, ma chiare quanto alla sostanza, provengono da fonti diverse e certamente perciò non sono ideologicamente condizionate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi pare che innanzitutto ci sia da dire che questo è un episodio miserevole dal punto di vista della espressione, non dico artistica, ma dell’espressione umana. Ed è certamente la conferma di quello che ho già detto immediatamente dopo gli scontri di Roma del 15 ottobre scorso, in ordine alla distruzione della statua della Madonna: il filo conduttore, che unisce espressioni che apparentemente sembrano divergere moltissimo, è l’anticristianesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ormai l’ideologia dominante è quella anticristiana, quella che tende all’abolizione sistematica della presenza e dell’annunzio cristiano, sentito come una anomalia che mette in crisi questa omologazione universale operata dalla mentalità laicista, consumista, istintivista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi da questo punto di vista il giudizio non può che essere inappellabilmente negativo: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;è un’espressione meschina di una volontà di eliminare la tradizione cristiana, in questo caso colpendo il contenuto fondamentale della fede. Colpendo l’immagine e la figura di Gesù Cristo nei confronti del quale nella scritta finale – credo che apparirà ancora malgrado tutte le modificazioni a cui in qualche modo sono stati costretti – apparirà il rifiuto di essere figli di Dio. E quindi si manifesta la volontà di sostituire alla figliolanza divina la proclamazione della propria autonomia e autosufficienza, che è stato il delirio della modernità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è poi il problema della reazione. Su questo io mi devo avventurare con molta circospezione perché non intendo prestare il fianco a nessuna critica nei confronti di altre Chiese o di altri confratelli. Sono stato molto lieto nell’apprendere che - in situazione analoga - la Chiesa francese e in particolare il capo della Conferenza episcopale francese, il cardinale di Parigi, ha proposto un gesto rigorosamente penitenziale in ordine a questa blasfemia implicando la struttura fondamentale della Chiesa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io mi chiedo questo, e su questa domanda mi fermo: una Chiesa particolare - o una connessione di Chiese particolari che aderiscono alle Conferenze episcopali nazionali - che non reagisca in termini assolutamente essenziali e pubblici a questo attacco violento alla tradizione cattolica, io mi chiedo: se non interviene su questo punto, su che cosa interviene?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa mette più in crisi la possibilità di una comunicazione obiettiva della fede di questa serie di iniziative tese a screditare, a criminalizzare, a corrompere la nostra tradizione? Certo che se le Chiese cosiddette ufficiali – ma il termine mi è assolutamente ostico perché la Chiesa è una sola, non è né quella ufficiale né quella carismatica, la Chiesa è il mistero del popolo di Dio nato dal mistero di Cristo morto e risorto e dall’effusione dello Spirito, quindi c’è una Chiesa sola –; se la Chiesa non reagisce adeguatamente in modo certamente non rancoroso, non livido, assumendo in senso uguale e contrario l’atteggiamento demenziale di questi parauomini di cultura; se non reagisce la Chiesa, allora necessariamente possono intervenire in maniera protagonistica gente o gruppi che nella Chiesa non hanno a cuore soltanto la difesa della Chiesa ma hanno a cuore l’espressione legittima delle loro convinzioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora poi non si dica che la protesta è dei tradizionalisti; la protesta è dei tradizionalisti perché la Chiesa come tale non prende una posizione, che a me sembrerebbe assolutamente necessaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella mia diocesi non è previsto lo spettacolo, fortunatamente. Questo è il vantaggio delle piccole comunità diocesane, ai margini del grande impero massmediatico. Ma nel caso che nella diocesi di MIlano questo spettacolo si verificasse effettivamente, io devo considerare che sono ancora immanente alla Chiesa di Milano e vi sarò finché campo. Sono capo, sono padre della Chiesa di San Marino-Montefeltro, ma sono figlio della Chiesa di Sant’Ambrogio e di San Carlo, nella quale ho ricevuto il battesimo e tutti i sacramenti fino all’ordinazione episcopale. Non potrò quindi non considerare una presa di posizione discreta, misurata, che dica il dissenso di un vescovo di origine ambrosiana nei confronti di quello che accade nell’ambito della società milanese.&lt;br /&gt;di Mons.Luigi Negri vescovo di San Marino-Montefeltro&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-4227482323695342763?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/4227482323695342763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=4227482323695342763' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4227482323695342763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4227482323695342763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/quando-la-chiesa-non-puo-taceresulla.html' title='Quando la Chiesa non può tacere.Sulla vicenda della rappresentazione teatrale “Sul concetto di volto del Figlio di Dio”, in programma a Milano'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-p0ZPjRTkZiU/Txl6FJRGl7I/AAAAAAAABPI/7VGqPZoMIzw/s72-c/Volto%2Bmessa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-3193736006014071673</id><published>2012-01-18T09:48:00.001-08:00</published><updated>2012-01-18T09:48:42.143-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://www.net-parade.it/attestato_riconoscimento.aspx?sito=lorenzomussuto.blogspot.com&amp;amp;t=6"&gt;&lt;img alt="10000 punti ottenuti" src="http://tools.net-parade.it/images/06_award_10000_punti.png" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-3193736006014071673?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/3193736006014071673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=3193736006014071673' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3193736006014071673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3193736006014071673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/10000-punti-ottenuti.html' title=''/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-6640586359437512</id><published>2012-01-14T04:30:00.000-08:00</published><updated>2012-01-14T04:40:35.182-08:00</updated><title type='text'>L'ora che vale una vita</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-D3uXh-ZzJVI/TxF2cp_1zaI/AAAAAAAABO4/Eg8mP-e8_LY/s1600/giovanni%2Be%2Bandrea%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 169px; height: 226px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-D3uXh-ZzJVI/TxF2cp_1zaI/AAAAAAAABO4/Eg8mP-e8_LY/s400/giovanni%2Be%2Bandrea%2B.jpg" border="0"alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5697465238282423714" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Andarono e videro dove dimorava e quel giorno rimasero con lui; &lt;br /&gt;erano circa le quattro del pomeriggio”&lt;br /&gt;Giovanni 1,39&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E’ come ricordare il primo incontro con la donna amata. O il giorno e l’ora della nascita del figlio. Un avvenimento che cambia la vita. Per Giovanni e Andrea è stata un’ora impensata, straordinaria, impossibile da dimenticare.&lt;/span&gt; Cosa è accaduto?  Gesù è appena uscito allo scoperto. In mezzo a tanta gente  anche lui è andato al fiume, e Giovanni Battista, dalla riva, l’ha subito scorto e segnalato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggendo la cronaca di quell’avvenimento registrata nei Vangeli abbiamo quasi l’impressione che il suo grido sia risuonato ai quattro venti, risvegliando il mondo. In realtà ci hanno badato  solo Giovanni e Andrea, due giovani pescatori che s’erano presi una vacanza dal lavoro, attratti come tanti altri dal nuovo profeta del fiume. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Così è cominciata l’avventura della loro vita, e così è cominciata la storia che ha coinvolto tante altre persone nei secoli, fino a toccare anche noi. Un lieve passaggio, il fruscio dei passi sul greto del fiume, un batticuore, un’incertezza dei due che gli camminano dietro: “E adesso, lo chiamiamo?”. E’ Gesù stesso a voltarsi: “Che cosa cercate?”. Cercano quello che da secoli, da sempre, gli uomini stanno cercando. Cercano il suo volto, il suo cuore, la sua mano forte. Cercano una casa, la sua casa, dove abitare con lui. Cercano la strada, la sua strada, da percorrere insieme con lui. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Adesso lui è davanti a loro, li invita a casa sua, ed essi stanno con lui tutto quel giorno. Il giorno seguente Andrea lo dice subito al fratello Pietro, insieme lo dicono agli amici; tornano da lui nei giorni seguenti, gli vanno dietro senza indugio quando, mentre sono in mare con la piccola cooperativa di pesca, Gesù li chiama a stare con lui sempre, diventando pescatori in un mare più grande. Quella al fiume Giordano è un’ora decisiva, l’ora della vita, l’ora del mondo.&lt;br /&gt;don Angelo Busetto14-01-2012 -http://www.labussolaquotidiana.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-6640586359437512?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/6640586359437512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=6640586359437512' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6640586359437512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6640586359437512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/lora-che-vale-una-vita.html' title='L&apos;ora che vale una vita'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-D3uXh-ZzJVI/TxF2cp_1zaI/AAAAAAAABO4/Eg8mP-e8_LY/s72-c/giovanni%2Be%2Bandrea%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-7988670549581350452</id><published>2012-01-13T10:51:00.000-08:00</published><updated>2012-01-13T13:18:15.458-08:00</updated><title type='text'>Appunti dalla Scuola di comunità con Julián Carrón Milano, 11 gennaio 2012</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-NhtwDGPV5bc/TxCfbkkwG4I/AAAAAAAABOs/_dbvU7MRWeY/s1600/SdC%2BCarrono%2B6132.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 305px; height: 204px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-NhtwDGPV5bc/TxCfbkkwG4I/AAAAAAAABOs/_dbvU7MRWeY/s400/SdC%2BCarrono%2B6132.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5697228824646785922" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Testo di riferimento: Il senso religioso, capitolo XIV, Rizzoli, Milano 2010, pp. 185-195.&lt;br /&gt;• Parsifal (Canzone dell’ideale)&lt;br /&gt;• Mandulinata a Napule&lt;br /&gt;Gloria&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Buon anno a tutti! E che cosa c’è di meglio per incominciare l’anno che questo capitolo de Il senso religioso! Perché non c’è un altro capitolo così vertiginoso, possiamo dire, cioè che esprime così bene lo  «struggimento»  (è la parola che usa don  Giussani) della ragione di poter conoscere l’incognito. Lo stesso struggimento  che abbiamo appena percepito in  questo  canto  napoletano, la tensione a «entrare nel mistero che sottende l’apparenza». Questo è quello che sentivano Ulisse e i&lt;br /&gt;compagni. Ma questa posizione è una pazzia per la “saggezza” della mentalità comune. E allora ciascuno di noi si trova davanti a questa lotta tra l’umano (cioè il senso religioso) e il disumano(cioè la posizione positivista). Ed  è la lotta che ciascuno di noi vive in ogni momento  nel suo rapporto con la realtà: vivere le colonne d’Ercole come un confine o come un invito. Questo è il dramma della vita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ho letto questo capitolo ho provato un’enorme sproporzione. Mi dicevo: la natura del mio umano  è quella  di andare oltre, ma  sarà  proprio  vero?  Continuavo  a  rileggerlo, ma  questa domanda continuava a rimanermi dentro, e alla fine l’avevo un po’ chiusa dicendomi che secondo me io  non sono  fatta così. Poi sono  partita  per le vacanze, è venuta  a  trovarmi una  mia  amica affrontando il viaggio con la neve, ed era tutta contenta; la sera è andata a letto e mi ha mandato un messaggio bellissimo che diceva: «Ma chi è che mi vuole così bene per essere accolta così?». E&lt;br /&gt;io le ho risposto: «E io ti invidio», spiegandole poi, il giorno dopo, perché. Era andata oltre, come dice questo capitolo. Poi ho  incontrato una signora  che mi dà una  mano a  fare le pulizie; mi raccontava di essere stata a Venezia con la figlia (che non aveva mai visto il mare), e quest’ultima è scoppiata a piangere dicendo: «Ma che bello questo mare; ma che cos’è che è così immenso?». E allora  è stato  un altro  contraccolpo, perché mi sono  detta: anche in lei (che non  è cristiana) l’umano è andato oltre, quindi è vera questa cosa che il don Gius ci ha detto, che il nostro umano è fatto per andare oltre. Allora mi sono accorta che c’è qualcosa che blocca il mio umano ad andare oltre. Ho vissuto quindici giorni in vacanza in cui mi sono resa conto che, se fossi andata oltre, non sarebbero stati un lamento o solo una fatica. Voglio capire se c’è qualcosa che blocca questa mia natura dell’umano.&lt;br /&gt;C’è qualcosa che blocca. Infatti, anche se uno a volte non si sente di andare oltre – e lo giustifica dicendo: «Non sono fatto così» –, la realtà rilancia la questione mettendogli davanti delle persone che con  una semplicità disarmante documentano e testimoniano  che non  è così, che non si può chiudere la partita così in fretta. E si apre la domanda: perché in noi sentiamo questo blocco? La nostra amica non sta dicendo qualcosa di cui non abbiamo esperienza: quello che lei ha il coraggio &lt;br /&gt;di dire davanti a tutti è quello che noi, a volte, non abbiamo il coraggio di confessare neanche a noi stessi! Allora che cosa ci blocca, pur avendo a disposizione un capitolo così, una proposta così, noi tutti quanti che abbiamo  incontrato Cristo? È questo  il dramma; non stiamo  parlando solo  degli uomini prima di Cristo, stiamo  parlando  di noi che sperimentiamo  questo  dramma. Per questo  è giustissima la domanda che ci fa lei, perché ci mette davanti a una questione che dobbiamo affrontare, perché è il nostro dramma. Non pensiamo di essere immuni dal positivismo solo perché lo sappiamo definire! Non basta per liberarsene. Infatti, come vediamo, poi ci sorprendiamo nella realtà di esserci immersi fino al collo in questo positivismo, per cui la realtà, invece di un invito, è semplicemente un confine che ci blocca. Lasciamo aperta la questione.&lt;br /&gt;2&lt;br /&gt;Questo  capitolo  de Il senso religioso è forse il mio  capitolo  preferito; mi ha sempre affascinato, anche esteticamente, forse anche per il riferimento iniziale all’Ulisse di Dante che mi ha sempre colpito. In questo tempo in cui tu ce lo hai dato come compito, io l’ho riletto tante volte, e mi ha fatto  impressione il fatto  che ero  d’accordo, anche entusiasticamente, ma non vedevo “spostamenti” in me, e mi ero anche un po’ preoccupata per questo. Poi l’altro ieri, partecipando a una riunione con te, a un certo punto ti ho posto un problema su una situazione su cui avevo un certo giudizio, e tu mi hai detto – rispetto al fatto che io ero intervenuta dicendo: «Mi sembra che questo sia  giusto, mi sembra  che questo sia sbagliato»  –: «No, guarda, devi andare da  quella persona e porle questa domanda: “Ma di che cosa è esigenza questo vostro problema?”». Io sono rimasta  molto  colpita  da  questa  tua  osservazione, perché ho sentito questo  quattordicesimo capitolo  non  più  come un  discorso, ma come un  movimento rispetto  al vivere, tanto  che poi il giorno  dopo  l’ho  riletto sull’onda  dello  spostamento  di posizione che aveva posto  la tua&lt;br /&gt;osservazione, e ho cominciato a entrarci. Mi è sembrato di capire questo: che il mio Mediterraneo è continuare a definire che «questo è giusto e questo è sbagliato» (in fondo, mi muovo sempre così),mentre è una presenza che ti fa risentire che tu sei Ulisse. E non varchi le colonne d’Ercole del Mediterraneo solo perché parli dell’Oceano, ma perché l’Oceano presente ti fa risentire la totalità&lt;br /&gt;della  tua  esigenza. L’osservazione che tu  mi hai suggerito  di porre a  quella  persona  è un’osservazione che io ho sentito posta a me: era Cristo presente che mi faceva risentire, come ci hai detto nell’articolo su L’Osservatore Romano a Natale, l’ampiezza dell’esigenza che ho (e che io riduco sempre). E così d’improvviso quel capitolo non descriveva più quello che io dovrei essere, ma  quello  che sono. Mi ha fatto impressione che ieri pomeriggio, parlando con  un amico  a cui&lt;br /&gt;voglio molto bene e a cui ho detto tante volte quello che è giusto fare, mi sono ritrovata a dirgli: «Ma  di che cosa  è esigenza  questo  tuo  muoverti?», immediatamente riusando, senza  quasi accorgermene, la  stessa frase che tu  avevi detto  a  me lunedì, sentendo  in me e in  lui questo struggimento che detta ogni nostra mossa, sia quelle giuste sia quelle sbagliate. Oppure mi ha fatto&lt;br /&gt;impressione che questa  mattina  a  scuola  – sto  trattando  il nazismo  – ho  fatto  una  lezione sui giovani tedeschi della  “Rosa  Bianca”, sfidando i miei alunni a  partire da  questa  esigenza di totalità; non avevo pensato di farla perché avevo già giudicato che questi non avrebbero capito, e sono rimasta invece colpitissima  dal fatto  che siccome tu mi avevi reso  di nuovo “Ulisse”, io li guardavo da Ulisse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Qual è il nostro positivismo? Che noi cerchiamo di chiudere la partita, definendo quello che è giusto e quello che non lo è. Non è questa la posizione esistenziale che mette la vertigine nella vita, perché la legge antropologica, dice questo capitolo, è rimanere sospeso a una volontà che non conosco. E questo, scrive don Giussani a pagina 189, è l’unico atteggiamento ragionevole, razionale: «La vera legge morale [quella che esprime al meglio che cosa siamo] sarebbe quella di essere sospesi al cenno  di questo ignoto  “signore”, attenti ai segni di una volontà che ci apparirebbe attraverso la pura, immediata circostanza. Ripeto [insiste!]: l’uomo, la vita razionale dell’uomo dovrebbe essere sospesa all’istante, sospesa in ogni istante a questo segno apparentemente così volubile, così casuale che sono  le circostanze attraverso  le quali l’ignoto  “signore” mi trascina, mi provoca al suo  disegno». Ma noi pensiamo che questo “signore” sia matto! Pensiamo che noi siamo la misura di quello  che questo  “signore”, se fosse intelligente come noi, dovrebbe fare! E, siccome continuamente ci provoca a qualcosa che noi non  capiamo, che ci porta oltre, oltre, oltre in  una modalità che a noi sembra assolutamente irragionevole, noi pensiamo che questo essere sospesi così sia la pazzia più grande che si possa dare. Invece Giussani prosegue: «Dir “sì” a ogni istante [...] semplicemente aderendo  alla pressione delle occasioni. È una posizione vertiginosa», questa è la vera natura dell’uomo religioso. Ma chi può  vivere così? Forse per qualche momento, ma poi decadiamo. Mi scrive una persona raccontandomi come sta vivendo una certa circostanza:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; «Parto da un fatto successo il primo di settembre di quest’anno. Una cara amica prossima al matrimonio, di una intelligenza e una sensibilità rare, è stata colpita da una emorragia cerebrale. Ha lottato tra la vita e la morte per circa due mesi. Questo  fatto  mi ha travolto  per l’amicizia con  lei e la sua famiglia, ma anche per professione essendo io dottore. Sono passata attraverso varie fasi. Prima ho&lt;br /&gt;3&lt;br /&gt;cercato di eludere l’urgenza delle domande che l’imponenza di questo fatto suscitava, occupandomi degli aspetti medici e organizzativi: ho messo a disposizione la casa, ho tenuto le fila delle questioni mediche eccetera. Andavo in rianimazione facendo fatica a reggere il suo sguardo vuoto o quello pieno  di domande dei suoi familiari, e scappavo  con la scusa di andare a vedere le lastre o  altri esami; insomma, evitavo l’urto dedicandomi ad attività “socialmente utili”. Ma non ho retto molto&lt;br /&gt;perché le cose precipitavano e la domanda di senso  che questo fatto  misterioso suscitava non riusciva più  a essere soffocata dalla “distrazione” dell’attività di medico. E allora è iniziato  un dialogo acceso con il Mistero, un dialogo senza tregua. Ho accettato, o forse sono stata costretta a lasciarmi ferire. La percezione della vibrazione dell’essere è diventata il tessuto della mia giornata come mai lo è stato prima. Ho anche sperimentato che la vita, vissuta come percezione continua e&lt;br /&gt;viva del Mistero, si riaccende. Mi sono appassionata di più al valore del mio lavoro, al destino dei miei figli, di mio marito, degli amici; le cose bruciavano di più, è vero, ma così è tutto più intenso.&lt;br /&gt;Però – inizio con i però – ho sperimentato che questo non basta. La persistenza in questa posizione vertiginosa, che peraltro è quasi impossibile mantenere a lungo, alla fine mi portava a un sentimento  di ribellione contro questo essere senza nome e senza volto. Ho iniziato a sentire il bisogno urgente di qualcosa che mi dicesse: “Donna non piangere!”, e fosse tenero e convincente nel dirmelo; ho iniziato a sentire il bisogno di qualcuno che mi proponesse una strada concreta, senza nulla togliere alla percezione del Mistero, ma che al tempo  stesso  mi facesse assaporare la bellezza del Suo essersi piegato sulle nostre vite. Nel momento  in  cui lo  desideravo, forse prima, è accaduto [ha avuto  alcune persone che l’hanno  accompagnata in  questa situazione]. Se non ci fosse stato  qualcuno  che si è piegato  su  di me dicendomi: “Donna non  piangere”, io  sinceramente della&lt;br /&gt;percezione vivissima di un Mistero senza volto non me ne sarei fatta alcunché. Questi fatti non mi hanno tolto il senso del Mistero, che di fronte alla mia amica martoriata nel corpo e nella mente rimane più  vivido  che mai. Quando sono  venuta alla Giornata d’inizio  anno, in  cui per due ore consecutive hai parlato  della vibrazione dell’essere, ho  sentito  il tuo  richiamo  come monco  di significato, mi sembrava ultimamente triste e senza respiro. Davanti alla vita così drammatica ho&lt;br /&gt;pensato: ma perché Carrón continua a parlare solo di questo rapporto del singolo con il Mistero e non ci introduce, se non  tangenzialmente, all’ipotesi di risposta? Che senso  ha questo  metodo? Sembra che il vertice di tutto sia scoprire il rapporto con Uno senza volto che fa la realtà. Ma questo non basta a me, come non basta ai miei pazienti e agli amici che soffrono, saremmo solo disperati; se questo  Dio senza volto  che fa tutte le cose non  fosse venuto  in  terra facendosi compagno  e&lt;br /&gt;trapassando il dolore, come quello della mia amica o come il mio, la realtà non avrebbe senso e non potrebbe in qualche modo essere positiva. So che sto esagerando e che il 26 gennaio non hai detto questo, ma sinceramente mi sembra che l’insistenza su questi aspetti abbia prestato il fianco a certe deviazioni irragionevoli come – si potrebbe dire così – se ci fosse una contrapposizione tra Cristo e la ragione. La realtà può essere molto bella, ma anche drammatica e dolorosa se non sono vinta dal&lt;br /&gt;cinismo dilagante e riesco a conservare una posizione pura (cosa già di per sé assai difficile se si è da soli), al massimo arrivo a percepire l’esistenza di Qualcuno senza volto che fa questa realtà, ma poi cadrei mille volte non  potendo sostenere questa vertigine, alla fine frustrata e disillusa come tutti. Allora continuare a creare questa contrapposizione tra la percezione del Mistero, l’inesorabile&lt;br /&gt;positività del reale, e il bisogno innegabile della Rivelazione è assurdo. Eppure su questa dicotomia inutile la nostra comunità si sta spaccando. Mi sembra che ci sia proposto  come modello  un rapporto  protestante con  un Dio senza volto  che alla fine prende i contorni di ciò  che mi fa più comodo o, peggio, di una proiezione malata del mio pensiero». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ciascuno può giudicare se questa è stata la proposta il 26 gennaio... Perché il 26 gennaio, se da qualcosa sono partito, è stato proprio dal contrario: dall’incontro cristiano, dal fatto di Cristo come esperienza reale. Giussani ha sempre detto che il nostro punto di partenza non è il naturale senso religioso, bensì l’annuncio cristiano; e l’annuncio  cristiano  si vede che è penetrato  in  un  uomo  dal fatto  che ridesta le sue esigenze originali. Il punto di partenza è stato questo, e tutta l’evoluzione della lezione è stata questa. Nel quarto  punto, che è quello  che mi interessa adesso  per collegarlo  al capitolo  di oggi, dicevamo: «Solo un cristianesimo che conserva la sua natura originale, i suoi tratti inconfondibili di presenza&lt;br /&gt;4&lt;br /&gt;storica contemporanea – la contemporaneità di Cristo  –, può  essere all’altezza del reale bisogno dell’uomo, ed è perciò in grado di salvare il senso religioso», cioè la possibilità di entrare in ogni circostanza pur vertiginosa che sia. E avevamo aggiunto: «“Cristo me trae tutto, tanto è bello!” [...].&lt;br /&gt;È questa bellezza, come splendore del vero, l’unica cosa in grado di ridestare il desiderio dell’uomo  e di muovere così potentemente l’affezione da rendere possibile in continuazione l’apertura della sua ragione alla realtà che ha davanti [...]. La contemporaneità di Cristo consente così alla ragione tutta la sua apertura, permettendole di raggiungere un’intelligenza della realtà prima sconosciuta:&lt;br /&gt;ogni cosa, ogni circostanza, anche la più banale, è esaltata, diventa segno, “parla”, è interessante da vivere. L’uomo così ridestato e sostenuto dalla presenza di Cristo può vivere finalmente da uomo religioso  [tanto  è vero  che avevamo  intitolato  questo  ultimo  passaggio: «Cristo  salva il senso religioso»: perciò continuare a contrapporre le due cose è contro quello che ho detto!], sostenere la&lt;br /&gt;vertigine della vita, circostanza dopo circostanza [qualsiasi circostanza]». E più avanti dicevo: «La contemporaneità di Cristo si rivela così indispensabile per vivere appieno il senso religioso, cioè per avere l’atteggiamento  giusto  davanti al reale», per vivere questa vertigine che nemmeno  dopo l’Incarnazione ci viene risparmiata, come descrive la lettera che vi ho appena letto. Senza il&lt;br /&gt;riconoscimento  della contemporaneità di Cristo  quel che viene meno  è questo slancio  del senso religioso. Perché don Giussani insiste sull’uso della ragione? Perché il Papa insiste sull’uso della ragione? Anche loro sono protestanti? Mi sembra troppo! In realtà, qui ritorna quel che ci ha detto con sincerità l’amica del primo  intervento  di stasera: uno  può stare davanti al reale dopo Cristo senza che si ridesti la drammaticità davanti al reale. Don  Giussani lo  spiegava così in  una&lt;br /&gt;conferenza del 1985: «Noi cristiani nel clima moderno  siamo  stati staccati non  dalle formule cristiane, direttamente, non  dai riti cristiani, direttamente, non  dalle leggi del decalogo  cristiano, direttamente. Siamo stati staccati dal fondamento umano, dal senso religioso. Abbiamo una fede che non  è più  religiosità. Abbiamo  una fede che non  risponde più  come dovrebbe al sentimento religioso; abbiamo una fede cioè non consapevole, una fede non più intelligente di sé». &lt;br /&gt;Quando dice questo, don Giussani sta parlando di qualcosa che tutti possiamo riconoscere nella nostra vita, o no?&lt;br /&gt;Dopo Cristo  noi possiamo  essere piatti, ché possiamo sapere le formule cristiane e non  avere il senso  del Mistero. È evidente che, senza che si ridesti in  noi costantemente questo  fondamento umano, la realtà non ci parla. Se siamo facilitati da un testimone, allora la realtà comincia a parlarci, come dice questa lettera:&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;«Al termine dell’ultima Scuola di comunità, nel tornare a casa e salutando&lt;br /&gt;mia moglie le ho detto che dopo quello che avevo sentito da te e provato come contraccolpo dentro,nessuna circostanza poteva più  abbattermi. La chiarezza era totale. Ero  convintissimo  che non poteva esserci circostanza dove uno non poteva riconoscere la presenza di Uno che non mi lascerà mai. Dopo appena cinque giorni al lavoro si è aperta una vertenza sindacale che non si sa a quanti licenziamenti porterà. Io, pur essendo  da anni rappresentante sindacale, e avendo  già vissuto&lt;br /&gt;purtroppo  queste vicende, in  questa occasione mi sono  completamente paralizzato. Lo  stesso  periodo  natalizio  l’ho vissuto  con  un  vuoto indescrivibile. Mia moglie giustamente, proprio alla vigilia di Capodanno, mi inchioda e dice: “Ma che ti sta succedendo? Tu non eri quello che fino a pochi giorni addietro dicevi che non c’era circostanza che ti poteva mai più abbattere?”. Non sono riuscito a replicare. A partire dalla vicenda del lavoro, sentivo un vuoto dentro che non riuscivo a&lt;br /&gt;colmare con i discorsi, con la forza di volontà o pensando alla mia famiglia, neppure a mio nipote o anche alla responsabilità che ho all’interno del movimento. Per la prima volta penso di non aver fatto il passo indietro archiviando il tutto; sono andato avanti fino in fondo partendo proprio da quel vuoto immenso, da quella mancanza; non dovevo spostarmi. Ed è lì, dalla mancanza che nessuno poteva colmare, che ho ricominciato  ad avvertire il Suo  abbraccio, fino  ad  affrontare anche la&lt;br /&gt;vertenza sindacale con insperata letizia. Non so se mi sbaglio, in questo cerco una tua correzione, ma senza il percorso sulla ragione che da tempo ci stai facendo fare, alla fine senza troppo clamore avrei accantonato  tutta la vicenda senza colpo  ferire. Invece, proprio  approfondendo  senza censurare nulla quel solco che poco a poco stava diventando un abisso e che mi faceva stare molto  male, sono ritornato a respirare, risentendo su di me la tenerezza di Dio: non si scandalizza della&lt;br /&gt;mia debolezza, va oltre, e meno  male».&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Se noi, davanti alle circostanze che non  ci vengono&lt;br /&gt;5&lt;br /&gt;risparmiate dopo l’incontro fatto, non possiamo affrontare la realtà così, pian piano Cristo non si dimostra così vincitore da generare una creatura nuova, cioè un soggetto diverso che ci consenta di entrare nel reale. E alla fine vivere il contenuto di questo capitolo XIV è assolutamente impossibile.&lt;br /&gt;Ma non  lo  possiamo  vivere da soli, abbiamo  bisogno  costantemente di essere generati, occorre costantemente la contemporaneità di Cristo per poter entrare in  qualsiasi circostanza con  una tranquillità profonda e una capacità di letizia, che è quello che ci ha testimoniato Cristo stesso, ché Cristo non si è ritirato dal reale, ma è entrato nel reale non come dice questo altro amico (leggo e poi rispondo): &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;«Da diverse settimane vivo con una fatica grande. Sto per perdere il lavoro, non so &lt;br /&gt;ancora se è questione di settimane o pochi mesi, ma è certo. Questo fatto inaspettato e ingiusto mi ha gettato  nello sconforto e nel panico. In queste circostanze sono  affondato. In  questi mesi ho pregato, ho domandato, ho seguito. In questo istante, mentre decido di scriverti, sto domandando di riconoscerLo. In molti istanti della giornata mi sembra che Lui non risponda, non tanto perché il mio problema resta irrisolto, ma perché non riesco a stare dentro la circostanza sostenuto dalla Sua&lt;br /&gt;presenza. È come se restasse una premessa [e una premessa non  è in  grado  di sostenere: se il cristianesimo è premessa, se il cristianesimo è soltanto una dottrina, se il cristianesimo è soltanto un insieme di regole che già sappiamo, non basta per entrare nel reale] e non una presenza dentro la mia repulsione rispetto  alla circostanza del lavoro. Ma senza di Lui io  non sto in  piedi, neanche&lt;br /&gt;quando sono in compagnia degli amici o tra le braccia di mia moglie; niente basta davvero. Non so perché Lui permette tutto questo: restare senza lavoro, lo sconforto... Non  ho risposte, per me è misterioso, ma vorrei poter dire in modo sincero che è per un mio bene [questo è il desiderio, ciò che uno  desidera per sé], poterlo  dire, poter aderire a questa circostanza, a questa modalità assolutamente banale attraverso la quale il Mistero mi sta convocando. Lo dico, ma in fondo spesso&lt;br /&gt;non lo credo. Non riesco a ripetere le parole di padre Kolbe: “Non vi chiedo istruzioni per l’uso, vi chiedo di sostenere il mio cammino”. Stamani, dopo aver detto male le Lodi e fatto male la Scuola di comunità, ho detto: Signore, insegnami a pregare, perché “chiamato a guardare in alto nessuno sa sollevare lo sguardo”. Cristo c’è, ma la fatica è riconoscerLo e attaccarmi a Lui. È incredibile, ma senza che Lui sia la cosa più  desiderata per me, resto fluttuante».&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Questo  è il nostro dramma, il dramma di ciascuno di noi. Ma che cosa ci ha testimoniato Cristo? Che cosa ha fatto davanti a noi l’uomo Cristo? È entrato nella circostanza senza ritirarsi, non fluttuante. Come? Da solo? No: per il legame assoluto  e indistruttibile con il Padre, a cui Lui vuole introdurre anche noi! Gesù non si ferma all’apparenza, non  litiga nell’orto  degli Ulivi o  con  Pilato, o  Erode, o  il sinedrio: il Suo  dialogo è con il Padre. Cristo è entrato nella storia, e da quel momento noi non siamo mai da soli.&lt;br /&gt;Senza questa coscienza noi ci illuderemo di poter vivere da uomini religiosi, magari di essere anche insieme; ma la vera questione è questo  dialogo  a cui Cristo  ci ha introdotto  per essere figli nel Figlio, per attaccarci così potentemente a Lui da poter vivere qualsiasi circostanza come figli, senza introdurre un sospetto, un dubbio, sul nostro rapporto con il Padre. Allora, questo ci dice il percorso&lt;br /&gt;che ci resta da fare affinché questa certezza nel rapporto  con  Cristo  non faccia venir meno  la ragione o  l’affezione o  la libertà, ma la renda veramente possibile. Questo  è impossibile senza Cristo, ma Cristo  non  è riducibile al nostro  dire: «Cristo», perché poi, davanti al reale, vediamo costantemente che non  basta. Dunque, o  Cristo  – come ci siamo  detti in  tutti questi mesi – è qualcosa che sta accadendo  ora nella comunità cristiana, e allora possiamo  entrare in  qualsiasi&lt;br /&gt;circostanza, oppure è impossibile affrontare la realtà in  maniera compiutamente umana. Cristo rende possibile vivere la vita con tutta la mia ragione, con tutto il mio umano; Egli è l’unico che è in grado di salvare il senso religioso, altrimenti basta che qualsiasi cosa ci scombini per andare in tilt.&lt;br /&gt;E questa è la verifica che dobbiamo  fare: Cristo  è in  grado  di generare un  soggetto  così?&lt;br /&gt;L’esperienza cristiana nella storia è in  grado  di generare un soggetto  così, una creatura nuova?&lt;br /&gt;Questa è la questione. È il lavoro che ci aspetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prossima volta – che sarà mercoledì 25 gennaio alle ore 21.30 – faremo la presentazione del testo  della nuova Scuola di comunità, che è il secondo  volume del PerCorso, All’origine della  pretesa cristiana, di don Giussani.6&lt;br /&gt;La presentazione – occasione di un incontro pubblico di CL a cui potete invitare tutti – sarà, come l’anno scorso, in diretta video da Milano.&lt;br /&gt;Fino a questo momento abbiamo fatto il nostro collegamento ogni 15 giorni, come testimonianza di un metodo nel fare la Scuola di comunità. Dopo la presentazione del 25 gennaio faremo un incontro di ripresa ogni mese circa per una verifica del lavoro fatto, in modo tale che ciascuno possa fare il paragone tra il proprio lavoro (con i gruppi con cui vi trovate di solito) e quello che accadrà alla fine di ogni mese, durante il collegamento. Questo intende favorire, come avevo detto fin dall’inizio, un lavoro di personalizzazione.&lt;br /&gt;Al numero di Tracce di gennaio è allegato il libretto con il testo degli Esercizi del Clu.&lt;br /&gt;Abbiamo voluto renderlo disponibile per tutti, come aiuto per una maggior consapevolezza di che cosa voglia dire che la realtà è positiva, perché questo tema ha suscitato parecchio dibattito. È un tentativo sintetico di rispondere a questa questione: come la realtà è positiva e come Cristo salva la ragione, la ridesta, ed è in grado di generare un soggetto capace di usare la ragione in modo diverso &lt;br /&gt;davanti al reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Banco Farmaceutico organizza, Sabato 11 Febbraio 2012, la XI Giornata nazionale di raccolta del farmaco in  circa 3.000 farmacie. Invitiamo tutti a far conoscere l’iniziativa e a partecipare a questo gesto semplice di carità, come volontari nelle farmacie. I farmaci raccolti permetteranno di aiutare 1.200  associazioni italiane che danno assistenza a 400.000  persone indigenti. Per informazioni e chiarimenti consultare il sito www.bancofarmaceutico.org&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veni Sancte Spiritus&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-7988670549581350452?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/7988670549581350452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=7988670549581350452' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7988670549581350452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7988670549581350452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/appunti-dalla-scuola-di-comunita-con.html' title='Appunti dalla Scuola di comunità con Julián Carrón Milano, 11 gennaio 2012'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-NhtwDGPV5bc/TxCfbkkwG4I/AAAAAAAABOs/_dbvU7MRWeY/s72-c/SdC%2BCarrono%2B6132.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-7772659551607500448</id><published>2012-01-13T10:24:00.000-08:00</published><updated>2012-01-13T10:42:51.998-08:00</updated><title type='text'>DANZA LENTA</title><content type='html'>Questa poesia è stata scritta da una adolescente malata terminale di&lt;br /&gt;cancro del dipartimento di pediatria del Sant'Orsola di Bologna&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-9cb2BS7kI20/TxB3buCk9xI/AAAAAAAABOg/0-k_0SzR5Fg/s1600/Danza%2Blenta%2B_n.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-9cb2BS7kI20/TxB3buCk9xI/AAAAAAAABOg/0-k_0SzR5Fg/s400/Danza%2Blenta%2B_n.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5697184846722692882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hai mai guardato i bambini in un girotondo ?&lt;br /&gt;O ascoltato il rumore della pioggia&lt;br /&gt;quando cade a terra?&lt;br /&gt;O seguito mai lo svolazzare&lt;br /&gt;irregolare di una farfalla ?&lt;br /&gt;O osservato il sole allo&lt;br /&gt;svanire della notte?&lt;br /&gt;Faresti meglio a rallentare.&lt;br /&gt;Non danzare così veloce.&lt;br /&gt;Il tempo è breve.&lt;br /&gt;La musica non durerà.&lt;br /&gt;Percorri ogni giorno in volo &lt;br /&gt;Quando dici "Come stai?"&lt;br /&gt;ascolti la risposta?&lt;br /&gt;Quando la giornata è finita&lt;br /&gt;ti stendi sul tuo letto&lt;br /&gt;con centinaia di questioni successive&lt;br /&gt;che ti passano per la testa ?&lt;br /&gt;Faresti meglio a rallentare.&lt;br /&gt;Non danzare così veloce&lt;br /&gt;Il tempo è breve.&lt;br /&gt;La musica non durerà.&lt;br /&gt;Hai mai detto a tuo figlio,&lt;br /&gt;"lo faremo domani?"&lt;br /&gt;senza notare nella fretta,&lt;br /&gt;il suo dispiacere ?&lt;br /&gt;Mai perso il contatto,&lt;br /&gt;con una buona amicizia&lt;br /&gt;che poi finita perché&lt;br /&gt;tu non avevi mai avuto tempo&lt;br /&gt;di chiamare e dire "Ciao" ?Faresti meglio a rallentare.&lt;br /&gt;Non danzare così veloce&lt;br /&gt;Il tempo è breve.&lt;br /&gt;La musica non durerà.&lt;br /&gt;Quando corri cosi veloce&lt;br /&gt;per giungere da qualche parte&lt;br /&gt;ti perdi la metà del piacere di andarci.&lt;br /&gt;Quando ti preoccupi e corri tutto&lt;br /&gt;il giorno, come un regalo mai aperto . . .&lt;br /&gt;gettato via.&lt;br /&gt;La vita non è una corsa.&lt;br /&gt;Prendila piano.&lt;br /&gt;Ascolta la musica.@&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questa ragazzina rimangono pochi mesi di vita e come ultimo desiderio ha voluto mandare una lettera per dire a tutti &lt;br /&gt;di vivere la propria vita pienamente, dal momento che lei non potrà farlo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-7772659551607500448?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/7772659551607500448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=7772659551607500448' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7772659551607500448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7772659551607500448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/danza-lenta.html' title='DANZA LENTA'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-9cb2BS7kI20/TxB3buCk9xI/AAAAAAAABOg/0-k_0SzR5Fg/s72-c/Danza%2Blenta%2B_n.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-5689466222479209566</id><published>2012-01-12T09:54:00.000-08:00</published><updated>2012-01-12T10:14:27.440-08:00</updated><title type='text'>Niente nichilismo, siamo uomini</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-yKsq-Ep3MBE/Tw8fXaPMkLI/AAAAAAAABOU/NvopVDnOl_4/s1600/Londra%2B-Millennium%2BBridge.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 265px; height: 194px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-yKsq-Ep3MBE/Tw8fXaPMkLI/AAAAAAAABOU/NvopVDnOl_4/s400/Londra%2B-Millennium%2BBridge.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696806540687478962" /&gt;&lt;/a&gt;Un weekend con don Julián Carrón per le comunità anglofone. Dialoghi e testimonianze tra adulti e più giovani. Nella scoperta che la realtà è positiva sempre. Anche davanti alla morte di tuo padre...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Londra, il Millennium Bridge&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sunningdale, cittadina ai confini di Londra e casa del tour europeo di golf, anche quest’anno ha ospitato il weekend di vacanza dei Paesi europei di lingua inglese (Irlanda, Lussemburgo, Malta, Olanda, Scandinavia e Regno Unito) al quale ha partecipato don Julián Carrón. Un incontro molto sentito fin dalla vigilia, tanto che la segreteria si è trovata a dover gestire, a sorpresa, una lista di attesa di 30 persone. Ci sono anche nuovi amici incontrati da un giorno e vecchie conoscenze come Robert, che si era allontanato dal movimento nel 1996 ed è tornato. Indizio di quanto fosse pertinente il titolo dato alla due giorni di convivenza: “L'inesorabile positività della realtà”.&lt;br /&gt;I cuori hanno sussultato quando il venerdì sera don Carrón ha ripreso l’omelia di Benedetto XVI per l’Epifania: «Il cuore inquieto è il cuore che, in fin dei conti, non si accontenta di niente che sia meno di Dio e, proprio così, diventa un cuore che ama. Il nostro cuore è inquieto verso Dio e rimane tale [...]. Ma non soltanto noi esseri umani siamo inquieti in relazione a Dio. Il cuore di Dio è inquieto in relazione all’uomo. Dio attende noi. È in ricerca di noi. Anche Lui non è tranquillo, finché non ci abbia trovato. E questo è il vostro compito sulle orme degli Apostoli: lasciatevi colpire dall’inquietudine di Dio, affinché il desiderio di Dio verso l’uomo possa essere soddisfatto».&lt;br /&gt;Nelle parole del Papa c’è già molto di quanto emerso nella prima assemblea di sabato. Immediata, infatti, è la testimonianza dell’inquietudine dell’uomo che da una parte desidera raggiungere Dio, dall’altra è cosciente della propria piccolezza. Il rischio è che, confrontati con il proprio limite, ci si blocchi. Ma se è così, chiede Amos, «qual è il punto di partenza?». Qualcuno prova a rispondere, poi Aldo rilancia: «Io in realtà avrei risposto: io sono Tu che mi fai». Don Carrón quasi sobbalza sulla sedia e interviene: «&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Qual è il rapporto tra il ricevere la vita e lo scandalo per il proprio limite? Lui mi ama più del mio scandalo. E questo è un avvenimento che sta accadendo ora. Quando sono pieno della mia vergogna, Lui mi sta facendo. Ora. Questo è un giudizio sul valore della mia vita. Lui mi sta facendo ora perché mi ama». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Di fronte all’abbraccio di Cristo, non si ha più bisogno di aspettare nulla.&lt;/span&gt; Come Imma, che ringrazia Dio proprio nel momento in cui si accorge di aver ferito il marito e il figlio per una reazione spropositata. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Si inizia a perdonare se stessi, perché si è certi che c’è Uno che ci ama, uno che ci perdona: questa è l’esperienza della confessione.&lt;/span&gt; Oppure Peter (padre di 7 bambini) che, di fronte alla perdita prematura di un figlio tre mesi fa, racconta di questa esperienza dolorosa, certo, ma anche gioiosa. La scoperta, cioè, di un amore più vero e più intenso per gli altri figli e di un amore che Cristo mostra in semplici gesti di amici e conoscenti: «Le nostre vite sono state riempite di un desiderio immenso. Il bambino che Alison ha portato in grembo per sole 7 settimane ha fatto sì che le nostre profondità più intime sussultassero di gioia. Ci siamo scoperti commossi nella speranza della salvezza eterna del nostro figlio Raphael e di Charis e Zoe (persi all’inizio del matrimonio). &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Noi vediamo che la speranza è una virtù e Dio ci fa esprimere questa speranza in fatti reali»&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ma non è sufficiente vedere in altri questa esperienza di positività perché diventi nostra. Deve entrare nella nostra carne. &lt;/span&gt;Marco ha 18 anni, negli ultimi tre mesi ha perso un amico in un incidente, è stato lasciato dalla ragazza e non è stato accettato all’Università di Oxford. Domanda: «Come si fa ad avere la certezza che tutto è per te?». Carrón: «Tu puoi forse mettere la mano sul fuoco che non c’è una positività in tutto questo? Sei sicuro al cento per cento?». Marco: «No». Carrón: «&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Questa è la ragione: apertura. Sta a te allora decidere se vuoi lasciare la possibilità a questa positività di entrare o no. E l’aprirti è ragionevole perché tu nella vita hai già avuto esperienza di situazioni in cui la realtà si è rivelata più grande di quella che ti appariva»&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Silvia, invece, racconta della morte di suo padre avvenuta quando lei era ancora piccola. Non era ancora riuscita a guardare davvero questo fatto. Tentava di dimenticare suo padre vivendo come se non fosse mai esistito. Ma durante gli ultimi mesi, grazie al lavoro della Scuola di comunità, le cose sono cambiate.&lt;/span&gt; «Mi sono resa conto che, in realtà, in questo modo lo uccidevo di nuovo, diventando orfana due volte. Invece ora posso guardarlo in faccia e dire che la realtà è positiva perché lui è esistito ed è ancora presente nella mia vita». Qualsiasi sia il volto della realtà, essa esiste. E se esiste, è creata da un Altro. M&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;a non è possibile combattere la battaglia contro il nichilismo – si è detto – senza un lavoro tenace sulla Scuola di comunità. Senza, cioè, essere disponibili ad un cammino. Solo avendo una tenerezza verso se stessi, si ha la ragione per fare il cammino proposto da don Giussani.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il weekend si è concluso con una serata di canti e la presentazione del nuovo libro All’origine della pretesa cristiana, che hanno inaspettatamente (perché preparati indipendentemente) delineato la medesima proposta di cammino per il nuovo anno: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;la verifica del fatto di Cristo oggi è la stessa di duemila anni fa. Il segno che Cristo entra nella nostra esperienza è il compimento della nostra vita, il compimento di ragione, affezione e libertà. Ed il test di questo è veder crescere in noi l’affezione e familiarità alla persona di Cristo.&lt;/span&gt; Ciò che si è iniziato a riscoprire nel miracolo di questi giorni a Sunningdale.&lt;br /&gt;di Gianluca Marcato - http://www.tracce.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-5689466222479209566?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/5689466222479209566/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=5689466222479209566' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/5689466222479209566'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/5689466222479209566'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/niente-nichilismo-siamo-uomini.html' title='Niente nichilismo, siamo uomini'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-yKsq-Ep3MBE/Tw8fXaPMkLI/AAAAAAAABOU/NvopVDnOl_4/s72-c/Londra%2B-Millennium%2BBridge.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-4070783208512445383</id><published>2012-01-12T09:24:00.000-08:00</published><updated>2012-01-12T09:41:39.810-08:00</updated><title type='text'>«Siate fedeli alla realtà»</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-pmfnQ4KF2L4/Tw8ZFPDyF0I/AAAAAAAABOI/weKD5wMnUtY/s1600/Dublino%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 265px; height: 176px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-pmfnQ4KF2L4/Tw8ZFPDyF0I/AAAAAAAABOI/weKD5wMnUtY/s400/Dublino%2B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696799631379404610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Che cos'è il cristianesimo? Si apre così, a Dublino, la presentazione del libro di don Giussani "All'origine della pretesa cristiana". Un dibattito che non lascia cadere quella domanda. «Occorre tornare all'esperienza dei primi con Gesù»...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;What is Christianity? Cosa è il cristianesimo? È il titolo della presentazione del libro All’origine della pretesa cristiana, a Dublino la sera del 5 Gennaio 2012 tra le mura di uno splendido edificio vittoriano del centro, sede del Royal College of Physicians. Un titolo profetico, a giudicare l’impatto che l’incontro ha avuto sulle tante persone presenti, tutte sorprese dalla novità di un cristianesimo riannunciato nella sua totalità e profondità. Proprio come John Waters, editorialista dell’Irish Times e moderatore per l’occasione, ha detto nella sua introduzione: «Pensiamo già di sapere cosa sia il cristianesimo, mentre don Giussani ci dice che per capirlo davvero bisogna tornare all’inizio, al cuore dell’esperienza di quelli che hanno incontrato Cristo per primi». Il primo intervento è stato affidato alla bellezza, attraverso la voce della soprano irlandese Regina Nathan che ha cantato Et incarnatus est, dalla messa in Do minore K427 di Mozart lasciando tutti stupiti e commossi di fronte all’annuncio dell’Incarnazione. A seguire, Anne O’Gara, presidente del Marino Institute of Education, l’istituto universitario per la formazione di insegnanti, ha raccontato dell’impatto del libro di don Giussani su di sé a partire dalla sua esperienza di educatrice. Nel primo punto del suo intervento ha rilevato come la società sia affetta da una sorta di deficit di attenzione, e di come rimanga chiusa alla possibilità di che vengano esplorate le domande ultime dell’uomo. Come dice T.S. Eliot: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;«Abbiamo l’esperienza, ma non abbiamo il significato»&lt;/span&gt;. Tutto viene determinato nella società, secondo la O’Gara, a partire da criteri economici e questo ha un impatto enorme anche sull’educazione. L’educazione invece «&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;è una sfida a combattere questa riduzione».&lt;/span&gt; Ha, poi, spiegato l’intento educativo del suo istituto, sempre teso a sviluppare la totalità della persona, incluso il senso religioso di cui don Giussani parla. Anzi, proprio il confronto con il testo di don Giussani, ha concluso, l’ha resa più consapevole di alcuni temi che meritano di esseri approfonditi con metodo: l’invito a impegnarsi con la realtà, l’educazione alla religiosità, la ricerca di Dio nella persona di Gesù e l’approfondimento di una fede «piena di domande». John Waters, riprendendo le parole della O’Gara, ha sottolineato come nessuno voglia più considerare la domanda vera e ultima sulla realtà: «È come se i nostri strumenti di conoscenza fossero stati manomessi, mentre &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;l’invito di don Giussani con questo libro è quello di riappropriarci di questi strumenti e di essere fedeli alla realtà».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Don Julián Carrón &lt;/span&gt;ha concluso la serata con un intervento che ha ripercorso i punti principali del libro, rilanciando prima di tutto la domanda di Dostoevskij: «&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?»&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Don Carron ha proseguito mostrando perché e come l'uomo moderno può credere. Ha citato il Papa quando dice che la fede in Gesù Cristo può "avere successo" perché "corrisponde alla natura dell'uomo". Ma affinché l'uomo riconosca questa corrispondenza deve diventare cosciente di ciò che è perché, come Giussani dice nel libro «Senza la consapevolezza di ciò che sono, anche il nome di Gesù diventa un puro nome». Don Carrón ha delineato la natura del cristianesimo come avvenimento e ha sottolineato come la fede intesa così è «quanto di più lontano possibile da "credenza" estraniata dalla natura umana». Ha concluso mostrando come la nostra umanità fiorisce quando noi verifichiamo il cristianesimo come avvenimento presente nelle nostre vite. «Cosa vuol dire verificare che Cristo è entrato nelle nostre vite? Il compiersi dell'umanità, il centuplo in ragione, affezione, libertà», ha detto Carrón, aggiungendo che questo porta «un aumento della fede stessa, il riconoscimento amoroso della Sua presenza. Una familiarità, una facilità nel riconoscimento di Lui».&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il saluto e la riflessione finale, affidati ancora a John Waters, hanno fatto emergere quanto i contenuti della serata tocchino la parte più profonda, concreta ed essenziale di tutti noi, rilanciando a tutti la sfida ad accogliere le parole di Benedetto XVI pronunciate al Bundestag nel suo recente viaggio in Germania: abbattere questo bunker che ci siamo costruiti intorno a iniziare insieme a don Giussani il lavoro del conoscere ciò che è vero. La serata si è poi conclusa con la proposta di portare a Dublino la mostra del Meeting sui luoghi di Gesù, “Con gli occhi degli Apostoli”, in occasione del Congresso Eucaristico che si svolgerà a nella capitale a giugno. E, come per la costruzione delle cattedrali medievali, con l’invito rivolto a tutti di coinvolgersi, nei prossimi mesi, nella realizzazione di questa iniziativa.&lt;br /&gt;di Raffaella Sorensen - http://www.tracce.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-4070783208512445383?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/4070783208512445383/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=4070783208512445383' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4070783208512445383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4070783208512445383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/siate-fedeli-alla-realta.html' title='«Siate fedeli alla realtà»'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-pmfnQ4KF2L4/Tw8ZFPDyF0I/AAAAAAAABOI/weKD5wMnUtY/s72-c/Dublino%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-3861366777609981025</id><published>2012-01-12T02:11:00.000-08:00</published><updated>2012-01-12T02:51:41.483-08:00</updated><title type='text'>S.E. Mons.Filippo Santoro: «Da don Giussani a Benedetto XVI ho sempre detto "sì"»</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ui-GnJ8Py1E/Tw63FFFEV_I/AAAAAAAABN8/Kaf1lTP7iXI/s1600/mons%2B%2BFilippo%2BSantoro.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 219px; height: 330px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-ui-GnJ8Py1E/Tw63FFFEV_I/AAAAAAAABN8/Kaf1lTP7iXI/s400/mons%2B%2BFilippo%2BSantoro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696691876560918514" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lascia un Brasile in piena crescita per tornare in un’Italia che arranca. Per il nuovo vescovo di Taranto non c’è rinascita senza un’autentica speranza. «La presenza del Mistero ci spinge a cambiare il modo di vivere la famiglia e il lavoro». L'intervista rilasciata a  Tempi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È bastato un sì per partire alla volta del Brasile. È bastato un altro sì per tornare, destinazione Taranto. Due momenti decisivi per la vita di monsignor Filippo Santoro, uno tra i principali “costituenti” del movimento di Comunione e Liberazione in Puglia. Era il 1984 quando don Luigi Giussani gli propose di andare in Brasile per rispondere a una richiesta dell’arcivescovo di Rio de Janeiro. Ora, a 27 anni da quel primo sì, dopo essere diventato vescovo diocesano di Petrópolis, dopo essere stato animatore di pastorali dedicate ai cattolici in politica, all’educazione e all’insegnamento religioso, ha fatto il suo ritorno in Italia. E ancora una volta dopo avere accettato una proposta, quella di papa Benedetto XVI che lo ha nominato arcivescovo di Taranto. Un viaggio di ritorno che lo strappa da un paese che, come lui stesso ha riconosciuto, sta vivendo un «grande momento di crescita ecclesiale», e che a livello economico ha saputo superare la Gran Bretagna, issandosi al sesto posto del ranking mondiale. Un viaggio di ritorno che lo riporta in un’Italia mutata rispetto a quando è partito: la crisi economica e le nuove tasse imposte per rimettere i conti pubblici a posto pesano come macigni sulle tasche dei contribuenti, la disoccupazione non accenna a diminuire e trovare un impiego sicuro sembra cosa impossibile. Una situazione che non alimenta certo le speranze dei giovani che, oggi più che mai, vivono un momento di pieno smarrimento. In questo contesto, venerdì 5 gennaio, monsignor Santoro ha preso possesso canonico dell’arcidiocesi di Taranto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eccellenza, come mai il Papa ha scelto un vescovo che stava in Brasile per la diocesi di Taranto?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Partecipando alla conferenza episcopale di Santo Domingo nel 1992 e di Aparecida del 2007 ho capito che ero stato proiettato oltre che sul Brasile su tutta l’America Latina. Non solo, la mia partecipazione al Sinodo del 2008 ha dimostrato che l’orizzonte era aperto alla problematica della Chiesa in tutto il mondo. Poi ho sempre mantenuto un contatto molto familiare con l’Italia e la terra di Puglia. Un rapporto di amicizia conservato da sempre con la mia terra e con molti vescovi di questa regione. Questo orizzonte universalistico mi ha portato a sentirmi a casa in ogni parte del mondo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma lei se l’aspettava la proposta che è arrivata dal Santo Padre?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’esperienza che ho vissuto nella diocesi di Petrópolis è stata bellissima. Sinceramente non mi aspettavo questa chiamata, ero tranquillissimo. Il lavoro con le persone stava procedendo in modo straordinario, soprattutto negli ultimi sette anni. È stata una sorpresa, sicuramente gradita, ma mi è costato molto il distacco da Petrópolis&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella storia recente esiste qualche altro caso di vescovo italiano che dall’estero è tornato in Italia?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Per quanto ne so io mi sembra di no. Credo sia stata un’eccezione.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo il primo “sì” a don Luigi Giussani che le proponeva di partire in missione, ora è arrivato quello a Benedetto XVI che, invece, le chiede di tornare. Perché ha sempre accettato?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Non avevo mai pensato di andarmene dall’Italia. La mia missione era tra gli studenti: insegnavo filosofia e religione nelle scuole pubbliche, e poi anche teologia. La proposta di don Giussani fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Quel “sì” è stato detto a una presenza che ogni volta che mi faceva una proposta lo faceva pensando alla mia crescita. Una maestà che in una forma semplice mi ha detto: «Andresti volentieri in Brasile?». È stata una sollecitazione discreta, ma allo stesso tempo forte e potente. Sentivo che in quell’invito “strano” era in ballo il “sì” al Signore, a un disegno più grande del mio e quindi non ci ho pensato un attimo. Come potevo non accettare una proposta di una persona che voleva il bene della Chiesa? Mi ha detto che era stato l’arcivescovo di Rio de Janeiro a chiedergli di mandare qualcuno e poi ha aggiunto: «Don Filippo, quando la Chiesa chiama noi dobbiamo rispondere perché la vita cresce non con i nostri programmi ma rispondendo alle circostanze». Allo stesso modo, oggi è la voce del successore di Pietro che mi ha raggiunto. Con la stessa potenza e con la stessa semplicità mi chiede di lasciare un lavoro ben avviato, soprattutto dopo le disastrose alluvioni del gennaio scorso: mi ero fatto voce delle persone che avevano perso tutto, per loro ho fatto da tramite con le autorità, tutte le parrocchie si sono subito mobilitate. Ma al Papa che chiama ho sentito il desiderio di dire “sì” perché il “sì” a Giussani ha aperto il mio orizzonte in modo straordinario. Il “sì” al Papa è il “sì” al Signore, avendo piena fiducia che nel momento in cui Lui ti chiama e ti chiede qualcosa ti fa una promessa ancora più grande. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando è partito per il Brasile l’Italia stava attraversando un periodo economicamente positivo, il Brasile no. Ora che torna la situazione è invertita. Cosa ricorda di quel periodo? Com’è stato possibile un tale cambiamento?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quando sono arrivato in Brasile era il 1984, l’ultimo anno della dittatura militare. La situazione economica era davvero complicata e c’è voluto molto per risollevarsi. Gli anni Ottanta, a causa della crisi profondissima, sono stati considerati una decade perduta. Mi ricordo che don Giussani e il vescovo di Rio mi ripetevano sempre: «Noi dobbiamo essere un segno di speranza e solidarietà». La Chiesa non ha una sua analisi speciale sui fatti, né un progetto proprio, deve semplicemente porre in atto la solidarietà che nasce dall’incontro con il Signore, deve essere una fonte di speranza che supera l’interesse personale e propone un lavoro, una presenza nella società, nell’educazione, nella cultura, nella politica ma con questo punto di partenza: la bellezza dell’incontro con Cristo. In tutti questi anni, anche nelle dispute più dure avute sulla questione della Teologia della liberazione, la Chiesa non è mai stata una presenza reattiva, ma piuttosto un punto di partenza diverso che a me e ai miei amici si è rilevato come fattore di speranza e di sviluppo. In Italia, a Taranto, che cosa possiamo fare di fronte ai problemi della disoccupazione e della crisi economica e sociale? Partire da un punto di vista nuovo che è la presenza del Mistero in mezzo a noi, che ci abbraccia e ci spinge a cambiare il modo di pensare, agire, vivere la famiglia e il lavoro. È una novità che anche nella fatica si può vivere. Questa è la prospettiva che voglio proporre al mio popolo al mio ingresso in diocesi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel saluto alla città dopo la sua nomina, lei ha detto che «il Brasile sta vivendo un grande momento di crescita ecclesiale». Qualche anno fa si avevano notizie di un paese dove invece era forte la crescita delle sette. Anche in questo il Brasile è cambiato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Confermo tutto, e mi spiego. Le sette continuano ad aumentare, ma non nella misura con cui l’hanno fatto in passato. Quello che è cambiato è il nostro rinnovato impegno in una nuova e forte evangelizzazione. La V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano ad Aparecida ha infatti posto l’accento sulla formazione dei discepoli e dei missionari. Proprio come ci ha sempre chiesto Giovanni Paolo II e continua a chiederci Benedetto XVI: tutto deve nascere a partire da Cristo. Senza mettere da parte l’attenzione ai poveri e ai drammi sociali, abbiamo riportato in primo piano l’importanza dell’annuncio del Signore. Siamo entrati nelle case, nella scuola, nel mondo della cultura: una missione permanente. L’attacco delle sette, che noi preferiamo chiamare nuove denominazioni religiose, esiste, ma sono diminuite di intensità. Quello che ci fa sperare è una rinascita della vitalità della Chiesa e del suo impeto missionario.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da poco il Brasile è diventato la sesta potenza economica mondiale. Crede che i due fenomeni siano legati?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;In una certa misura sono legati, ma non possiamo dire che uno produce l’altro. La crescita ecclesiale porta sicuramente a una visione positiva della realtà. La crescita della fede ha contribuito allo sviluppo di tutti i progetti.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nei 27 anni in cui è stato in Brasile ha avuto molto a che fare con i giovani e con i politici di ogni partito. In Italia vuole continuare su questa strada?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;In Brasile il cardinale di Rio de Janeiro, che è sempre passato per un grande difensore dell’ortodossia e del Papa, mi ha chiesto di occuparmi della presenza della Chiesa nell’azione politica, in modo particolare con i deputati cattolici. Così abbiamo avviato una pastorale dedicata ai cattolici in politica. Partecipavano 25 persone: assessori, deputati al Parlamento o alla Regione. E la cosa interessante è che venivano da partiti diversi. Seguivamo il compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, si faceva una lettura della parola di Dio e dopo si discuteva su vari temi: la violenza, la difesa della vita, la sperimentazione in vitro, la bioetica, l’insegnamento della religione nelle scuole. Abbiamo organizzato anche delle campagne contro soluzioni governative che avevano punti critici con la morale della Chiesa. Eravamo davvero uniti. È chiaro che c’erano momenti di tensione e solo la presenza della Chiesa è riuscita a mettere insieme persone con orientamenti politici differenti. Il mio obiettivo era quello di favorire la grande politica, quella che sta al servizio del bene comune. È stato sicuramente un esperimento positivo. Anche perché c’è un altro aspetto importante: noi critichiamo i nostri politici, ma non li formiamo. Quello è stato un vero e proprio momento di formazione politica, un appuntamento fisso ogni ultimo venerdì del mese. In Italia spero si possa ripetere questa esperienza, ma dipenderà dalle circostanze. A Taranto, dai primi contati che ho avuto, c’è grande disponibilità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E per quanto riguarda i giovani?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Con i giovani la cosa più importante da fare è offrire loro una speranza per la vita. In Brasile ho fatto così. Ho cominciato in una scuola pubblica a pochi passi dalla famosa spiaggia di Copacabana. Cercavo di spiegare a quei giovani cosa può dare loro la Chiesa, alla loro vita di tutti i giorni, dall’innamorarsi allo studio e alla mancanza del lavoro. È nato tutto così, dando una speranza che deriva dall’incontro con il Signore che si è fatto nostro amico. Non possiedo risposte pratiche per tutti i problemi, posso solo farmi compagno dei giovani, affrontare con loro ogni circostanza, aiutarli ad avere un giudizio utile a stare di fronte agli effetti della crisi. Il punto è favorire un’esperienza con loro. Il giorno del mio ingresso in città sono arrivato via mare, proprio come fece san Cataldo, il patrono della città, e i giovani mi hanno accolto al porto, poi mi hanno accompagnato dal castello aragonese fino alla cattedrale dove ho incontrato i malati. Voglio valorizzare l’impeto dei giovani offrendo loro una speranza vera, quella che nasce dall’esperienza della nostra fede e accogliere chi soffre, perché l’offerta della vita è la cosa più grande che l’uomo può fare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vuole continuare a essere un vescovo compagno di tutti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;È difficile rimanere chiusi nel palazzo dopo 27 anni vissuti in Brasile. Lì la gente ti trascina, ti pone domande molto serie e allora uno è provocato a valorizzare la ricchezza della nostra fede e della successione apostolica, a diventare un sacerdote missionario, nel senso che sta insieme alla gente. È questo quello che ho imparato. Un esempio: prima di tornare in Italia una signora del popolo è venuta a cercarmi al palazzo dell’episcopio senza aver preso nessun appuntamento. Insisteva per vedermi e l’ho ricevuta. Mi chiedeva una benedizione speciale per suo figlio malato. Così le ho detto di tornare il pomeriggio con suo figlio. Ed è tornata, e con lei c’erano il figlio e sua moglie, la sorella e il fidanzato. Siamo andati nella cappella e ho pregato con loro. Io non ho guarito quel ragazzo dalla sua malattia, ma loro erano entusiasti perché gli avevo aperto le porte, li avevo accolti ed ero stato al loro fianco. Era gente semplice, sono venuti alla mia ultima Messa in cattedrale e mi hanno anche accompagnato all’aeroporto quando sono partito. È stato ancora più bello di quando ho ricevuto un’onorificenza dall’assemblea comunale di Petrópolis, o di quando ho incontrato il governatore di Rio. Ho capito ancora una volta quanto la nostra proposta cristiana è grande e bella perché accoglie le domande di tutti.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Spera di mantenere questo stile brasiliano qui in Italia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Vede, l’ho assimilato talmente tanto che credo sarà naturale averlo anche qui. All’aeroporto di Rio i miei amici mi hanno salutato tra gioia e dolore perché ci separavamo. Persone grate di essere state accolte nei loro momenti più difficili o perché non si sono sentite condannate per quello che avevano fatto. C’erano anche dei ragazzi che al tempo del mio arrivo erano bambini di un asilo di Petrópolis. E per salutarmi mi hanno cantato una canzone. La cosa bella è che quando sono arrivato all’aeroporto di Bari ho trovato ad attendermi gli amici del movimento della Puglia, in particolare quelli di Taranto. E anche lì si erano portati una chitarra e hanno cantato lo stesso canto con cui i brasiliani, poche ore prima, mi avevano salutato: Sou feliz, Senhor, porque tu vais comigo:/ vamos lado a lado, es meu melhor amigo. Como vento veloz o tiempo da vida passa./ Quero ter sempre em mim o favor da tua graça (Sono felice, Signore, perché tu vieni con me:/ andiamo insieme, tu sei il mio migliore amico. Come vento veloce passa il tempo della vita./ Voglio sempre conservare in me il favore della tua grazia). Questo è lo stile brasiliano, uno stile sorretto da una ragione, da una gioia data dalla presenza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Di Daniele Guarneri -http://www.tempi.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-3861366777609981025?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/3861366777609981025/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=3861366777609981025' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3861366777609981025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3861366777609981025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/se-monsfilippo-santoro-da-don-giussani.html' title='S.E. Mons.Filippo Santoro: «Da don Giussani a Benedetto XVI ho sempre detto &quot;sì&quot;»'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ui-GnJ8Py1E/Tw63FFFEV_I/AAAAAAAABN8/Kaf1lTP7iXI/s72-c/mons%2B%2BFilippo%2BSantoro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-4091934244349184293</id><published>2012-01-11T14:22:00.000-08:00</published><updated>2012-01-11T14:29:04.421-08:00</updated><title type='text'>Fabrizio de André - Anime salve - concerto '98    07</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-I-081f8F2Vg/Tw4MjUVvDrI/AAAAAAAABNw/VtVezcRInCg/s1600/De-Andr%25C3%25A8-13.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 371px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-I-081f8F2Vg/Tw4MjUVvDrI/AAAAAAAABNw/VtVezcRInCg/s400/De-Andr%25C3%25A8-13.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696504379565084338" /&gt;&lt;/a&gt;L'11 gennaio 1999 Fabrizio De Andrè suonava l'ultima canzone&lt;br /&gt;Sono passati tredici anni dalla morte di Fabrizio De Andrè, ma le sue canzoni ne conservano intatta la memoria. Fatta di musica e parole, poesia e semplicità, capolavori indimenticabili e perle sconosciute ai più. Ecco perché, da quell'11 gennaio 1999, Faber ci manca sempre di più&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe width="459" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/ikI1_xusTm4?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;Difficile credere che siano passati tredici anni. Ad ascoltarla oggi, la musica italiana, sembra lontana secoli la morte di Fabrizio De Andrè, quella notte dell’11 gennaio 1999. Solo pochi mesi prima Faber era in giro per l’Italia con l’Anime salve tour. La sua timidezza sul palco è sempre la stessa dei primi anni, dovuta a quel difetto fisico – un occhio leggermente socchiuso – che gli causa un imbarazzo sedabile solo con una buona bottiglia di whisky. La malattia arrivò così, come uno schiaffo in faccia dato a mano aperta. In una calda giornata d’estate il cantautore genovese iniziava il conto alla rovescia per dire addio alla sua gente, alla sua musica, alla sua chitarra, a Cristiano e Luvi e all’amata Dori Ghezzi. Il suo ultimo saluto fu definito dall’amico Paolo Villaggio «l’unico funerale che avrei mai potuto invidiare»: c'erano migliaia di persone quel giorno a Genova, attorno alla salma che oscillava lentamente tra la folla commossa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati già tredici anni dall’ultimo album, Anime salve, scritto a quattro mani con l’amico Ivano Fossati, testamento artistico di un uomo deciso ad elogiare la condizione umana della solitudine perché, come spiegherà: «Quando si può rimanere soli con sé stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l'universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle». L'album è la tessera finale di un puzzle composto da 13 dischi, un puzzle complesso ma destinato a rimanere incompleto perché a Fabrizio De Andrè non è stato concesso il tempo di completarlo. Difficile citare alcuni capolavori senza temere di lasciarne indietro altri: Il testamento di Tito, Dolcenera, Bocca di rosa, La canzone dell'amor perduto, Don Raffaè, Il pescatore. Rimane ancora vivissima la sua memoria, alimentata dai continui omaggi di colleghi e amici, da una Fondazione che mantiene intatto il suo ricordo e le sue produzioni grazie a Dori Ghezzi, che combatte il dolore per l'assenza con un lavoro incommensurabile, dal teatro che attinge dalla sua produzione per creare affreschi di vita ispirati ai personaggi delle sue canzoni (come il recente All’ombra dell’ultimo sole, con un ottimo cast di giovani attori) e dai critici musicali, non sempre ammaliati dal lavoro di Faber ma che, per quanto si sforzino, non hanno ancora trovato il degno erede.&lt;br /&gt;L’unico a cui De Andrè fu accostato è Bob Dylan, ma forse, come disse una volta l’amica Ferdanda Pivano: «Sarebbe necessario che invece di dire che Fabrizio è il Bob Dylan italiano, si dicesse che Bob Dylan è il Fabrizio americano». E poco importa che a taluni piaccia sottolineare quanto poche siano le canzoni di cui Faber possa vantare l'esclusiva paternità: in fondo lui amava circondarsi di artisti e collaboratori fidati per tenere fede, insieme, alla sua seducente idea di musica: «La musica non è simbolica, la musica rappresenta se stessa. E’ un fenomeno protomentale, anticipa la ragione. Evoca, ma non simbolicamente». Quanto ci manchi maestro, e quanto ancora mancherai a tutte le generazioni che verranno.&lt;br /&gt;Di Paola D'Antuono -tempi.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-4091934244349184293?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/4091934244349184293/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=4091934244349184293' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4091934244349184293'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4091934244349184293'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/fabrizio-de-andre-anime-salve-concerto.html' title='Fabrizio de André - Anime salve - concerto &apos;98    07'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-I-081f8F2Vg/Tw4MjUVvDrI/AAAAAAAABNw/VtVezcRInCg/s72-c/De-Andr%25C3%25A8-13.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-199773176888447878</id><published>2012-01-11T05:32:00.001-08:00</published><updated>2012-01-11T05:35:18.129-08:00</updated><title type='text'>Papa: nell’Eucaristia, Gesù si dona perché la nostra vita non vada perduta</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-NJ0H1Zq2dOw/Tw2PzqneGqI/AAAAAAAABNk/DaKEUt0UyhI/s1600/110112%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 337px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-NJ0H1Zq2dOw/Tw2PzqneGqI/AAAAAAAABNk/DaKEUt0UyhI/s400/110112%2B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696367221469485730" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Proseguendo nel ciclo di catechei su "come pregava Gesù", Benedetto XVI all’udienza generale parla dell’Ultima cena. I gesti e le parole di Gesù. Partecipando all'Eucaristia, “viviamo in modo straordinario la preghiera che Gesù ha fatto e continuamente fa per ciascuno affinché il male, che tutti incontriamo nella vita, non abbia a vincere e agisca in noi la forza trasformante della morte e risurrezione di Cristo”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Partecipando all’Eucaristia “viviamo in modo straordinario il dono che Gesù ha fatto e fa per ognuno di noi, perche il male che incontriamo non abbia a vincere”, “perché la nostra vita non vada perduta, nonostante le nostre debolezza e infedeltà”. Proseguendo nelle riflessioni sulla preghiera di Gesù, Benedetto XVI oggi ha parlato alle ottomila persone presenti all’udienza generale, in Vaticano, del momento dell’istituzione dell’Eucaristia, durante l’Ultima cena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Udienza generale segnata dalla festosa presenza di alcuni circhi, con alcuni acrobati che hanno eseguito dei numeri per il Papa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che nel suo discorso ha descritto l’Ultima cena come momento “particolarmente solenne” ed “emozionale, in cui Gesù si congeda dai suoi amici”. Marco racconta che fin dalla partenza verso Gerusalemme “aveva iniziato a dire loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto”, “venire ucciso e dopo tre giorni risorgere”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel periodo, la vita del popolo di Israele “era segnata dall’avvicinarsi dalla Pasqua, ossia dalla memoria della liberazione del popolo”. L’Ultima cena si inserisce in questo contesto ma in un contesto totalmente nuovo: “Gesù guarda alla sua passione, morte e risurrezione, essendone pienamente consapevole. Egli vuole vivere questa cena con i suoi discepoli, con un carattere del tutto speciale e diverso dagli altri conviti; è la sua cena, nella quale dona qualcosa di totalmente nuovo: se stesso. In questo modo, Gesù celebra la sua Pasqua, anticipa la sua croce e la sua risurrezione”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il “nucleo” di questa cena “sono i gesti dello spezzare il pane, del distribuirlo ai suoi e del condividere il calice del vino con le parole che li accompagnano e nel contesto di preghiera in cui si collocano: è l’istituzione dell’Eucaristia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei racconti evangellici, ha evidenziato il Papa, Paolo e Luca parlano di eucaristia/ringraziamento: ‘prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro’, Marco e Matteo, invece, sottolineano l’aspetto di eulogia/benedizione: ‘prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro’”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le due diverse parole greche indicano le due direzioni intrinseche e complementari di questa preghiera. C’è “il ringraziamento e la lode” che sale a Dio per il dono ricevuto: nell’Ultima cena si tratta del pane e del vino. “Questa preghiera di lode e ringraziamento, che si innalza verso Dio, ritorna come benedizione, che scende da Dio sul dono e lo arricchisce. Il ringraziare, lodare Dio diventa così benedizione, e l’offerta donata a Dio ritorna all’uomo benedetta dall’Onnipotente. Le parole dell’istituzione dell’Eucaristia si collocano in questo contesto di preghiera; in esse la lode e la benedizione diventano benedizione e trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima delle parole “vengono i gesti: quello dello spezzare il pane e quello dell’offrire il vino. Chi spezza il pane e passa il calice è anzitutto il capofamiglia, che accoglie alla sua mensa i familiari, ma questi gesti sono anche quelli dell’ospitalità, dell’accoglienza alla comunione conviviale dello straniero, che non fa parte della casa. Questi stessi gesti, nella cena con la quale Gesù si congeda dai suoi, acquistano una profondità del tutto nuova: Egli dà un segno visibile dell’accoglienza alla mensa in cui Dio si dona. Gesù nel pane e nel vino offre e comunica Se stesso”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù sa che la vita sta per essergli tolta attraverso il supplizio della croce, la pena capitale degli uomini non liberi. “Con il dono del pane e del vino che offre nell'Ultima Cena, Gesù anticipa la sua morte e la sua risurrezione realizzando ciò che aveva detto nel discorso del Buon Pastore: «Io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». Egli offre in anticipo la vita che gli sarà tolta e in questo modo trasforma la sua morte violenta in un atto libero di donazione di sé per gli altri e agli altri. La violenza subita si trasforma in un sacrificio attivo, libero e redentivo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardando i gesti e le parole di Gesù, “vediamo chiaramente che il rapporto intimo e costante con il Padre è il luogo in cui egli realizza il gesto di lasciare ai suoi, e a ciascuno di noi, il Sacramento dell'amore”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luca offre un altroelemento, che “permette di vedere la profondità commovente della preghiera di Gesù per i suoi in quella notte, l’attenzione per ciascuno. Partendo dalla preghiera di ringraziamento e di benedizione, Gesù giunge al dono eucaristico, al dono di Se stesso, e, mentre dona la realtà sacramentale decisiva, si rivolge a Pietro” e gli dice: “Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli”. La preghiera di Gesù, quando si avvicina la prova anche per i suoi discepoli, sorregge la loro debolezza, la loro fatica di comprendere che la via di Dio passa attraverso il mistero pasquale di morte e risurrezione, anticipato nell’offerta del pane e del vino. L’Eucaristia è cibo dei pellegrini che diventa forza anche per chi è stanco, sfinito e disorientato. E la preghiera è particolarmente per Pietro, perché, una volta convertito, confermi i fratelli nella fede. L'evangelista Luca ricorda che fu proprio lo sguardo di Gesù a cercare il volto di Pietro nel momento in cui questi aveva appena consumato il suo triplice rinnegamento, per dargli la forza di riprendere il cammino dietro a Lui”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partecipando all'Eucaristia, la conclusione del Papa, “viviamo in modo straordinario la preghiera che Gesù ha fatto e continuamente fa per ciascuno affinché il male, che tutti incontriamo nella vita, non abbia a vincere e agisca in noi la forza trasformante della morte e risurrezione di Cristo”. Chiediamo al Signore che, “la nostra partecipazione alla sua Eucaristia, indispensabile per la vita cristiana, sia sempre il punto più alto di tutta la nostra preghiera. Domandiamo che, uniti profondamente nella sua stessa offerta al Padre, possiamo anche noi trasformare le nostre croci in sacrificio, libero e responsabile, di amore a Dio e ai fratelli”.&lt;br /&gt;Città del Vaticano (AsiaNews) –&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-199773176888447878?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/199773176888447878/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=199773176888447878' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/199773176888447878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/199773176888447878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/papa-nelleucaristia-gesu-si-dona-perche.html' title='Papa: nell’Eucaristia, Gesù si dona perché la nostra vita non vada perduta'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-NJ0H1Zq2dOw/Tw2PzqneGqI/AAAAAAAABNk/DaKEUt0UyhI/s72-c/110112%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-2780902622298108744</id><published>2012-01-11T01:04:00.001-08:00</published><updated>2012-01-11T01:12:53.112-08:00</updated><title type='text'>A Budapest lottano anche per noi</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-vItZfFFz5TA/Tw1RM-RyOVI/AAAAAAAABNY/8KczO2nm2do/s1600/Ungheria%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 303px; height: 136px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-vItZfFFz5TA/Tw1RM-RyOVI/AAAAAAAABNY/8KczO2nm2do/s400/Ungheria%2B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696298387011418450" /&gt;&lt;/a&gt;Il brutale attacco delle istituzioni europee all’Ungheria e il recente vertice franco-tedesco impongono una domanda sull’Unione Europea: su cosa è adesso, su cosa vuole diventare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da una parte – con il falso pretesto di una deriva autoritaria – si cerca di imporre a un paese membro dell’Unione Europea valori (o disvalori) di riferimento decisi a Bruxelles. Dall’altra abbiamo due paesi – come Francia e Germania - che si autoproclamano la guida dell’Unione, l’asse portante.&lt;br /&gt;Potrebbe sembrare che si tratti di due fenomeni opposti, ma in realtà non è così, anzi: sono due facce della stessa medaglia, ovvero l’affermarsi di una visione “centralista” della Ue che nega l’identità e la peculiarità di ciascun Stato membro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso dell’Ungheria a dover preoccupare è la campagna denigratoria scatenata contro il governo di centro-destra dai burocrati di Bruxelles e dalla grande stampa europea: con il pretesto di alcune misure certamente discutibili, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;in realtà nel mirino  ci sono i princìpi fondamentali della Costituzione ungherese: la rivendicazione delle radici cristiane, la promozione della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo con una donna, la difesa della vita. Quello che si persegue è perciò una omologazione culturale che ha come punto di riferimento i (dis)valori dominanti nei paesi nordeuropei. Nel secondo caso abbiamo due paesi – per quanto importanti essi siano – che si arrogano il diritto di indicare per tutti quali scelte economiche e politiche adottare; e perfino di decidere la legittimità o meno dei governi di altri Stati membri (il caso dell’Italia è esemplare).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;In altre parole siamo di fronte a un processo di omologazione sia sul piano culturale sia sul piano più strettamente politico ed economico che è la negazione stessa dell’idea originaria di Unione Europea, in cui le differenze e le peculiarità di ogni singolo Stato dovrebbero essere fonte di arricchimento reciproco. E dove l’identità religiosa e culturale di ciascun popolo è il fondamento su cui costruire la casa comune.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se le pretese franco-tedesche ostacolano non poco il processo di integrazione europea, è però il caso dell’Ungheria a essere decisivo per il nostro futuro e per la nostra libertà. Forse non ne sono consapevoli neanche loro stessi, ma gli ungheresi – nel difendere la propria identità - stanno combattendo anche per noi. E meritano la nostra solidarietà.&lt;br /&gt;di Riccardo Cascioli11-01-2012&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-2780902622298108744?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/2780902622298108744/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=2780902622298108744' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2780902622298108744'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2780902622298108744'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/budapest-lottano-anche-per-noi.html' title='A Budapest lottano anche per noi'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-vItZfFFz5TA/Tw1RM-RyOVI/AAAAAAAABNY/8KczO2nm2do/s72-c/Ungheria%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-6166705508735381504</id><published>2012-01-09T10:28:00.000-08:00</published><updated>2012-01-09T10:40:38.223-08:00</updated><title type='text'>La crisi impone di riflettere sulla dimensione etica dell'esistenza ancora prima che sui meccanismi economici</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-bMGP_Gg2BFk/Tws0V5X7G9I/AAAAAAAABNM/z6D4T0hdBJI/s1600/Benedetto%2BXVI%2B%2Bincontra%2Bgli%2Bartisti%2B211109.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 312px; height: 208px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-bMGP_Gg2BFk/Tws0V5X7G9I/AAAAAAAABNM/z6D4T0hdBJI/s400/Benedetto%2BXVI%2B%2Bincontra%2Bgli%2Bartisti%2B211109.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5695703704523185106" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nell'udienza al corpo diplomatico il Papa denuncia la tragedia dei cristiani uccisi&lt;br /&gt;e privati dei diritti fondamentali in molti Paesi&lt;br /&gt;Rispetto della vita e della libertà religiosa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte al "profondo malessere" generato dalle crisi economiche, politiche e sociali che investono il mondo, occorre "riprogettare risolutamente il nostro cammino" attraverso "nuove forme di impegno" e "nuove regole". Parte da questo richiamo il discorso del Papa al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede durante la tradizionale udienza di inizio anno, svoltasi questa mattina, lunedì 9 gennaio, nella Sala Regia. Benedetto XVI fa appello alla comunità internazionale e ai responsabili delle nazioni, invocando dialogo e riforme che "assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente" e riconoscano ovunque la "dignità inalienabile della persona umana e dei suoi diritti fondamentali". &lt;br /&gt;A preoccupare il Pontefice sono le conseguenze della recessione mondiale, che non colpisce solo famiglie e imprese ma mette in ginocchio le economie dei Paesi più poveri e minaccia il futuro dei giovani. Proprio a questi ultimi Benedetto XVI dedica la parte centrale del suo discorso, mettendo in rilievo la centralità della questione educativa e chiedendo la realizzazione di politiche che tutelino la famiglia e sostengano le istituzioni scolastiche e formative. Un capitolo cruciale della riflessione papale è incentrato sul tema della libertà religiosa. Che va considerata "il primo dei diritti umani", perché - spiega - riconosce "la realtà più fondamentale della persona". Il Pontefice denuncia in particolare le violenze e le prevaricazioni ai danni dei cristiani in diversi Paesi. E condanna il terrorismo che usa la religione come "pretesto per accantonare le regole della giustizia e del diritto". Da Benedetto XVI anche un richiamo all'esigenza di coniugare rispetto del creato e lotta contro la povertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non di rado si rimprovera a Benedetto XVI scarsa attenzione e addirittura poca sensibilità agli scenari e ai problemi internazionali, ma nulla è più lontano dalla realtà e a mostrarlo una volta di più è il suo discorso al corpo diplomatico. Ovviamente il Papa è innanzi tutto il successore dell'apostolo Pietro e la presenza della Santa Sede nel mondo ha un carattere primariamente ed essenzialmente religioso. Ma proprio perché il vescovo di Roma e la sua Chiesa sono al servizio del Vangelo e della famiglia umana, alta è la loro attenzione alle vicende del mondo.&lt;br /&gt;E se all'inizio dell'anno Benedetto XVI aveva ringraziato inusualmente la presenza degli ambasciatori di "tanti Paesi amici", di fronte a un corpo diplomatico che è tra i più numerosi e rappresentativi al mondo ha sottolineato che di per sé questo fatto ricorda l'importante contributo della Chiesa cattolica e il suo impegno "al fianco della comunità internazionale". Contributo e impegno riconosciuti con responsabilità da moltissimi Paesi, anche negli incontri personali con il Pontefice di numerosi capi di Stato e di Governo: come, nel 2011, nelle cerimonie per la beatificazione di Giovanni Paolo II e per il sessantesimo anniversario di sacerdozio dello stesso Benedetto XVI.&lt;br /&gt;Nel guardare al panorama mondiale - che è "davvero oscuro laddove l'uomo non riconosce più il proprio legame con il Creatore" - e agli "sviluppi gravi e preoccupanti" della crisi il Papa ha unito però al realismo la speranza. Ricordando che sempre bisogna tenere presente la dimensione morale, in economia come in bioetica: la vita umana e la libertà religiosa devono così essere rispettate e promosse, nel rifiuto fermo di ogni politica che miri a emarginare il ruolo della religione e del terrorismo motivato religiosamente.&lt;br /&gt;È infine significativo che Benedetto XVI si sia detto fiero della visione cristiana dell'uomo - che ha ispirato i Padri costituenti della Germania e quanti hanno fondato l'Europa unita - e lieto di segnali incoraggianti nel campo della libertà religiosa in diversi Paesi, tra i quali ha citato l'Italia. Ripetendo che la Santa Sede è nel mondo per ricordare la realtà di Cristo. Che ha trasformato il destino dell'uomo dalla corruzione all'immortalità.&lt;br /&gt;g. m. v.&lt;br /&gt;(©L'Osservatore Romano 9-10 gennaio 2012)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-6166705508735381504?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/6166705508735381504/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=6166705508735381504' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6166705508735381504'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6166705508735381504'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/la-crisi-impone-di-riflettere-sulla.html' title='La crisi impone di riflettere sulla dimensione etica dell&apos;esistenza ancora prima che sui meccanismi economici'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-bMGP_Gg2BFk/Tws0V5X7G9I/AAAAAAAABNM/z6D4T0hdBJI/s72-c/Benedetto%2BXVI%2B%2Bincontra%2Bgli%2Bartisti%2B211109.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-800345867767217095</id><published>2012-01-08T05:59:00.000-08:00</published><updated>2012-01-08T06:37:12.142-08:00</updated><title type='text'>L'educazione è un impegno arduo :«L'educatore conduca alla verità».</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-SAnXrgUXGqo/TwmmYve3siI/AAAAAAAABM0/IR5iFBAVfBY/s1600/Battesimo%2B080112%2B.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 170px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-SAnXrgUXGqo/TwmmYve3siI/AAAAAAAABM0/IR5iFBAVfBY/s400/Battesimo%2B080112%2B.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5695266147779719714" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Festa del Battesimo del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto nella Cappella Sistina la Santa Messa nel corso della quale ha amministrato il Sacramento del Battesimo a 16 neonati.di seguito il testo dell'omelia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari fratelli e sorelle!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ sempre una gioia celebrare questa Santa Messa con i Battesimi dei bambini, nella Festa del Battesimo del Signore. Vi saluto tutti con affetto, cari genitori, padrini e madrine, e tutti voi familiari e amici! Siete venuti – l’avete detto ad alta voce – perché i vostri neonati ricevano il dono della grazia di Dio, il seme della vita eterna. Voi genitori avete voluto questo. Avete pensato al Battesimo prima ancora che il vostro bambino o la vostra bambina venisse alla luce. La vostra responsabilità di genitori cristiani vi ha fatto pensare subito al Sacramento che segna l’ingresso nella vita divina, nella comunità della Chiesa. Possiamo dire che questa è stata la vostra prima scelta educativa come testimoni della fede verso i vostri figli: la scelta è fondamentale!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il compito dei genitori, aiutati dal padrino e dalla madrina, è quello di educare il figlio o la figlia. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Educare è molto impegnativo, a volte è arduo per le nostre capacità umane, sempre limitate. Ma educare diventa una meravigliosa missione se la si compie in collaborazione con Dio, che è il primo e vero educatore di ogni uomo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella prima Lettura che abbiamo ascoltato, tratta dal Libro del profeta Isaia, Dio si rivolge al suo popolo proprio come un educatore. Mette in guardia gli Israeliti dal pericolo di cercare di dissetarsi e di sfamarsi alle fonti sbagliate: “Perché - dice - spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?” (Is 55,2). Dio vuole darci cose buone da bere e da mangiare, cose che ci fanno bene; mentre a volte noi usiamo male le nostre risorse, le usiamo per cose che non servono, anzi, che sono addirittura nocive. Dio vuole darci soprattutto Se stesso e la sua Parola: sa che allontanandoci da Lui ci troveremmo ben presto in difficoltà, come il figlio prodigo della parabola, e soprattutto perderemmo la nostra dignità umana. E per questo ci assicura che Lui è misericordia infinita, che i suoi pensieri e le sue vie non sono come i nostri – per nostra fortuna! – e che possiamo sempre ritornare a Lui, alla casa del Padre. Ci assicura poi che se accoglieremo la sua Parola, essa porterà frutti buoni nella nostra vita, come la pioggia che irriga la terra (cfr Is 55,10-11).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questa parola che il Signore ci ha rivolto mediante il profeta Isaia, noi abbiamo risposto con il ritornello del Salmo: “Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza”. Come persone adulte, ci siamo impegnati ad attingere alle fonti buone, per il bene nostro e di coloro che sono affidati alla nostra responsabilità, in particolare voi, cari genitori, padrini e madrine, per il bene di questi bambini. E quali sono “le sorgenti della salvezza”? Sono la Parola di Dio e i Sacramenti. Gli adulti sono i primi a doversi alimentare a queste fonti, per poter guidare i più giovani nella loro crescita. I genitori devono dare tanto, ma per poter dare hanno bisogno a loro volta di ricevere, altrimenti si svuotano, si prosciugano. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I genitori non sono la fonte, come anche noi sacerdoti non siamo la fonte: siamo piuttosto come dei canali, attraverso cui deve passare la linfa vitale dell’amore di Dio. Se ci stacchiamo dalla sorgente, noi stessi per primi ne risentiamo negativamente e non siamo più in grado di educare altri. Per questo ci siamo impegnati dicendo: “Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E veniamo ora alla seconda Lettura e al Vangelo. Essi ci dicono che la prima e principale educazione avviene attraverso la testimonianza. Il Vangelo ci parla di Giovanni il Battista. Giovanni è stato un grande educatore dei suoi discepoli, perché li ha condotti all’incontro con Gesù, al quale ha reso testimonianza. Non ha esaltato se stesso, non ha voluto tenere i discepoli legati a sé. Eppure Giovanni era un grande profeta, la sua fama era molto grande. Quando è arrivato Gesù, si è tirato indietro e ha indicato Lui: “Viene dopo di me colui che è più forte di me… Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo” (Mc 1,7-8). &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il vero educatore non lega le persone a sé, non è possessivo. Vuole che il figlio, o il discepolo, impari a conoscere la verità, e stabilisca con essa un rapporto personale. L’educatore compie il suo dovere fino in fondo, non fa mancare la sua presenza attenta e fedele; ma il suo obiettivo è che l’educando ascolti la voce della verità parlare al suo cuore e la segua in un cammino personale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritorniamo ancora alla testimonianza. Nella seconda Lettura, l’apostolo Giovanni scrive: “E’ lo Spirito che dà testimonianza” (1 Gv 5,6). Si riferisce allo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, che rende testimonianza a Gesù, attestando che è il Cristo, il Figlio di Dio. Lo si vede anche nella scena del battesimo nel fiume Giordano: lo Spirito Santo scende su Gesù come una colomba per rivelare che Lui è il Figlio Unigenito dell’eterno Padre (cfr Mc 1,10). Anche nel suo Vangelo Giovanni sottolinea questo aspetto, là dove Gesù dice ai discepoli: “Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio” (Gv 15,26-27). Questo ci è di grande conforto nell’impegno di educare alla fede, perché sappiamo che non siamo soli e che la nostra testimonianza è sostenuta dallo Spirito Santo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ molto importante per voi genitori, e anche per i padrini e le madrine, credere fortemente nella presenza e nell’azione dello Spirito Santo, invocarlo e accoglierlo in voi, mediante la preghiera e i Sacramenti. E’ Lui infatti che illumina la mente, riscalda il cuore dell’educatore perché sappia trasmettere la conoscenza e l’amore di Gesù. La preghiera è la prima condizione per educare, perché pregando ci mettiamo nella disposizione di lasciare a Dio l’iniziativa, di affidare i figli a Lui, che li conosce prima e meglio di noi, e sa perfettamente qual è il loro vero bene. E, al tempo stesso, quando preghiamo ci mettiamo in ascolto delle ispirazioni di Dio per fare bene la nostra parte, che comunque ci spetta e dobbiamo realizzare. I Sacramenti, specialmente l’Eucaristia e la Penitenza, ci permettono di compiere l’azione educativa in unione con Cristo, in comunione con Lui e continuamente rinnovati dal suo perdono. La preghiera e i Sacramenti ci ottengono quella luce di verità grazie alla quale possiamo essere al tempo stesso teneri e forti, usare dolcezza e fermezza, tacere e parlare al momento giusto, rimproverare e correggere nella giusta maniera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici, invochiamo dunque tutti insieme lo Spirito Santo, perché scenda in abbondanza su questi bambini, li consacri ad immagine di Gesù Cristo, e li accompagni sempre nel cammino della loro vita. Li affidiamo alla guida materna di Maria Santissima, perché crescano in età, sapienza e grazia e diventino veri cristiani, testimoni fedeli e gioiosi dell’amore di Dio. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-800345867767217095?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/800345867767217095/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=800345867767217095' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/800345867767217095'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/800345867767217095'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/leducazione-e-un-impegno-arduo.html' title='L&apos;educazione è un impegno arduo :«L&apos;educatore conduca alla verità».'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-SAnXrgUXGqo/TwmmYve3siI/AAAAAAAABM0/IR5iFBAVfBY/s72-c/Battesimo%2B080112%2B.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-4660205928534524754</id><published>2012-01-06T15:18:00.000-08:00</published><updated>2012-01-06T15:30:16.154-08:00</updated><title type='text'>La vera umiltà</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-O85mCJENGNc/TweCrm_BdzI/AAAAAAAABMo/kU8EMb9KNIQ/s1600/magi%2Badorazione%2Bvelazquez%2B169x226.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 169px; height: 226px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-O85mCJENGNc/TweCrm_BdzI/AAAAAAAABMo/kU8EMb9KNIQ/s400/magi%2Badorazione%2Bvelazquez%2B169x226.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5694663939544151858" /&gt;&lt;/a&gt;Nel 1965, in India, alla festa dell'Epifania, sono stato invitato a parlare nella chiesa di una cittadina dello stato di Andhra Pradesh, dove lavorano i missionari del Pime. Essendo l'unico prete disponibile, ho dovuto celebrare la Messa (ma allora si celebrava in latino!) e anche fare la predica dell'Epifania. Dato che sapevo solo poche parole di telegu, la lingua locale (una delle più importanti delle 18 lingue ufficiali dell'India, parlata da più di 80 milioni di indiani, con una letteratura molto ricca e antica), il vescovo di Warangal monsignor Alfonso Beretta mi aveva fatto accompagnare da un catechista che sapeva bene l'inglese. «Tu parla inglese andando adagio», mi aveva detto, «e lui tradurrà in telegu, frase per frase, parola per parola».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così sono andato in quella grande chiesa di Kammameth (che oggi è diocesi), piena di gente, col mio bel discorso scritto in inglese. Dopo la lettura del Vangelo, la gente si è seduta e io ho cominciato a parlare, facendo riflessioni sulla festa liturgica, sul significato teologico dell'Epifania. A ogni frase mi fermavo e lasciavo al catechista il tempo di tradurre. Ma, man mano che andavo avanti nella predica, mi accorgevo che mentre le mie frasi erano brevi, il catechista parlava a lungo; e poi, io non citavo nessun nome proprio, ma lui continuava a citare Baldassarre, Melchiorre e Gaspare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la Messa gli chiedo come aveva tradotto la mia predica e mi sento rispondere: «Padre, tu dicevi cose troppo difficili che io capivo poco e i nostri fedeli, gente semplice, non avrebbero capito nulla e non sapevo come tradurre. Allora ho raccontato alla gente la storia dei tre Re Magi, chi erano, da dove venivano e cosa hanno fatto quando sono tornati alle loro case dopo aver visto Gesù.  Forse tu non sai, ma in India c’è la tradizione che i Magi erano indiani. Io li ho ambientati nei nostri villaggi telegu, in modo che tutti li sentissero come loro antenati. Ma non preoccuparti, ai nostri fedeli la tua predica è piaciuta molto, anche perché hanno capito tutto e adesso le vicende della vita di Gaspare, Baldassarre e Melchiorre le racconteranno anche ad altri».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quell'episodio mi ha fatto capire una grande verità: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;il Vangelo è il racconto di un fatto, di un avvenimento, di una notizia; cioè comunica la «Buona Notizia» e usa un linguaggio estremamente concreto, che invita a cambiare vita, a convertirci. Gesù parla con parabole, cioè racconta dei fatti che avrebbero potuto anche essere veri, per dare un'indicazione morale. Non fa come in certe prediche di noi sacerdoti, che la gente non ascolta o non capisce, perché disincarnate dalla vita quotidiana. Essere cristiani significa vivere la vita di Cristo e offrire agli uomini degli esempi concreti di vite spese per Dio e per il prossimo. Quello che convince o scuote e fa riflettere i non credenti o i non praticanti non sono i ragionamenti o le dimostrazioni filosofiche o teologiche (ci  vogliono anche queste, ma a luogo e tempo debito)., ma i buoni esempi delle vite di Gesù, di Maria e dei santi. E anche dei Re Magi che venivano dall’Oriente!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la nostra vita cristiana deve diventare, agli occhi di chi non crede, un annunzio di salvezza, una testimonianza di fede e di bontà. Nessuno riesce mai a essere un vero cristiano, perché il modello di Gesù è infinitamente al di là delle nostre piccole persone: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;ma quel che importa è la sincera volontà di camminare per la via che Cristo ci ha indicato. Non preoccupiamoci troppo delle nostre cadute, quando sono sinceramente combattute e detestate, quando ripetiamo ogni giorno al Signore il nostro pentimento e la volontà di togliere il peccato dalla nostra vita. «La santità», diceva Santa Teresina del Bambino Gesù, «non è una salita verso la perfezione, ma una discesa verso la vera umiltà».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Piero Gheddo-www.labussolaquotidiana.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-4660205928534524754?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/4660205928534524754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=4660205928534524754' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4660205928534524754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4660205928534524754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/la-vera-umilta.html' title='La vera umiltà'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-O85mCJENGNc/TweCrm_BdzI/AAAAAAAABMo/kU8EMb9KNIQ/s72-c/magi%2Badorazione%2Bvelazquez%2B169x226.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-6464378764881296999</id><published>2012-01-05T15:50:00.001-08:00</published><updated>2012-01-05T16:00:55.596-08:00</updated><title type='text'>Non si può far sì che una cosa che è accaduta non sia accaduta.</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-p_CBe8gak_s/TwY5ZrFyH1I/AAAAAAAABMc/RxomEkPninU/s1600/Magi%2BFra_Angelico_Adoration.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 311px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-p_CBe8gak_s/TwY5ZrFyH1I/AAAAAAAABMc/RxomEkPninU/s400/Magi%2BFra_Angelico_Adoration.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5694301892083064658" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il cristianesimo è diventato vero, cioè la Sua presenza si è manifestata, l’evidenza della Sua presenza. Anche se è attraverso un segno, la parola evidenza è giusta, perché il segno è una cosa che si vede, si tocca e si esperimenta: «Quello che abbiamo udito, quello che abbiamo toccato, quello che abbiamo sentito del Verbo della vita» (1Gv 1,1-3); ma proprio perché era un segno, proprio perché è attraverso un segno può l’indomani o l’ora dopo, nel colloquio con altri che si dimostrano meno entusiasti o che prendono in giro o che non hanno visto, proprio perché è un segno, nel colloquio con altri o ventiquattr’ore dopo o l’anno dopo, l’evidenza può non esserci più e l’esperienza può non percepire o sentire la Presenza della manifestazione. L’evidenza non c’è più e la manifestazione è come se fosse scomparsa. È nella interpretazione del segno che è chiamata a giocarsi la nostra libertà, cioè il nostro amore all’Essere. Infatti, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;perché i Re Magi hanno piantato lì e hanno seguito quella stella? Hanno seguito l’impulso che sentivano dentro vedendo quella stella; perché? Perché erano pieni di amore all’Essere, perché erano pieni di ricerca, perché erano poveri di spirito, perché erano mendicanti, perché sinceramente desideravano, desiderosi cercavano: la parola “amore all’Essere” è questa. Erano pieni di amore all’Essere, che è la caratteristica dei poveri di spirito, perché il povero di spirito è un bambino con gli occhi sgranati che dice di «sì» a tutto quello che gli si pone con evidenza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Dio, tu sei il mio Dio». Quel «mio Dio» indica il riconoscimento; ma riconoscimento di che? Di una propria idea, del raggiungimento di una propria idea? Del termine di una propria analisi, del traguardo di un proprio sentimento? Il riconoscimento è di qualcosa che accade, perciò di qualcosa che è accaduto! Insomma: l’evidenza in quel segno, cioè l’evidenza riconosciuta, in cui si è giocata la loro libertà, ha fatto partire i Re Magi. Cosa vuol dire «li ha fatti partire»? Ha determinato una strada. Che cosa determinava la strada? Cosa determinava il cammino sui cammelli con l’oro e la mirra e l’incenso, sulle dune, nei guadi, quando la sera piantavano lì e dovevano dormire e facevano la tenda oppure stavano a guardare il cielo perché non avevano sonno? Cos’è che determinava il loro cammino? &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;L’aver visto la stella in quel modo.&lt;/span&gt; Tanto è vero che, anche quando la stella è scomparsa, hanno continuato e la stella che li accompagnava non era assolutamente necessaria, come ragione, per il loro camminare; era una benevolenza che li guidava, era una gloria in più, di facilitazione, di compagnia. Chissà quante volte sarà loro venuto in mente: «Torniamo indietro!», chissà quante volte avranno detto: «Qui abbiamo perso la strada!». Chissà quante volte avranno detto: «Ma non ci interessa più niente!». La strada era, non determinata dal loro stato d’animo, che avevano quel giorno, non dal parere che potevano dare quel giorno, non da quello che vedevano e sentivano in quel giorno, ma da quello che era successo. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La ragione della strada, il motivo della strada, ciò che ha determinato la strada è stato l’avvenimento iniziale, quello che li ha fatti partire, e per questo era una strada fedele, una strada in cui non potevano tornare indietro perché - come dicevano gli Scolastici - factum infectum fieri nequit, non si può far sì che una cosa che è accaduta non sia accaduta.&lt;/span&gt; Come il Signore, che è venuto e ha piantato il suo chiodo in questo mondo, e anche se tutti gli uomini diventassero distratti e sputassero addosso all’Annuncio, Lui oramai è venuto! Così oramai è venuto, è accaduto quel momento in cui l’evidenza ci è stata data, quel momento in cui tutto ciò che ci avevano detto da piccoli, tutto ciò che dicono i preti, tutto ciò che fa la Chiesa, si sperimenta che ha dentro il significato reale, è vero! Da questa ultima osservazione risulta ancor di più che tutto il fulcro della questione, tutto il peso, il peso del cammino, tutto quanto poggia sulla grazia, sulla grazia che ci ha incontrato. In noi realmente occorre solo una “piccolezza” d’animo, nel senso che diceva Gesù nel Vangelo: «Se non sarete come bambini», ma un essere bambini intelligenti, perché questa è una logica tremenda: non si è logici, non si è coerenti con se stessi dal punto di vista logico, se non si rispetta questo che stiamo dicendo - perché non c’è nessun «se», nessun «ma», nessuna paura, nessuna tentazione che ci faccia, che tenda a farci giudicare come illusione l’appartenenza, che possa togliere il fatto dell’evidenza di partenza, del presentimento di partenza, del segno che ci ha percosso. Questo non lo toglie via nessuno!&lt;br /&gt;Testo di una meditazione del 1973 di don Giussani distribuito durante la Gmg a Colonia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-6464378764881296999?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/6464378764881296999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=6464378764881296999' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6464378764881296999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6464378764881296999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/non-si-puo-far-si-che-una-cosa-che-e.html' title='Non si può far sì che una cosa che è accaduta non sia accaduta.'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-p_CBe8gak_s/TwY5ZrFyH1I/AAAAAAAABMc/RxomEkPninU/s72-c/Magi%2BFra_Angelico_Adoration.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-6472067033871261948</id><published>2012-01-05T15:25:00.000-08:00</published><updated>2012-01-05T15:44:54.706-08:00</updated><title type='text'>Epifania del Signore</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-BMDF2huMunU/TwY16IOo_mI/AAAAAAAABMQ/3lPlc423HLQ/s1600/Magi_%25281%2529.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 308px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-BMDF2huMunU/TwY16IOo_mI/AAAAAAAABMQ/3lPlc423HLQ/s400/Magi_%25281%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5694298051614146146" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché ai Magi è apparso? Non per nulla l’Epifania è sempre stata nella storia della Chiesa la festa missionaria per eccellenza; e non per nulla il Natale era identificato con l’Epifania, cioè il primo manifestarsi del Dio nato tra noi, del Dio-uomo al mondo.&lt;br /&gt;La vita di Cristo non era sua, era per la missione. La vita di Maria non fu sua, ma per la missione. Quella vita dei javascript:void(0)pastori che, prima di vederlo, di ricevere l’annuncio, era loro, non fu più loro, ma era missione; anche se rimasero a casa loro con le loro mogli, con i loro figli e con il loro gregge. Il loro messaggio nel loro entourage, il messaggio nel paese dove erano, il messaggio che riferivano, che narravano a se stessi e agli altri, qual era? Quella vita, che per i Magi fu loro fino a quel momento, non divenne più loro&lt;br /&gt;Proviamo a immedesimarci con tutta la gente attorno a Maria, con tutta la gente attorno ai Magi, con tutta la gente attorno ai pastori. Come li giudicavano? Impazziti. Come li giudicavano? Strambi. Li sentivano d’un altro mondo, un mondo dissolto, un mondo fantasioso, vano.&lt;br /&gt;Così la nostra vita non è più nostra, ma la nostra vita è missione, è il comunicare ciò che ci è accaduto. Comunicare ciò che ci è accaduto, rendere perciò comunione la nostra presenza, rendere comunione le presenze in cui ci imbattiamo, rinnovare il miracolo della sua Presenza, rinnovare il suo avvenimento, rinnovare con gli altri l’avvenimento che Egli ha realizzato con noi: con gli altri e con le cose, con tutto.&lt;br /&gt;È questa vigilanza missionaria che rende la nostra vita strategia di Dio, che identifica la nostra vita con la strategia di Dio, col disegno di Dio. La nostra persona si identifica con la sua Presenza, certezza e pienezza, tenerezza, allegria, allegrezza e gioia: perché questo è il Natale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luigi Giussani, “La familiarità con Cristo”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-6472067033871261948?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/6472067033871261948/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=6472067033871261948' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6472067033871261948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6472067033871261948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/epifania-del-signore.html' title='Epifania del Signore'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-BMDF2huMunU/TwY16IOo_mI/AAAAAAAABMQ/3lPlc423HLQ/s72-c/Magi_%25281%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-2181531072847968628</id><published>2012-01-04T15:46:00.001-08:00</published><updated>2012-01-04T15:53:10.757-08:00</updated><title type='text'>Papa: così Dio realizza il sogno dell'uomo di «essere come Lui»</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Benedetto XVI, durante l'Udienza generale, parla dell'Epifania, festa che sottolinea come quel Bambino celebrato a Natale sia Dio. «Il Figlio di Dio si è fatto uomo, il sogno dell’umanità, essere come Dio, si realizza in modo inaspettato, non per la grandezza dell’uomo, che non si può fare Dio, ma per l’umiltà di Dio che ci eleva alla vera grandezza del suo essere»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-lQpEd1ZLtJM/TwTmEAH8CfI/AAAAAAAABME/Rvn4zSXX4_k/s1600/Natale%2Bed%2BEpifania%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 266px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-lQpEd1ZLtJM/TwTmEAH8CfI/AAAAAAAABME/Rvn4zSXX4_k/s400/Natale%2Bed%2BEpifania%2B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5693928785330309618" /&gt;&lt;/a&gt;«Il sogno dell'umanità cominciato in Paradiso, essere come Dio, si realizza in modo inaspettato: non per la grandezza dell’uomo che si fa Dio, ma per l’umiltà di Dio che scende verso di noi e così ci fa entrare nella sua umiltà e ci eleva alla vera grandezza del suo essere». Ha parlato così il Papa a braccio durante l'Udienza generale. Questa mattina il pontefice ha sottolineato le conseguenze del Natale e il significato dell'Epifania: «Possiamo quasi dire che nella festa del Natale si sottolinea il nascondimento di Dio nell’umiltà della condizione umana, nel Bambino di Betlemme. Nell’Epifania, invece, si evidenzia il suo manifestarsi, l’apparire di Dio attraverso questa stessa umanità (...). Il Natale celebra il fatto storico della nascita di Gesù a Betlemme. L’Epifania, nata come festa in Oriente, indica un fatto, ma soprattutto un aspetto del Mistero: Dio si rivela nella natura umana di Cristo e questo è il senso del verbo greco epiphaino, “farsi visibile”».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il frutto di questi eventi è la gioia. Così, infatti, «inizia la Messa della notte di Natale, con l’Angelo che dice ai pastori: “Ecco. Io vi annuncio una grande gioia”». La gioia «è il tema che apre il Vangelo ed è il tema che lo chiude perché Gesù Risorto rimprovererà agli Apostoli proprio di essere tristi, incompatibile col fatto che Lui rimane uomo per sempre». Ma da dove nasce questa gioia? «Direi che nasce dallo stupore del cuore nel vedere come Dio ci è vicino, come Dio ci pensa, come Dio agisce nella storia, è una gioia quindi che nasce dal contemplare il volto di quell’umile bambino perché sappiamo che è il volto di Dio presente per sempre nell’umanità, per noi e con noi. Il Natale è gioia perché vediamo e siamo finalmente sicuri che Dio è il bene, la vita, la verità dell’uomo e si abbassa fino all’uomo, per innalzarci a Sé: Dio diventa così vicino da poterlo vedere e toccare. La Chiesa contempla questo ineffabile mistero e i testi della liturgia di questo tempo sono pervasi dallo stupore e dalla gioia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo: «In quel Bambino bisognoso di tutto, come lo sono i bambini, ciò che Dio è, eternità forza santità vita e gioia, si unisce a ciò che siamo noi, debolezza peccato sofferenza e morte». Anche sant'Anastasio, parlando di un “admirabile commercium”, un mirabile scambio tra umanità e divinità afferma che «il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio (...). E così il sogno dell’umanità cominciato in Paradiso, essere come Dio, si realizza in modo inaspettato, non per la grandezza dell’uomo che non si può fare Dio, ma per l’umiltà di Dio che scende e così ci fa entrare nella sua umiltà e ci eleva alla vera grandezza del suo essere». Questo rinnovarsi accade ancora oggi quando il copro di Cristo si assimila al nostro, ha ricordato Benedetto XVI: «Nell’Eucaristia si rende presente in modo reale questo meraviglioso scambio, perché la Sua venuta operi nella nostra vita e la renda un’esistenza di veri figli di Dio». Il Papa ha richiamato così alla necessità di rendere testimonianza con la vita al mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti, ha rilevato che durante l'Epifania «la Chiesa propone un brano molto significativo del profeta Isaia: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te splende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere”. È un invito rivolto alla Chiesa, la comunità di Cristo, ma anche a ciascuno di noi, a prendere ancora più viva coscienza della missione e della responsabilità verso il mondo nel testimoniare e portare la luce nuova del Vangelo». Perché, ha concluso il Santo Padre, «il Natale è fermarsi a contemplare quel Bambino, il Mistero di Dio che si fa uomo nell’umiltà e nella povertà, ma è sopratutto accogliere di nuovo in noi stessi il Bambino, che è Cristo Signore, per vivere della sua stessa vita, per far sì che i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni, siano i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni; celebrare Natale è quindi manifestare la gioia, la novità, la luce che questa nascita ha portato in tutta la nostra esistenza, per essere anche noi portatori della gioia, della vera novità, della luce di Dio agli altri».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-2181531072847968628?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/2181531072847968628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=2181531072847968628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2181531072847968628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2181531072847968628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/papa-cosi-dio-realizza-il-sogno.html' title='Papa: così Dio realizza il sogno dell&apos;uomo di «essere come Lui»'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-lQpEd1ZLtJM/TwTmEAH8CfI/AAAAAAAABME/Rvn4zSXX4_k/s72-c/Natale%2Bed%2BEpifania%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-7416892616525333669</id><published>2012-01-03T12:14:00.000-08:00</published><updated>2012-01-03T12:21:22.361-08:00</updated><title type='text'>Chesterton contro Napolitano</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-z6n-9kQhOk0/TwNiL_J_FeI/AAAAAAAABL4/rPhai_2ITBk/s1600/chesterton%2B169x226.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 169px; height: 226px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-z6n-9kQhOk0/TwNiL_J_FeI/AAAAAAAABL4/rPhai_2ITBk/s400/chesterton%2B169x226.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5693502311997838818" /&gt;&lt;/a&gt;“&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Gli uomini che davvero credono in se stessi stanno nei manicomi”. Così scriveva il grande scrittore inglese Gilbert K. Chesterton nel 1908 all’inizio del libro “Ortodossia”. Una affermazione che è tornata in mente ascoltando il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che – nel mezzo di un discorso sostanzialmente scontato e banalotto – non ha mancato di invitare gli italiani ad avere "fiducia in se stessi".&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tema, quello della fiducia, che è sicuramente caro a Napolitano, visto che in quasi tutti i messaggi di fine anno rivolge lo stesso invito: già nel suo primo discorso nel 2006 esordì infatti sostenendo che “un paese come il nostro deve e può avere fiducia in se stesso”, e l’anno successivo notò che “possiamo avere più fiducia in noi stessi”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti il tema della fiducia negli ultimi anni è diventato ricorrente nel dibattito politico, soprattutto ha accompagnato in modo direttamente proporzionale l’aggravarsi della crisi economica mondiale. Si sostiene infatti che la stagnazione e la recessione siano precedute da una crisi di fiducia, che paralizza gli investimenti e blocca perciò la crescita. Senza fiducia nel futuro si è destinati all’estinzione: ne è un drammatico indicatore la forte denatalità che caratterizza tutta l’Europa, e l’Italia in particolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questo è vero, sarebbe scontato chiedersi: da dove nasce la fiducia? La risposta del capo dello Stato – “in noi stessi” – non è altro che la riproposizione in altri termini di quell’ottimismo della volontà di craxiana memoria, che anche Berlusconi ha interpretato a suo modo. Eppure, abbiamo visto – vediamo - che lo slancio generato da questo ottimismo della volontà, da questo “credere in se stessi” ha il fiato corto, ha vita molto breve. E meno male, diremmo con Chesterton, perché significa che non siamo un popolo di pazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’affermazione dello scrittore inglese era la risposta a un facoltoso editore con cui stava passeggiando, il quale disse di qualcuno: “Quell’uomo farà strada perché crede in se stesso”. Così oggi il presidente della Repubblica, e non solo lui, sostiene che l’Italia uscirà dalla crisi se crederemo in noi stessi. Ma – spiegava ancora Chesterton all’editore – quelli che credono in se stessi “lei dovrebbe conoscerli  tutti. Quel poeta ubriacone, di cui non ha accettato di pubblicare una cupa tragedia, credeva in se stesso. Quell’anziano ministro del culto col suo poema epico, che ha evitato di incontrare nascondendosi nel retro, lui credeva in se stesso. Se lei esaminasse la sua esperienza lavorativa, invece della sua ignobile filosofia individualista, saprebbe che credere in se stessi è uno dei segni più comuni del cialtrone. Gli attori che non sanno recitare e i debitori che non vogliono saperne di pagare credono in se stessi. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sarebbe più vero dire che un uomo fallirà sicuramente perché crede in se stesso. Essere assolutamente sicuri di sé non è solamente un peccato; essere assolutamente sicuri di sé è una debolezza. Credere ciecamente in se stessi è una convinzione isterica e superstiziosa…&lt;/span&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se dunque la fiducia non può fondarsi su noi stessi, se credere in se stessi è una follia, dove fondarla? E’ la stessa domanda che l’interlocutore pone a Chesterton: “Se un uomo non deve credere in se stesso, in cosa deve credere?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta di Chesterton è il libro “Ortodossia” – rieditato recentemente in italiano da Lindau -, una riproposizione ragionata della fede cristiana. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Solo l’apertura e l’adesione a Qualcuno di più grande di noi e dei nostri limiti, può darci fiducia. Solo l’appartenenza alla Chiesa è la strada sicura per avere un futuro.&lt;/span&gt; Ci si conceda ancora una citazione di Chesterton: “L’ortodossia è non solo l’unico guardiano sicuro della morale e dell’ordine, ma è anche l’unico guardiano logico della libertà, dell’innovazione e del progresso. Se vogliamo far cadere il ricco oppressore, non possiamo farlo con la nuova dottrina della perfettibilità umana, ma con la vecchia dottrina del peccato originale. Se vogliamo sradicare crudeltà innate o risollevare popolazioni disperate, non possiamo farlo con la teoria scientifica secondo cui la materia precede lo spirito, ma con la teoria sovrannaturale secondo cui lo spirito precede la materia. (…) Se desideriamo che la civiltà europea vada in soccorso delle anime così come ne va all’assalto, dovremmo insistere fermamente sul fatto che esse sono davvero in pericolo, piuttosto che affermare che il pericolo al quale sono esposte sia in fin dei conti irreale”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altre parole è ciò che ha chiarito papa Benedetto XVI nel discorso alla Curia Romana lo scorso 22 dicembre, affermando che se la radice della crisi economica è la crisi morale, dietro la crisi morale c’è la crisi della fede. Per questo il Papa ha indicato l'attuale come l’Anno della Fede. Non è un caso che la crisi economica, la perdita di fiducia nel futuro, abbia seguito in Europa il processo di progressiva secolarizzazione e l’affermarsi di un’ideologia relativista e nichilista. Dice il Papa: «Dove viene meno la percezione dell’uomo di essere accolto da parte di Dio, di essere amato da Lui, la domanda se sia veramente bene esistere come persona umana non trova più alcuna risposta. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il dubbio circa l’esistenza umana diventa sempre più insuperabile. Laddove diventa dominante il dubbio riguardo a Dio, segue inevitabilmente il dubbio circa lo stesso essere uomini. Vediamo oggi come questo dubbio si diffonde. Lo vediamo nella mancanza di gioia, nella tristezza interiore che si può leggere su tanti volti umani». Alla fine, «solo la fede mi dà la certezza: è bene che io ci sia. È bene esistere come persona umana, anche in tempi difficili».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ da qui che si deve cominciare se vogliamo che l’augurio di Buon Anno abbia un sdi Riccardo Cascioli03-01-2012enso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-7416892616525333669?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/7416892616525333669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=7416892616525333669' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7416892616525333669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7416892616525333669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/chesterton-contro-napolitano.html' title='Chesterton contro Napolitano'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-z6n-9kQhOk0/TwNiL_J_FeI/AAAAAAAABL4/rPhai_2ITBk/s72-c/chesterton%2B169x226.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-6841295015375068692</id><published>2012-01-02T15:58:00.000-08:00</published><updated>2012-01-02T16:20:27.559-08:00</updated><title type='text'>Nel primo chiarore del giorno</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.valserena.it/inni/03%20-%20Nel%20primo%20chiarore.mp3"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ypkA6zTC9B8/TwJFyF_m46I/AAAAAAAABLs/1EjlhuExBRw/s1600/alba.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 384px; height: 288px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-ypkA6zTC9B8/TwJFyF_m46I/AAAAAAAABLs/1EjlhuExBRw/s400/alba.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5693189605854471074"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non so voi, ma in questa prima mattina di Gennaio io mi sono svegliato pieno di allegria e mentre mi facevo la barba canticchiavo il bellissimo inno trappista che dà il titolo  a questo post e che trovate qui: &lt;br /&gt;http://www.valserena.it/inni/03%20-%20Nel%20primo%20chiarore.mp3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E pensavo dentro di me che in un certo senso il primo giorno dell’anno è il sacramento della Creazione, che è come una nuova chance, una nuova possibilità che ci viene data ogni anno. Ieri è andato al Padre un mio caro amico e quindi capisco bene che non è affatto scontato che ogni anno ci venga dato un anno nuovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è davvero così? Come amaramente commentava il mio amico Paolo Pugni qualche giorno fa questo più che un anno nuovo sembra essere un anno vecchio riciclato, stessi problemi, stesse angosce, stesse paure di sempre… dove sta la novità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A meno di non saper guardare oltre, a Colui che, come dice Giovanni, fa nuova ogni cosa (Ap. 21,5).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Greco per dire “nuovo” ci sono due aggettivi: neòs, che significa piuttosto “recente, appena fatto, moderno” e kainòs, che significa invece “mai visto prima, di natura diversa”. Non tutti gli autori del NT conoscono la differenza tra i due aggettivi, così ad esempio l’autore della lettera agli Ebrei li usa come sinonimi, ma Giovanni invece ha una spiccata preferenza per l’aggettivo kainòs, che nell’Apocalisse torna sette volte (un numero che nell’opera di Giovanni non è mai casuale), mentre mai usa neòs.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dire che Dio non ha bisogno di essere moderno per essere nuovo. Come dicevo ieri Dio non fa cose nuove (neòs) ma fa nuova (kainòs) ogni cosa, facendola passare attraverso la Pasqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando? Quando apparirà la novità di Dio nella nostra vita? Quando faremo quell’incontro che spacchi la nostra storia in due, come ha spaccato in due la storia del mondo, prima e dopo Cristo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro dell’Apocalisse termina con una promessa bellissima “ecco,  vengo presto” e uno dei suoi più acuti commentatori, l’americano Scott Hahn, argutamente si domanda “quanto presto è presto?” e risponde: presto è adesso, è subito, è ora. Presto è ogni volta che si celebra l’Eucaristia e si viene così invitati al banchetto nuziale dell’Agnello. Presto è ogni volta che sconfiggiamo il drago e lo precipitiamo dal nostro cielo. Presto è ogni volta che resistiamo alle seduzioni della bestia e le impediamo di porre il suo marchio su di noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facciamolo, e facciamolo senza indugio, festinantes, come i pastori che la liturgia oggi ci presenta in cammino verso l’incontro con Gesù. Ci accorgeremo così che anche per noi spunterà il primo chiarore del giorno, e allora davvero questo anno sarà nuovo.&lt;br /&gt;don Fabio Bartoli -http://uscitepopolomiodababilonia.wordpress.com/2012/01/01/nel-primo-chiarore-del-mondo/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-6841295015375068692?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/6841295015375068692/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=6841295015375068692' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6841295015375068692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6841295015375068692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/nel-primo-chiarore-del-giorno.html' title='Nel primo chiarore del giorno'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-ypkA6zTC9B8/TwJFyF_m46I/AAAAAAAABLs/1EjlhuExBRw/s72-c/alba.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-8024200046571449465</id><published>2012-01-01T09:43:00.000-08:00</published><updated>2012-01-01T09:43:56.861-08:00</updated><title type='text'>Buon Anno - Jovanotti</title><content type='html'>&lt;iframe width="459" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/smq1y6LRCCQ?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il cuore colmo di gratitudine per gli infiniti doni e le mille e mille grazie che il Signore ci ha elargiti in questi anni  Auguro , con la pace del Signore, che il Nuovo Anno ci porti insieme ai nostri cari salute, gioia, serenità , giustizia, pace e Amore.In questo nuovo anno domandiamo al Signore che ci dona tanta &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;FEDE&lt;/span&gt; per credere anche di fronte alle disillusioni, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;SPERANZA &lt;/span&gt;per non cedere alla rassegnazione, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;CARITA’&lt;/span&gt; per rialzarci ad amare,dopo ogni caduta nel fango dell’egoismo. Di vivere  interamente ed intensamente la realtà in ogni momento, che come mendicanti non interrompiamo neanche per un istante il grido: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Vieni  Signore Gesù!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Un fraterno abbraccio in Cristo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-8024200046571449465?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/8024200046571449465/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=8024200046571449465' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8024200046571449465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8024200046571449465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2012/01/buon-anno-jovanotti.html' title='Buon Anno - Jovanotti'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/smq1y6LRCCQ/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-1253324404609172106</id><published>2011-12-31T04:05:00.000-08:00</published><updated>2011-12-31T04:17:01.227-08:00</updated><title type='text'>Buon Anno 2012</title><content type='html'>&lt;iframe width="459" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/uWFS6VxKZ6A?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aspettando il 2012 , con il cuore pieno di gratitudine per gli infiniti doni  ricevuti , Auguro a tutti un Buon fine d’anno con la pace del Signore e che il Nuovo Anno vi porti salute, gioia, serenità , giustizia, pace e Amore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De espera para el año 2012, con un corazón lleno de gratitud por los dones recibidos innumerables, os deseo a todos un Feliz fin de año con la paz del Señor y el Año Nuevo traerá salud, alegría, paz, justicia, paz y amor&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-1253324404609172106?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/1253324404609172106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=1253324404609172106' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/1253324404609172106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/1253324404609172106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/buon-anno-2012.html' title='Buon Anno 2012'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/uWFS6VxKZ6A/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-6708576488443163436</id><published>2011-12-31T03:24:00.000-08:00</published><updated>2011-12-31T06:52:44.318-08:00</updated><title type='text'>Quel sole che scioglie il ghiaccio nel cuore</title><content type='html'>Il tempo di Natale vero antidoto alla sofferenza&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tNaYR-6WgEo/Tv8g6dsUV1I/AAAAAAAABLg/mVt-z00CwEc/s1600/natale%2B2011jpg.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 230px; height: 154px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-tNaYR-6WgEo/Tv8g6dsUV1I/AAAAAAAABLg/mVt-z00CwEc/s400/natale%2B2011jpg.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5692304642794608466" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni in cui ci si ritrova insieme, in famiglia, fra vecchie facce care e giovani facce di figli e di nipoti. In questi giorni di strade illuminate, e poi di brindisi, nell’attesa di un anno nuovo in cui comunque ognuno umanamente spera, spesso mi viene da chiedermi come fa, come regge il clima di letizia quasi obbligatoria, chi ha addosso un lutto cocente. Come fronteggia la festosità più esteriore del Natale chi ha perduto un figlio, o un vecchio che per la prima volta in questo giorno si ritrova solo, scomparsa la compagna di una vita? Spio le facce dei passanti per strada, dei viaggiatori in metrò; ce ne sono alcune che sembrano così lontane dalla festa, così irrimediabilmente sole. Come se proprio il Natale, la festa del mondo che ricomincia in un bambino, urtasse più di ogni altro giorno con la durezza della morte, con lo strappo lasciato in chi vive da chi se ne è andato. Certo, proprio quella nascita prelude alla Resurrezione; ma quanto integra è oggi questa memoria e certezza nelle nostre case? E anche per chi ha fede, proprio il ritrovarsi tutti assieme può fare più straziante il posto vuoto, a tavola, di un figlio, di un padre che manca. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, credo, per quelle facce che ogni tanto mi sfiorano per strada e mi sembrano così lontane dalla festa, mi è rimasto in mente un passo di san Basilio Magno citato da Benedetto XVI, nell’ultima udienza prima di Natale. Ecco dunque cos’è davvero Natale secondo la «Omelia sulla nascita di Cristo» di san Basilio: «Dio assume la carne proprio per distruggere la morte in essa nascosta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come gli antidoti di un veleno una volta ingeriti ne annullano gli effetti, e come le tenebre di una casa si dissolvono alla luce del sole, così la morte che dominava sull’umana natura fu distrutta dalla presenza di Dio. E come il ghiaccio rimane solido nell’acqua finché dura la notte e regnano le tenebre, ma subito si scioglie al calore del sole, così la morte che aveva regnato fino alla venuta di Cristo, appena apparve la grazia di Dio Salvatore e sorse il sole di giustizia, "fu ingoiata dalla vittoria" (1 Corinzi 15,54), non potendo coesistere con la Vita». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, dirà qualcuno, sono cose che noi cristiani ben sappiamo. Davvero tutti? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ce ne siamo un po’, e non in pochi, dimenticate nella assuefazione a un Natale che torna ogni anno, cara abitudine, lieta ricorrenza, ma come nella sua radice originaria appannato? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quanti poi, fra chi cattolico lo è solo di nome, sanno ancora la ragione per cui Cristo scelse di nascere fra gli uomini? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Dio assume la carne per distruggere la morte in essa nascosta. Come gli antidoti di un veleno una volta ingeriti ne annullano gli effetti..». Se è nella Resurrezione che la morte è stata vinta, quel nascere ne è il primo annuncio: è venuto al mondo, e cresce, un bambino che sconfiggerà la morte. Come le tenebre si sciolgono, annientate dalla luce del sole, dice Basilio, così la morte da quella notte a Betlemme non è più la stessa, non la stessa di prima. Come il ghiaccio fuori dalle nostre case in queste notti si consolida e stringe la sua morsa, ma cede al mattino, sotto ai primi raggi tiepidi del sole: la stessa cosa accadde quel giorno, a Betlemme. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se in una dimenticanza, o nella abitudine e nel rumore esteriori, questi giorni possono apparire intollerabili a chi dalla morte è stato così mutilato da sentirsi egli stesso come morto, in realtà, ritrovando la memoria cristiana, il Natale viene prima di tutto per queste persone. E’ il germe della promessa, e speranza già capace di operare: proprio in quel bambino, chi è morto non è morto per sempre. Come il seme sotto alla terra dura di gelo, nelle lunghe notti del solstizio d’inverno: non sembra forse, così sepolto, morto? Eppure, quanto è vivo. E queste righe di un vescovo e dottore della Chiesa di diciassette secoli fa, bisognerebbe farle leggere a chi è orfano di un figlio, di un marito. Sì, certo, le sappiamo queste cose; ma ricordarcele è uno scoprirle di nuovo, e ritrovare, con la memoria, speranza – la sola che non tradisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marina Corradi&lt;br /&gt;© Avvenire&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-6708576488443163436?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/6708576488443163436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=6708576488443163436' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6708576488443163436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6708576488443163436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/quel-sole-che-scioglie-il-ghiaccio-nel.html' title='Quel sole che scioglie il ghiaccio nel cuore'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-tNaYR-6WgEo/Tv8g6dsUV1I/AAAAAAAABLg/mVt-z00CwEc/s72-c/natale%2B2011jpg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-5323773396733990382</id><published>2011-12-28T13:21:00.001-08:00</published><updated>2011-12-28T13:38:29.523-08:00</updated><title type='text'>Te Deum, per i doni trascurati</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Le facce care, il ronzio della lavatrice, il frigo pieno, questa cucina affollata di oggetti. E una via di Milano come tante. Marina Corradi ringrazia per «ciò che ho sempre visto, senza vederlo davvero». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-9PYiKaSZV1k/TvuLUidhaiI/AAAAAAAABLI/3kJA-_QKNuc/s1600/bambina-che-dorme-serena%2B%25281%2529.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 266px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-9PYiKaSZV1k/TvuLUidhaiI/AAAAAAAABLI/3kJA-_QKNuc/s400/bambina-che-dorme-serena%2B%25281%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691295739077028386" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Stamattina era domenica, e i ragazzi hanno dormito fino a quasi le dieci. Sono andata a svegliare la piccola. Era abbracciata a un gatto, sotto le coperte. Aveva ancora l’odore di quando era bambina: di Nutella, di biscotti. Ho annusato e profondamente inspirato. Le ho sfiorato una guancia, era morbida e calda. Una gratitudine si è allargata nei miei pensieri opachi del mattino: che meraviglia averla qui, da quattordici anni, così viva; ridente o pensierosa, o furibonda in una rissa coi fratelli; bella, e vanitosa davanti allo specchio, mentre verifica compiaciuta l’effetto del primo rimmel sulle sue lunghe ciglia nere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi non ci accorgiamo, di solito, di ciò che abbiamo, di tutto ciò che ci si ripresenta fedele, che ci si schiera davanti agli occhi ogni mattina. Ma da un po’ di tempo mi succede di riconoscere la realtà quotidiana come qualcosa che mi genera una frazione di istante di gratitudine: “vedo”, attorno a me, questa casa, e una famiglia, e degli amici, e un lavoro. Generalmente accade dopo un lutto, o dopo una malattia, di accorgersi con stupefatto rammarico di tutto ciò che si aveva “prima”, e di cui non ci si era accorti. Invece senza che sia accaduto niente di questo, mi succede – non sempre, qualche volta – di riconoscere la realtà data, al mattino, e di esserne stranamente lieta. È, forse, perché invecchio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io mi ricordo, in certi vecchi che ho frequentato da bambina, questa attitudine a sapere essere contenti di una mattina di sole, o di un piatto fumante, a tavola, e del suo profumo. Come se ogni mattina gli occhi si aprissero per la prima volta; e ci si meravigliasse delle facce care, delle cose di casa che funzionano, docili, del fido ronzio della lavabiancheria e perfino di un banale frigorifero pieno – che sembra una ovvietà, e invece è anche lui un trascurato dono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dunque in quest’anno che corre verso la sua fine il mio Te Deum è per ciò che ho sempre visto, senza vederlo davvero; e per un nuovo sguardo, attento a ciò che fino ad ora mi sembrava dovuto (e casomai, se improvvisamente mancava, ragione di indignazione e protesta, come quando ci viene rubato ciò che ci spetta). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie, dunque, per questa stanza in cui dormo, con gli scuri ancora chiusi nel primo mattino, e per il letto caldo; grazie per quella lama di luce chiara e di freddo tagliente che entrerà aprendo la finestra, insieme al fugace rosa del ciclamino sul balcone, così rosa e vivo, anche dopo la notte d’inverno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie per i passi dei figli che si vanno pigramente alzando in questa mattina festiva; e perché uno di loro canta svagato una canzone degli alpini, con una bella voce da baritono che piace a suo nonno, alpino sul Don, se dal cielo la sente. (Ma tu la senti, ne sono certa. E quante volte mi pare di sentirmi addosso i tuoi occhi, con quella espressione leggermente apprensiva che avevi quando mi salutavi, e io avevo vent’anni, e tu sembravi chiederti che cosa mi portavo nei pensieri. Ma non me lo domandavi, come non lo chiedo ora ai miei figli, in quel segreto tabù che sbarra il confine fra figli e genitori).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie del figlio grande, del test all’università superato, e di come studia, nel fare ciò che gli piace davvero. Grazie di mio marito, a dire il vero un efferato metodico molestatore dei miei già fragili nervi; però chi altro si poteva accompagnare a una come me? Grazie perché c’è, perché resta, fedele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie di questa casa grande, ombrosa, caotica come in fondo a me piace – non sopportando la nudità cruda dell’ordine perfetto, o di certe cucine che vedo fotografate sui giornali, lindi acciai freddi come sale operatorie. Quanto amo invece questa nostra cucina larga, affollata di oggetti che non sappiamo più dove infilare, col grande crocefisso di legno che ci allarga sopra le sue braccia, generoso e direi, a volte, benignamente rassegnato. Grazie dei vicini e dei negozianti che saluto ogni mattina, nell’enclave cara e consueta che è una via di Milano come tante; e grazie di quel signore strano, vecchio, dimesso, che gira sempre con due grandi sporte pesanti per mano, e una volta gettando l’occhio ho scoperto che sono colme di vecchi giornali che lui, senza un motivo, trasporta avanti e indietro. Lo sconosciuto con le sporte colme di parole ingiallite sorride, quando lo saluto; e la sua disarmata follia mi intenerisce, e mi riecheggia qualcosa, quel suo girare sotto al peso di tante parole consumate. (Forse, questo mio lavoro?)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie di avere un lavoro. Grazie del “bip” che fa il cartellino di riconoscimento, all’ingresso, ogni mattina, e dell’odore di carta stampata che il mio naso puntualmente registra entrando in redazione (mentre fra me cupamente borbotto: tutta la vita a scrivere parole). Grazie delle facce dei colleghi con cui ci intendiamo con pochi cenni, come operai che non abbiano bisogno di parlare, tanto usi sono ad avvitare, stringere, far marciare la macchina complessa che è un giornale. Grazie degli amici – soprattutto di quelli a cui puoi raccontare qualsiasi cosa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie anche del mio cane, mezzo sciacallo e mezzo volpe, bastardo da incalcolabili generazioni, a cui mi sono infantilmente, patologicamente legata; come avessi trovato in lui, cucciolo randagio in una piazza del Sud, una parte bambina di me, che non sapevo più di avere. Grazie dei nostri gatti, belli, fieri come enigmatiche sfingi e pasticcioni come bambini. (Malacoda, che perfidamente con la zampa in questo istante dondola l’arcangelo sospeso con un filo sul presepe; mentre sulla farina davanti alla grotta al mattino trovo sempre impronte feline, come di notturni silenziosi pellegrini). E grazie della attesa muta che aleggia su questo presepe casalingo, imperfetto, goffo, e ogni anno uguale. Senza questa attesa e dunque questa speranza, tutto – i figli, la famiglia, il lavoro – si rivelerebbe alla fine nient’altro che un po’ di cenere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho ricevuto oggi da un amico un biglietto d’auguri: «L’incarnazione di Cristo – c’era scritto – è l’unica nostra speranza». So bene che molti alzerebbero le spalle: che integralismo, che esagerazione. Direbbero che il mondo è pieno di speranze, di solidarietà e di buona volontà. Già. Ma cosa te ne fai di tutto questo, se la morte può toglierci un figlio per sempre, se quelli che abbiamo amato ora sono nel nulla, e ce ne resta solo un ricordo che sbiadisce? A cosa serve tutto il nostro fare di fronte alla massa di sofferenza e miseria che si allarga sulla terra – che non reggeremmo, se la conoscessimo intera – se nessuno davvero è venuto a caricarsi e ad abbracciare e a riscattare tutto questo dolore?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, forse è perché invecchio. È per questo che vado sfrondando le speranze, e me ne resta, davvero, solo una. Invecchiare, fra noi gente d’Occidente, è perdita, decadenza, nebbia che offusca i pensieri. E se fosse invece questo solo il destino del corpo, e l’uomo interiore con gli anni vedesse meglio, più lontano, oltre l’apparenza opaca delle cose? Se il tempo che passa fosse Dio che viene? Grazie, in questo anno che finisce, di un’altra in me che appena intravvedo, più attenta, e grata piuttosto che indignata; grazie anche del tempo che scorre, di quello scandire inflessibile delle ore, che da giovane mi sembrava una condanna. Ma, forse, non capivo. Forse, ora vedo meglio. Grazie, perché nello scoccare di questo nuovo anno non ho più, del tempo, come da ragazza, tanta inerme paura.&lt;br /&gt;(Marina Corradi)http://www.tempi.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-5323773396733990382?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/5323773396733990382/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=5323773396733990382' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/5323773396733990382'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/5323773396733990382'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/te-deum-per-i-doni-trascurati.html' title='Te Deum, per i doni trascurati'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-9PYiKaSZV1k/TvuLUidhaiI/AAAAAAAABLI/3kJA-_QKNuc/s72-c/bambina-che-dorme-serena%2B%25281%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-5341394869817673708</id><published>2011-12-28T07:01:00.000-08:00</published><updated>2011-12-28T07:08:12.975-08:00</updated><title type='text'>Papa: se non si insegna a pregare in famiglia, sarà difficile riempire poi questo vuoto</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-4JFiwTcEC4w/TvswajxWmuI/AAAAAAAABKA/9MgqZ_h4TD8/s1600/B_XVI_%2B28122011-_03.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 137px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-4JFiwTcEC4w/TvswajxWmuI/AAAAAAAABKA/9MgqZ_h4TD8/s400/B_XVI_%2B28122011-_03.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691195786949728994" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La preghiera nella Santa Famiglia di Nazaret al centro dell’ultima udienza generale dell’anno. “I bambini fin dalla più tenera età, possono imparare a percepire il senso di Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio dei genitori, vivere in un'atmosfera della presenza di Dio”.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Imparare a pregare in famiglia sull’esempio della Santa Famiglia di Nazaret, perché “i bambini fin dalla più tenera età, possono imparare a percepire il senso di Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio dei genitori, vivere in un'atmosfera della presenza di Dio. Un’educazione autenticamente cristiana non può prescindere dall’esperienza della preghiera. Se non si impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile riuscire a colmare questo vuoto”. E’ la preghera nella famiglia di Nazaret, “dove si impara ad ascoltare e meditare” la parola di Dio, l’argomento proposto oggi da Benedetto XVI alle ottomila persone presenti in Vaticano per l’ultima udienza generale dell’anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Alcuni spunti sulla preghiera nella Santa Famiglia” si trovano nei racconti evangelici: Luca racconta della presentazione al Tempio: “quando furono compiuti i giorni della purificazione rituale portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore”. “Come ogni famiglia ebrea osservante della legge i genitori di Gesù si recano al tempio per consacrare a Dio il primogenito e per offrire il sacrificio”. Il loro fu “un pellegrinaggio della fede e della preghiera” e fu “l’offerta delle famiglie semplici: due colombi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Della vita della Santa Famiglia il Papa ha evidenziato in particolare la “contemplazione di Cristo” che “ha in Maria il suo modello insuperabile”. “Lo sguardo del suo cuore si concentra su di Lui già al momento dell’Annunciazione, quando lo concepisce per opera dello Spirito Santo; nei mesi successivi ne avverte a poco a poco la presenza, fino al giorno della nascita, quando i suoi occhi possono fissare con tenerezza materna il volto del Figlio, mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia. I ricordi di Gesù, fissati nella sua mente e nel suo cuore, hanno segnato ogni istante dell’esistenza di Maria. Ella vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola”. Luca scrive che “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” con un “atteggiamento che si prolungherà in tutta la sua esistenza”. Questa immagine “presenta Maria come il modello di ogni credente che conserva e confronta le parole e le azioni di Gesù, un confronto che è sempre un progredire nella conoscenza di Lui”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La spiritualità di Maria è “contagiosa: il primo ad esserne attirato è Giuseppe. In lui che già era un uomo giusto si ha una singolare relazione con Dio”. Dopo l’incontro con l’angelo, “accoglie nella propria vita il progetto di salvezza, compiendo con fiducia la volontà di Dio”. Il Vangelo non ha conservato alcuna parola di Giuseppe. “La sua è una presenza silenziosa ma fedele, costante, operosa. Possiamo immaginare che anche lui, come la sua sposa e in intima consonanza con lei, abbia vissuto gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Gesù gustando, per così dire, la sua presenza nella loro famiglia. Giuseppe ha compiuto pienamente il suo ruolo paterno, sotto ogni aspetto. Sicuramente ha educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria. Lui, in particolare, lo avrà portato con sé alla sinagoga, nei riti del sabato, come pure a Gerusalemme, per le grandi feste del popolo d’Israele”. Giuseppe, secondo la tradizione avrà guidato la preghiera domestica sia nella quotidianità, sia nelle principali ricorrenze religiose”. Da lui “Gesù ha imparato ad alternare preghiera e lavoro, e ad offrire a Dio anche la fatica per guadagnare il pane necessario alla famiglia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quando Gesù ha 12 anni, la famiglia si reca con al Tempio di Gerusalemme. “Questo episodio si colloca nel contesto del pellegfrinaggio” che i suoi compivano ogni anno e l’evangelista fa osservare che “la famiglia di Gesù lo vive ogni anno, per partecipare ai riti nella Città santa. La famiglia ebrea, come quella cristiana, prega nell’intimità domestica, ma prega anche insieme alla comunità, riconoscendosi parte del Popolo di Dio in cammino”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’episodio “sono registrate anche le prime parole di Gesù: Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo essere in ciò che è del Padre mio?”. La parola “Padre” è “la chiave di accesso al mistero della preghiera cristiana: qui, quando Gesù è ancora pienamente inserito nella vita della famiglia di Nazaret, è importante notare la risonanza che può aver avuto nei cuori di Maria e Giuseppe sentire dalla bocca di Gesù quella parola 'Padre'” e quando Gesù insegnerà a pregare ci dirà di rivolgerci a Dio chiamandolo “Padre”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da allora, “la vita nella Santa Famiglia fu ancora più ricolma di preghiera"."La famiglia di Nazaret - ha proseguito il Papa - è il primo modello della Chiesa in cui, intorno alla presenza di Gesù e grazie alla sua mediazione, si vive tutti la relazione filiale con Dio, che trasforma anche le relazioni interpersonali”. “La famiglia - ha concluso - è Chiesa domestica e deve essere la prima scuola di preghiera”. Per questo bisogna “riscoprire la bellezza di pregare assieme come famiglia alla scuola della Santa Famiglia di Nazaret e così divenire realmente un cuor solo e un'anima sola, una vera famiglia".&lt;br /&gt;Città del Vaticano (AsiaNews) –&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-5341394869817673708?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/5341394869817673708/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=5341394869817673708' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/5341394869817673708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/5341394869817673708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/papa-se-non-si-insegna-pregare-in.html' title='Papa: se non si insegna a pregare in famiglia, sarà difficile riempire poi questo vuoto'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-4JFiwTcEC4w/TvswajxWmuI/AAAAAAAABKA/9MgqZ_h4TD8/s72-c/B_XVI_%2B28122011-_03.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-8175453088001988848</id><published>2011-12-27T05:39:00.000-08:00</published><updated>2011-12-27T05:53:13.456-08:00</updated><title type='text'>Te Deum, Corti: Per i santi che ho conosciuto</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-wudep6ZZCP8/TvnMXX0DRVI/AAAAAAAABJk/uPBJ40Z72_8/s1600/-Don_Carlo_Gnocchi.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-wudep6ZZCP8/TvnMXX0DRVI/AAAAAAAABJk/uPBJ40Z72_8/s400/-Don_Carlo_Gnocchi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690804306060723538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-BI0t9FCC_SI/TvnMXIMHOSI/AAAAAAAABJc/kRxTKjUmxJ8/s1600/Gius.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 220px; height: 298px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-BI0t9FCC_SI/TvnMXIMHOSI/AAAAAAAABJc/kRxTKjUmxJ8/s400/Gius.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690804301866678562" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;In vita mia ho conosciuto due santi: don Luigi Giussani e don Carlo Gnocchi. Due persone abissalmente diverse, ma entrambe anime elevatissime e, per la mia esperienza, ugualmente sante. Il primo era un maestro che seppe appassionare alla fede tanti giovani, il secondo un animo semplice tutto dedito agli altri. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Giussani era di Desio, non molto lontano da Besana, paese dove abito. Lo conobbi ai tempi della battaglia sul divorzio. Con alcuni amici avevo organizzato una serie di convegni in cui avevamo invitato varie personalità e ricordo un suo mirabile intervento durante una conferenza al teatro della Biblioteca Ambrosiana di Milano. L’ho incontrato spesso, ma ricordo con particolare lucidità il giorno del funerale di sua madre. Egli celebrava e io m’ero messo in fondo, nelle ultime file, in mezzo a una moltitudine di persone che, come me, avevano voluto far sentire la loro vicinanza al prete di Desio. Ma non riuscivo a stare in chiesa. Non per la calca, ma per le parole con cui – con un’emozione vibrante ma non retorica – il figlio prete ricordava la madre defunta. Così entravo e uscivo di continuo, lottando in me stesso tra sentimenti di ammirazione e d’insopportabile commozione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Don Carlo parlava sempre di due cose: degli alpini e di Dio, e di entrambi parlava col medesimo trasporto. Era venuto ad abitare qui, a Montesiro, a due passi dalla mia abitazione, quando aveva tre anni. Era stato cappellano all’Istituto Gonzaga di Milano e poi era partito per il fronte greco. L’esperienza di guerra l’aveva marcato per tutta la vita, facendogli provare delle sofferenze che l’avevano fortificato e reso un vero soldato cristiano. Aveva poi vissuto la ritirata dal fronte russo, comportandosi valorosamente e assistendo i moribondi che ghiacciavano in mezzo alla neve a temperature di quaranta gradi sotto zero. Entrava nei combattimenti con grande ardore, sfidando i colpi, e sui soldati si piegava per assisterli e confessarli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo che aveva un taccuino su cui annotava i nomi delle mogli e dei figli che i soldati nell’ultima confessione gli affidavano. Al termine del conflitto andò a trovare ognuna di quelle famiglie. Fu così che si rese conto delle condizioni pietose di tanta gente; fu così che iniziò a raccogliere ogni genere di poverello, radunando tutti costoro in una prima grande famiglia. Ma non c’erano solo i congiunti degli alpini, tutta Italia era percorsa da questo grande terremoto delle vittime di guerra. E dei loro figli, mutilati spesso da giochi in campi non ancora sminati. Don Carlo si diede alla cura dei mutilati con tutto il cuore e nei suoi istituti volle sempre che vigesse uno spirito d’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capitò un giorno che ci incontrammo per strada. Ogni volta che ci incrociavamo mi ripeteva sempre la medesima raccomandazione: «Sposati presto, perché non è bene aspettare». Ma quella volta avevo la risposta pronta. Avevo infatti deciso di sposarmi con Vanda. «E perché non me lo hai detto?». «Ma don Carlo, sa, lei è così impegnato, io, non osavo», biascicai in qualche modo. Tirò fuori dal taschino quel suo famoso taccuino dei morti e mi fissò una data.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24 maggio 1951. Sessant’anni fa. Pare ieri. Era la sera precedente il matrimonio e per le strade di Assisi – lì mi sono sposato perché mia moglie è di quelle parti – passeggiavamo io, mia moglie, don Carlo, il mio testimone di nozze, Mario Bellini, che era stato con me sul fronte russo, e il testimone di mia moglie, Arnaldo Fortini, sindaco di Perugia e chiarissimo studioso francescano. Il cielo era terso, il clima incantato e la conversazione scorreva così piacevole che proseguimmo fino a notte tarda, sebbene l’impegno dell’indomani avesse dovuto consigliarci altro comportamento. Eppure eravamo tutti quanti eccitati, chi per una ragione, chi per un’altra. Fortini narrava con enfasi le ultime scoperte in ordine ai suoi studi, Bellini di certi suoi incontri straordinari di cui voleva far partecipe don Carlo, io, oltre che per quel che si può facilmente immaginare, perché s’era all’indomani dei successi elettorali della Democrazia cristiana e – incoscienza giovanile – già vedevo aprirsi una nuova era di cristianizzazione del paese. Ma più d’ogni altro, era don Carlo ad essere gasato. Era appena tornato da Parigi, dove s’era recato perché aveva sentito parlare dei primi progressi della chirurgia plastica. V’erano, infatti, nella capitale parigina dottori che, esperti in questo genere di arte, s’arricchivano con i soldi delle dive. Potete immaginarvi la sorpresa di costoro, non certo dei baciapile e alieni da qualsiasi simpatia cristiana, quando si videro di fronte il mio amico in tonaca. Eppure – è questa una prerogativa dei santi – seppe convincerli che dovevano aiutarlo: «Almeno le bambine dovete curarmele». Così, ci raccontava in quella sera primaverile don Carlo, era riuscito a strappargli un “sì” e da quel giorno in poi, di fine settimana in fine settimana, portava a Parigi una dozzina delle sue mutilatine, ragazzine la cui sfortuna era evidente nelle ossa sporgenti e orribili del volto. Le fece sistemare tutte. «Le mie bambine – diceva sempre come solo un sant’uomo sa dire – le voglio tutte belle come le dive del cinema».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, dunque, di che cosa ho da ringraziare Dio. D’aver conosciuto dei santi. Gente che, anche a un profano come me, ha fatto sentire con maggior vigore la presenza della provvidenza nel quotidiano vivere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-8175453088001988848?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/8175453088001988848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=8175453088001988848' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8175453088001988848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8175453088001988848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/te-deum-corti-per-i-santi-che-ho.html' title='Te Deum, Corti: Per i santi che ho conosciuto'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-wudep6ZZCP8/TvnMXX0DRVI/AAAAAAAABJk/uPBJ40Z72_8/s72-c/-Don_Carlo_Gnocchi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-4727325034412155110</id><published>2011-12-27T05:15:00.000-08:00</published><updated>2011-12-27T05:32:55.816-08:00</updated><title type='text'>Giancarlo Cesana: Sappiamo da che parte stare | Tempi</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-62ZSBtD04tw/TvnHKwjwvCI/AAAAAAAABJQ/URjgg-UQU30/s1600/cesana-giancarlo-governo-monti-cl.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 155px; height: 140px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-62ZSBtD04tw/TvnHKwjwvCI/AAAAAAAABJQ/URjgg-UQU30/s400/cesana-giancarlo-governo-monti-cl.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690798591806848034" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’esecutivo d’emergenza non sospende la democrazia. Il problema se mai è che «ciò che ora è proclamato indilazionabile, non era ritenuto fondamentale prima». E per non essere inghiottiti dal potere «bisogna saper vedere queste differenze». l'intervista a Giancarlo Cesana,  apparsa sul numero 51/2011  Tempi&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Messa di fatto in mora dal “governo tecnico”. Squassata dalla retorica dell’anticasta. Svillaneggiata dall’ultimo stagista che passa in redazione. Oggi alla politica conviene volare bassa e stare guardinga. E attrezzarsi sperando nei corsi e ricorsi storici. Intanto, stelle s’acquattano dietro i convegni cattolici che puntano su Roma. E stelline si affacciano nelle agorà del “nuovo parlarsi” all’insegna del «mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?». Insomma, è un fiorire di “radici cristiane” e “valori non negoziabili”. Piatto ricco. Ma non per Giancarlo Cesana. Ciellino doc, professore di Igiene generale e applicata all’Università degli studi di Milano Bicocca e presidente della Fondazione Policlinico-Mangiagalli di Milano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Professore, come giudica l’esultanza per il “ritorno dei cattolici in politica”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I cattolici sono in politica da tempo, non più uniti purtroppo e pertanto poco incidenti, meglio, “incidono” per quello su cui incidono tutti. Per esempio, nell’attuale parlamento e anche nel governo ci sono molti cattolici. Fa tuttavia fatica ad emergere una proposta originale, non reattiva, di politica e società. Questa carenza purtroppo non è sostituibile dalla semplice volontà entrista. Credo debba essere ritrovato il significato personale e pubblico della fede e il coraggio dell’unità. Lo so che a molti l’unità dei cattolici in politica suona come una forzatura o addirittura come un indigeribile reliquato del passato. Ma, secondo me, sbagliano. Come dice san Paolo: «Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio» (1 Cor 10,31). Mi pare uno scopo abbastanza unificante, soprattutto quando si tratta di decidere su questioni fondamentali che riguardano i destini del proprio popolo. Non è detto che l’unità sia un partito, né che sia in funzione di esso, ma di una ipotesi di società sì, a cominciare dai cosiddetti “valori non negoziabili” fino alle loro conseguenze che sono molto di più che dei no all’aborto e simili. Sono immagini positive di esistenza, educazione, economia e legge. Queste vanno difese e incrementate. Bisogna però conoscerle e riconoscerle come il patrimonio comune della nostra storia. La strada è lunga e negli ultimi anni si è camminato all’indietro. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il Papa davanti al Bundestag ha detto: «La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto». Quali sono queste finestre da aprire?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ne dico tre, in ordine, per così dire, logico. La prima è sulla realtà che, per quanto enigmatica e dolorosa, è positiva perché c’è e ci corrisponde nel senso che senza di essa non possiamo vivere (ci vuole l’aria, la luce, il cibo… la bellezza). La seconda è sul mistero, di cui la realtà è segno. La ragione positivista che rifiuta l’anima, o la libertà, solo perché squartando i cadaveri non le ha mai trovate, è superficiale. Ci son più cose in cielo e in terra che nella nostra fantasia, diceva Shakespeare. La terza finestra è su Cristo che, come dice Giussani, “pretende” di essere il volto del mistero, che ha vinto la morte e, con la Chiesa, continua misteriosamente la sua presenza tra noi. Cristo conferma che la domanda di eternità e felicità non è follia, che le contraddizioni si possono affrontare, che si può sperare. È il Natale e la nostra storia, senz’altro la mia, in cui molte altre finestre si sono aperte di conseguenza. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piero Ostellino nell’intervista pubblicata tre settimane fa su Tempi, dice che dobbiamo uscire dal Novecento, cioè da un tipo di mentalità diffuso in Italia, secondo cui “tutto è dovuto”. Ce la possiamo fare? Ma secondo quale nuovo ideale?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Ce la possiamo fare senz’altro, ma non sarà facile perché i sacrifici – non tutto è dovuto e, anzi, spesso bisogna dare – in genere non piacciono. Per farli bisogna essere molto liberi o costretti, che è, purtroppo, la condizione più frequente. Per fare sacrifici non costretti bisogna avere chiaro lo scopo, cioè che valgano la pena. Un sacrificio, infatti, non è innanzitutto una rinuncia, ma amore alla verità più che a se stessi, in quanto dipendenti dalla verità. Perché la libertà cresca è necessaria l’educazione, che come diceva lo Jungmann è “introduzione alla realtà totale”. Quando si dice che c’è un’emergenza educativa si afferma implicitamente che c’è un alterato rapporto con la realtà, una incapacità di apprezzare la verità delle cose. Appunto, spetta all’educatore soprattutto di spalancare le finestre; e all’educando, giovane o adulto che sia – bisogna imparare anche da grandi –, di decidere di guardare fuori e respirare a pieni polmoni. Le finestre mostrano gli ideali, cioè non le idee astratte, ma le immagini che più compiutamente realizzano i desideri. Come è stato sottolineato in un recente documento di Comunione e Liberazione sulla crisi, di ideali ce ne sono, non solo perseguibili, ma perseguiti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ex leader del Movimento popolare e da cattolico che non nasconde le sue simpatie, come vede l’ondata senza fine dell’antipolitica? Non è paradossale che i grandi sponsor mediatici di questa moda che sembra stare “dalla parte della gente” siano ora i primi promotori di un governo passato al cento per cento “sopra la testa della gente”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Di cose che passano sopra la testa della gente ce ne sono molte e molto più gravi di questo governo. Quanto al fatto che questo governo costituisca una interruzione del ciclo democratico, non riesco a essere d’accordo, perché è stato votato dal Parlamento, cioè dai rappresentanti del popolo, cui spetta anche di ratificarne le leggi. Certamente questo governo è l’esito delle incapacità precedenti sia della maggioranza che dell’opposizione. Bisogna però saper vedere le differenze, perché il futuro non diventi la notte in cui tutte le vacche sono nere. Mentre Berlusconi e il Pdl erano d’accordo e, dicono, in gran parte abbiano “preparato” i provvedimenti “salva-Italia” di Monti, la Lega lo era un po’ di meno – vedi le pensioni – e i partiti di opposizione non lo erano per niente – erano contro tutto. Il problema è che quello che è proclamato indilazionabile adesso, non era ritenuto fondamentale prima, dalla opposizione politica e “culturale” al governo di prima, divenuta sostenitrice del governo di adesso. Siccome dicono tutti che la criticità presente si estenderà negli anni a venire, limitarsi a incrociare le dita è demenziale. È necessario che, pur con i dubbi morali sulle persone, sui fatti si sappia da che parte stare. Vivere sopra le parti è un’illusione, che lascia schierati secondo l’opinione corrente, che crede di essere indipendente solo perché fa parte della maggioranza indisturbata, perché connivente con chi comanda. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lucio Magri: una morte onorevole o una morte scandalosa?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;De mortuis nihil nisi bonum, è la proverbiale frase latina che ricorda che chi è morto non si può difendere e, quindi, non si può che dirne bene. Ho letto che c’era di mezzo la depressione. Non sono scandalizzato, però non sono d’accordo, se non con Magri, con gli amici che aspettavano insieme la notizia della fine. Non posso però impedire loro di vivere così, senza reale speranza nella vita. Ma allora perché coltivare un ideale rivoluzionario o comunque di cambiamento? Qui, però, più che sentenziare bisogna parlare, confrontarsi, per quello che serve.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-4727325034412155110?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/4727325034412155110/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=4727325034412155110' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4727325034412155110'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4727325034412155110'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/giancarlo-cesana-sappiamo-da-che-parte.html' title='Giancarlo Cesana: Sappiamo da che parte stare | Tempi'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-62ZSBtD04tw/TvnHKwjwvCI/AAAAAAAABJQ/URjgg-UQU30/s72-c/cesana-giancarlo-governo-monti-cl.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-6905180757711183417</id><published>2011-12-25T13:43:00.000-08:00</published><updated>2011-12-25T14:12:46.017-08:00</updated><title type='text'>MESSAGGIO NATALIZIO DEL SANTO PADRE E BENEDIZIONE URBI ET ORBI, 25.12.2011</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ibmg0SUPywY/Tvef118YJqI/AAAAAAAABI4/RC5cgEIyxAE/s1600/Benedetto_XVI_URBI_ET_ORBI.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 299px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-ibmg0SUPywY/Tvef118YJqI/AAAAAAAABI4/RC5cgEIyxAE/s400/Benedetto_XVI_URBI_ET_ORBI.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690192401568114338" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-6YYYxY7MQ2w/TveZs7N4NEI/AAAAAAAABIU/1a1NAlTDfns/s1600/urbi2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 267px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-6YYYxY7MQ2w/TveZs7N4NEI/AAAAAAAABIU/1a1NAlTDfns/s400/urbi2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690185651295106114" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cristo è nato per noi! Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama. A tutti giunga l’eco dell’annuncio di Betlemme, che la Chiesa Cattolica fa risuonare in tutti i continenti, al di là di ogni confine di nazionalità, di lingua e di cultura. Il Figlio di Maria Vergine è nato per tutti, è il Salvatore di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così lo invoca un’antica antifona liturgica: "O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvezza dei popoli: vieni a salvarci, o Signore nostro Dio". Veni ad salvandum nos! Vieni a salvarci! Questo è il grido dell’uomo di ogni tempo, che sente di non farcela da solo a superare difficoltà e pericoli. Ha bisogno di mettere la sua mano in una mano più grande e più forte, una mano che dall’alto si tenda verso di lui. Cari fratelli e sorelle, questa mano è Cristo, nato a Betlemme dalla Vergine Maria. Lui è la mano che Dio ha teso all’umanità, per farla uscire dalle sabbie mobili del peccato e metterla in piedi sulla roccia, la salda roccia della sua Verità e del suo Amore (cfr Sal 40,3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, questo significa il nome di quel Bambino, il nome che, per volere di Dio, gli hanno dato Maria e Giuseppe: si chiama Gesù, che significa "Salvatore" (cfr Mt 1,21; Lc 1,31). Egli è stato inviato da Dio Padre per salvarci soprattutto dal male profondo, radicato nell’uomo e nella storia: quel male che è la separazione da Dio, l’orgoglio presuntuoso di fare da sé, di mettersi in concorrenza con Dio e sostituirsi a Lui, di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di essere il padrone della vita e della morte (cfr Gen 3,1-7). Questo è il grande male, il grande peccato, da cui noi uomini non possiamo salvarci se non affidandoci all’aiuto di Dio, se non gridando a Lui: "Veni ad salvandum nos! - Vieni a salvarci!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto stesso di elevare al Cielo questa invocazione, ci pone già nella giusta condizione, ci mette nella verità di noi stessi: noi infatti siamo coloro che hanno gridato a Dio e sono stati salvati (cfr Est [greco] 10,3f). Dio è il Salvatore, noi quelli che si trovano nel pericolo. Lui è il medico, noi i malati. Riconoscerlo, è il primo passo verso la salvezza, verso l’uscita dal labirinto in cui noi stessi ci chiudiamo con il nostro orgoglio. Alzare gli occhi al Cielo, protendere le mani e invocare aiuto è la via di uscita, a patto che ci sia Qualcuno che ascolta, e che può venire in nostro soccorso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gesù Cristo è la prova che Dio ha ascoltato il nostro grido. Non solo! Dio nutre per noi un amore così forte, da non poter rimanere in Se stesso, da uscire da Se stesso e venire in noi, condividendo fino in fondo la nostra condizione (cfr Es 3,7-12). La risposta che Dio ha dato in Gesù al grido dell’uomo supera infinitamente la nostra attesa, giungendo ad una solidarietà tale che non può essere soltanto umana, ma divina. Solo il Dio che è amore e l’amore che è Dio poteva scegliere di salvarci attraverso questa via, che è certamente la più lunga, ma è quella che rispetta la verità sua e nostra: la via della riconciliazione, del dialogo, della collaborazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perciò, cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero, in questo Natale 2011, rivolgiamoci al Bambino di Betlemme, al Figlio della Vergine Maria, e diciamo: "Vieni a salvarci!". Lo ripetiamo in unione spirituale con tante persone che vivono situazioni particolarmente difficili, e facendoci voce di chi non ha voce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insieme invochiamo il divino soccorso per le popolazioni del Corno d’Africa, che soffrono a causa della fame e delle carestie, talvolta aggravate da un persistente stato di insicurezza. La Comunità internazionale non faccia mancare il suo aiuto ai numerosi profughi provenienti da tale Regione, duramente provati nella loro dignità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore doni conforto alle popolazioni del Sud-Est asiatico, particolarmente della Thailandia e delle Filippine, che sono ancora in gravi situazioni di disagio a causa delle recenti inondazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore soccorra l’umanità ferita dai tanti conflitti, che ancora oggi insanguinano il Pianeta. Egli, che è il Principe della Pace, doni pace e stabilità alla Terra che ha scelto per venire nel mondo, incoraggiando la ripresa del dialogo tra Israeliani e Palestinesi. Faccia cessare le violenze in Siria, dove tanto sangue è già stato versato. Favorisca la piena riconciliazione e la stabilità in Iraq ed in Afghanistan. Doni un rinnovato vigore nell’edificazione del bene comune a tutte le componenti della società nei Paesi nord africani e mediorientali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nascita del Salvatore sostenga le prospettive di dialogo e di collaborazione in Myanmar, nella ricerca di soluzioni condivise. Il Natale del Redentore garantisca stabilità politica ai Paesi della Regione africana dei Grandi Laghi ed assista l’impegno degli abitanti del Sud Sudan per la tutela dei diritti di tutti i cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari fratelli e sorelle, rivolgiamo lo sguardo alla Grotta di Betlemme: il Bambino che contempliamo è la nostra salvezza! Lui ha portato al mondo un messaggio universale di riconciliazione e di pace. Apriamogli il nostro cuore, accogliamolo nella nostra vita. Ripetiamogli con fiducia e speranza: "Veni ad salvandum nos!".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-6905180757711183417?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/6905180757711183417/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=6905180757711183417' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6905180757711183417'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6905180757711183417'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/messaggio-natalizio-del-santo-padre-e.html' title='MESSAGGIO NATALIZIO DEL SANTO PADRE E BENEDIZIONE URBI ET ORBI, 25.12.2011'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-ibmg0SUPywY/Tvef118YJqI/AAAAAAAABI4/RC5cgEIyxAE/s72-c/Benedetto_XVI_URBI_ET_ORBI.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-6791336308505120842</id><published>2011-12-25T01:30:00.000-08:00</published><updated>2011-12-25T14:11:17.609-08:00</updated><title type='text'>SANTA MESSA NELLA NOTTE DI NATALE:OMELIA DEL SANTO PADRE</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3Gw7IXy_ntc/TveeAykwvxI/AAAAAAAABIg/MYupeQI4aOA/s1600/Natale%2B2011%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 250px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-3Gw7IXy_ntc/TveeAykwvxI/AAAAAAAABIg/MYupeQI4aOA/s400/Natale%2B2011%2B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690190390619062034" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Cari fratelli e sorelle,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettura tratta dalla Lettera di san Paolo Apostolo a Tito, che abbiamo appena ascoltato,inizia solennemente con la parola “apparuit”, che ritorna poi di nuovo anche nella lettura della Messa dell’aurora: apparuit – “è apparso”. &lt;br /&gt;È questa una parola programmatica con cui la Chiesa, in modo riassuntivo, vuole esprimere l’essenza del Natale. Prima, gli uomini avevano parlato e creato immagini umane di Dio in molteplici modi. Dio stesso aveva parlato in diversi modi agli uomini (cfr Eb 1,1: lettura nella Messa del giorno). &lt;br /&gt;Ma ora è avvenuto qualcosa di più: Egli è apparso. Si è mostrato. È uscito dalla luce inaccessibile in cui dimora. Egli stesso è venuto in mezzo a noi. Questa era per la Chiesa antica la grande gioia del Natale: Dio è apparso. &lt;br /&gt;Non è più soltanto un’idea, non soltanto qualcosa da intuire a partire dalle parole. Egli è “apparso”. &lt;br /&gt;Ma ora ci domandiamo: Come è apparso? Chi è Lui veramente? La lettura della Messa dell’aurora dice al riguardo: “apparvero la bontà di Dio … e il suo amore per gli uomini” (Tt 3,4). &lt;br /&gt;Per gli uomini del tempo precristiano, che di fronte agli orrori e alle contraddizioni del mondo temevano che anche Dio non fosse del tutto buono, ma potesse senz’altro essere anche crudele ed arbitrario, questa era una vera “epifania”, la grande luce che ci è apparsa: Dio è pura bontà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche oggi, persone che non riescono più a riconoscere Dio nella fede si domandano se l’ultima potenza che fonda e sorregge il mondo sia veramente buona, o se il male non sia altrettanto potente ed originario quanto il bene e il bello, che in attimi luminosi incontriamo nel nostro cosmo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Apparvero la bontà di Dio … e il suo amore per gli uomini”: questa è una nuova e consolante certezza che ci viene donata a Natale.&lt;br /&gt;In tutte e tre le Messe del Natale la liturgia cita un brano tratto dal Libro del Profeta Isaia, che descrive ancora più concretamente l’epifania avvenuta a Natale: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine” (Is 9,5s). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sappiamo se il profeta con questa parola abbia pensato a un qualche bambino nato nel suo periodo storico. Sembra però impossibile. Questo è l’unico testo nell’Antico Testamento in cui di un bambino, di un essere umano si dice: il suo nome sarà Dio potente, Padre per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo di fronte ad una visione che va di gran lunga al di là del momento storico verso ciò che è misterioso, collocato nel futuro. Un bambino, in tutta la sua debolezza, è Dio potente. &lt;br /&gt;Un bambino, in tutta la sua indigenza e dipendenza, è Padre per sempre. &lt;br /&gt;“E la pace non avrà fine”.&lt;br /&gt;Il profeta ne aveva prima parlato come di “una grande luce” e a proposito della pace proveniente da Lui aveva affermato che il bastone dell’aguzzino, ogni calzatura di soldato che marcia rimbombando, ogni mantello intriso di sangue sarebbero stati bruciati (cfr Is 9,1.3-4).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio è apparso – come bambino. Proprio così Egli si contrappone ad ogni violenza e porta un messaggio che è pace. In questo momento, in cui il mondo è continuamente minacciato dalla violenza in molti luoghi e in molteplici modi; in cui ci sono sempre di nuovo bastoni dell’aguzzino e mantelli intrisi di sangue, gridiamo al Signore: Tu, il Dio potente, sei apparso come bambino e ti sei mostrato a noi come Colui che ci ama e mediante il quale l’amore vincerà. E ci hai fatto capire che, insieme con Te, dobbiamo essere operatori di pace. Amiamo il Tuo essere bambino, la Tua non violenza, ma soffriamo per il fatto che la violenza perdura nel mondo, e così&lt;br /&gt;Ti preghiamo anche: dimostra la Tua potenza, o Dio. In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fa’ che i bastoni dell’aguzzino, i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati, così che la Tua pace vinca in questo nostro mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Natale è epifania – il manifestarsi di Dio e della sua grande luce in un bambino che è nato per noi. Nato nella stalla di Betlemme, non nei palazzi dei re. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando, nel 1223, Francesco di Assisi celebrò a Greccio il Natale con un bue e un asino e una mangiatoia piena di fieno, si rese visibile una nuova dimensione del mistero del Natale. Francesco di Assisi ha chiamato il Natale “la festa delle feste” – più di tutte le altre solennità – e l’ha celebrato con “ineffabile premura” (2 Celano, 199: Fonti Francescane, 787). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Baciava con grande devozione le immagini del bambinello e balbettava parole di dolcezza alla maniera dei bambini, ci racconta Tommaso da Celano (ivi). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la Chiesa antica, la festa delle feste era la Pasqua: nella risurrezione, Cristo aveva sfondato le porte della morte e così aveva radicalmente cambiato il mondo: aveva creato per l’uomo un posto in Dio stesso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, Francesco non ha cambiato, non ha voluto cambiare questa gerarchia oggettiva delle feste, l’interna struttura della fede con il suo centro nel mistero pasquale. Tuttavia, attraverso di lui e mediante il suo modo di credere è accaduto qualcosa di nuovo: Francesco ha scoperto in una profondità tutta nuova l’umanità di Gesù. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo essere uomo da parte di Dio gli si rese evidente al massimo nel momento in cui il Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria, fu avvolto in fasce e venne posto in una mangiatoia. La risurrezione presuppone l’incarnazione. Il Figlio di Dio come bambino, come vero figlio di uomo – questo toccò profondamente il cuore del Santo di Assisi, trasformando la fede in amore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Apparvero la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini”: questa frase di san Paolo acquistava così una profondità tutta nuova. Nel bambino nella stalla di Betlemme, si può, per così dire, toccare Dio e accarezzarlo. Così l’anno liturgico ha ricevuto un secondo centro in una festa che è, anzitutto, una festa del cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò non ha niente di sentimentalismo. Proprio nella nuova esperienza della realtà dell’umanità di Gesù si rivela il grande mistero della fede. Francesco amava Gesù, il bambino, perché in questo essere bambino gli si rese chiara l’umiltà di Dio. Dio è diventato povero. Il suo Figlio è nato nella povertà della stalla. Nel bambino Gesù, Dio si è fatto dipendente, bisognoso dell’amore di persone umane, in condizione di chiedere il loro – il nostro – amore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi il Natale è diventato una festa dei negozi, il cui luccichio abbagliante nasconde il mistero dell’umiltà di Dio, la quale ci invita all’umiltà e alla semplicità. Preghiamo il Signore di aiutarci ad attraversare con lo sguardo le facciate luccicanti di questo tempo fino a trovare dietro di esse il bambino nella stalla di Betlemme, per scoprire così la vera gioia e la vera luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla mangiatoia, che stava tra il bue e l’asino, Francesco faceva celebrare la santissima Eucaristia (cfr 1 Celano, 85: Fonti, 469). Successivamente, sopra questa mangiatoia venne costruito un altare, affinché là dove un tempo gli animali avevano mangiato il fieno, ora gli uomini potessero ricevere, per la salvezza dell’anima e del corpo, la carne dell’Agnello&lt;br /&gt;immacolato Gesù Cristo, come racconta il Celano (cfr 1 Celano, 87: Fonti, 471). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Notte santa di Greccio, Francesco quale diacono aveva personalmente cantato con voce sonora il Vangelo del Natale. Grazie agli splendidi canti natalizi dei frati, la celebrazione sembrava tutta un sussulto di gioia (cfr 1 Celano, 85 e 86: Fonti, 469 e 470). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio l’incontro con l’umiltà di Dio si trasformava in gioia: la sua bontà crea la vera festa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi oggi vuole entrare nella chiesa della Natività di Gesù a Betlemme, scopre che il portale, che un tempo era alto cinque metri e mezzo e attraverso il quale gli imperatori e i califfi entravano nell’edificio, è stato in gran parte murato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È rimasta soltanto una bassa apertura di un metro e mezzo. L’intenzione era probabilmente di proteggere meglio la chiesa contro eventuali assalti, ma soprattutto di evitare che si entrasse a cavallo nella casa di Dio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Chi desidera entrare nel luogo della nascita di Gesù, deve chinarsi. Mi sembra che in ciò si manifesti una verità più profonda, dalla quale vogliamo lasciarci toccare in questa Notte santa: se vogliamo trovare il Dio apparso quale bambino, allora dobbiamo scendere dal cavallo della nostra ragione “illuminata”. &lt;br /&gt;Dobbiamo deporre le nostre false certezze, la nostra superbia intellettuale, che ci impedisce di percepire la vicinanza di Dio. Dobbiamo seguire il cammino interiore di san Francesco – il cammino verso quell’estrema semplicità esteriore ed interiore che rende il cuore capace di vedere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo chinarci, andare spiritualmente, per così dire, a piedi, per poter entrare attraverso il portale della fede ed incontrare il Dio che è diverso dai nostri pregiudizi e dalle nostre opinioni: il Dio che si nasconde nell’umiltà di un bimbo appena nato. Celebriamo così la liturgia di questa Notte santa e rinunciamo a fissarci su ciò che è materiale, misurabile e toccabile. Lasciamoci rendere semplici da quel Dio che si manifesta al cuore diventato semplice.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E preghiamo in quest’ora anzitutto anche per tutti coloro che devono vivere il Natale in povertà, nel dolore, nella condizione di migranti, affinché appaia loro un raggio della bontà di Dio; affinché tocchi loro e noi quella bontà che Dio, con la nascita del suo Figlio nella stalla, ha voluto portare nel mondo. Amen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-6791336308505120842?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/6791336308505120842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=6791336308505120842' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6791336308505120842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6791336308505120842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/santa-messa-nella-notte-di-nataleomelia.html' title='SANTA MESSA NELLA NOTTE DI NATALE:OMELIA DEL SANTO PADRE'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-3Gw7IXy_ntc/TveeAykwvxI/AAAAAAAABIg/MYupeQI4aOA/s72-c/Natale%2B2011%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-7804203961068011448</id><published>2011-12-24T16:07:00.000-08:00</published><updated>2011-12-25T16:25:50.073-08:00</updated><title type='text'>OMELIA DI S.E.R. CARD. ANGELO SCOLA, ARCIVESCOVO DI MILANO</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-xu3R-akcuJQ/Tve9bt5H80I/AAAAAAAABJE/r0ncRW-xpoA/s1600/Natale%2Bnotte241211_s.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 75px; height: 75px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-xu3R-akcuJQ/Tve9bt5H80I/AAAAAAAABJE/r0ncRW-xpoA/s400/Natale%2Bnotte241211_s.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690224938079220546" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MESSA NELLA NOTTE DEL NATALE DEL SIGNORE &lt;br /&gt;DUOMO DI MILANO, 24 DICEMBRE 201&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. «Noi abbiamo conosciuto in terra il fulgore del suo mistero» (Preghiera all’inizio&lt;br /&gt;dell’Assemblea liturgica).&lt;br /&gt;Figli carissimi, il potente ossimoro contenuto nella Preghiera con cui abbiamo iniziato questa celebrazione liturgica esprime bene l’indicibile dono di cui siamo investiti. «Oggi la luce risplende su di noi» ci ha fatto pregare il ritornello del Salmo responsoriale. È venuta nel mondo «la luce vera quella che illumina ogni uomo» (Vangelo, Gv 1,9) proclama Giovanni, all’inizio del suo Vangelo. Perciò, ci ha invitato il profeta Isaia, «Venite, camminiamo nella luce del Signore» (Prima&lt;br /&gt;Lettura, Is 2,5) Anche noi in questa notte santa ci siamo messi in moto convocati (chiamati insieme) dal Dio-Bambino nel nostro Duomo, casa dei milanesi. Stiamo, qui ed ora, facendo l’esperienza di cui ci parla lo stesso brano evangelico: «… Noi abbiamo contemplato la sua gloria» (Vangelo, Gv 1,14b). Noi contempliamo, vale a dire guardiamo con intensità, stupiti e commossi, la presenza di Dio che agisce nella storia. Questo è il senso biblico della parola “gloria”. La solenne processione&lt;br /&gt;d’ingresso con cui, qui in Duomo e in tutte le parrocchie e comunità della Diocesi, abbiamo introdotto nell’azione liturgica della nostra Chiesa ambrosiana il nuovo, artistico Evangeliario donato dal carissimo cardinale Tettamanzi, è un riflesso luminoso di questa gloria del Dio-Bambino che trasfigura le nostre esistenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Vangelo, Gv 1,14a). In questo versetto del prologo del Vangelo di Giovanni sintetizza l’assoluta novità del cristianesimo. La luce è una persona reale: il «figlio unigenito che viene dal Padre» (Vangelo, Gv 1,14). Con la parola “carne” Giovanni ha deliberatamente scelto un termine che ben esprime la contingenza dell’uomo.&lt;br /&gt;Già nell’Antico Testamento la carne, senza essere in sé cattiva, senza essere in antitesi a Dio, rappresenta tutto ciò che è transitorio, mortale e imperfetto. Noi sappiamo inoltre che la carne è stata ferita dal peccato e, per questo, domanda «riscatto» (Epistola, Gal 4,5), come ci ha ricordato san Paolo. Ebbene il «Natale del Salvatore è il natale della nostra salvezza» (Prefazio), il natale del&lt;br /&gt;riscatto della carne che noi uomini siamo. Il Verbo ha assunto la nostra carne e la carne è diventata «cardine di salvezza» (Tertulliano, De resurrectione mortuorum VIII, 6-7). Il Santo Natale è l’ineffabile dono del Dio che si è “abbassato per noi”. I Padri della Chiesa arrivavano a dire: «Dio si è abbreviato fino a rendersi visibile agli occhi, palpabile alle mani, portabile sulle spalle». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Per noi «l’Autore del tempo si è fatto temporale», scrive Agostino (Agostino, Sermo 192, 1), e insiste: «Egli nacque affinché noi rinascessimo». La nascita del Dio Bambino è per noi qui ed ora - lo ripeto - una rinascita. Non è casuale né sentimentale la tenerezza che continua a fluire in questa notte santa dalla grotta di Betlemme. È la forte dolcezza che ci fa toccare con mano in cosa consiste la salvezza del Natale. Il Prefazio la descrive con tre sintetiche affermazioni che dobbiamo&lt;br /&gt;far nostre. La prima: «Al mortale è promessa la vita». Al mortale, in concreto a te, a me, a noi tutti è donata la vita senza fine. «Al peccatore è rimesso il peccato»: se non resistiamo alla forza dell’amore appassionato di Gesù il perdono, vale a dire il pieno riscatto della nostra libertà, diventa una reale opportunità. Infine «anche il mondo rinasce». La Sua gloria opera la salvezza per la famiglia umana, anche la nostra in questo inizio del Terzo millennio, attanagliata dalle difficoltà&lt;br /&gt;della crisi. La riprova di questo triplice frutto dell’incarnazione viene dal dono di essere resi, in Gesù, figli: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna… perché ricevessimo l'adozione a figli» (Epistola, Gal 4,4-5). Di essere figli, non di essere stati figli, ognuno di noi, soprattutto in tarda età, sente la struggente necessità. Gesù Bambino continua ad elargirci il prezioso dono di rivolgerci personalmente a Dio chiamandolo «Abbà, Padre!» (Epistola, Gal 4,6).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. In che modo il Bambino Gesù procura la nostra salvezza? Il Figlio di Dio, con la sua venuta nella carne, introduce nella storia una forza di unità: «il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s'innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti» (Prima Lettura, Is 2,2) La visione di Isaia prospetta un movimento opposto a quello di Babele. La storia con il&lt;br /&gt;Salvatore non è più un agglomerato di frammenti (dispersione: di-sgregatio), ma possiede un orientamento di pace per tutti gli uomini e per tutti i popoli (con-gregatio). Ma come si può affermare questo se guardiamo al panorama che l’oggi ci presenta: crisi, guerra, fame, emarginazione, miseria, dolore? Dov’è questa salvezza, questo orientamento di unità e di pace, se poco o niente di nuovo si riesce a vedere dopo la Sua Redenzione? Risponde il Vangelo: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome» (Vangelo, Gv 1,11-12). L’opera del Salvatore è in atto ma attende la libertà dell’uomo. Chiede di divenire manifesta in ogni uomo.&lt;br /&gt;La gratuità dell’Avvenimento del Natale del Figlio di Dio provoca inevitabilmente la nostra libertà. Ora siamo chiamati a posizionarci rispetto al Figlio che si offre alla nostra mercé come un Bambino. La fede è la risposta piena a questa inquietante domanda. Come ci ha ricordato recentemente il Santo Padre la crisi del cristianesimo in Europa è anzitutto crisi di fede. La riprova sta nel fatto che nella fede eucaristica dei santi, anche dei molti santi anonimi di oggi, ogni uomo è&lt;br /&gt;già condotto a riconoscere i vividi segni della Sua salvezza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. Per questo, umili e lieti in questa notte santa, davanti a Gesù Bambino preghiamo con il nostro Padre Ambrogio: «Già il tuo presepe rifulge / e la notte spira una luce nuova; / nessuna tenebra più la contamini / e la rischiari perenne la fede» (Inno di Natale). Amen&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-7804203961068011448?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/7804203961068011448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=7804203961068011448' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7804203961068011448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7804203961068011448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/omelia-di-ser-card-angelo-scola.html' title='OMELIA DI S.E.R. CARD. ANGELO SCOLA, ARCIVESCOVO DI MILANO'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-xu3R-akcuJQ/Tve9bt5H80I/AAAAAAAABJE/r0ncRW-xpoA/s72-c/Natale%2Bnotte241211_s.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-3776516828163125735</id><published>2011-12-24T06:36:00.000-08:00</published><updated>2011-12-29T07:01:14.625-08:00</updated><title type='text'>La Luce sulle tenebre</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-fKsAuGJwG-Q/Tvx_8SmiuBI/AAAAAAAABLU/hhpYrDji8ZE/s1600/Natale%2B_bambinello%2B-%2Bgiotto%2B169x226_0.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 169px; height: 226px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-fKsAuGJwG-Q/Tvx_8SmiuBI/AAAAAAAABLU/hhpYrDji8ZE/s400/Natale%2B_bambinello%2B-%2Bgiotto%2B169x226_0.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691564702851840018" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Luigi Negri*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’annunzio della incarnazione di Dio in Gesù Cristo ci coglie in un momento complesso e contraddittorio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un lato l’esperienza dell’uomo di oggi sembra destinata a un inesorabile e definitivo fallimento. «E’ possibile che l’uomo muoia», diceva sant’Ireneo tanti secoli fa. «E’ possibile che l’uomo, nella sua umanità, muoia», ricordava spesso il papa Giovanni Paolo II. Una vita senza più nessun punto di riferimento sostanziale, dal punto di vista teorico e pratico. Un individualismo proteso all’affermazione di sé come perseguimento del proprio benessere ad ogni costo. Una violenza che dilaga in tutti gli strati della vita sociale, affermata e vissuta come soluzione di problemi che sembrano impossibili a risolversi se non con la violenza. Violenza di omicidi, e spesso anche di suicidi conseguenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vita brutta, come il Papa ci ricorda continuamente. Brutta perché priva di tensione alla libertà, a seguire il bene, il bello, il giusto. Ed è un’immagine universalmente diffusa che rischia di dare alla parola vita un’accezione totalmente ridotta alla pura sopravvivenza fisica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dice il profeta nella prima messa del Natale: «Il popolo che camminava nelle tenebre – e certamente le tenebre sono la cifra di questa nostra società - vide all’improvviso una grande luce». Cristo è la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. E’ la luce che rivela all’uomo tutto ciò che egli porta nel cuore, ma soprattutto rivela all’uomo quella presenza assolutamente incredibile e pure realissima del mistero di Dio che si fa compagnia all’uomo. Si fa compagnia all’uomo e non solo gli rivela teoricamente la sua identità, ma lo mette in grado di perseguire questa identità attraverso l’appartenenza alla Chiesa - che è luogo dove Cristo si incontra qui ed ora - e diventa cammino educativo per lo sviluppo integrale della propria personalità umana e cristiana.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Chi è stato veramente nella profondità delle tenebre, trasale di gioia all’idea che la luce viene. E ne scopre i preannunzi, l’alba. L’alba - ci ricordava spesso monsignor Giussani - è il momento più bello della giornata perché pur carico di tutte le incertezze, le equivocità e le paure della notte, già si intravvede che la luce sta nascendo e vincerà le tenebre, restituendo la vita delle persone e delle cose alla loro consistenza, alla loro bellezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che questo sia un momento terribile ma di una terribilità che può diventare una grande positività. Bisogna che i cristiani scommettano un’altra volta sulla fede, sulla fede in Cristo come unica possibilità di salvezza. E occorre che tanti uomini di buona volontà amino il mistero e la verità più di se stessi. Uno dei maestri di questo popolo laico, Vaclav Havel, si è spento qualche giorno fa. Egli aveva giocato tutta la sua vita su ciò che don Giussani chiamava il cuore dell’uomo. E su questo cuore, per questo cuore, ha coagulato un popolo di veramente laici, che hanno potuto poi abbracciarsi con i grandi cristiani come il cardinale Tomášek, «la grande quercia», come lo definiva Giovanni Paolo II. In questo grande abbraccio, pur nella distinzione, è accaduto un evento storico per la Cecoslovacchia: la grande rivoluzione che ha messo fine al comunismo senza rompere neppure il vetro di una finestra, come amava affermare Vaclav Havel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Natale lo sento, lo desidero e lo prego come il rinnovarsi di un dialogo profondo tra laici veramente laici, cioè non laicisti, e cristiani non clericali. Gente che vive la propria laicità come attesa, gente che vive la fede come testimonianza dell’incontro accaduto con Cristo.&lt;br /&gt;Da questo dialogo forse può nascere un contributo decisivo al cambiamento in meglio dell’uomo e del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;* Vescovo di San Marino - Montefeltro&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-3776516828163125735?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/3776516828163125735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=3776516828163125735' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3776516828163125735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3776516828163125735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/la-luce-sulle-tenebre.html' title='La Luce sulle tenebre'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-fKsAuGJwG-Q/Tvx_8SmiuBI/AAAAAAAABLU/hhpYrDji8ZE/s72-c/Natale%2B_bambinello%2B-%2Bgiotto%2B169x226_0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-1002711534596945415</id><published>2011-12-23T19:37:00.000-08:00</published><updated>2011-12-23T19:37:37.320-08:00</updated><title type='text'>In questa notte splendida - Martino Chieffo</title><content type='html'>&lt;iframe width="459" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/fiFmFWq8hfM?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IN QUESTA NOTTE SPLENDIDA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Claudio Chieffo&lt;br /&gt;In questa notte splendida&lt;br /&gt;di luce e di chiaror&lt;br /&gt;il nostro cuore trepida:&lt;br /&gt;nato il Salvator.&lt;br /&gt;Un bimbo piccolissimo&lt;br /&gt;le porte ci aprirà&lt;br /&gt;del cielo dell’Altissimo&lt;br /&gt;nella sua verità.&lt;br /&gt;Svegliatevi dal sonno,&lt;br /&gt;correte coi pastor,&lt;br /&gt;notte di miracoli,&lt;br /&gt;di grazia e di stupor.&lt;br /&gt;Asciuga le tue lacrime,&lt;br /&gt;non piangere perché&lt;br /&gt;Gesù nostro carissimo&lt;br /&gt;è nato anche per te.&lt;br /&gt;In questa notte limpida &lt;br /&gt;di gloria e di splendor&lt;br /&gt;il nostro cuore trepida:&lt;br /&gt;nato il Salvator.&lt;br /&gt;Gesù nostro carissimo&lt;br /&gt;le porte ci aprirà&lt;br /&gt;il Figlio dell’Altissimo&lt;br /&gt;con noi sempre sarà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-1002711534596945415?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/1002711534596945415/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=1002711534596945415' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/1002711534596945415'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/1002711534596945415'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/in-questa-notte-splendida-martino.html' title='In questa notte splendida - Martino Chieffo'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/fiFmFWq8hfM/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-132153328147327025</id><published>2011-12-23T17:48:00.000-08:00</published><updated>2011-12-23T17:54:54.337-08:00</updated><title type='text'>La tentazione del Natale</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-1vzi8qhoyio/TvUw09a0BGI/AAAAAAAABII/07sdl9iVrrQ/s1600/Natale%2Blo%2Bstupore%2B%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 169px; height: 226px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-1vzi8qhoyio/TvUw09a0BGI/AAAAAAAABII/07sdl9iVrrQ/s400/Natale%2Blo%2Bstupore%2B%2B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5689507390650844258" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;di JULIÁN CARRÓN&lt;br /&gt;Per descrivere la nostra umanità e per guardare in modo adeguato noi stessi in questo momento della storia del mondo, difficilmente potremmo trovare una parola più opportuna di quella contenuta in questo brano del profeta Sofonia: "Rallegrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele". Perché? Che ragione c'è di rallegrarsi, con tutto quello che sta accadendo nel mondo? Perché "il Signore ha revocato la tua condanna".&lt;br /&gt;Il primo contraccolpo provocato in me da queste parole è per la sorpresa di come il Signore ci guarda: con occhi che riescono a vedere cose che noi non saremmo in grado di riconoscere se non partecipassimo di quello stesso sguardo sulla realtà: "Il Signore revoca la tua condanna", cioè il tuo male non è più l'ultima parola sulla tua vita; lo sguardo solito che hai su di te non è quello giusto; lo sguardo con cui ti rimproveri in continuazione non è vero. L'unico sguardo vero è quello del Signore. E proprio da questo potrai riconoscere che Egli è con te: se ha revocato la tua condanna, di che cosa puoi avere paura? "Tu non temerai più alcuna sventura". Una positività inesorabile domina la vita. Per questo, continua il brano biblico, "non temere Sion, non lasciarti cadere le braccia". Perché? Perché "il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente". Non c'è un'altra sorgente di gioia che questa: "Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia" (3, 14-17).&lt;br /&gt;Che queste non sono rimaste solo parole, ma si sono compiute, è ciò che ci testimonia il Vangelo; nel bambino che Maria porta in grembo, quelle parole sono diventate carne e sangue, come ci ricorda in modo commovente Benedetto XVI: "La vera novità del Nuovo Testamento non sta in nuove idee, ma nella figura stessa di Cristo, che dà carne e sangue ai concetti - un realismo inaudito" (Deus caritas est, 12). Ed è un fatto talmente reale nella vita del mondo che non appena Elisabetta riceve il saluto da Maria, il bimbo che porta nel grembo, Giovanni, sussulta di gioia (cfr. Luca, 1, 39-45). Quelle del profeta non sono più soltanto parole, ma si sono fatte carne e sangue, fino al punto che questa gioia è diventata esperienza presente, reale.&lt;br /&gt;Domandiamoci: il cristianesimo è un devoto ricordo o è un avvenimento che accade oggi esattamente come è accaduto duemila anni fa? Guardiamo i tanti fatti che i nostri occhi vedono in continuazione, che ci sorprendono e ci stupiscono, a cominciare da quel fatto imponente che si chiama Benedetto XVI e che ogni volta fa sussultare le viscere del nostro io. C'è uno in mezzo a noi che fa sussultare il "bambino" che ciascuno di noi porta in grembo, nel nostro intimo, nella profondità del nostro essere. Questa esperienza presente ci testimonia che l'episodio della Visitazione non è soltanto un fatto del passato, ma è stato l'inizio di una storia che ci ha raggiunto e che continua a raggiungerci nello stesso modo, attraverso incontri, nella carne e nel sangue di tanti che incontriamo per la strada, che ci muovono nell'intimo.&lt;br /&gt;È con questi fatti negli occhi che possiamo entrare nel mistero di questo Natale, evitando il rischio del "devoto ricordo", di ridurre la festa a un puro atto di pietà, a devozione sentimentale. In fondo, tante volte la tentazione è di non aspettarsi granché dal Natale. Ma a chi è data la grazia più grande che si possa immaginare - vederlo all'opera in segni e fatti che lo documentano presente - è impossibile cadere nel rischio di celebrare la nascita di Gesù come un "devoto ricordo". Non ci è consentito! E non perché siamo più bravi degli altri fratelli uomini, non perché non siamo fragili come tutti, ma perché siamo riscattati di continuo da questo nostro venir meno per la forza di Uno che accade ora e che revoca la nostra condanna. È solo con questi fatti negli occhi che potremo guardare il Natale che viene: non con una nostalgia devota, non col sentimento naturale che sempre provoca in noi un bambino che nasce e neppure con un vago sentimento religioso, ma in forza di una esperienza (perché tutto il resto non produce altro che una riduzione di "quella" nascita). Dove si rivela veramente chi è quel Bambino è in questa esperienza reale: il figlio di Elisabetta ha sussultato di gioia nel suo grembo. È il rinnovarsi continuo di questo avvenimento che ci impedisce di ridurre il Natale e che ce lo può fare gustare come la prima volta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-132153328147327025?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/132153328147327025/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=132153328147327025' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/132153328147327025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/132153328147327025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/la-tentazione-del-natale.html' title='La tentazione del Natale'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-1vzi8qhoyio/TvUw09a0BGI/AAAAAAAABII/07sdl9iVrrQ/s72-c/Natale%2Blo%2Bstupore%2B%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-2062851202290050610</id><published>2011-12-23T14:45:00.000-08:00</published><updated>2011-12-23T15:00:28.090-08:00</updated><title type='text'>NATALE/ Scola: chi è l’uomo che non desidera capire se stesso fino in fondo?</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-wLMvBIz_eVU/TvUF1ArPUgI/AAAAAAAABH8/pggv0Tr27uE/s1600/Nativita_GiottoR400%2Bscola%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 234px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-wLMvBIz_eVU/TvUF1ArPUgI/AAAAAAAABH8/pggv0Tr27uE/s400/Nativita_GiottoR400%2Bscola%2B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5689460112525054466" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una lezione profonda e al tempo stesso confidenziale sulla «notizia» più grande di tutta la storia: l’evento del Natale, nel quale «Dio si fa bambino per accompagnare la vita singolare e personale di ciascuno di noi». Nel suo pomeriggio fitto di impegni, il cardinale Scola ha dedicato un’ora del suo tempo ai giornalisti. Per continuare una «tradizione» che ho iniziato a Venezia, dice, un momento di incontro e dialogo al quale tengo molto.&lt;br /&gt;Un dialogo a tutto campo, ma dove tutti i temi affrontati dal cardinale trovano senso nell’unico evento che redime il tempo, la festa cristiana del Natale. Al temine, il cardinale ha risposto brevemente anche alle domande del Sussidiario. Come può l’evento del Natale, eminenza, toccare anche al vita dei non credenti? «Per il semplice fatto» risponde Scola «che l’evento di Gesù non è qualcosa che si aggiunge all’esperienza dell’uomo. Facendosi carne, assumendo la nostra carne mortale, Gesù spiega compiutamente la nostra vita. La domanda diventa:&lt;span style="font-weight:bold;"&gt; chi è l’uomo che non ha il desiderio di capirsi fino in fondo? &lt;/span&gt;Ecco, il paragone con Gesù è la grazia donata all’uomo di tutti i tempi per capire il senso della propria vita». Non finiremo mai di immedesimarci in questo mistero. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;È questo il Natale, dice Scola: «Un Dio che si fa piccolo per raccogliere la nostra piccolezza, in questo scambio misterioso assumere la nostra umanità, in tutto, tranne che nel peccato, per consentirci di vivere nella speranza certa dell’eternità. Ma donandoci fin d’ora un anticipo dell’eternità stessa: un modo più gustoso di amare, di lavorare, di riposare, di costruire la città dell’uomo, di affrontare la nostra fragilità».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ne ha avuto per tutti, il cardinale. Anche per chi gli ha chiesto un piccolo «bilancio» di questi suoi primi mesi nella nuova diocesi. «Sono stanco, ma al tempo stesso sempre più a mio agio. Sono tornato a casa mia, in un certo senso, questo di solito fa sempre piacere e credo che piaccia a ciascuno di voi». E ancora: «Ho trovato negli incontri che ho fatto finora un popolo di Dio molto solido. Il mio desiderio è uno solo: far fronte come posso, al di là dei miei limiti e delle mie capacità, al compito che il Signore mi ha dato, accompagnare il popolo di Dio che è in Milano a vivere secondo la bellezza, la bontà e la verità del Dono che ha ricevuto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Dalla crisi si esce solo insieme, ristabilendo la fiducia vicendevole» aveva detto Scola durante il suo primo discorso in occasione della solennità di sant’Ambrogio. «Bisogna che chi è convinto di questo, si giochi» ha ripetuto ieri in privato il cardinale Scola. «Quell’insieme è un contagio. Ma può contagiare solo chi è già stato “contagiato”. È come una grande catena: la catena della solidarietà della grande famiglia umana».&lt;br /&gt;«Non credo nei progetti e nei piani pastorali» spiega il cardinale, rispondendo a una domanda sul dono vivo del carisma nella Chiesa. «Io stesso mi propongo di assecondare la vita della Chiesa di Dio, che è fatta ultimamente dallo Spirito del Risorto il quale suscita doni, nelle persone e nelle realtà associate. Il compito di chi guida è dare un orientamento, in modo tale che ognuno trovi il suo posto e al tempo stesso possa concorrere al bene della Chiesa. Concorrere al bene della Chiesa domanda all’uomo di essere in un adeguato rapporto con se stesso, con gli altri e con Dio, di essere capace di virtù teologali  – fede, speranza e carità – ma anche di virtù cardinali – prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Un uomo simile, come diceva Péguy, è anche un cittadino eccellente».&lt;br /&gt;Il cardinale insiste su questo punto. «Come il nostro io comunica attraverso il corpo, anche la Chiesa – come ogni realtà umana  – comunica se stessa attraverso lo strumento in senso nobile dell’istituzione. Ma se la struttura prevale sulla vita come espressione della totalità dell’io e mette da parte la potenza creativa di una razionalità commossa, radicata nel profondo del cuore nostro, e prende il sopravvento allora uccide la vita. non ho mai visto nascere la vita se non da una vita già in atto: lo vediamo, innanzitutto, nel rapporto tra l’uomo e la donna. Quindi non può mai essere l’organizzazione a far nascere la vita, mai. Ma più è debole, nelle nostre realtà associate, ivi compresa la Chiesa, la consistenza dell’io e delle sue azioni, più è debole ilper chi il nostro io si muove, più noi saremo tentati di consegnare alla struttura organizzativa la totalità della nostra vita, personale ed associata».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cardinale viene invitato a suggerire «segni di speranza» da guardare in un tempo che vede esplodere la crisi e il dramma della povertà. Anche Gesù in fondo è nato povero. Sì, ammette Scola. L’Altissimo entra nel tempo per abbracciare l’umile, il povero, ma povero è tutto l’uomo, per natura mendicante. «Il suo primo motivo di speranza è che Gesù nasce! Ma poiché Gesù è venuto fisicamente nel mondo duemila anni fa, quando lo pensiamo viene naturale per noi fare nostra la mentalità illuministica, quella per cui Lessing si chiedeva: chi colmerà questo terribile fossato che ci separa da Gesù? Siamo tentati di ricacciarlo nel passato, perché non assecondiamo fino in fondo il messaggio che la Chiesa – madre e maestra – ci ripropone. Non a caso» continua Scola «l’avvento ambrosiano dal suo inizio situa subito il Natale nella giusta prospettiva. La venuta nella carne di Gesù si collega alla Sua venuta finale. Non possiamo vivere il Natale in termini integrali se non aspettiamo il Gesù glorioso che viene a chiudere la storia e a compiere la giustizia. Se questo secondo polo dell’attesa lo dimentichiamo, il Natale sarà per noi un mito o una favola. Però non è questo il senso cristiano della nascita. Esso chiama subito in campo il fine, nel duplice valore di termine e di senso. Qui trova le sue radici la speranza cristiana».&lt;br /&gt;Ma c’è anche un terzo avvento, indispensabile, spiega Scola. Che cita san Bernardo: «All’avvento della carne e all’avvento finale san Bernardo aggiungeva l’avvento di Gesù nel cuore di ogni cristiano che lo segue con umiltà. E questo produce conseguenze. Se non credete a me, credete almeno alle mie opere, diceva Gesù. Le tante opere della nostra Chiesa e della nostra società, le energie che tante donne e tanti uomini dedicano alla condivisione del bisogno dell’altro, danno vita a una infinità di segni di speranza, che dobbiamo guardare e seguire».&lt;br /&gt;C’è il rischio per i cattolici di essere così «laici» tanto da incorrere nell’errore di separare la fede dalla vita? Scola lo aveva detto nel suo discorso in occasione di sant’Ambrogio, citando Paolo VI: «Siamo ormai così abituati noi moderni a considerare questa distinzione del profano dal sacro, che facilmente pensiamo i due campi non solo distinti, ma separati; e sovente non solo separati, ma ciascuno a sé sufficiente e dimentico della coessenzialità dell’uno e dell’altro nella formula integrale e reale della vita». «Oggi il rischio più grave di tutte le comunità a tutti i livelli» dice l’arcivescovo al Sussidiario «è proprio il dualismo, la separazione, come diceva già Paolo VI, tra la fede e la vita. Pensare che la fede sia qualcosa che riguardi la sfera individuale, il mondo delle mie intenzioni, delle mie belle anche giuste aspirazioni, ma che la vita poi sia un’altra cosa. Da cristiani, noi non ci possiamo stare». Viene in aiuto la grazia della Chiesa: «partecipando dell’eucarestia, partecipiamo all’evento storico, singolare, irripetibile della passione, morte, e risurrezione di Gesù. Ma l’eucarestia non è un culto separato. Gesù, nel mistero del Natale, ha rotto la distinzione tra fanum, il sacro epro-fanum, il profano, ciò che sta davanti-al-sacro. Bisogna che l’eucarestia passi nella vita. Ma come? Ripetendo il gesto. Solo ripetendo i gesti una creatura come noi può approfondire il mistero del Dio che si fa carne. Allora il modo in cui affrontiamo le circostanze della vita sarà radicalmente nuovo».&lt;br /&gt;http://www.ilsussidiario.net -&lt;br /&gt;venerdì 23 dicembre 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-2062851202290050610?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/2062851202290050610/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=2062851202290050610' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2062851202290050610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2062851202290050610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/natale-scola-chi-e-luomo-che-non.html' title='NATALE/ Scola: chi è l’uomo che non desidera capire se stesso fino in fondo?'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-wLMvBIz_eVU/TvUF1ArPUgI/AAAAAAAABH8/pggv0Tr27uE/s72-c/Nativita_GiottoR400%2Bscola%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-4596970745579277955</id><published>2011-12-23T14:04:00.000-08:00</published><updated>2011-12-23T14:20:31.662-08:00</updated><title type='text'>Tramite quel Bambino niente ci è estraneo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-O5LeUNdtTko/TvT799tsTbI/AAAAAAAABHw/xXlduee8hm8/s1600/Natale-%2Bbuon-natale.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 121px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-O5LeUNdtTko/TvT799tsTbI/AAAAAAAABHw/xXlduee8hm8/s400/Natale-%2Bbuon-natale.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5689449271232581042" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La bellezza è sempre stato affare da Greci. Un canone perfetto in cui la proporzione e l’armonia delle parti, il peso e il contrappe­so sono perfettamente bilanciati, l’occhio ri­posa perché trova l’ordine per cui è stato fat­to. Ecco, questa bellezza non c’entra con un bambino. Lui è come tutti gli altri bambini: ar­monia e proporzione chissà, forse verranno. Per ora è solo piccolo, ha pochi capelli, fa la cacca, rigurgita e piange.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bellezza non è af­fare da gente nata nei paesini della Palestina. La bellezza è affare di scultori capaci di tra­sformare persino il vento in pietra, di pittori che sanno i colori di ciò che non si vede. La bel­lezza è artificio e perfezione. Non ha odore. Non è certo affare da falegnami e casalinghe, la bellezza. Non ha niente a che vedere con la vita quotidiana, la bellezza. Con i pannolini, le pappe, i pianti, le veglie e qualche sorriso non si sa ancora bene lanciato a chi.&lt;br /&gt;La bellezza è affare degli dei: loro sì che man­giano nettare e ambrosia, non si feriscono mai, fanno quello che vogliono. Sono bellissimi e fortissimi. Hanno braccia bianche, le dee, e riccioli belli. Scuotono i cieli, gli dei, e li attra­versano in un soffio. Altro che carne pesante. Non è certo affare di bambini la bellezza. Gli dei non sono mai stati bambini deboli e tan­to normali da sembrare bambini qualsiasi di una coppia di poveracci, con lei incinta non si sa bene di chi. La bellezza è affare da eroi, da kaloikaiagathoi , tanto belli quanto perfet­ti: gente invincibile, non fosse per il tallone, ca­pace di ogni fatica, dal piè veloce e dalle men­te poliedrica. Sono nati maturi questi, non so­no mai stati bambini, quasi se ne vergogna­no. E se sono stati bambini erano dei prodigi che appena nati già stritolavano serpenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bellezza non riguarda i bambini ignoti di una periferia riottosa e cavillosa dell’Impero. Non riguarda bambini che devono imparare a gattonare, camminare, leggere e usare le buone maniere. Forse li sfiora la bellezza, per­ché ogni bambino è a suo modo bello, so­prattutto quando sorride o stringe la mano at­torno a un dito, ma quella non è una bellezza imperitura. Quella è la vita quotidiana e non c’entra molto con la bellezza. La bellezza è affare straordinario, non c’entra niente con la noia quotidiana di una famiglia qualsiasi, dopo una settimana dalla nascita del pupo. Finiti i festeggiamenti cominciano le occhiaie. No, non c’è bellezza nella vita quo­tidiana, lì tutto è uguale, monotono. Ogni tan­to, sì, balugina uno squarcio di bellezza ma, come sempre è stato e sarà, è strappata al ca­so, passeggera e per questo impregnata della malinconia di ciò che non è stabile, che non è mai tutto qui, adesso, per me. Nella vita quotidiana tutto invece finisce col rovinarsi, col rompersi, col non durare in­somma. Per questo ci vuole quella bellezza da Greci, sinonimo di un per sempre perfetto e luminoso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo l’amore è un po’ così. Se non ci fosse quel­lo non mi alzerei la mattina. L’amore per un libro, un paesaggio, un amico, una donna, u­na madre. È l’unica cosa quotidiana che non finisca con l’annoiarmi. Ma anche quello spes­so si rompe e 'che fatica rimetterlo a posto!'. Quando la trovo, quella bellezza, mi ci ag­grappo come la cozza allo scoglio e la piovra alla sua preda, perché non scappi troppo pre­sto, per lasciare solo un ricordo dolce-amaro. Ma quel Bambino? È l’amore in persona? L’a­more fatto persona? L’amore fatto limite e quo­tidianità? Non può essere. Se fosse vero, un’al­tra bellezza sarebbe entrata nel mondo, nel silenzio, quasi senz’arte. Tutto diverrebbe im­provvisamente bello: i pannolini, le pappe, le veglie, i sorrisi e le lacrime. Tutto diverrebbe improvvisamente divino, perché non c’è nien­te di umano che quel bambino non debba fa­re: è un uomo e non c’è niente di umano che gli sia estraneo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la notizia. Se è così, c’è per me una bellezza che non si rovina, che non si rompe, che non c’entra con il nettare e l’ambrosia, con la proporzione e l’armonia, ma c’entra con la vita quotidiana, con il sudore, i capelli, la pelle, le mani screpolate, la fatica, lo sco­raggiamento, la tristezza, la paura, il falli­mento, il sangue, il freddo e il sonno. Una bel­lezza senza perfezione. Una bellezza che c’en­tra con tutto, perché tutto ha attraversato. U­na bellezza fecondata da limiti e sproporzio­ni, per partorire ciò che non passa. Io questa bellezza cerco. Questa bellezza nasce per me. In una stalla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandro D'Avenia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-4596970745579277955?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/4596970745579277955/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=4596970745579277955' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4596970745579277955'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4596970745579277955'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/tramite-quel-bambino-niente-ci-e.html' title='Tramite quel Bambino niente ci è estraneo'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-O5LeUNdtTko/TvT799tsTbI/AAAAAAAABHw/xXlduee8hm8/s72-c/Natale-%2Bbuon-natale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-6595410341428034641</id><published>2011-12-22T16:16:00.000-08:00</published><updated>2011-12-22T16:24:24.423-08:00</updated><title type='text'>SANTO NATALE</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-j-ei7ffalpw/TvPJjy1s4wI/AAAAAAAABHk/s-EJHq6Klhk/s1600/nativita%2B%2BLorenzo%2BLotto.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 387px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-j-ei7ffalpw/TvPJjy1s4wI/AAAAAAAABHk/s-EJHq6Klhk/s400/nativita%2B%2BLorenzo%2BLotto.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5689112371078685442" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quando mai accade che tra regali, pacchetti, luci e addobbi, pranzi e cene preparati per una festa, si trascuri di chiamare per nome il festeggiato? Eppure è così. Il nome del festeggiato nella ricorrenza del Natale non viene mai pronunciato. Giornali, televisioni, mezzi di comunicazione in genere, festeggiano solo la festa dei consumi per eccellenza: chi, almeno per Natale, non compra qualche regalo? Nessuno, però, si preoccupa di entrare in merito al senso e al motivo di una festa che coinvolge tutti. Chi ha il coraggio di pronunciare il nome di Colui che viene, che è il senso della festa e senza il quale è veramente impossibile comprendere perché si debba festeggiare? Forse anche noi rischiamo di cedere alla trappola dell’apparenza, dimentichi che il Natale è un annuncio, una promessa fatta agli uomini di buona volontà. Promessa di bene, di pace, di felicità. Allora, pronunciamolo questo nome, ripetiamolo a noi stessi e ricordiamolo a chi pur gode di questa festa facendo finta che sia dovuta. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Noi festeggiamo un Bambino figlio di Dio, Gesù, nato a Betlemme di Giudea, che ci ha promesso che sarebbe rimasto con noi fino alla fine dei tempi. Festeggiamo un Dio vivo, che si è fatto a noi compagno per mezzo di Suo Figlio, il quale, venendo sulla terra, ha realizzato qualcosa di inaudito, qualcosa che nessun uomo era mai stato in grado di concepire: ha voluto farsi incontro all’uomo, lo stesso che lo aveva tradito nel giardino dell’Eden, che si era opposto a Lui per un peccato di superbia. Si è incarnato, ha preso la nostra carne mortale per riscattarla dal dominio della morte. Dio ci ha cercato e continua a cercarci, nonostante gli abbiamo voltato le spalle e continuiamo a farlo. Rinasce anche quest’anno per ridarci la speranza di poter ricominciare, sulla strada della vita, ancora una volta. Venendo tra noi, facendosi conoscere, ci permette di poterlo a nostra volta cercare.&lt;/span&gt; Chiediamoci, quindi, che cosa cerchiamo, “io, che cosa attendo? A che cosa, in questo momento della mia vita, è proteso il mio cuore? E questa stessa domanda si può porre a livello di famiglia, di comunità, di nazione. Che cosa attendiamo, insieme? Che cosa unisce le nostre aspirazioni, che cosa le accomuna?” E’ un problema di conoscenza che interpella la nostra ragione e che restituisce senso al vivere. “La stessa ragione dell’uomo, infatti, porta insita l’esigenza di “ciò che vale e permane sempre”. Tale esigenza costituisce un invito permanente, inscritto indelebilmente nel cuore umano, a mettersi in cammino per trovare Colui che non cercheremmo se non ci fosse già venuto incontro. In Lui trova compimento ogni travaglio ed anelito del cuore umano. La gioia dell’amore, la risposta al dramma della sofferenza e del dolore, la forza del perdono davanti all’offesa ricevuta e la vittoria della vita dinanzi al vuoto della morte, tutto trova compimento nel mistero della sua Incarnazione”.&lt;br /&gt;Buon Natale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fonte: CulturaCattolica.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-6595410341428034641?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/6595410341428034641/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=6595410341428034641' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6595410341428034641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/6595410341428034641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/santo-natale.html' title='SANTO NATALE'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-j-ei7ffalpw/TvPJjy1s4wI/AAAAAAAABHk/s-EJHq6Klhk/s72-c/nativita%2B%2BLorenzo%2BLotto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-3568741208404388956</id><published>2011-12-22T13:51:00.000-08:00</published><updated>2011-12-22T14:03:28.880-08:00</updated><title type='text'>Papa: vivere il Natale nel suo vero senso, quello sacro e cristiano</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-0K3bifp6gAs/TvOoq9KyGwI/AAAAAAAABHY/HwPhj9F5F8A/s1600/Udienza%2B%2Bgenerale%2B211211%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 267px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-0K3bifp6gAs/TvOoq9KyGwI/AAAAAAAABHY/HwPhj9F5F8A/s400/Udienza%2B%2Bgenerale%2B211211%2B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5689076210226830082" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Udienza generale dedicata all’approssimarsi dell’Incarnazione. Gli aspetti esteriori, pure belli e importanti, non assorbano il significato di una festa che celebra “il mistero che ha segnato e continua a segnare la storia dell’uomo: Dio si è fatto uomo ed è venuto in mezzo a noi”. E c’è ancora oggi. In questi giorni non ci si dimentichi dei più bisognosi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L’augurio di Buon Natale, che ci si scambia in questi giorni, “nella società attuale non perda il suo profondo significato religioso e la festa non venga assorbita dagli aspetti esteriori che toccano le corde del cuore. Certamente, i segni esterni sono belli e importanti, purché non ci distolgano, ma piuttosto ci aiutino a vivere il Natale nel suo senso più vero, quello sacro e cristiano, in modo che anche la nostra gioia non sia superficiale, ma profonda". E "in questi giorni santi la carità cristiana si mostri particolarnmente attiva verso i più bisognosi" perché "per i poveri non ci può essere ritardo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Udienza generale dedicata al Natale, oggi in Vaticano, con il suono delle zampogne e con Benedetto VI che alle ottomila persone presenti nell’aula Paolo VI ha parlato di un giorno che “non è un semplce anniversario, è anche questo”, ma è in primo luogo “celebrare il mistero che ha segnato e continua a segnare la storia dell’uomo: Dio si è fatto uomo ed è venuto in mezzo a noi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Incarnazione è “un mistero che viviamo nelle celebrazioni liturgiche” che risponde alla domanda: “come posso prendere oggi parte alla nascita avvenuta più di 2000 anni fa”. In tutte le celebrazioni natalizie si canta “Oggi è nato per noi il Salvatore”. Questo “oggi” nella liturgia “passa il limite dello spazio e del tempo, il suo effetto perdura pur nello scorrere degli anni e dei secoli”, “la nascita investe e permea tutta la storia, rimane una realtà alla quale possiamo arrivare attraverso la liturgia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il Natale “per noi credenti rinnova la certezza che Dio è presente anche oggi, pur essendo col Padre è vicino a noi e possiamo incontrare in un oggi che non ha tramonto quel bambino nato a Betlemme”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’uomo di oggi fa sempre piu fatica ad aprire gli occhi ed entrare nel mondo di Dio”, ma quell’evento dice che &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“Dio si è fatto uomo, è entrato nei limiti del tempo e dello spazo per rendere possibile incontrarlo”.&lt;/span&gt; E’ un evento che “interessa l’uomo e tutti gli uomini, quando diciamo che oggi è nato per noi il Salvatore intendamo dire che Dio ci offre oggi, adesso, a me e ognuno la possibilità di riconoscerlo e accoglierlo come fecero i pastori a Betlemme, perché trasformi la nostra vita e la illumini con la sua presenza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benedetto XVI ha poi sottolineato “un seconndo aspetto”: “l’Incarnazione e la nascita di Gesù ci invitano già ad indirizzare lo sguardo verso la sua morte e la sua risurrezione: Natale e Pasqua sono entrambe feste della redenzione. La Pasqua la celebra come vittoria sul peccato e sulla morte: segna il momento finale, quando la gloria dell’uomo-Dio splende come la luce del giorno; il Natale la celebra come l’entrare di Dio nella storia facendosi uomo per riportare l’uomo a Dio: segna, per così dire, il momento iniziale, quando si intravede il chiarore dell’alba. Ma proprio come l’alba precede e fa già presagire la luce del giorno, così il Natale annuncia già la croce e la gloria della Risurrezione. Anche i due periodi dell’anno, in cui sono collocate le due grandi feste, almeno in alcune aree del mondo, possono aiutare a comprendere questo aspetto. Infatti, mentre la Pasqua cade all’inizio della primavera, quando il sole vince le dense e fredde nebbie e rinnova la faccia della terra, il Natale cade proprio all’inizio dell’inverno, quando la luce e il calore del sole non riescono a risvegliare la natura, avvolta dal freddo, sotto la cui coltre, però, pulsa la vita”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Viviamo con gioia il Natale che si avvicina”, ”un evento meraviglioso, il Figlio di Dio nasce ancora oggi. Dio è veramente vicino a ciascuno i noi e vuole portarci alla vera luce”, viviamo l’attesa “contemplando il cammino dell’amore immenso di Dio che ci ha innalzati a sé attraverso l’Incarnazione, la morte e Risurrezione del Figlio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“Auguro - ha concluso il Papa - di celebrare un Natale veramente cristiano, in modo che gli scambi di auguri esprimano la gioia di sapere che Dio è vicino”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Città del Vaticano (AsiaNews)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-3568741208404388956?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/3568741208404388956/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=3568741208404388956' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3568741208404388956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3568741208404388956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/papa-vivere-il-natale-nel-suo-vero.html' title='Papa: vivere il Natale nel suo vero senso, quello sacro e cristiano'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-0K3bifp6gAs/TvOoq9KyGwI/AAAAAAAABHY/HwPhj9F5F8A/s72-c/Udienza%2B%2Bgenerale%2B211211%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-8730132833330169864</id><published>2011-12-21T16:44:00.000-08:00</published><updated>2011-12-21T16:44:11.130-08:00</updated><title type='text'>Adeste Fideles (Andrea Bocelli)</title><content type='html'>&lt;iframe width="459" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/sSAQ1ccUijM?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra risposta al messaggio del Natale la troviamo nel canto Adeste fideles dice: "Come non riamare uno che ci ha amato tanto?". Si possono fare tante cose per solennizzare il Natale, ma la cosa più vera e più profonda ci è suggerita da queste parole. Un pensiero sincero di gratitudine, di commozione e di amore per colui che è venuto ad abitare in mezzo a noi, è il dono più squisito che possiamo dare al Bambino Gesù, l'ornamento più bello intorno al suo presepio. &lt;br /&gt;Per essere sincero, però l'amore ha bisogno di tradursi in gesti concreti. Il più semplice e universale – quando è pulito e innocente – è il bacio. Diamo dunque un bacio a Gesù, come si desidera fare con tutti i bambini appena nati. Ma non accontentiamoci di darlo solo alla sua statuina di gesso o di porcellana, diamolo a un Gesù bambino in carne ed ossa. Diamolo a un povero, a un sofferente e lo abbiamo dato a lui! Dare un bacio, in questo senso, significa dare un aiuto concreto, ma anche una parola buona, un incoraggiamento, una visita, un sorriso, a volte, perché no?, un bacio reale. Sono le luci più belle che possiamo accendere nel nostro presepio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-8730132833330169864?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/8730132833330169864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=8730132833330169864' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8730132833330169864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8730132833330169864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/adeste-fideles-andrea-bocelli.html' title='Adeste Fideles (Andrea Bocelli)'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/sSAQ1ccUijM/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-7960789807260957776</id><published>2011-12-21T16:24:00.000-08:00</published><updated>2011-12-21T16:30:26.121-08:00</updated><title type='text'>La Bellezza che salva il mondo</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-e08GabJZVgQ/TvJ5UBa75AI/AAAAAAAABHM/VBXRw7ZQAuQ/s1600/betlemme%2B26153.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 265px; height: 183px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-e08GabJZVgQ/TvJ5UBa75AI/AAAAAAAABHM/VBXRw7ZQAuQ/s400/betlemme%2B26153.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5688742664208114690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21/12/2011 - L'ha conosciuto dai suoi scritti. Scoprendo di nutrire la stessa passione per la musica. Così, padre Armando ha deciso di scrivere una "messa" dedicata a don Giussani. Da cantare la Notte Santa, a Betlemme&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non ho mai un visto un altro uomo che si esprimesse sul canto con la stessa profondità del Papa». Padre Armando Pierucci ha pensato così dopo aver "conosciuto" don Giussani. Classe 1935, francescano, vive a Gerusalemme da circa trent'anni, è maestro d'organo del Santo Sepolcro e direttore dell'Istituto Magnificat di Gerusalemme. Insegna musica ai ragazzi arabi del quartiere cristiano e recentemente ha composto una messa dedicata proprio a don Luigi Giussani. «Verrà cantata per la prima volta durante la celebrazione di mezzanotte, il 24 dicembre, a Betlemme». Con un po' di ansia, ammette scherzando sul coro che dirige: “Non la sanno neanche tanto bene!”. Ma che cosa ha spinto un frate francescano delle Marche a dedicare una messa al fondatore di Cl? «Qualche tempo fa mi hanno regalato un cd della collana Spirito Gentil, una raccolta di canti russi. Ho conosciuto così per la prima volta la percezione che Giussani aveva su un certo tipo di musica». Ne è rimasto colpito: «Don Giussani ha riaffermato chiaramente quel che diceva sant'Agostino ("Chi canta prega due volte"): il canto è davvero una forma di appartenenza alla Chiesa. Ho provato una grande riconoscenza per quelle parole». Da lì, l'idea di comporre la messa: «Ho riflettutto a lungo sulla composizione e su ogni singola voce», dice mostrando gli spartiti che saranno cantati in Santa Caterina. «Ho cercato di curare ogni aspetto, per non banalizzare nessuna nota». E tira fuori dal suo cassetto un quadernetto che custodisce gelosamente: «Questi sono tutti gli appunti che ho preso dalle meditazioni di Giussani sulla musica». Ci sono le introduzioni ai pezzi di Chopin, le riflessioni che condivideva con i ragazzi del Clu alle Equipe, le indicazioni che dava ai primi di Gioventù Studentesca. «In tutto questo emerge secondo me la concezione che la Chiesa ha sempre avuto sul canto e che Giussani ha recuperato: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;non è solo il cantare, è il pregare mentre si canta»&lt;/span&gt;. Una cosa che pochi fanno ultimamente, secondo padre Pierucci: «Non c'è più l'identità di essere cristiani, non ci concepiamo più assieme. Mentre per don Giussani era diverso: è il popolo che canta la liberazione». Parole pronunciate con quella vena di nostalgia di chi sa di guardare a tempi ormai lontani: «Oggi vanno di moda le canzonette e allora si fanno le canzonette anche a messa. Ma così vuol dire che non aderiamo completamente alla Chiesa. La Chiesa ha sempre avuto una regola ben precisa sul canto. E si è sempre espressa in un certo modo». Per padre Armando la questione è molto semplice: «Se uno pensa a Napoli canta O sole mio, se pensa a Milano intona O mia bela Madunina: il canto è la sigla di un luogo, di un avvenimento. Pensa ai fidanzati: in quanti hanno un motivo che li unisce per tutta la vita! Nella Chiesa questo rischia di non accadere più». &lt;br /&gt;Per questo ringrazia ancora don Giussani, padre Armando, prima di correre alle prove del coro. È di fretta perché deve preparare bene i canti per la messa per il Natale. E dopo avermi salutato si lascia sfuggire un'ultima battuta: «&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Mi raccomando, dì a quelli di Cl di continuare a cantare, perché la Bellezza salverà il mondo. Davvero»&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;di Andrea Avveduto - http://www.tracce.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-7960789807260957776?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/7960789807260957776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=7960789807260957776' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7960789807260957776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7960789807260957776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/la-bellezza-che-salva-il-mondo.html' title='La Bellezza che salva il mondo'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-e08GabJZVgQ/TvJ5UBa75AI/AAAAAAAABHM/VBXRw7ZQAuQ/s72-c/betlemme%2B26153.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-4223206128390408545</id><published>2011-12-21T10:01:00.000-08:00</published><updated>2011-12-21T10:12:10.816-08:00</updated><title type='text'>NEL NATALE DI GESU'. I GIOVANI</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ueY6WgNtIYU/TvIgoMCLf7I/AAAAAAAABFg/L97jq3sutkw/s1600/giovani_idee-300x254.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 254px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-ueY6WgNtIYU/TvIgoMCLf7I/AAAAAAAABFg/L97jq3sutkw/s400/giovani_idee-300x254.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5688645154119581618" /&gt;&lt;/a&gt;1) Nel Natale di Gesù si ricorda un Bambino, lo si venera, ha la massima riverenza, "si diventa più buoni"! L'augurio per i "navigatori" vuole significare l'attenzione sui bambini-giovani, sui quali grava l'ipoteca del futuro. Andando a ritroso, mi sovviene lo scrittore latino Decimo Giunio Giovenale (55-130 d.C.). Così descrive (14^ satira "pedagogica") la famiglia, con fanciulli: un tempio . "Nulla che sia turpe a dirsi e a farsi e a vedersi tocchi queste soglie, dentro le quali c'è un padre: lontano da qui, ah lontano le giovani disoneste, e il canto del parassita che fa della notte il giorno!" "Maxima debetur puero reverentia". Sono versi celebri, che da soli valgono un trattato di pedagogia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Il Bambino / i giovani: è il centro del dibattito della società odierna, in piena crisi di identità, carente di futuro. Molte sono le ricette in soccorso del "Malato-giovane", una viene reiterata con regolarità quasi asfissiante: il futuro dipende da voi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) A un insegnante fu chiesto: "Come hai fatto a capire che quella è la strada per te?" Perché ti sei giocato l'intera vita". Si può morire restando vivi! Si muore in molti modi; il più diffuso è la solitudine, causata dall'assenza di possibilità. Manca l'interlocutore a cui poter raccontare. Forse alcuni giovani muoiono da vivi, per assenza di interlocutore. Il mondo adulto, che dovrebbe ascoltare, giudica la loro vita assurda, prima ancora di potere esprimersi. Si muore giovani non perché "cari agli dei", ma perché da loro disprezzati, per mancanza di sguardo.&lt;br /&gt;La gioia di vivere non dipende dal successo, ma dal fatto di occupare il proprio posto nel mondo con fedeltà, sulla base dei "talenti" ricevuti, dei propri limiti. A ciascuno il proprio compito. A Delfi, sul tempio di Apollo, è scritto: "Conosci te stesso". L'attuale crisi, più che economica, è "crisi di identità". Ciascuno dentro di sé sa che qualcosa prefigura il ruolo personale; non in modo esplicito, ma con piccoli segni che tutti possono decodificare: un film, un libro, un incontro, un fatto . A ciascuno è affidato il proprio futuro. Essere coscienti di questo genera gioia di vivere,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) Quando un adolescente cerca di spiegare la sua vita, sente il bisogno di essere ascoltato. Se trova riscontro è felice, perché percepisce di esser amato, capito, accolto. Questo ai giovani non può essere tolto, diversamente si sentono privi di spazio.&lt;br /&gt;I giovani chiedono riconoscimento, sguardo, che non giudichi la loro vita prima di essere vissuta. Chiedono: "Aiutateci ad essere noi stessi". Essi sono bramosi di questo ascolto. Non desiderano che gli adulti interpretino le loro problematiche. Questa fame di futuro è stordita dalla sazietà di benessere, da cui si sentono accerchiati. "Se non ho fame di futuro, il mio presente sparisce". Ha un sogno solo chi si ferma a considerare i mezzi per attuarlo. Se sonnecchio, sarà brusco il risveglio e digerire l'eccesso di "portate", di cui vengo ingozzato. Riferisce Alessandro D'Avenia: "A 16 anni ho trovato chi mi aiutasse a unire i pezzi ancora sconnessi del puzzle della mia vita e a percepirmi  come compito da realizzare. A 16 anni ho deciso  di diventare insegnante, perché avevo un insegnante che amava non solo ciò che insegnava, ma amava la mia vita con la sua irreprensibilità. A 16 anni ho deciso che volevo dedicare la mia vita ai ragazzi, perché il mio professore di religion&lt;br /&gt; e, Padre Puglisi, si lasciò ammazzare per provare a cambiare le cose. A 16 anni i miei genitori mi hanno messo alla prova, e io, che li mandavo a quel paese, come ogni adolescente, in realtà toccavo la reale consistenza dei miei sogni. Questi mentori mi hanno insegnato che non è il successo il criterio per essere se stessi, ma che essere se stessi è il successo". Una lunga citazione per dimostrare il veleno della società, che lavora per produrre, comprare, consumare, anziché lavorare per costruire un tempo buono per appartenersi e appartenere attraverso relazioni e amicizie vere. Se fosse il successo il criterio nell'agire, si rimarrebbe prigionieri di un destino crudele. Ciò che rende felici è realizzare se stessi indipendentemente dal riconoscimento altrui. Si può avere successo come madre, come insegnante, come panettiere. Basta essere pienamente ciò a cui si è chiamati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) La crisi non ha rubato il futuro. Essa deve rendere più famelici, occorre non accontentarsi del benessere. Il futuro è rubato ai giovani dagli adulti, che non si degnano di uno sguardo, che occupano posti di potere e si disinteressano del bene comune, che frappongono una diga per l'ingresso di nuove leve nel lavoro, che non sono disposti a mettersi al servizio della generazione successiva, passando il testimone. Come tanti Crono se ne stanno seduti a digerire i figli che loro stessi hanno messo al mondo. La cena con i figli è più importante di una pratica di lavoro sbrigata alla sera tardi, una moglie stanca, dopo una giornata infernale, è più importante di una partita di calcio, un alunno è più del suo 4 o del suo 8.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) Dalla famiglia e dalla scuola si può ripartire. Afferma lo scrittore sopracitato: "In famiglia e a scuola ho imparato a occuparmi degli altri e a non pensare di essere al centro del mondo. In famiglia e a scuola ho scoperto la mia vocazione".&lt;br /&gt;Lo aveva scritto in pochi versi Dante, quando il suo maestro, Brunetto Latini, gli disse. "Se tu segui tua stella / non puoi fallire e a glorioso porto / se ben m'accorsi ne la vita bella / e s'io non fossi sì per tempo morto / veggendo il cielo a te così benigno / dato l'avrei a l'opera conforto" (Inferno, Canto 15; vv. 55-60).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Post scriptum: le suggestioni  riportate sono dovute all'autore su menzionato. La sintesi sia beneaugurate per le prossime festività.&lt;br /&gt;Don Carlo Venturin nel Santo Natale di Gesù 2011 &lt;br /&gt;da :http://www.eremos.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-4223206128390408545?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/4223206128390408545/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=4223206128390408545' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4223206128390408545'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4223206128390408545'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/nel-natale-di-gesu-i-giovani.html' title='NEL NATALE DI GESU&apos;. I GIOVANI'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-ueY6WgNtIYU/TvIgoMCLf7I/AAAAAAAABFg/L97jq3sutkw/s72-c/giovani_idee-300x254.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-5764423467131778717</id><published>2011-12-20T12:39:00.000-08:00</published><updated>2011-12-20T13:43:48.114-08:00</updated><title type='text'>Appunti dalla Scuola di comunità con Julián Carrón Milano, 14 dicembre 2011</title><content type='html'>Testo di riferimento: Il senso religioso, capitolo XIII, Rizzoli, Milano 2010, pp. 175-184.&lt;br /&gt;• Amare ancora&lt;br /&gt;• Favola&lt;br /&gt;In questi due canti si riassume tutto quanto stiamo per dire nella Scuola di comunità: tutto è dato,basterebbe soltanto ritornare bambini per riconoscere che tutto è dato; ma tante volte, quando lastrada si rende più dura, allora incominciamo a temere, e lì, se non c’è qualcuno con te, se manca la&lt;br /&gt;certezza che c’è Uno con te, che non ti lascerà mai, che vince questa paura, noi siamo impauriti. E questo è quello che vediamo a volte, a proposito dell’esperienza del rischio di cui parla don Giussani, come domanda una di voi: «Non mi è molto chiara l’esperienza del rischio; meglio, ho in mente episodi, come la morte della mamma o la vocazione, che erano totalmente stringenti e urgenti per il significato che portavano alla mia vita; sì, avevo paura di guardarli in faccia, ma nello stesso&lt;br /&gt;tempo mi rendevo conto che non potevo tirarmi indietro, altrimenti non sarei più andata avanti, e quelle questioni in un modo o in un altro venivano fuori sempre; oggi la Scuola di comunità dice così: “Quanto più una cosa interessa il significato del vivere tanto più noi abbiamo questa paura di affermarla”». Perché abbiamo questa paura di affermarla? Perché, quanto più interessa il significato del vivere, tanto più la nostra libertà è sfidata. Tutti capiamo la portata di quel che è interessante perla vita. Se a uno cade un centesimo, quasi non si china a prenderlo; ma se si tratta di un milione di euro, si dà una mossa subito! Se uno deve decidere che tipo di pasta buttare nell’acqua, passi; ma se deve decidere di sposarsi, la vita è sfidata e ne sente tutto il rischio; non è che non voglia bene alla persona amata, è che si rende conto che lì c’è in ballo qualcosa di così decisivo per la vita che non&lt;br /&gt;può evitare di tremare davanti a questo. Più importante è la cosa, più uno percepisce questo rischio che deve correre. Pertanto la questione è come aiutarci a vivere questi momenti in modo tale che la libertà possa aderire in qualsiasi circostanza. Come educhiamo la libertà a questo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volevo farti una domanda sull’accettazione di cui parla la Scuola di comunità, quando dice che è l’abbraccio consapevole di quel che mi viene incontro, perché a pelle a me questa questione dell’accettazione dà un po’ di problema, dà un po’ di fastidio. Istintivamente per me l’accettazione è la rassegnazione di fronte a una circostanza. E se penso ad alcune circostanze della mia vita, io dico: questa rassegnazione non la voglio. Quindi vorrei capire il contenuto di questa accettazione, e che valore ha per la vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quando tu dici che è rassegnazione che giudizio stai dando sulla circostanza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che è una circostanza che io non voglio, che non voglio affrontare, che non mi va bene, che voglio che cambi, che diventi un’altra cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così è difficile che uno, davanti a questo, desideri abbracciarla...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Direi di sì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io in questi ultimi tempi ogni volta che ti ho sentito parlare ti ho sentito ripetere una frase di Gesù che mi ha accompagnato continuamente in questo ultimo mese, però solo all’ultima Scuola di comunità mi ha folgorato: «Non rallegratevi perché i demòni vi obbediscono, ma perché i vostri nomi sono scritti nel Cielo. Non rallegratevi del successo perché non vi basta, è poco per l’animo vostro, rallegratevi perché siete stati scelti da Me». All’ultima Scuola di comunità, come una grazia, io l’ho sentita non come l’ho sempre sentita, cioè come un rimprovero, ma come una tenerezza, e mi sono accorta che io, quando sento una frase così non come un rimprovero ma come&lt;br /&gt;una tenerezza, questa per me è l’esperienza della libertà. Perché è come una scoperta di me, che quello che sono è una cosa positiva, mentre di solito io penso sempre a me come qualcosa che non va. E qui ho capito che questo è l’allargamento della ragione; mentre io mi rendo conto che rischio&lt;br /&gt;2&lt;br /&gt;di sentire sempre queste frasi come un po’ devote, dunque poi affidate al mio moralismo. Invece a me ha fatto impressione perché il colpo di tenerezza che mi ha fatto sentirti ripetere questa frase mi ha fatto capire che quando io mi accorgo di me così, allora mi riscopro attenta e accogliente di quello che c’è, mi riscopro positiva come partenza di fronte alla realtà e sento che tutto è una compagnia che mi dice: «Salta!» (per stare all’esempio di don Giussani in montagna). Questo per&lt;br /&gt;me è l’educazione, una autorità che con tenerezza mi dice: «Non rallegrarti perché i demòni ti obbediscono, rallegrati perché sei stata presa».&lt;br /&gt;Basterebbe questo per andare a casa: che succeda, come grazia, di sentire quella frase con tutta la novità che ha dentro. Perché è così, come l’ha descritto lei: «Rallegratevi non per il successo missionario che avete avuto. Rallegratevi piuttosto del fatto che voi siete stati scelti da Me». Ma uno che dice così, che anticipa la delusione che accadrà il giorno dopo (se non l’istante dopo) il successo, già te ne libera. Che noi l’abbiamo percepita tante volte come un rimprovero vuol dire che&lt;br /&gt;spesso riduciamo il Vangelo a indicazioni moralistiche che non sono mai in grado di cogliere la sostanza di quello che c’è. È bastato che uno l’abbia percepito un istante per quello che è, secondo tutta la tenerezza che Gesù, dicendo così, ha per i Suoi amici, per sentire tutta l’esperienza della libertà. Io perché la ripeto? Perché prima accade e poi la ripeti. Prima ti rendi conto del valore che ha, e poi vuoi comunicare agli amici la stessa esperienza di libertà, perché altrimenti non ci&lt;br /&gt;rendiamo conto di cos’è la libertà. Allora uno scopre se stesso – dice –: sono una cosa positiva, essere fatto così non è una disgrazia (per cui neanche il successo potrà riempirmi, perché io sono desideroso di una cosa così grande che neanche il successo è in grado di bastarmi). Non è una disgrazia perché Gesù non mi lascia lì, mi dice che ho molto di più, molto di più del successo: cioè il fatto di essere stato scelto da Lui. Ma in tante occasioni a noi l’essere stati scelti non interessa&lt;br /&gt;proprio! Sembra che per rispondere al nostro bisogno sia più decisivo il fatto di avere successo che il fatto di essere stati scelti nell’incontro che ci ha fatto scoprire un’esperienza del vivere infinitamente più grande, più potente. È soltanto un’esperienza così che fa percepire – non come una frase di una lezione di filosofia – che cosa vuol dire allargare la ragione, cioè che cosa vuol dire riscoprire l’esperienza della libertà. Perché la libertà è questa coincidenza con se stessi, e&lt;br /&gt;l’esperienza di soddisfazione che accade nella vita quando uno si rende conto di questo. Allora la compagnia è come se ti dicesse di saltare: puoi vivere l’esperienza del rischio. E questo è il valore dell’autorità: qualcuno – anzitutto don Giussani – ci è dato per farci capire che cosa è il significato di questo, e diventa sempre più autorità proprio perché ti fa cogliere un’esperienza del reale a cui tu non eri arrivato neanche per sogno. E da allora non lo puoi non ripetere perché il fatto che succede ti dà uno sguardo diverso su tutto. Ci sarebbero tanti esempi, ma ne dico uno che mi è capitato la settimana scorsa a Rimini durante gli Esercizi degli universitari: un ragazzo – di cui avevo letto una lettera – che ha una malattia degenerativa (l’aveva avuta la mamma, ed è morta). È impressionante vedere come questo ragazzo sta davanti alla sua malattia. Che cosa potremmo dirgli perché non&lt;br /&gt;diventi una consolazione? Che cosa è la libertà per uno che si vede degenerare? Mi domandava: «Ma tutti i miei progetti dell’università, di quello che sto studiando?». Gli ho detto: «Ma tu che cosa hai di più interessante da fare nella vita che dire “sì”? Potresti pensare: “Lo dice per consolarmi”. Ma perché dovrei? È una consolazione a buon mercato perché hai la malattia, oppure la Madonna, che non era malata, non aveva altro di meglio da fare che dire quel “sì”? C’è un altro progetto al mondo più decisivo che il proprio “sì”? C’è un’esperienza di libertà più grande di questa?». Ditemi se c’è qualcosa di più consono, di più corrispondente, di più vero – non più consolatorio: più consono, più corrispondente, più vero! – del disegno di Dio su ciascuno, e di dire “sì” a questo disegno! Ma per poter dire “sì” con questa libertà occorre che uno abbia capito che ha già vinto il premio, il tesoro, per il fatto di essere stato scelto; altrimenti nessuna spiegazione, nessun moralismo potrà aiutare la persona a partire in positivo. Ma questo che cosa vuol dire? Non dobbiamo dimenticarlo neanche alla fine del libro: noi stiamo facendo Il senso religioso come verifica della fede. Non stiamo facendo Il senso religioso per vedere se siamo liberi o no, ma come verifica della fede. A noi è successo qualcosa che ci consente questo tipo di libertà per entrare in qualsiasi circostanza, oppure no? Perché è questa l’esperienza da cui parte Gesù per entrare in&lt;br /&gt;3&lt;br /&gt;qualsiasi circostanza, per entrare perfino nel successo dei discepoli; ma senza questo sguardo di Gesù, questa libertà noi non ce la sogniamo, anche se abbiamo tutte le possibilità davanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Partendo da quello che era stato detto nel secondo intervento della scorsa volta ho scritto a un mio amico; e gli raccontavo del fatto che il focus del rapporto con lui era un po’ cambiato, pensando a quell’intervento che mi aveva colpito, e vedevo che non era più l’affermazione di me stessa… Leggo soltanto una piccola cosa che gli scrivevo: «Non potrei retrocedere da questa posizione, tanto questo fatto, dentro questo io che sono, è consolidato, e me ne stupisco perché non è prodotto da me e non mi appartiene, anche se è il vero me, è un dono che mi si offre, totalmente intrinseco e connaturato al mio me». Anche nello scrivergli mi stupivo di questo fatto, e mi accorgevo che avevo proprio bisogno di comunicargliela. Rispetto al lavoro che stiamo facendo oggi, mi accorgevo che la natura del mio io, della mia ragione, è relazionale intrinsecamente. D’altro canto, nei rapporti, soprattutto nei rapporti di lavoro, rispetto anche a quello che dicevi del rischio, a volte la&lt;br /&gt;comunità, invece della possibilità di essere accompagnati se si ha paura, è un punto di resistenza nel giudizio, come se il mio io non potesse esprimersi secondo l’esperienza del “sì” che ha fatto.&lt;br /&gt;Altre volte i giudizi delle persone (anche magari di persone che mi conoscono da tanto) mi sembrano un po’ superficiali, quindi in questo faccio esperienza di quella tristezza di cui si diceva qualche tempo fa; e spero che sia una tristezza buona, perché io desidero Gesù.ù&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è la tua difficoltà? Che in certi momenti, come davanti all’esperienza del rischio, tu non ti senti accompagnata?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È qui dove ciascuno di noi deve riconoscere qual è la compagnia che gli consente di entrare nel reale, di entrare in qualsiasi buio; perché se è una compagnia superficiale, alla fine non è in grado di accompagnarci fino in fondo. Per questo ciascuno deve giudicare e trovare quel luogo, quella presenza che veramente lo può accompagnare. Perché solo chi è già entrato in quel buio non ne ha paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volevo semplicemente rendere testimonianza di quello che stiamo dicendo. La cosa più interessante che mi è successa negli ultimi anni è una cosa che ancora oggi non riesco fino in fondo ad accettare e può sembrare un frase pesante: più vado avanti, più mi rendo conto che non dipendo da me. Cioè, la rivoluzione più grande che mi è capitata nella vita è stato quando, partendo da un progetto dall’età di dieci anni, un sogno, c’è stata un’evoluzione che mi ha messo davanti che innanzitutto la realtà non la faccio, anzi, che la realtà mi educa. Questa coscienza si è evoluta in&lt;br /&gt;una dinamica umana, in un rapporto di amicizia: qualcuno che ti chiama. Noi parlavamo, questa sera, di essere chiamati. Diciamo che siamo chiamati – tant’è che Cristo significa “unto” e quindi scelto –, ma in che modo nel mio quotidiano sono scelto? Innanzitutto ringrazio Iddio che sono qua e che sono in grado di comunicare con voi, perché c’è un sacco di gente su questa terra che non può farlo. E la seconda cosa: l’unicità nel quotidiano nasce quando ti rendi conto che c’è una realtà che ti chiama continuamente. Io stasera fino all’ultimo momento non sapevo se intervenire,&lt;br /&gt;poi mi sono affidato e ho detto: «Vediamo cosa succede»; una delle due canzoni, Favola, mia mamma l’ha utilizzata come testamento dicendomi: «Quando un giorno non ci sarò, questo è il modo di starti vicino», e molto probabilmente mi sta anche ascoltando in questo momento. Qual è la bellezza che ho scoperto? Che Dio c’è e mi ama attraverso la realtà. Fra un po’ è Natale, fino a quando io non mi ero reso conto di questa rivoluzione, l’abitudine, lentamente, mangiava la bellezza delle cose; quando ero piccolo era bellissimo, poi man mano sempre meno (dico che è bello, ma in verità poi mi riempie la noia). Adesso è diventato di nuovo bello perché c’è questa&lt;br /&gt;unicità che ritorna nel quotidiano, se tu ti rendi conto che la realtà è un dono che continuamente ti viene incontro. A me viene in mente un regalo: uno che prepara la carta, il fiocco, che va a cercarlo, che lo paga, e poi arriva e dice: «Tieni, questo è per te». Da quel che ho capito io, il buon Dio ci regala la realtà; stasera questo posto è il pacchetto che ha fatto per noi, il volto del tuo vicino, quando dopo andremo a prendere la macchina e torneremo a casa. Questa è la realtà che ci&lt;br /&gt;4&lt;br /&gt;dona e se tu intravedi in questa realtà qualcuno che ti chiama continuamente, qualcuno di cui tu ti fidi proprio perché ti ha dimostrato che ti ama, capisci che l’abitudine non vince e in questo modo sconfiggi qualsiasi paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me impressiona il fatto che l’esperienza di essere stata scelta cresce sempre di più. E dico questo in seguito a questa circostanza che mi sono trovata a vivere, nella quale penso di aver sperimentato l’esperienza del rischio: quando mi sono implicata personalmente con il volantino sulla crisi.&lt;br /&gt;Perché io avevo le ragioni per cui pormi con le persone, per cui proporre un giudizio diverso, avevo anche il desiderio di farlo perché sapevo che sarebbe stato un guadagno, ma mi sono ritrovata in un’occasione in cui non ho avuto né la libertà, né la volontà di farlo. Avevo tutte le ragioni, ne ero convinta, ma la spaccatura in me è emersa. Lì ho capito che una spaccatura così la si avverte solo di fronte a qualcosa di concreto; finché ne parlo e riporto il giudizio quando siamo tra di noi, non vivo il rischio, non mi accorgo di essere divisa; ma se devo dirlo con chiunque,&lt;br /&gt;pubblicamente, lì si svela, a me stessa prima di tutto, il punto in cui sono. Questa constatazione, però, non mi ha bloccato, ma mi ha rimesso in movimento quasi grata che una compagnia come la nostra ci sia, perché se io sono così divisa c’è un luogo che, invece, ha così a cuore la totalità della mia persona che mi educa, cioè mi pone davanti una strada che io posso seguire. Mi ha molto impressionato come l’esperienza di essere scelta, e quindi questa tenerezza, io l’ho avvertita semplicemente facendo un gesto così, accorgendomi del punto in cui ero e quindi rendendomi conto che c’è una cosa più grande che abbraccia questo punto così piccolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie. A volte ci domandiamo: come si educa questa libertà? Lei faceva riferimento al gesto del volantino «La crisi sfida per un cambiamento». Questa è stata la genialità di don Giussani: che per educarci ci ha proposto sempre dei gesti! È il gesto che educa, perché – come lei ha ben spiegato – possiamo avere le ragioni, ma è soltanto quando rischiamo nel porci pubblicamente davanti a tutti che percepiamo questa spaccatura. Mi preme sottolineare questo: come costantemente noi ci&lt;br /&gt;educhiamo alla libertà? Attraverso dei gesti, perché il gesto è una modalità naturale, che ci chiama, che ci provoca; e siccome tante volte noi da soli non rispondiamo, la nostra compagnia propone un gesto in cui tutti siamo provocati; e possiamo farlo insieme per poter scoprire e poi vincere questa spaccatura, e per esprimere tutta la nostra persona facendolo insieme. E allora mi stupisce quello&lt;br /&gt;che dice lei, ché tante volte in noi vince quel disagio per quello che ancora non è; invece lei ci testimonia che vedere questa spaccatura la rende grata di sapere che c’è un luogo, che c’è una compagnia come la nostra dove questa spaccatura è costantemente superata e vinta. Allora che cosa dice della nostra compagnia questo fatto? Mi viene in mente la frase di don Giussani in All’origine della pretesa cristiana: «Solo il divino può “salvare” l’uomo», le dimensioni dell’umano. Quindi un&lt;br /&gt;luogo che costantemente salva le dimensioni dell’umano di che natura è? Quale è la natura di questa compagnia dove costantemente la nostra vita è riscoperta, il nostro io è svelato, la nostra ragione è allargata? Questo dice della natura di quel luogo dove cominciamo a veder vincere la spaccatura tra la ragione e l’affezione. Su questo volevo leggere ancora una lettera: «La frase che in assoluto più mi ha colpito del capitolo è quella che dice: “L’educazione alla libertà deve essere educazione&lt;br /&gt;all’opzione per la positività di partenza”. Suggerivi di cogliere in noi punti di difficoltà. Questo è il mio punto di difficoltà: vedo che quel che capita è segno, non ho difficoltà a cogliere quella soglia di mistero verso cui la realtà mi sospinge, ma nonostante questo spesso sono paralizzata, come il ragazzino don Gius in montagna. È come se ancora non fossi certa dell’ultima positività del reale. E mi ha molto colpito il fatto che di fronte alla stessa vicenda, allo stesso strappo, alla stessa misteriosa svolta, per te il sacrificio c’è, ma non è un tema. Per me, invece, è talmente ingombrante da paralizzarmi e da consumarmi. Io desidero per me quella libertà di uno sguardo sempre attratto dall’ipotesi positiva di fronte all’imprevisto, di fronte all’obiezione, di fronte alla morte. Che cosa&lt;br /&gt;consente l’essere attratto da questa positività?». Perché senza questa positività uno non entra, uno resta paralizzato! Don Giussani ci dice che si tratta del fenomeno comunitario, così come il bambino con la compagnia della mamma può entrare in qualsiasi stanza buia. La questione per noi&lt;br /&gt;5&lt;br /&gt;è: come cresce in noi la consapevolezza di un luogo dove costantemente la nostra vita è accompagnata – quello che diceva l’ultimo intervento –. Ma mi ha colpito, l’abbiamo ripetuto già quando abbiamo fatto questo capitolo agli Esercizi della Fraternità: abbiamo bisogno di una presenza in grado di vincere questa frattura, questa spaccatura tra la ragione e l’affezione, cioè una presenza – avevamo detto – che mi incolli così tanto da rendermi possibile vincere questa frattura.&lt;br /&gt;Ma don Giussani dice che quando le cose diventano veramente complicate, quando la vita spinge al di là delle nostre previsioni, neanche questo basta. Cito don Giussani in Si può (veramente?!) vivere così?, a pagina 106: «La grazia. Ed è solo questa che a un certo punto compie ciò che la compagnia non è riuscita a compiere e ciò che il grande uomo non è riuscito a compiere». Sta parlando dei discepoli. Quando è arrivata la Passione, i discepoli si sono defilati tutti, e non è che non ci fosse la&lt;br /&gt;compagnia di Gesù. Ma hanno dovuto aspettare la potenza dello Spirito per vincere questa ultima spaccatura. Infatti è la grazia dello Spirito che ha fatto sì che i discepoli potessero essere liberi, pubblicamente, davanti a tutti e senza paura. Per questo diceva san Paolo che nessuno può dire che Gesù è Signore, cioè confessare Gesù con tutta la sua energia e in tutta la sua verità, se non sotto l’azione dello Spirito Santo. E come agisce questo Spirito Santo tra di noi? Questo Spirito Santo per noi è la grazia del carisma, e soltanto vivendo in un luogo così noi possiamo compiere l’ultimo passo. Quando dobbiamo affrontare queste questioni penso sempre a Gesù. Che cosa Gli ha consentito una partenza positiva anche di fronte alla sfida più grande che può avere un uomo, vale a dire la passione e la morte? Che cosa? Solo il rapporto con il Padre. Solo un rapporto che è più potente di qualsiasi sfida, di qualsiasi dolore, perché alla fine Lo hanno abbandonato tutti. È questa la questione della nostra vita: se la fede per noi è un’esperienza presente, confermata da essa, che fa emergere sempre di più un rapporto con il Padre che ci consente di entrare in qualsiasi circostanza nella compagnia di Cristo. Perché la possibilità di questa partenza positiva è proprio lì, è nel mistero ultimo della realtà che per noi si è svelato in un volto che si chiama Cristo; in Lui noi conosciamo il volto vero, pieno di tenerezza verso di noi di un Padre, perché noi abbiamo conosciuto il Padre&lt;br /&gt;attraverso Gesù. È soltanto se questo rapporto ultimo diventa sempre più familiare, più vero, più stringente, che potremo entrare in qualsiasi circostanza. Altrimenti, appena la sfida della vita supera le nostre capacità di stare davanti alla realtà, saremo finiti. Allora, finisco rileggendo due testi che iniziano a pagina 228 di Ciò che abbiamo di più caro (mi hanno fatto impressione preparando gli Esercizi del Clu), per rispondere alle due questioni fondamentali che sono emerse in questi ultimi&lt;br /&gt;due capitoli e che mi sembrano indicativi della strada che ci propone don Giussani. Uno è sulla ragione: «Il problema de Il senso religioso è proprio quello di aiutarci a capire che l’orizzonte umano non si esaurisce in quello che si vede e si tocca. Allora è come un esercizio [è come se noi dovessimo allenarci]: è esercitando la ragione in funzione della fede [per non rimanere all’apparenza] – la fede come grazia che fa fiorire la ragione –, è esercitando la propria vita razionale [usando la ragione così] che, più o meno lentamente, il “come se Dio non ci fosse” [vivere&lt;br /&gt;la realtà, in fondo, come se Dio non ci fosse] diventa il Dio che si vede, il Dio che si sente, il Dio che diventa amico». Don Giussani ci sta invitando a un esercizio, a un lavoro, cioè a usare la ragione secondo tutta la sua verità, non rimanendo a quello che si vede e si tocca (il positivismo), in modo tale che noi, proprio per questo esercizio della ragione, piano piano incominciamo a vederLo, a toccarLo con mano, Lo riconosciamo nel modo di usare la ragione, perché – come diceva il penultimo intervento di questa sera – non possiamo non vivere la realtà se non come qualcosa che rimanda oltre, che rimanda a questo Tu. Immaginate se ogni volta che noi ci incastriamo, che noi rimaniamo soffocati nelle circostanze, incominciassimo – per usare un verbo italiano bellissimo – a brandire la ragione! Ma noi pensiamo che la cosa più interessante sia fare altro, sia fare tutto tranne questo... Il secondo testo è sul tema della frattura tra riconoscimento e affezione: «Il nesso tra&lt;br /&gt;riconoscimento e affezione è l’ultima trincea della battaglia [capite, amici?]. Che il riconoscimento che Dio c’è [che è quello che riconosce la ragione] diventi stabile, abbia una certa stabilità, è sufficientemente facile con il tempo che passa [è nel tempo che avviene questo, se uno comincia a farlo]. La cosa più difficile è che, da questo Dio che c’è [da questo riconoscimento], che quasi si vede [se uno usa la ragione, come diceva prima, si vede e si tocca], si passi all’affezione a esso&lt;br /&gt;6&lt;br /&gt;[questa è la cosa più difficile: tutti possiamo affermare che Dio c’è, ma che da lì si passi all’affezione, questa è la cosa più difficile, l’ultima trincea]. Questa mancanza di affezione è superata dall’ulteriore maturità: è il tempo che fa, se si è impostati bene, vale a dire se si sa cos’è la ragione, se ci si stupisce bene, se ci si accorge bene di che cos’è la fede, se dunque ci si accorge dell’input, della spinta che c’è dentro ogni cosa: ogni cosa è segno. Se ci si accorge, se si comincia a intravedere la grande presenza, allora il tempo che passa fa diventare questa presenza continua e fa diventare questa continua presenza sempre più facilmente l’oggetto dell’affezione». E quando diventa oggetto di affezione io posso entrare in qualsiasi circostanza, come il bambino con la mamma. Ma perché ciò succeda occorre essere disponibili a fare questo lavoro, perché altrimenti questa affezione non sarà nostra nella vita, mai! Adesso lo possiamo capire meglio: perché don Giussani insisteva su questo? Perché sapeva bene quello che stiamo dicendo adesso del positivismo, cioè che noi tante volte usiamo la ragione in modo riduttivo (e quindi non arriviamo mai a superare questa frattura). Allora, se vogliamo veramente avere questa positività di partenza in tutto, qualsiasi sia la circostanza, la strada che don Giussani ci propone è veramente semplice, a portata di mano di chiunque; basta prenderla sul serio, basta che ciascuno accetti di essere educato a questo, e allora&lt;br /&gt;comincerà a percepire anzitutto per sé che cosa è la vita, che novità introduce nella vita accettare la proposta del carisma.&lt;br /&gt;La prossima Scuola di comunità si terrà mercoledì 11 gennaio alle ore 21.30.&lt;br /&gt;Riprenderemo il XIV capitolo de Il senso religioso: «L’energia della ragione tende a entrare nell’ignoto».&lt;br /&gt;Domandiamoci questo, perché l’abbiamo detto il 26 gennaio: è soltanto se noi abbiamo questa esperienza, che abbiamo descritto adesso, che possiamo veramente vivere questo capitolo, che possiamo veramente essere religiosi, così come lo descrive questo capitolo. Vediamo che cosa sorprendiamo rileggendolo. Vi segnalo l’uscita del libro Spirto gentil, che contiene i testi dei libretti che sono allegati ai 52 Cd della collana Spirto Gentil, fondata e diretta da don Giussani.&lt;br /&gt;Sappiamo come per don Giussani la musica fosse una via privilegiata per la percezione del bello come splendore del vero, capace di suscitare e tenere vivo il desiderio della “Bellezza infinita”, e di come riconoscesse nella musica una modalità eccezionale attraverso cui il Mistero parla al cuore dell’uomo; perciò utilizzava sistematicamente l’ascolto della musica come strumento privilegiato per l’educazione.&lt;br /&gt;Avere a disposizione in un unico libro tutti i suoi commenti (insieme a quelli dei vari critici, musicologi e compositori) dei vari Cd che riguardano “i grandi maestri”, è un prezioso strumento, per questo l’abbiamo messo a disposizione di tutti in questo volume.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gloria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanti Auguri di buon Natale a tutti voi e a coloro che sono collegati&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-5764423467131778717?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/5764423467131778717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=5764423467131778717' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/5764423467131778717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/5764423467131778717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/appunti-dalla-scuola-di-comunita-con_20.html' title='Appunti dalla Scuola di comunità con Julián Carrón Milano, 14 dicembre 2011'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-7013011083635094078</id><published>2011-12-19T17:11:00.000-08:00</published><updated>2011-12-19T17:19:56.979-08:00</updated><title type='text'>Papa: solo "alzando gli occhi a Dio" si educano i giovani alla giustiza e alla pace</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-GbgB-oFkb64/Tu_hmCHvVkI/AAAAAAAABFU/dqHmlxnAZdI/s1600/Image_6.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 297px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-GbgB-oFkb64/Tu_hmCHvVkI/AAAAAAAABFU/dqHmlxnAZdI/s400/Image_6.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5688012897912837698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Educare i giovani alla pace, “che non è semplice assenza di guerra”, e alla giustizia, che “non è una semplice convenzione umana”, significa, alla fine, “alzare gli occhi a Dio, che è la misura di ciò che è giusto e allo stesso tempo è l’amore eterno.”, perché “non sono le ideologie che salvano il mondo”. E’ quanto afferma il messaggio di Benedetto XVI per la 45ma Giornata mondiale della pace, che sarà celebrata il prossimo 1 gennaio, dedicato a “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il documento, reso pubblico oggi, si apre con un invito ad avere “un atteggiamento fiducioso” verso l’anno che inizia, anche se inquello che termina “è cresciuto il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economia; una crisi le cui radici sono anzitutto culturali e antropologiche”. Ma “in questa oscurità il cuore dell’uomo non cessa tuttavia di attendere l’aurora”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò è vero in particolare per i giovani ed è questo il motivo della “prospettiva educativa” del Messaggio, nella convinzione che proprio i giovani “con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale, possono offrire una nuova speranza al mondo”. I giovani “vanno ascoltati”. E allora “essere attenti al mondo giovanile, saperlo ascoltare e valorizzare, non è solamente un’opportunità, ma un dovere primario di tutta la società, per la costruzione di un futuro di giustizia e di pace”. “Si tratta di comunicare ai giovani l’apprezzamento per il valore positivo della vita, suscitando in essi il desiderio di spenderla al servizio del Bene. È un compito, questo, in cui tutti siamo impegnati in prima persona”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tale prospettiva, il Papa ribadisce che oggi “sono più che mai necessari autentici testimoni, e non meri dispensatori di regole e di informazioni; testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri, perché la loro vita abbraccia spazi più ampi”. Anche in tale prospettiva il primo ambiente di formazione è la famiglia. E in un momento nel quale essa e la vita stessa “sono continuamente minacciate” da difficoltà economiche e sociali e da una cultura che tende a marginalizzarle, Benedetto XVI esorta i genitori a “non perdersi d’animo”, chiede ai “responsabili delle istituzioni che hanno compiti educativi” di “vegliare con grande senso di responsabilità affinché la dignità di ogni persona sia rispettata e valorizzata in ogni circostanza” e ammonisce i “responsabili politici” ad “aiutare concretamente le famiglie e le istituzioni educative ad esercitare il loro diritto-dovere di educare”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un appello, infine, viene rivolto al “mondo dei media”. “Nell’odierna società, i mezzi di comunicazione di massa hanno un ruolo particolare: non solo informano, ma anche formano lo spirito dei loro destinatari e quindi possono dare un apporto notevole all’educazione dei giovani. È importante tenere presente che il legame tra educazione e comunicazione è strettissimo: l’educazione avviene infatti per mezzo della comunicazione, che influisce, positivamente o negativamente, sulla formazione della persona”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“L’educazione, infatti, riguarda la formazione integrale della persona, inclusa la dimensione morale e spirituale dell’essere, in vista del suo fine ultimo e del bene della società di cui è membro. Perciò, per educare alla verità occorre innanzitutto sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura”. “È questa la domanda fondamentale da porsi: chi è l’uomo? L’uomo è un essere che porta nel cuore una sete di infi nito, una sete di verità – non parziale, ma capace di spiegare il senso della vita – perché è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Riconoscere allora con gratitudine la vita come dono inestimabile, conduce a scoprire la propria dignità profonda e l’inviolabilità di ogni persona. Perciò, la prima educazione consiste nell’imparare a riconoscere nell’uomo l’immagine del Creatore e, di conseguenza, ad avere un profondo rispetto per ogni essere umano e aiutare gli altri a realizzare una vita conforme a questa altissima dignità”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre insomma, come ha detto alla presentazione del documento papale il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, “tutti insieme costruire un nuovo umanesimo, una nuova alleanza fra gli esseri umani che sia in grado di edificare un mondo dal volto più umano e fraterno, dove non prevalga la tecnica sulla natura dell’essere umano, dove ogni attività professionale, culturale, politica ed economica non sia solo il frutto di un sapere e di una logica tecnicista, ma si nutra appunto di tale umanesimo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, scrive il Papa, “solo nella relazione con Dio l’uomo comprende anche il significato della propria libertà”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La libertà è un valore prezioso, ma delicato; può essere fraintesa e usata male. «Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio “io”. Dentro ad un tale orizzonte relativistico non è possibile, quindi, una vera educazione: senza la luce della verità prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà della stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del suo impegno per costruire con gli altri qualcosa in comune». Per esercitare la sua libertà, l’uomo deve dunque superare l’orizzonte relativistico e conoscere la verità su se stesso e la verità circa il bene e il male. Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce lo chiama ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, ad assumere la responsabilità del bene compiuto e del male commesso.Per questo, l’esercizio della libertà è intimamente connesso alla legge morale naturale, che ha carattere universale, esprime la dignità di ogni persona, pone la base dei suoi diritti e doveri fondamentali, e dunque, in ultima analisi, della convivenza giusta e pacifica fra le persone. Il retto uso della libertà è dunque centrale nella promozione della giustizia e della pace, che richiedono il rispetto per se stessi e per l’altro, anche se lontano dal proprio modo di essere e di vivere. Da tale atteggiamento scaturiscono gli elementi senza i quali pace e giustizia rimangono parole prive di contenuto: la fiducia reciproca, la capacità di tessere un dialogo costruttivo, la possibilità del perdono, che tante volte si vorrebbe ottenere ma che si fa fatica a concedere, la carità reciproca, la compassione nei confronti dei più deboli, come pure la disponibilità al sacrificio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa prospettiva, per educare alla giustizia, nel mondo di oggi, “in cui il valore della persona, della sua dignità e dei suoi diritti, al di là delle proclamazioni di intenti, è seriamente minacciato dalla diffusa tendenza a ricorrere esclusivamente ai criteri dell’utilità, del profitto e dell’avere, è importante non separare il concetto di giustizia dalle sue radici trascendenti. La giustizia, infatti, non è una semplice convenzione umana, poiché ciò che è giusto non è originariamente determinato dalla legge positiva, ma dall’identità profonda dell’essere umano. È la visione integrale dell’uomo che permette di non cadere in una concezione contrattualistica della giustizia e di aprire anche per essa l’orizzonte della solidarietà e dell’amore”. Perché la “città dell’uomo” non è promossa solo da rapporti di diritti e di doveri, “ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Educare alla pace, allora, significa avere coscienza che essa “non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l’assidua pratica della fratellanza. La pace è frutto della giustizia ed effetto della carità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/peace/documents/hf_ben-xvi_mes_20101208_xliv-world-day-peace_it.html&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-7013011083635094078?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/7013011083635094078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=7013011083635094078' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7013011083635094078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7013011083635094078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/papa-solo-alzando-gli-occhi-dio-si.html' title='Papa: solo &quot;alzando gli occhi a Dio&quot; si educano i giovani alla giustiza e alla pace'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-GbgB-oFkb64/Tu_hmCHvVkI/AAAAAAAABFU/dqHmlxnAZdI/s72-c/Image_6.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-4568701111261677085</id><published>2011-12-19T16:52:00.000-08:00</published><updated>2011-12-19T17:04:53.344-08:00</updated><title type='text'>Senza Dio non c' é pace. La fine del relativismo e del cristianesimo dei valori</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-P4iAwabqfrA/Tu_d8gp5C3I/AAAAAAAABFI/AC1vebrlY1k/s1600/PAPA_E_I_GIOVANI.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 112px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-P4iAwabqfrA/Tu_d8gp5C3I/AAAAAAAABFI/AC1vebrlY1k/s400/PAPA_E_I_GIOVANI.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5688008886019754866" /&gt;&lt;/a&gt; Nel Messaggio per la Giornata della Pace 2012, Benedetto XVI non usa mezzi termini: per “educare i giovani alla giustizia e alla pace” – il tema di quest’anno – occorre aiutare la gioventù a scoprire la dimensione trascendente e religiosa della persona, su cui si basa ogni dignità, diritto, rispetto e convivenza fra gli uomini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte alle attese frustrate, alle angosce, alle insicurezze vissute dai giovani, “dono prezioso per la società”, egli afferma che “non sono le ideologie che salvano l’uomo”, ma il “volgersi al Dio vivente, che è il nostro creatore, il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero” (n. 5).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facendo questo, il papa va dritto in fondo alle cause profonde della crisi economica e umana attuale, affermando che “la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economia; [è] una crisi le cui radici sono anzitutto culturali e antropologiche” (n. 1).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso tempo, proponendo ai giovani, alle famiglie, agli educatori e ai politici di riscoprire le radici religiose della giustizia e della pace, egli mette da parte, come ormai superato (ed era ora!), quel cristianesimo “dei valori”, secondo cui i cristiani si devono accodare nel sostenere insieme agli altri valori “laici” neutri, ma con motivazioni religiose e private, da tenere nascoste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il pontefice la crisi economica e sociale che distrugge le speranze dei giovani e rende impotenti i vecchi, è il “relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio ‘io’. Dentro ad un tale orizzonte relativistico non è possibile, quindi, una vera educazione: senza la luce della verità prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà della stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del suo impegno per costruire con gli altri qualcosa in comune” (n. 3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lotta contro la “dittatura del relativismo” è un cavallo di battaglia di Benedetto XVI fin dall’inizio del suo pontificato. Ma in questo egli raccoglie anche il desiderio di molta cultura contemporanea. Il filosofo Jurgen Habermas – amico di Ratzinger – ha affermato diverse volte che per ridare sostanza alla cultura occidentale occorre ritornare a vivere “come se Dio ci fosse”, altrimenti l’edificio dei diritti e dei valori crolla come un castello di carte. Anche Julia Kristeva, invitata dal papa ad Assisi nell'ottobre scorso, vede nel superamento della “età del sospetto” e nell’apertura alla tradizione giudeo-cristiana la possibilità di superare il totalitarismo e le secche del secolarismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, per educare i giovani alla giustizia e alla pace, Benedetto XVI propone anzitutto di educare alla verità e alla libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il volto umano di una società – afferma il papa - dipende molto dal contributo dell’educazione a mantenere viva “l’insopprimibile domanda” sulla verità. Ma “per educare alla verità occorre innanzitutto sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura… È questa la domanda fondamentale da porsi: chi è l’uomo? L’uomo è un essere che porta nel cuore una sete di infinito, una sete di verità – non parziale, ma capace di spiegare il senso della vita – perché è stato creato a immagine e somiglianza di Dio” (n. 3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ ‘L’autentico sviluppo dell’uomo – sottolinea ancora - riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione’ inclusa quella trascendente, e che non si può sacrificare la persona per raggiungere un bene particolare, sia esso economico o sociale, individuale o collettivo” (n. 3).&lt;br /&gt;Ciò porta a comprendere che la libertà “non è l’assenza di vincoli o il dominio del libero arbitrio, non è l’assolutismo dell’io. L’uomo che crede di essere assoluto, di non dipendere da niente e da nessuno, di poter fare tutto ciò che vuole, finisce per contraddire la verità del proprio essere e per perdere la sua libertà. L’uomo, invece, è un essere relazionale, che vive in rapporto con gli altri e, soprattutto, con Dio” (n. 3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Il retto uso della libertà – conclude - è dunque centrale nella promozione della giustizia e della pace, che richiedono il rispetto per se stessi e per l’altro, anche se lontano dal proprio modo di essere e di vivere. Da tale atteggiamento scaturiscono gli elementi senza i quali pace e giustizia rimangono parole prive di contenuto: la fiducia reciproca, la capacità di tessere un dialogo costruttivo, la possibilità del perdono, che tante volte si vorrebbe ottenere ma che si fa fatica a concedere, la carità reciproca, la compassione nei confronti dei più deboli, come pure la disponibilità al sacrificio” (n. 3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo il papa, solo in questo modo si supera la visione “contrattualistica” della giustizia, una “convenzione umana” che cerca la sintesi fra interessi individualisti, e si apre alla solidarietà e alla pace. Grazie al fondamento dell’amore di Dio, possiamo “educarci alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità, essere attivi all’interno della comunità e vigili nel destare le coscienze sulle questioni nazionali ed internazionali e sull’importanza di ricercare adeguate modalità di ridistribuzione della ricchezza, di promozione della crescita, di cooperazione allo sviluppo e di risoluzione dei conflitti” (n. 5).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre il mondo sembra sbigottito dall’ampiezza della crisi contemporanea e cerca soluzioni tecniche e materiali agli abissi economici, si ha l’impressione che il papa stia costruendo una nuova “città dell’uomo”, basata su un nuovo patto sociale, che ha il suo fondamento nella riscoperta di Dio e nella dignità degli uomini, immagine e somiglianza di Dio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è impressionante che mentre i governi accrescono tasse, Benedetto XVI domanda aiuti per le famiglie perché possano essere “presenti” nella vita dei figli; che le istituzioni educative rispettino la libertà religiosa ed educativa dei giovani e dei genitori; che i politici “offrano ai giovani un’immagine limpida della politica, come vero servizio per il bene di tutti” (n. 2).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Messaggio di quest’anno è anche un invito a un esame di coscienza a tutti i movimenti cristiani per la pace. Finora essi hanno devoluto il loro impegno a gridare contro le armi e i missili, le povertà e l’ambiente: tutte cose belle, ma forse hanno dimenticato che il primo contributo alla pace è testimoniare la verità, la loro stessa fede in Gesù Cristo.&lt;br /&gt;Città del Vaticano (AsiaNews)di Bernardo Cervellera&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-4568701111261677085?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/4568701111261677085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=4568701111261677085' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4568701111261677085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4568701111261677085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/senza-dio-non-ce-pace-la-fine-del.html' title='Senza Dio non c&apos; é pace. La fine del relativismo e del cristianesimo dei valori'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-P4iAwabqfrA/Tu_d8gp5C3I/AAAAAAAABFI/AC1vebrlY1k/s72-c/PAPA_E_I_GIOVANI.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-8652800991508165959</id><published>2011-12-18T14:02:00.000-08:00</published><updated>2011-12-18T14:22:14.420-08:00</updated><title type='text'>«Così Gesù si fa carne a Guayaquil»</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-R8bJxeYeT-8/Tu5nRP2ZLZI/AAAAAAAABE8/q0ktzuVMpss/s1600/Padre%2BAlberto%2B161211.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 257px; height: 192px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-R8bJxeYeT-8/Tu5nRP2ZLZI/AAAAAAAABE8/q0ktzuVMpss/s400/Padre%2BAlberto%2B161211.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5687596925425626514" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;16/12/2011 - Gli orfani Ever e David, che saranno battezzati il 25. Il piccolo Sebastian, malato di leucemia. E poi gli amici poveri, i drogati... Padre Alberto, missionario in Ecuador, racconta come sta attendendo il Natale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Padre Alberto nella sua parrocchia.&lt;br /&gt;Carissimi amici, in questi giorni di dicembre mi vengono in mente le vostre facce in cui negli anni (ormai sono tanti) si è incarnato il volto di Cristo per me. Non importa se per molto tempo o poco: quello che importa è che Dio si è servito di voi per raggiungere me e, per mezzo mio, raggiungere tutti quelli che Dio mi ha dato modo di incontrare. Per questo ho voglia di ringraziarvi e desidero, per ognuno e per tutti, un buon Natale e un prospero anno nuovo.&lt;br /&gt;Molte cose sono accadute in questi ultimi tempi. Sto pensando ai due fratelli di 10 e 12 anni, David Abimael e Ever David, che vivono in orfanotrofio abbandonati dai genitori, e riceveranno il Battesimo il giorno di Natale, come è tradizione in San Juan Bosco. Con loro, in questi tre anni, si raggiunge il numero di 50 bambini e ragazzi abbandonati che sono diventati amici, figli di Dio e nostri fratelli in Cristo.&lt;br /&gt;Penso alle tante facce di persone povere che chiedono un sostegno, un aiuto per mangiare o per poter vivere la vita quotidiana, come i miei amici senza lavoro e i drogati che vivono qui vicino.&lt;br /&gt;Ma penso anche al mio giovane amico Sebastian, di sei anni, che è andato in Italia con sua madre Lorena perché ammalato di leucemia e, dopo aver fatto il trapianto di midollo, ritornerà in questi giorni in Ecuador e ritroverà il padre che lo sta aspettando con la sorellina per riabbracciarlo.&lt;br /&gt;Ma penso anche ad alcuni amici che erano con noi l’anno scorso per Natale e sono morti. In Pisulí, per esempio, un quartiere di Quito, alcuni sono morti in forma violenta oppure in un incidente stradale: che il Bambino Gesù abbia misericordia di loro. Penso anche a tutte quelle persone che, per motivi vari, anche sicuramente per colpa mia, hanno abbandonato la Chiesa: Dio possa averne misericordia e il Santo Bambino possa toccare il cuore di tutti loro.&lt;br /&gt;Forse potrei continuare ricordando quanto è accaduto, le facce nelle quali Gesù si è incarnato o quelle alle quali chiediamo di incarnarsi. A tutti chiedo di venire con me alla grotta di Betlemme, a vedere il Bambino Gesù che nasce anche quest’anno in una maniera nuova e sorprendente.&lt;br /&gt;Ma quest’anno sono ancora più contento, perché ho ricevuto in dono tanti amici nuovi coi quali condividere il desiderio di appartenere di più a lui. In particolare, in questi ultimi giorni Cico, un vecchio amico dell’inizio, prima ancora di diventare prete, è venuto a stare con me in Ecuador per un periodo di tempo: anche questa è una grazia che il Signore mi ha fatto.&lt;br /&gt;Allora far gli auguri di buon Natale è pieno di tutti questi doni ricevuti e desideri di compimento e della domanda di essere fedele sempre a Cristo, a quel volto del Mistero che ci accompagna e non ci lascia mai tranquilli.&lt;br /&gt;Padre Alberto Bertaccini, Guayaquil (Ecuador)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-8652800991508165959?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/8652800991508165959/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=8652800991508165959' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8652800991508165959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8652800991508165959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/cosi-gesu-si-fa-carne-guayaquil.html' title='«Così Gesù si fa carne a Guayaquil»'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-R8bJxeYeT-8/Tu5nRP2ZLZI/AAAAAAAABE8/q0ktzuVMpss/s72-c/Padre%2BAlberto%2B161211.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-3430335244213272481</id><published>2011-12-14T15:02:00.000-08:00</published><updated>2011-12-14T15:37:27.179-08:00</updated><title type='text'>AUDITE VERBUM DOMINI, canto ambrosiano, Avvento, Schola Gregoriana Medio...</title><content type='html'>&lt;iframe width="459" height="344" src="http://www.youtube.com/embed/j_CvwDI5iY4?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Audite verbum Domini, gentes,&lt;br /&gt;et annunciate illud in finibus terrae;&lt;br /&gt;et in insulis,quae longe sunt, dicite:&lt;br /&gt;Salvator noster adveniet.&lt;br /&gt;Vox clamantis in deserto:&lt;br /&gt;Parate viam Domini;&lt;br /&gt;     rectas facite semitas Dei nostri.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ascoltate popoli, la parola del Signore,&lt;br /&gt;ed annunciatela ai confini della terra&lt;br /&gt;ed anche nelle lontane isole, proclamate:&lt;br /&gt;sta per venire il nostro Salvatore.&lt;br /&gt;Voce di colui che grida  nel deserto:&lt;br /&gt;preparate la strada del Signore;&lt;br /&gt;tracciate i sentieri del nostro Dio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-3430335244213272481?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/3430335244213272481/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=3430335244213272481' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3430335244213272481'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3430335244213272481'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/audite-verbum-domini-canto-ambrosiano.html' title='AUDITE VERBUM DOMINI, canto ambrosiano, Avvento, Schola Gregoriana Medio...'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/j_CvwDI5iY4/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-3739438271728767862</id><published>2011-12-14T12:49:00.000-08:00</published><updated>2011-12-14T15:28:28.893-08:00</updated><title type='text'>Rorate Caeli</title><content type='html'>&lt;iframe width="480" height="270" src="http://www.youtube.com/embed/f06qdhO_sEY?fs=1" frameborder="0" allowFullScreen=""&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorate Cœli desúper,&lt;br /&gt;Et nubes plúant justum.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne irascáris Dómine, ne ultra memíneris iniquitátis:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecce cívitas Sancti facta est desérta:&lt;br /&gt;Sion desérta facta est: Jerúsalem desoláta est:&lt;br /&gt;Domus sanctificatiónis tuae et gloriae tuae,&lt;br /&gt;Ubi laudavérunt Te patres nostri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorate Cœli desúper,&lt;br /&gt;Et nubes plúant justum.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccávimus et facti sumus quam immúndus nos,&lt;br /&gt;Et cecídimus quasi fólium univérsi:&lt;br /&gt;Et iniquitátes nostrae quasi ventus abstulérunt nos:&lt;br /&gt;Abscondísti fáciem tuam a nobis,&lt;br /&gt;Et allisísti nos in mánu iniquitátis nostrae.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorate Cœli desúper,&lt;br /&gt;Et nubes plúant justum.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Víde, Dómine, afflictiónem pópuli tui,&lt;br /&gt;Et mitte quem missúrus es:&lt;br /&gt;Emítte Agnum dominatórem terrae,&lt;br /&gt;De pétra desérti ad montem fíliae Sion:&lt;br /&gt;Ut áuferat ipse jugum captivitátis nostrae.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorate Cœli desúper,&lt;br /&gt;Et nubes plúant justum.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consolámini, consolámini, pópule meus:&lt;br /&gt;Cito véniet salus tua:&lt;br /&gt;Quare moeróre consúmeris, quia innovávit te dolor?&lt;br /&gt;Salvábo te, noli timére,&lt;br /&gt;Ego énim sum Dóminus Deus túus Sánctus Israël, Redémptor túus.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rorate Cœli desúper,&lt;br /&gt;Et nubes plúant justum.&lt;br /&gt;-------------------------&lt;br /&gt;Stillate rugiada, o cieli, dall'alto,&lt;br /&gt;E le nubi piovano il Giusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non adirarti, o Signore, non ricordarti più&lt;br /&gt;dell'iniquità:&lt;br /&gt;Ecco che la città del Santuario è divenuta deserta:&lt;br /&gt;Sion è divenuta deserta: Gerusalemme è desolata:&lt;br /&gt;La casa della tua santificazione e della tua gloria,&lt;br /&gt;Dove i nostri padri Ti lodarono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stillate rugiada, o cieli, dall'alto,&lt;br /&gt;E le nubi piovano il Giusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccammo, e siamo divenuti come gli immondi,&lt;br /&gt;E siamo caduti tutti come foglie:&lt;br /&gt;E le nostre iniquità ci hanno dispersi come il vento:&lt;br /&gt;Hai nascosto a noi la tua faccia,&lt;br /&gt;E ci hai schiacciati per mano delle nostre iniquità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stillate rugiada, o cieli, dall'alto,&lt;br /&gt;E le nubi piovano il Giusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guarda, o Signore, l'afflizione del tuo popolo,&lt;br /&gt;E manda Colui che sei per mandare:&lt;br /&gt;Manda l'Agnello dominatore della terra,&lt;br /&gt;Dalla pietra del deserto al monte della figlia di Sion:&lt;br /&gt;Affinché Egli tolga il giogo della nostra schiavitú.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stillate rugiada, o cieli, dall'alto,&lt;br /&gt;E le nubi piovano il Giusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consolati, consolati, o popolo mio:&lt;br /&gt;Presto verrà la tua salvezza:&lt;br /&gt;Perché ti consumi nella mestizia, mentre il dolore ti ha rinnovato?&lt;br /&gt;Ti salverò, non temere,&lt;br /&gt;Perché io sono il Signore Dio tuo,&lt;br /&gt;il Santo d'Israele, il tuo Redentore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stillate rugiada, o cieli, dall'alto,&lt;br /&gt;E le nubi piovano il giusto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-3739438271728767862?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/3739438271728767862/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=3739438271728767862' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3739438271728767862'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3739438271728767862'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/rorate-caeli.html' title='Rorate Caeli'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/f06qdhO_sEY/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-263430490899623718</id><published>2011-12-14T12:12:00.000-08:00</published><updated>2011-12-14T12:17:09.492-08:00</updated><title type='text'>Musica, la serenità di Dio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-9-gNm80iol0/TukD0wDfOWI/AAAAAAAABEs/Jhg07I3c2u8/s1600/Orchestra.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 210px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-9-gNm80iol0/TukD0wDfOWI/AAAAAAAABEs/Jhg07I3c2u8/s400/Orchestra.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686080209319573858" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La musica è uno dei più grandi misteri della storia dell’uomo. Mistero nel senso di unità tra cielo e terra, unità tra quello che c’è di più profondo dentro di noi, ciò che c’è in superficie e ciò che c’è sopra di noi, cioè all’origine.&lt;br /&gt;È un linguaggio universale. Attraversa trasversalmente tutte le barriere create dalle diversità delle lingue, ma necessita di ascolto: desiderio di ascoltare e capacità di ascoltare. Certo, si può sentire musica classica anche facendo altro, con la coda dell’orecchio. Ma se si vuole veramente che le note diventino in noi immagini, sentimenti, emozioni, occorre che tutto il nostro essere sia lì, dentro quell’avvenimento che accade ogni volta nuovo e differente. Mi colpiscono le melodie che si ripresentano, con diversi tempi e accordi, così come mi colpiscono motivi musicali che si chiamano e si rispondono. Talvolta la musica mi parla di temi che avevo dentro di me da sempre, eppure non lo sapevo. Da dove vengono queste note? E dove vanno?&lt;br /&gt;Le prime produzioni sinfoniche che ho a lungo ascoltato, durante gli anni della scuola media, sono state le sinfonie di Beethoven dirette da Arturo Toscanini. L’autore tedesco mi rivela la profondità del cuore umano nelle sue più diverse sfumature: ora pieno di baldanza, ora sereno, ora cupo e segnato dal dramma.&lt;br /&gt;Nella giovinezza ho scoperto Mozart e l’infinita pace che dal suo animo attraversa tutto quanto vi è di oscuro nel mondo e raggiunge la serenità di Dio. Hans Urs von Balthasar ha scritto che Mozart è la rivelazione definitiva della bellezza eterna in un vero corpo terreno, qualcosa di fanciullesco eppure di eternamente vero.&lt;br /&gt;La musica di Chopin mi sembra assimilabile alle onde del mare, quando la spiaggia è nel silenzio. Si è al tramonto, e le ombre sembrano portare dei messaggi.&lt;br /&gt;A Bach mi accosto con immenso tremore, come a una montagna abitata dalla divinità. I suoi movimenti, così pensati e ripetuti, mi riportano alla Commedia di Dante e alla Summa di Tommaso d’Aquino.&lt;br /&gt;La musica leggera ha svolto nel ventesimo secolo il compito che in quello precedente aveva avuto la musica operistica. I Verdi e i Donizetti del Novecento li dobbiamo cercare tra i cantautori. Alcune canzoni napoletane, alcune esecuzioni di Mina, di Frank Sinatra, di Edith Piaf, alcuni brani di De Andrè, di Battisti e Mogol, di Venditti, di De Gregori, resteranno per sempre.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I musicisti sono come dei compagni di strada dell’uomo, nel lungo o breve viaggio della vita. Compagni che hanno la conoscenza della profondità dell’uomo e la vocazione di aiutare Dio a rivelare il suo Destino. Platone, nella Repubblica, scrive che «il ritmo e l’armonia penetrano profondamente entro l’anima e assai fortemente la toccano, conferendole armoniosa bellezza.&lt;/span&gt; […] Perciò chi ha avuto una perfetta educazione musicale, sarà prontissimo ad accorgersi delle cose trascurate o imperfettamente lavorate o difettose per nascita. […] Il fine ultimo della musica è infatti l’amore del bello». E profeticamente Paolo VI aveva detto, alla fine del Concilio: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;«Il mondo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione»&lt;/span&gt; Massimo Camisasca - http://www.sancarlo.org&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-263430490899623718?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/263430490899623718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=263430490899623718' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/263430490899623718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/263430490899623718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/musica-la-serenita-di-dio.html' title='Musica, la serenità di Dio'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-9-gNm80iol0/TukD0wDfOWI/AAAAAAAABEs/Jhg07I3c2u8/s72-c/Orchestra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-3255029187912529629</id><published>2011-12-14T11:45:00.000-08:00</published><updated>2011-12-14T11:53:04.897-08:00</updated><title type='text'>Papa: quando si prega non attendiamoci il compimento della nostra volontà, ma di quella di Dio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-wOhndzjj7Wo/Tuj-MRNW72I/AAAAAAAABEg/xFsDytEwa0U/s1600/Benedetto%2BXVI_-_08.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 154px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-wOhndzjj7Wo/Tuj-MRNW72I/AAAAAAAABEg/xFsDytEwa0U/s400/Benedetto%2BXVI_-_08.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686074016286568290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;E’ l’insegnamento che Benedetto XVI trae dall’atteggiamento di Gesù nella sua azione guaritrice. La preghiera “apre la porta a Dio”, al suo amore e al tempo stesso “ci rende capaci di farci vicino agli altri, specialmente nei momenti di prova, per portare speranza, consolazione e luce”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Città del Vaticano (AsiaNews) – La preghiera “apre la porta a Dio”, al suo amore e al tempo stesso “ci rende capaci di farci vicino agli altri, specialmente nei momenti di prova, per portare speranza, consolazione e luce”, ci permette di “allargare il nostro cuore alla necessità di chi ci sta accanto e di sentire la bellezza di essere figli di Dio insieme con tanti fratelli”. Ma, quando si prega per chiedere qualcosa a Dio, “non dobbiamo attenderci il compimento immediato di ciò che chiediamo, della nostra volontà”, ma dobbiamo essere pronti ad accogliere la volontà di Dio, “a volte misteriosa”, che è per la nostra salvezza, anche quando ci sembra che la sua azione non corrisponda alle nostre attese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ l’insegnamento che Benedetto XVI trae dall’atteggiamento di Gesù nella sua azione guaritrice, in particolare dagli episodi della guarigione del sordomuto e della resurrezione di Lazzaro dei quali ha parlato oggi alle ottomila persone presenti nell’aula Paolo VI per l’udienza generale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proseguendo nelle catechesi dedicate a “come pregava Gesù”, il Papa ha rilevato come in entrambi gli episodi evangelici legati alla “sua prodigiosa azione guaritrice”, “Gesù prega il Padre che agisce attraverso di lui” e “manifesta il rapporto unico di conoscenza di comunione con il Padre mentre Gesù si lascia coinvolgere dalla preoccupazione dei suoi amici”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Nell’azione guaritrice di Gesù entra la compassione per gli uomini”, che “proviene dal rapporto con il Padre”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, “nel racconto giovanneo della risurrezione di Lazzaro la dinamica è evidenziata con evidenza maggiore: da una parte c’è la relazione con l’amico e dall’altra la partecipazione filiale con il Padre”. “Nel racconto viene ripetutamente ricordata l’amicizia di Gesù con Lazzaro e le sue sorelle Marta e Maria”. Davanti all’affetto sincero evidenziato dalle sorelle, dalla commozione degli amici, “Gesù si commosse profondamente e in modo turbato disse: Dove lo avete posto?” e davanti alla tomba “scoppiò in pianto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nel racconto si evidenzia anche “il continuo rapporto di Gesù con il Padre”. Fin dall’inizio la vicenda è letta da Gesù in rapporto con la sua missione: “la malattia non porterà alla morte, ma alla gloria, attraverso essa verrà glorificato il Figlio di Dio”. Il rapporto con Dio e la missione che gli è stata affidata si evidenzia nelle parole di Cristo che “dopo aver ringraziato aggiunge ‘io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l‘ho detto per la gente che mi sta intorno, perchè credano”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella vicenda di Lazzaro c’è il rapporto di amicizia e il rapporto filiale. La frase di Gesù “Padre ti rendo grazie perchè mi hai ascoltato” rivela che “Gesù non ha lasciato nenanche per un attimo la preghiera con il Padre, con il suo piano di amore in cui la malattia e la morte sono un modo nel quale si manifesta la gloria di Dio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo, da un lato &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;“nella preghiera di domanda non dobbiamo attenderci il compimento immediato di ciò che chediamo, la nostra volontà”, dobbiamo accogliere la volontà di Dio, che “è il Dio della vita, che porta speranza, capace di rovesciare le situazioni umanamente impossibili”, dall’altro, come “la comunione con il Padre spinge Gesù ad essere attento alla relazione con l’uomo”, così essa “ci rende capaci di farci vicini agli altri, specialmente nei momenti di prova per portare speranza, consolazione e luce&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-3255029187912529629?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/3255029187912529629/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=3255029187912529629' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3255029187912529629'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3255029187912529629'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/papa-quando-si-prega-non-attendiamoci.html' title='Papa: quando si prega non attendiamoci il compimento della nostra volontà, ma di quella di Dio'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-wOhndzjj7Wo/Tuj-MRNW72I/AAAAAAAABEg/xFsDytEwa0U/s72-c/Benedetto%2BXVI_-_08.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-844020136817649873</id><published>2011-12-14T09:43:00.000-08:00</published><updated>2011-12-14T09:47:35.286-08:00</updated><title type='text'>"CL non è una setta, anzi..."</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-8WoqlJ0s3WM/TujhD4_eRXI/AAAAAAAABEU/H1SCBDNC2nc/s1600/AndreaFerrari1CL.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 250px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-8WoqlJ0s3WM/TujhD4_eRXI/AAAAAAAABEU/H1SCBDNC2nc/s400/AndreaFerrari1CL.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686041986509718898" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Intervista ad Andrea Ferrari, responsabile di Comunione e Liberazione. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ReggioNelWeb.it 12/12/2011&lt;br /&gt;Ha preso il timone dei ciellini reggiani a settembre e da allora si è dedicato in primis a conoscere la realtà locale e poi è uscito allo scoperto. Andrea Ferrari, 26 anni, dopo aver terminato gli studi all’Università di Milano, è rientrato in città e ha iniziato ad operare all’interno del movimento locale di Comunione e Liberazione che ha preso sempre più forza fino alle 350 persone che hanno preso parte al convegno dedicato alla “crisi”. Di setta non vuole sentir parlare e adduce molti argomenti per sostenere la tesi di ciellini liberi e disponibili a incontrare la gente in piazza e lungo le strade “per dare un vero messaggio di speranza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CL, l’approfondimento. Comunione e Liberazione è un movimento ecclesiale il cui scopo è l’educazione cristiana matura dei propri aderenti e la collaborazione alla missione della Chiesa in tutti gli ambiti della società contemporanea. È nato in Italia nel 1954 quando don Luigi Giussani diede vita, a partire dal Liceo classico «Berchet» di Milano, a un’iniziativa di presenza cristiana chiamata Gioventù Studentesca (GS). La sigla attuale, Comunione e Liberazione (CL), compare per la prima volta nel 1969. Essa sintetizza la convinzione che l’avvenimento cristiano, vissuto nella comunione, è il fondamento dell’autentica liberazione dell’uomo. Attualmente Comunione e Liberazione è presente in circa settanta Paesi in tutti i continenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ferrari, com’è andato il convegno?&lt;br /&gt;E’ stato un momento di incontro davvero importante e le presenze registrate sono state davvero tante, oltre 300. E’ stato significativo perché abbiamo messo a confronto due realtà diverse tra loro: da un lato Ivan Soncini, amministratore di Ccpl che ha parlato della sua esperienza socialista nelle cooperative, e dall’altro Giorgio Vittadini, niellino di Reggio che ha raccontato invece la sua esperienza. La cosa sorprendente è stato trovare dei punti in comune tra i due che hanno convenuto sul fatto che in questi 150 anni di Unità nazionale ci sono stati altri momenti di forte crisi e che l’unica soluzione non sia abbattersi ma bensì reagire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facile a dirsi. CL cosa sta facendo in proposito?&lt;br /&gt;Per il momento stiamo cercando di sensibilizzare le persone e di mettere in moto un cambiamento di mentalità. Partiamo dalla presa di coscienza che la crisi c’è, tutti ne viviamo le conseguenze, ma allo stesso tempo vogliamo dire alla gente che in questo c’è un aspetto positivo perché la crisi ci mette in moto, sprona l’uomo a rimettersi in gioco: vogliamo viverla come un’opportunità, per questo siamo scesi in strada a distribuire volantini e abbiamo organizzato il convegno.&lt;br /&gt;La gente come ha risposto al vostro scendere in piazza?&lt;br /&gt;Noi siamo scesi in strada per incontrare tutti, cattolici e non, disponibili a confrontarci con tutti. Certo alcuni sono molto chiusi, ma in generale abbiamo toccato con mano quanto bisogno di speranza ci sia nelle persone, in tanti ci hanno dato ascolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Speranza della fede o della politica?&lt;br /&gt;Quest'azione non c’entra con la politica, è una presa di coscienza e un motivo di speranza per tutti. Certo poi la fede è passo ulteriore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continuate a sostenere l’utilità pubblica della fede dunque.&lt;br /&gt;Proprio alla fine del volantino distribuito al meeting di Rimini c’è una frase di Napoletano che dice “Portate la vostra certezza nel mondo” e la fede per me è proprio questo. Io sono certo di quello che ho incontrato e credo che questo possa dare un contributo a tutta la società, non solo ai credenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è chi sostiene che la religione dovrebbe stare fuori dagli affari pubblici.&lt;br /&gt;Sarebbe come dire “io mi tiro fuori dalla mia vita”, non è possibile. Se a noi interessa questo tema non possiamo dare il nostro contributo solo perché siamo cristiani? La fede può essere un valore aggiunto per tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CL a Reggio ha un bel seguito?&lt;br /&gt;Siamo intorno ai 300 membri, è una realtà molto presente e attiva, me ne sono reso conto soprattutto rientrando da Milano dopo l’Università.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attiva anche tra i giovani?&lt;br /&gt;Sì, CL è molto viva anche tra i giovani reggiani. Ad esempio negli ultimi tempi si è creato un forte gruppo di universitari di CL proprio in viale Allegri, cosa che fino a qualche mese fa non c’era.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CL viene definita una setta, lo sapete vero?&lt;br /&gt;Sì, lo sappiamo e anche in questi giorni in piazza alcuni ci hanno criticato ma la miglior risposta l’abbiamo data proprio essendo lì, tra la gente, disponibili a incontrare cattolici e non, a confrontarci con chiunque voglia mettersi insieme per costruire qualcosa di buono. Io personalmente non mi sono mai sentito di appartenere a una setta, anche tra i miei amici, non solo coetanei, non è mai stato così. Chiunque voglia confrontarsi con noi è ben accetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cos’è che non va giù di CL allora?&lt;br /&gt;Forse CL è scomoda perché non si tira indietro, ad esempio il fatto di scendere in piazza e dire che c’è una speranza anche in questo duro momento di crisi, ecco, forse questo può dare fastidio. Ma CL non ha mai avuto paura delle proprie idee pur essendo disponibile a incontrare tutti, i cristiani negli ultimi tempi sono andati fino al Cairo a incontrare i musulmani…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa pensa del dibattito sull’Ici per i beni della Chiesa?&lt;br /&gt;Sto cercando di documentarmi bene su queste questioni perchè sono temi che rischiano di essere strumentalizzati da una parte e dall’altra. Sicuramente questo è un momento storico che ci costringe a fare del nostro meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siete in linea con il Papa?&lt;br /&gt;Assolutamente sì, il volantino distribuito da CL dal titolo ‘Laici, cioè cristiani’ raccoglie proprio tre parti di scritti del Papa su questo preciso momento storico. Noi seguiamo i Papa in tutto e per tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensate che stia facendo abbastanza in questo momento?&lt;br /&gt;Se quello che sta dicendo fosse ascoltato e seguito sarebbe più che sufficiente, ci vorrebbe più attenzione alla sua figura: le parole del Papa sono la chiave di volta per affrontare questa grave situazione economica, sociale e non solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;F.M.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-844020136817649873?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/844020136817649873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=844020136817649873' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/844020136817649873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/844020136817649873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/cl-non-e-una-setta-anzi.html' title='&quot;CL non è una setta, anzi...&quot;'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-8WoqlJ0s3WM/TujhD4_eRXI/AAAAAAAABEU/H1SCBDNC2nc/s72-c/AndreaFerrari1CL.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-7828500606578130546</id><published>2011-12-12T15:49:00.000-08:00</published><updated>2011-12-12T15:57:32.061-08:00</updated><title type='text'>Come barchette nella tempesta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-N81zaxRiQsQ/TuaT34Y8QuI/AAAAAAAABEI/WpsECSqYyKo/s1600/Barche%2Bnella%2Btempesta.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 391px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-N81zaxRiQsQ/TuaT34Y8QuI/AAAAAAAABEI/WpsECSqYyKo/s400/Barche%2Bnella%2Btempesta.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5685394167840916194" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A una mamma capita di affrontare emergenze teologiche affettando la carne o infliggendo minestroni. L'altra sera, appunto, una delle mie bambine, cinque anni, mi ha chiesto a bruciapelo: “Mamma, chi non crede in Gesù Bambino ma solo in Babbo Natale va all'inferno?”. Poiché sono stata io, non posso negarlo, a raccontarle che Gesù ha detto “chi crede in me avrà la vita eterna”, mi sono trovata costretta a rispondere l'unica cosa che non mettesse in discussione la mia coerenza. “Be', sì, se lo rifiuta fino alla fine sì”. “Oddio! Quindi anche la mia amichetta?” Di nuovo, in nome della coerenza ho dovuto dire che sì, è così, anche se l'amichetta ha quattro anni, ed è ancora in tempo per cambiare idea. D'altra parte è scritto nel Vangelo, e non voglio essere io ad avere la responsabilità di averlo addomesticato. “Anzi, tu devi essere così buona con lei da convincerla a venire dalla tua parte”. Mia figlia è una minuscola donna di parola, è la stessa bambina che va nel panico se qualche volta mi sfugge l'espressione “lo giuro”, che, come è detto sempre nel Vangelo, non si deve usare mai (il vostro sì sia sì...). &lt;br /&gt;So bene che una simile affermazione, quella sull'amichetta e Babbo Natale, è ormai considerata gravemente lesiva della libertà, della tolleranza, del rispetto delle differenze. So bene che scandalizzerei praticamente tutte le mamme dell'asilo, se mi sentissero. Per contro credo di trasmettere ai miei figli l'idea dell'importanza e della serietà della loro vita. &lt;br /&gt;Tranquilli, non sono turbati: dormono come ghiri, hanno un sacco di amici, conoscono la tecnologia e sono molto allegri, anche troppo. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Perché i ragazzi, tutti, sanno che la vita è una cosa seria, e non serve a niente fingere il contrario. Anzi, le certezze salde come roccia li rassicurano molto. Un giorno potranno abbattere, forse, queste colonne, ma le hanno avute, almeno. E' il contrario che non fa dormire sonni tranquilli, l'idea di navigare alla cieca, senza punti cardinali che non cambino mai.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Ecco, io non so se riuscirò a trasmettere la fede, né so assolutamente che tipo di genitori siamo, io e mio marito. Ho visto ragazzi meravigliosi venire su da famiglie difficili, e ragazzi così così nonostante i genitori a me sembrassero ottime persone. Non so se dovrò ingerire a brandelli tutte le pagine che ho scritto in merito, quando i miei figli combineranno qualcosa di brutto. Spero di no, ma non posso metterci la mano sul fuoco, perché educare è prendere su di sé il rischio della libertà dei propri figli. &lt;br /&gt;E non mi piace accusare gli altri genitori – mi riferisco alla ragazza che si è inventata lo stupro, al ragazzo che ha ucciso l'amico con un pugno – perché nessun genitore davvero è esente da errori, nessuno sa cosa farà suo figlio tra dieci anni, che persona sarà diventato.&lt;br /&gt;Non mi piace neanche arrivare a conclusioni generali da episodi singoli, sebbene tra noi giornalisti vada di moda, e ci permetta di versare fiumi di inchiostro senza troppa fatica, senza indagini, ricerche, verifiche sul campo.&lt;br /&gt;Prescindendo dunque dai due ultimi agghiaccianti episodi mi sento però abbastanza libera di dire che l'idea della serietà della vita, delle conseguenze pesanti delle proprie azioni è davvero pochissimo diffusa tra i ragazzi ma anche tra gli adulti. Il male si è sempre commesso, anzi, ci sono stati periodi del passato molto ma molto meno sicuri del nostro, senza alcun dubbio. Ma si chiamava male. Aveva un nome e un volto precisi. Si poteva scegliere di commetterlo, ci si poteva cadere trascinati dalle passioni. Ma era il male. Punto e basta.&lt;br /&gt;Io credo invece che la temperie culturale nella quale viviamo tenda a farci vivere tutti come ragazzini, senza responsabilità. Sulle cause ci sarebbe molto da dire – sistema economico, possibilità, tecnologia – ma a ben vedere &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;la causa ultima è una sola. Avere abbattuto le cattedrali, avere rifiutato quel Dio al quale ogni bene rimanda, non avere più l'idea delle conseguenze eterne di ogni nostra più piccola azione. Non c'è più Qualcuno che ci guarda, crediamo. E questo, invece che liberarci, ci rende fragili e ondivaghi come barchette nella tempesta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Costanza Miriano&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-7828500606578130546?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/7828500606578130546/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=7828500606578130546' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7828500606578130546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/7828500606578130546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/come-barchette-nella-tempesta.html' title='Come barchette nella tempesta'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-N81zaxRiQsQ/TuaT34Y8QuI/AAAAAAAABEI/WpsECSqYyKo/s72-c/Barche%2Bnella%2Btempesta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-3250948814550227388</id><published>2011-12-11T15:36:00.000-08:00</published><updated>2011-12-11T16:12:23.724-08:00</updated><title type='text'>La Chiesa, le sue opere e i paladini di una legalità senz'anima.Quella scomoda presenza oltre lo Stato e il Privato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-gyLpXVnTGvI/TuVFyhoyiBI/AAAAAAAABD8/MY1qacS1kCk/s1600/caritas_2249675%2B%25281%2529.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 176px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-gyLpXVnTGvI/TuVFyhoyiBI/AAAAAAAABD8/MY1qacS1kCk/s400/caritas_2249675%2B%25281%2529.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5685026838950348818" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno lo stesso germe. La stessa chimica composizione. Gli stessi elementi fondamentali di veleno. La crisi europea e la «rabbia» montata come panna dai soliti noti contro la Chiesa sulla questione Ici hanno lo stesso Dna. Il tipo di pensiero che ha generato questa Europa in crisi è quello che si agita nelle minacce, nelle ire, e nei cavilli, di coloro che vorrebbero metter la Chiesa sul banco degli evasori. Il medesimo Dna bacato. La crisi e questa campagna violenta contro la Chiesa sono figlie della stessa matrice. La crisi che vede l’Europa in pericolo per la fragilità della sua politica rispetto alla violenza che si abbatte sulla economia e la grossolana, piatta polemica anti-cattolica vengono dallo stesso pensiero: devono esistere solo lo Stato e il Privato. Tutto ciò che non è Potere dello Stato o Interesse Privato non deve esistere. Altre cose – gli organismi ecclesiali, i corpi intermedi, le realtà associate, il multiforme volontariato – sono soggetti di serie B.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il destino dell’uomo è solo nelle mani dei due Poteri. Lo Stato e il Privato, la Legge e il Denaro. Il resto non ha valore. Se qualcosa d’altro vuole esistere, sarà per concessione di uno dei Due Poteri. Lo si tollererà, forse. Ma questo pensiero e le istituzioni che ne sono nate stanno mostrando il loro clamoroso fallimento. Stanno cadendo addosso a tutti. Specie addosso ai più poveri. Hanno teorizzato l’Europa fatta solo di Privato e di Stati – di banche, di monete e di leggi – e l’hanno messa in pratica. Come se l’anima dell’Europa non contasse. Come se ciò che non appartiene al Denaro o alle Leggi degli Stati non avesse peso. Come se gli organismi, le realtà nate da esperienze personali e di bene pubblico fossero nemiche. Come se la grande cultura religiosa, cristiana e non solo, fosse ingombro fastidioso per il funzionamento cristallino e impersonale dei Grandi Palazzi Europei. Che stanno crollando, velocemente, miseramente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un caso che siano sempre gli stessi, i cultori della legalità a senso unico, dello statalismo più asfittico (e perciò stesso del mercatismo più violento) a fomentare piccole folle con argomenti falsi, antistorici e di facile presa in un momento di crisi. Questi signorini della Legalità (ma solo a riguardo di alcune leggi, di altre chissà come mai no…) si fanno paladini dello Stato non ammettendo nient’altro che il suo Potere, e dunque che esista per il resto solo il Mercato. Sono i devoti del mondo sotto Due Poteri. Un pensiero radicale che per diversi rami accomuna banchieri a post-marxisti, ex-rivoluzionari un poco salottieri a finanzieri un poco ex­rivoluzionari. Un pensiero colloso, magmatico, tenuto insieme da una logica errata e da una buona dose di risentimenti. E forse conscio di essere un pensiero fallimentare. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Un pensiero che ha generato guai. Comodo ai ricchi e ai nemici dei ricchi. Ma sbagliato. Forse per questo, come sempre accade, cerca un capro espiatorio. Preferibilmente mansueto. E si sferra contro la Chiesa. Un pensiero che non ha costruito se non templi al denaro e al potere, oggi pericolanti, si sfoga contro chi ha costruito altro genere di templi. Di preghiera, di dedizione ai poveri, di interesse pubblico fatto non da funzionari dello Stato, di libera e gratuita iniziativa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta uno sguardo alla storia e alla geografia sociale del nostro Paese. Basta una minima onestà di sguardo. Basta il piccolo sforzo di uscire per un attimo dal pensiero fallimentare per vedere che la risorsa migliore che ci resta è smettere di adorare il Potere dello Stato e del Mercato. È non sacrificare ad essi le energie che hanno creato altri spazi, altri servizi, altri soccorsi. Quelli di cui poi si invoca l’esistenza quando la vita mette alla prova. E non solo si cura del corpo, ma anche si cura dell’anima delle persone.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Basterebbe solo un poco di onestà, in questi tempi di crisi, per riconoscere il valore – incalcolabile, altro che Ici! – di una presenza sociale generosa e contagiosa che non dipende dai poteri degli Stati e del Mercato. Ma si sa, in tempi di rovina spuntano sempre i cercatori di capri espiatori, e anche le peggiori razze di sciacalli. Cioè quelli che non pensano, se mai hanno pensato, e badano solo a meschini interessi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide Rondoni&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-3250948814550227388?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/3250948814550227388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=3250948814550227388' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3250948814550227388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/3250948814550227388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/la-chiesa-le-sue-opere-e-i-paladini-di.html' title='La Chiesa, le sue opere e i paladini di una legalità senz&apos;anima.Quella scomoda presenza oltre lo Stato e il Privato'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-gyLpXVnTGvI/TuVFyhoyiBI/AAAAAAAABD8/MY1qacS1kCk/s72-c/caritas_2249675%2B%25281%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-1231993929552997607</id><published>2011-12-10T13:13:00.000-08:00</published><updated>2011-12-10T13:38:11.992-08:00</updated><title type='text'>Lo stupore di un Bimbo che guarda</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/--kPyFjKXjSk/TuPMZJTpFNI/AAAAAAAABDw/WWR_qVznkMQ/s1600/Natale%2Blo%2Bstupore%2B%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 169px; height: 226px;" src="http://3.bp.blogspot.com/--kPyFjKXjSk/TuPMZJTpFNI/AAAAAAAABDw/WWR_qVznkMQ/s400/Natale%2Blo%2Bstupore%2B%2B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5684611887038797010" /&gt;&lt;/a&gt;Non c’è nulla di bello e di vero che si incontri nella vita che non vada condiviso. Non è una legge morale, ma è una legge della realtà, un impeto del nostro cuore. Nessun dono che ci venga fatto conserva la sua natura di dono se noi non avessimo qualcuno a cui poterlo raccontare. Nessuna felicità è veramente tale, se non è condivisa. Nessun fatto capitatoci, quando è un evento, può rimanere solo nella nostra memoria. L’esperienza ce lo insegna. Quando ci accade qualcosa di davvero sorprendente, vogliamo investire tutti quelli che incontriamo con questa notizia. Questo è stato raccontato nei Vangeli in cui gli evangelisti hanno sentito l’urgenza di raccontare la buona novella perché tutti la conoscessero. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Questo accade a noi tutti i giorni quando incontriamo volti rigenerati e cambiati dall’incontro con Cristo. Non è retorica. Dobbiamo verificarlo nella nostra vita. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche giorno fa, in occasione del primo compleanno della Bussola Quotidiana, alla fine della giornata ha preso la parola Paola Bonzi, fondatrice del Centro aiuto alla vita della Mangiagalli. Quando raccontava delle mamme che lei incontra quotidianamente, le sue parole si sono fatte carne, respiro, vita che palpitava davanti ai miei occhi, amore riconoscente per la grazia di poter toccare il Mistero nella carezza al grembo di una mamma che accettava di portare avanti la gravidanza trovando dei volti amici che le facevano comprendere che non era sola. Paola Bonzi ha parlato della semplicità della vita e della novità della nascita di ogni bambino che si affaccia alla luce, un mistero sempre rinnovato, che chiede solo di essere accolto e abbracciato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Così è il Natale: così semplice e naturale come un bimbo che nasce, sempre nuovo perché viene alla luce per me oggi, nella mia vita, nelle circostanze che vivo. A noi è richiesto solo lo stupore di un bimbo che guarda. Verbum caro factum est, il verbo si è fatto carne, ancora oggi si fa carne, le parole stesse si fanno carne, nel senso letterale del termine, ancora adesso, come duemila anni fa. Il primo impeto, dopo questa testimonianza, è stato quello di raccontare a tutti l’incontro e questa notizia: il mistero che si fa carne e prende il volto di un bambino, niente di più indifeso e di più innocente. Nel grembo il bimbo è perfino privato della possibilità di piangere e di gemere, è tutto affidato all’abbraccio della madre. È la notizia del Natale. La verifica della fede consiste nel riconoscere presente Cristo nelle circostanze che ci capitano, liete o drammatiche che siano. La fede illumina con un’intelligenza nuova quanto ci accade. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo capita a Manzoni che, vent’anni dopo la composizione dell’inno sacro «Il Natale», si troverà ad affrontare, proprio nel giorno della nascita del Signore, la morte della persona a lui più cara, la tanto amata moglie Enrichetta Blondel, a cui deve molto anche nel suo cammino di conversione. I suoi pensieri proveranno a tradursi in parola, ma inutilmente. Entrambe le redazioni che scaturirono, quella pressoché immediata e quella redatta nel 1835, saranno incomplete. Il Mistero della morte proprio in concomitanza del Mistero della nascita del Salvatore è, se possibile, ancor più foriero di dolore e di domanda. Nella seconda stesura, composta da cinque stanze, Manzoni parla direttamente con il Mistero che si è fatto carne, Gesù, apostrofandolo con il «Tu». Se ne «Il 5 maggio» era il Dio che “atterra e suscita” ora è un Dio ancor bambino, ma pur sempre “terribile” e “severo” nei suoi giudizi imperscrutabili. Così Manzoni si rivolge a Lui: “Tu pur nasci a piangere,/ ma da quel cor ferito/ sorgerà pure un gemito,/ un prego inesaudito”. Gesù salirà sul monte per morire crocefisso. Manzoni non trova parole adeguate, ma dialoga con il Mistero fattosi carne e che ha condiviso con noi la miseria umana per avere da Lui risposte. È un dialogo vissuto nell’attesa che questo Dio si riveli anche lì, in quel dolore. Nella lettera al Granduca di Toscana, scritta due mesi dopo la morte della moglie, Manzoni scrive: «Confesso che mi pareva che dal sentimento dell'amore fosse agevole immaginare il sentimento della perdita, ma veggo ora che la sventura è una rivelazione tanto più nuova quanto più è grave e terribile». Al Granduca che gli scriverà più tardi «quanto ci sia di misericordia» in ciò che «il Signore comanda» Manzoni replicherà: «Il cuore mormora, quasi senza avvedersene, anche quando la ragione adora». La reazione di Manzoni all’evento del trapasso della moglie è una domanda, un grido, qui espresso come un mormorio rivolto al Mistero, pronunciato di fronte ad una presenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il racconto di Natale di Guido Gozzano, contenuto nella Boutique del mistero (1968), &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ci rammenta che Gesù è sempre qui presente, come Lui ci ha promesso («sarò con voi fino alla fine del mondo») e che a noi tocca domandare la sua presenza, chiedere di vederLo e di riconoscerLo nella nostra vita quotidiana.&lt;/span&gt; Così, del resto, insegna l’opera medioevale Perceval di Chretien de Troyes in cui il protagonista, invitato alla corte del Re Pescatore, si troverà di fronte alla scena del passaggio di un paggio e di una dama che portano rispettivamente una lancia insanguinata e il Sacro Graal in un’altra camere. Vorrebbe domandare, ma non lo fa. Scoprirà il giorno dopo, quando non trova più il castello, che se avesse chiesto il Re Pescatore, ammalato da tempo per una ferita al costato, sarebbe guarito e il suo regno sarebbe trovato fecondo. Dopo anni di lontananza dalla chiesa, Perceval incontrerà un personaggio fondamentale dell’opera, il Santo eremita, che gli svelerà che chi non crede di poter vedere Dio nell’uomo non Lo vedrà mai in volto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene nel racconto di Natale di Buzzati si narra di un prete, don Valentino, che nella santa notte si trova nella Cattedrale. Ad un tratto sente bussare alla porta. Entra un poveretto che, sorpreso, esclama: «Che quantità di Dio! Che bellezza! Lo si sente perfino di fuori. Monsignore, non me ne potrebbe lasciare un pochino? Pensi, è la sera di Natale». Ma il prete non accoglie la richiesta del povero mendicante, preso com’è dall’egoismo e dal desiderio di tenere Dio tutto per la cattedrale. Tutto ad un tratto, dopo il misero rifiuto, Dio scompare dalla sua vista. «Sgomento, don Valentino si guardava intorno, scrutando le volte tenebrose: Dio non c'era neppure lassù. Lo spettacoloso apparato di colonne, statue, baldacchini, altari, catafalchi, candelabri, panneggi, di solito così misterioso e potente, era diventato all'improvviso inospitale e sinistro. E tra un paio d'ore l'arcivescovo sarebbe disceso». Allora don Valentino esce dalla cattedrale e si reca nei posti dove pensa di poter trovare un po’ di Dio, ma non Lo trova oppure trova solo l’egoismo di persone che non vogliono donare agli altri un po’ di amore. Persino in una casa in cui una famiglia è lietamente riunita per celebrare l’avvento di Gesù il capofamiglia risponde: «Caro il mio Valentino. Lei dimentica, direi, che oggi è Natale. Proprio oggi i miei figli dovrebbero fare a meno di Dio? Mi meraviglio, don Valentino». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sconsolato per non essere riuscito a ritrovare un po’ di Dio da riportare nella cattedrale, don Valentino continua a vagare e senza volerlo ritorna proprio lì nella cattedrale e trova l’arcivescovo che lo saluta. «Buon Natale a te, don Valentino» esclamò l'arcivescovo facendosi incontro, tutto recinto di Dio. «Benedetto ragazzo, ma dove ti eri cacciato? Si può sapere che cosa sei andato a cercar fuori in questa notte da lupi?». Dio era rimasto lì nella cattedrale. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il nostro male non allontana Dio, ma spesso ci annebbia la vista tanto che non ci permette di riconoscerLo presente.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nell’attesa di questo santo Natale impariamo a non scandalizzarci della nostra miseria e del nostro peccato, ma a guardare Lui, un bimbo che arriva per noi e che si è commosso per il nostro niente&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;di Giovanni Fighera10-12-2011 http://www.labussolaquotidiana.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-1231993929552997607?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/1231993929552997607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=1231993929552997607' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/1231993929552997607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/1231993929552997607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/lo-stupore-di-un-bimbo-che-guarda.html' title='Lo stupore di un Bimbo che guarda'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/--kPyFjKXjSk/TuPMZJTpFNI/AAAAAAAABDw/WWR_qVznkMQ/s72-c/Natale%2Blo%2Bstupore%2B%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-2643550338798367746</id><published>2011-12-09T15:57:00.000-08:00</published><updated>2011-12-09T16:07:02.764-08:00</updated><title type='text'>Capirsi con il cuore</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-alFrX88S0Lo/TuKhWtI9c_I/AAAAAAAABDk/TJSrDIS-Ggk/s1600/Delfi_-_Tempio_di_Apollo.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 266px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-alFrX88S0Lo/TuKhWtI9c_I/AAAAAAAABDk/TJSrDIS-Ggk/s400/Delfi_-_Tempio_di_Apollo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5684283091141358578" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tu come hai fatto a capire che quella è la strada per te, il modo in cui giocarti la tua intera vita?».&lt;br /&gt;Così mi ha scritto una ragazza di 16 anni, dopo aver finito di leggere «Cose che nessuno sa», mentre stavo scrivendo questo articolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può morire restando vivi. Si muore in molti modi e il più diffuso è quello della solitudine causata dall’assenza di possibilità di raccontare la propria storia, unica e irripetibile, a qualcuno. Amiamo e vogliamo essere amati perché ci sia almeno un interlocutore a cui poterla raccontare questa nostra benedetta vita così grande e fragile. Alcuni giovani muoiono da vivi, per assenza di racconto. Il mondo che dovrebbe ascoltare le loro vite, quello degli adulti, giudica la loro tela assurda, prima ancora che tratti e colori di quella storia si siano potuti dispiegare.&lt;br /&gt;Si muore giovani, e non perché cari agli dei, ma perché disprezzati da loro. Non per una guerra cruenta, ma per mancanza di sguardo: una vocazione, una unicità, per essere ha bisogno di essere percepita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La gioia di vivere - mi hanno insegnato i miei genitori e maestri - non dipende dal successo, ma dal fatto di occupare il proprio posto nel mondo, nella fedeltà a quello che siamo chiamati a essere e fare, sulla base dei nostri talenti e dei nostri limiti, la conoscenza dei quali ha il suo spazio privilegiato nell’infanzia, nell’adolescenza e nella prima giovinezza. Ciascuno di noi è la propria vocazione, la propria chiamata, il proprio compito. Sul tempio di Apollo a Delfi c’era scritto «Conosci te stesso». Da lì prese le mosse il pensiero occidentale ed è lì che bisogna guardare per questa crisi che è prima ancora che economica, una crisi di senso e di identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eraclito disse che il carattere dell’uomo è il suo destino. Platone immaginò nel mito di Er che un «dàimon» ci affiancasse, perché il destino di ciascuno si compisse. Tutti sappiamo che qualcosa ci chiama a percorrere un certo cammino. Magari non si tratta di un annuncio eclatante, ma di piccole spinte (un libro, un film, un incontro, un fatto...) verso una strada, mentre eravamo persi in una selva di vie possibili. Ognuno di noi è irripetibile e la libertà, diceva Hannah Arendt, è «esserci per un nuovo inizio»: a ciascuno di noi è affidato il proprio sé come inizio, compito e compimento. Solo questo genera gioia di vivere: armatura forte di fronte ai fallimenti, spada che consente di non rifugiarsi, impauriti dalla vita, in autismi virtuali ed emotivi (dipendenze di ogni tipo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando un adolescente cerca di spiegare la propria strada, senza rendersene conto porta la mano al cuore, come se intuisse il mistero di sé. È uno dei momenti del mio mestiere di insegnante che amo di più: quando si «accorano», si attorcigliano attorno al proprio cuore per ascoltarlo e spesso accade quando sono ascoltati. Sarà proprio la scoperta di questa unicità, percepita, preservata, ricordata, difesa da chi ci ama a dare senso al quotidiano vivere, anzi proprio a quel ripetitivo copione darà brillantezza e novità. Questo vale in ogni epoca e in ogni congiuntura storica, anche e soprattutto le crisi, durante le quali si è costretti ad andare all’essenziale. Questo ai giovani non può e non deve essere tolto: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;la bellezza che alberga nell’unicità di ciascuno ha bisogno di ricevere uno spazio, un riconoscimento, per non morire. Questo spazio è la famiglia, questo spazio è la scuola.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I ragazzi chiedono ogni giorno questo riconoscimento. Hanno nostalgia di uno sguardo che riconosca la loro unicità, che non giudichi e inscatoli la loro vita prima ancora di averla accettata nel suo straordinario, scomposto, contraddittorio emergere, che è già segno di ricerca. Questo mi chiedono ogni giorno: «Aiutami ad essere me stesso». I giovani di oggi hanno questa fame, io lo vedo, ma questa fame di sé, questa fame di destino, questa fame di futuro è stordita dalla sazietà del benessere. Se non ho fame di futuro il mio presente sparisce. E ha un sogno solo chi si ferma a considerare i mezzi che ha per attuarlo.&lt;/span&gt; Ma se invece di conoscermi sonnecchio per riuscire a digerire l’eccesso di portate di cui vengo ingozzato, sarà tardivo e brusco il risveglio: chi sono io e che ci faccio qui?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se so chi sono e che ci faccio qui è perché a 16 anni ho trovato chi mi aiutasse a unire i pezzi ancora sconnessi del puzzle della mia vita e a percepirmi come compito da realizzare. A 16 anni ho deciso di diventare insegnante perché avevo un insegnante che amava non solo ciò che insegnava, ma amava la mia vita con la sua irripetibilità. A 16 anni ho deciso che volevo dedicare la vita ai ragazzi perché il professore di religione della mia scuola, padre Puglisi, si lasciò ammazzare per provare a cambiare le cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A 16 anni i miei genitori mi hanno messo alla prova, e io che li mandavo a quel paese come ogni adolescente, in realtà toccavo la reale consistenza dei miei sogni. Questi mentori mi hanno insegnato che non è il successo il criterio per essere sé stessi, ma che essere se stessi è il successo. Molti ragazzi rimangono paralizzati all’idea che non riusciranno a realizzare i loro sogni e questo è il veleno di una società che lavora per produrre, comprare e consumare, anziché lavorare per costruire un tempo buono e ampio per appartenersi e appartenere attraverso relazioni e amicizie vere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se il criterio di giudizio dell’agire è il successo, si rimane prigionieri di un destino crudele, che può schiacciare prima ancora di mettersi in movimento. Invece ciò che rende felici è realizzare la propria vocazione, indipendentemente dal riconoscimento «della folla». Si può avere successo come madre, come insegnante, come panettiere. Basta essere pienamente ciò a cui si è chiamati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la crisi ad aver rubato ai giovani il futuro? No. La crisi farà venire più fame, costringerà a non accontentarsi del benessere per essere felici. Il futuro ai giovani lo rubano gli adulti che non li guardano, gli adulti che occupano i posti di potere e se ne fregano del bene comune, gli adulti che fanno diga per l’ingresso di nuove leve negli ambienti di lavoro, gli adulti che non sono disposti a mettersi al servizio della generazione successiva passando il testimone. Come tanti Crono se ne stanno seduti a digerire i figli che loro stessi hanno messo al mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sistemi educativi dovrebbero riconsiderare le loro priorità. Cominciamo a credere nella unicità delle vite che ci sono affidate, serviamole togliendo qualcosa al nostro egoismo. La cena con i figli è più importante di una pratica di lavoro sbrigata la sera tardi, una moglie stanca dopo una giornata infernale è più importante di una partita di calcio in tv, un alunno è più del suo 4 o del suo 8...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla famiglia e dalla scuola si può ripartire: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;non si richiedono riforme strutturali, ma riforme del cuore e della testa. In famiglia e a scuola ho imparato a occuparmi degli altri e a non pensare di essere il centro del mondo. In famiglia e a scuola ho scoperto la mia vocazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lo aveva già scritto in pochi versi Dante quando il suo maestro, Brunetto Latini, gli disse: «Se tu segui tua stella/ non puoi fallire a glorïoso porto/ se ben m’accorsi ne la vita bella/ e s’io non fossi sì per tempo morto/ veggendo il cielo a te così benigno/ dato t’avrei a l’opera conforto».&lt;br /&gt;ALESSANDRO D'AVENIA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-2643550338798367746?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/2643550338798367746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=2643550338798367746' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2643550338798367746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2643550338798367746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/capirsi-con-il-cuore.html' title='Capirsi con il cuore'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-alFrX88S0Lo/TuKhWtI9c_I/AAAAAAAABDk/TJSrDIS-Ggk/s72-c/Delfi_-_Tempio_di_Apollo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-8006159142514527795</id><published>2011-12-08T12:29:00.000-08:00</published><updated>2011-12-08T12:48:44.689-08:00</updated><title type='text'>IMMACOLATA : chi salverà la nostra umanità ferita?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-DyN8nv3KT34/TuEf1Ku6FhI/AAAAAAAABDY/FFe8jDbAKsw/s1600/madonna_sistinaRaffaello400.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 350px; height: 234px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-DyN8nv3KT34/TuEf1Ku6FhI/AAAAAAAABDY/FFe8jDbAKsw/s400/madonna_sistinaRaffaello400.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5683859202992903698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Salve Regina, madre di misericordia,&lt;br /&gt;vita,dolcezza e speranza nostra,salve.&lt;br /&gt;A te ricorriamo, esuli figli di Eva;&lt;br /&gt;a te sospiriamo gementi e piangenti &lt;br /&gt;in questa valle di lacrime.&lt;br /&gt;Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi &lt;br /&gt;a noi gli occhi tuoi misericordiosi.&lt;br /&gt;E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, &lt;br /&gt;il frutto benedetto del tuo seno.&lt;br /&gt;O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;In tutti i monasteri cistercensi del mondo, cantiamo ogni sera il Salve Regina. Attraverso le nostre preghiere, vogliamo essere ascoltati da Dio, da Maria, dai Santi e dagli Angeli. Ma ogni preghiera della Chiesa è fatta anche per essere ascoltata da noi stessi, per imparare a pregare, per imparare a vivere secondo la fede. &lt;br /&gt;Mediante il Salve Regina, affidiamo la nostra giornata e la nostra vita, e la notte che comincia, all’intercessione della Madre di Dio. Poiché si rivolge alla Madre, è una preghiera di fiducia, una fiducia ben fondata, perché Maria è Madre e Regina, ha un potere, un’autorità unica in Cielo, presso Dio, perché è la Madre di Dio, la Madre del Re. &lt;br /&gt;Tutti i titoli e le qualità che questa preghiera attribuisce a Maria si fondano sulla sua Maternità divina. Gesù è «il frutto benedetto del suo seno», e, in quanto Madre di Gesù, Maria è Madre di misericordia, il che può intendersi anche: Madre della Misericordia. Poiché Maria è Madre di Dio, Madre di Gesù, Madre della Misericordia, è la nostra migliore Avvocata, nel senso innanzitutto letterale: colei verso la quale va la nostra invocazione (ad-vocata), ma anche nel senso che ci saprà difendere, che difenderà la nostra causa, nel migliore dei modi. Con lei, mediante lei, siamo sicuri di averla vinta, anche con Dio. Che cosa potrebbe rifiutare Gesù a sua Madre, il Padre alla sua Figlia prediletta, lo Spirito alla sua Sposa? &lt;br /&gt;Così possiamo rivolgerci e affidarci a lei in tutta la miseria della nostra umanità, e con tutte le miserie di tutta l’umanità. Ci rivolgiamo a lei in quanto «figli di Eva». La nostra prima madre ci ha esiliati dal Paradiso verso una «valle di lacrime». Maria è la nostra nuova Madre in quanto Madre del Redentore, e il fatto di lasciarci generare di nuovo da lei, ci fa risalire dalla valle delle lacrime e dell’esilio verso la visione di Gesù, il nostro vero e definitivo Paradiso. &lt;br /&gt;Tutto ciò accade nell’ambiente materno che Maria crea intorno a noi, nella Chiesa. Il Salve Regina insiste sui termini della dolcezza, della clemenza, della misericordia, della consolazione. Noi gridiamo, gemiamo, piangiamo, ma la Madre acquieta, consola, abbraccia. &lt;br /&gt;Ciò può sembrare sentimentale, ma solo a chi non ha mai sentito o voluto sentire, ed ascoltare, in sé e negli altri, il grido dell’umanità ferita, esiliata, peccatrice, il grido della nostra miseria. Non appena si sperimenta un poco il dramma della condizione umana, non si percepiscono più le parole e le espressioni del Salve Regina come sdolcinate, perché si comprende che niente è più necessario all’uomo ferito della dolce e misericordiosa maternità di Maria. &lt;br /&gt;Ora, tutto ciò Maria ce lo dice con il suo sguardo, con i suoi «occhi misericordiosi». Gli occhi misericordiosi di Maria ci mostrano la Misericordia di Dio, il Dio di Misericordia: Gesù. Se Maria volge verso di noi i suoi occhi misericordiosi, noi vediamo in essi, come in uno specchio, il Cristo misericordioso. Nello sguardo di Maria, vediamo lo sguardo di Gesù. &lt;br /&gt;In Maria troviamo uno sguardo che risponde al grido della nostra miseria, al gemito della nostra miseria, quel grido che si leva in noi nella valle di lacrime in cui ci troviamo. Siamo in basso e sospiriamo verso qualcosa che ci alzi, che ci faccia salire e uscire. L’immagine della valle di lacrime esprime una condizione di abbassamento e di chiusura. È la stessa condizione descritta da Dante all’inizio dell’itinerario della Divina Commedia.&lt;br /&gt;L’uomo, solo, si ritrova in una condizione di abbassamento e di chiusura che contraddice la sua sete di felicità. Questa condizione è una valle di lacrime, perché il cuore non può essere che triste, può solo piangere quando percepisce di ritrovarsi chiuso in una condizione che contraddice la sua natura, che contraddice ciò per cui si sente fatto, che contraddice il suo profondo desiderio. Dalla valle di lacrime non si esce da soli, non si esce perché si vuole uscire. Occorre un aiuto; occorre qualcun altro, capace di accompagnarci, di guidarci. Tutta la Divina Commedia di Dante è il poema dell’uomo accompagnato verso il suo destino, verso la liberazione, verso la sua vera felicità; dell’uomo che accetta di essere guidato, che accetta di seguire e di domandare a coloro che con la ragione e la grazia possono, in nome di Dio, condurlo alla Salvezza. È dunque il poema dell’uomo che accetta di seguire la Chiesa.&lt;br /&gt;Il vero grido del nostro cuore - Ma prima che dalla valle di lacrime esca l’uomo accompagnato verso il suo destino, occorre che da questa valle di lacrime esca il grido, il gemito; un gemito che, prima di essere sentito da chi ci aiuterà, deve essere sentito da chi l’esprime, o, piuttosto, da chi lo porta in sé, senza volerlo, senza veramente saperlo. &lt;br /&gt;Non è vero che sappiamo gridare, sospirare, gemere, piangere, per riprendere semplicemente i termini utilizzati nel Salve Regina. Infatti, queste espressioni del desiderio, queste espressioni del bisogno, noi le soffochiamo. Le soffochiamo nei nostri lamenti, nei nostri rancori, nelle nostre accuse rivolte agli altri. Quando gridiamo, non gridiamo veramente: facciamo dei capricci, come i bambini che battono i piedi, che rompono i loro giocattoli, che si liberano violentemente dalle braccia della loro mamma. &lt;br /&gt;Gridiamo perché i nostri progetti e desideri non sono soddisfatti, non per esprimere l’attesa di un altro, il bisogno di un altro. Analizziamo un poco le nostre grida, i nostri gemiti, le nostre lacrime: domandano un altro o domandano qualcosa? Chiedono la presenza di qualcuno, o semplicemente ciò che desideriamo, ciò che vogliamo. E spesso, le nostre grida sono così ripiegate sul nostro progetto che anche quando chiedono un’altra persona, la riducono a una cosa, a una cosa secondo i nostri desideri, una cosa fabbricata da noi, che deve corrispondere al nostro progetto, dunque al nostro possesso. «Ho bisogno di te, per tenerti e usarti come voglio!»: è questa la traduzione di molte nostre grida e gemiti rivolti agli altri e anche a Dio.&lt;br /&gt;È come il gemito di Marta: «Ho bisogno di mia sorella, affinché sia e faccia ciò che voglio!» (cfr. Lc 10,40). Allora, Gesù la richiama, non a far niente, non a lasciar perdere la preparazione del pranzo, ma a spingere il bisogno del suo cuore e il suo grido fino a Lui, fino a Gesù presente nella sua vita, come fa sua sorella Maria. Il problema non è ciò che si fa o non si fa; il problema non è essere chiamati a una vita più contemplativa o più attiva: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;il problema è spingere fino alla fine il grido del nostro cuore, il bisogno del nostro cuore: di spingerlo fino a Cristo, fino al bisogno di Cristo. Ma «spingere» non è il termine migliore. Non si tratta di «spingere» il nostro desiderio, ma di lasciarlo andare verso il suo vero fine, di non riprenderlo ripiegandolo sul nostro progetto, che è sempre più meschino del progetto del Dio che ha fatto il nostro cuore. Si tratta dunque piuttosto di lasciare che il desiderio ci trascini fino a Cristo, anche quando questo desiderio emerge in noi in una situazione terra terra,&lt;/span&gt; come il pranzo che sto preparando o il fastidio davanti alla pigrizia di mia sorella, del mio collega di lavoro o l’atteggiamento del tal membro della mia comunità. La vita è un efficace strumento per «spremere» dal nostro cuore il desiderio di Dio, ma troppo spesso, quel desiderio che, per sua natura, è destinato al Signore, lo rinchiudiamo subito nella pentola, con lo spezzatino che cuoce male.&lt;br /&gt;L’avvenimento dello sguardo - Che cosa può liberarci dalla riduzione del nostro desiderio in lamento, dalla riduzione del grido del nostro cuore in accusa dell’altro, in critica, in vittimismo?    &lt;br /&gt;«Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi!».&lt;br /&gt;È proprio così: ci occorre uno sguardo, uno sguardo diverso dal nostro, uno sguardo che ci rivela qualche cosa di più grande di noi stessi, del nostro bisogno. Se non percepisco qualcosa di più grande del mio bisogno, del mio desiderio, è normale che sia frustrato, che sia scontento, arrabbiato. Infatti, se non c’è niente da desiderare, il desiderio è un tormento gratuito, una piaga senza ragioni il cui solo scopo è di tormentarci. Dunque, un «qualcosa» nel mio cuore che mi affretto a soffocare, a ingannare, a anestetizzare. Se non c’è qualcosa di più grande da desiderare, il desiderio è una malattia, un’allucinazione. E tuttavia, la vita continua a tormentarci. L’uomo contemporaneo è indaffarato a dover vivere nella valle di lacrime facendo finta di non aver bisogno di consolazione. Ma resta nella valle di lacrime, anche quando crede di uscirne attraverso false uscite di sicurezza.   &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ci occorre uno sguardo, uno sguardo diverso dal nostro, uno sguardo che ci riveli qualche cosa di più grande di noi stessi, del nostro bisogno.   &lt;br /&gt;Questo sguardo esiste e si è manifestato. Si è posato sull’uomo, in uno sguardo di carne, lo sguardo di Cristo, Dio fatto uomo affinché Colui che vede tutto possa guardarci come ci guarda nostro padre o nostra madre, nostro marito o nostra moglie, nostro fratello, il nostro amico. Ci occorre uno sguardo che ci sorprende anche e soprattutto quando stiamo esprimendo male il nostro desiderio.&lt;/span&gt; Immaginate Marta che si getta su Gesù interrompendo senza riguardo il suo insegnamento; immaginate i suoi occhi pieni di collera, quello sguardo di collera di cui le donne sono specialiste, quello sguardo che mitragliava tutti i presenti, a cominciare da sua sorella; immaginate questo sguardo che si ritrova guardato da Gesù!   &lt;br /&gt;L’avvenimento cristiano è questo. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il nostro sguardo, così come esso si sprigiona dalla condizione umana mal vissuta, che si scopre guardato dagli occhi dell’Eterno, del Misericordioso, del Dio Creatore e Redentore, del Buon Pastore che dà la sua vita per le sue pecore! Il Cristianesimo è questo. E se non è questo, non è, è inutile, inconsistente, non cambia niente, né in noi, né nel mondo.  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;P. Mauro Lepori (cistercensi)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-8006159142514527795?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/8006159142514527795/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=8006159142514527795' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8006159142514527795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/8006159142514527795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/immacolata-chi-salvera-la-nostra.html' title='IMMACOLATA : chi salverà la nostra umanità ferita?'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-DyN8nv3KT34/TuEf1Ku6FhI/AAAAAAAABDY/FFe8jDbAKsw/s72-c/madonna_sistinaRaffaello400.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-2482069747842698177</id><published>2011-12-07T14:30:00.000-08:00</published><updated>2011-12-07T15:06:40.420-08:00</updated><title type='text'>La sua bellezza mi attira</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-MFNk_oDRx_Q/Tt_vlTbbi_I/AAAAAAAABDA/WhDHKfO2fPA/s1600/buona%2Bfesta%2Bt.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 53px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-MFNk_oDRx_Q/Tt_vlTbbi_I/AAAAAAAABDA/WhDHKfO2fPA/s400/buona%2Bfesta%2Bt.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5683524678914378738" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-e4x3dx4bYMA/Tt_s-DLpMGI/AAAAAAAABCo/63sgbYEkKsw/s1600/immacolata-2-200x300.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-e4x3dx4bYMA/Tt_s-DLpMGI/AAAAAAAABCo/63sgbYEkKsw/s400/immacolata-2-200x300.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5683521805515042914" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La memoria di Maria Immacolata mi torna presente  tutte le volte che passo dal nostro cortile, dove c’è una bellissima statua di Maria che prega, al centro del muro, in mezzo ad alcune rose. L’abbiamo ricevuta in dono quattro anni fa dalle suore caldee, un ordine di religiose proveniente dall’Iraq. La loro casa generalizia a Roma ha ospitato i passi iniziali di noi Missionarie, nei primi due anni nella capitale. Quando siamo partite alla volta della nostra attuale casa alla Magliana, ci hanno salutate con questo dono.&lt;br /&gt;Non mi sono accorta subito di quanto fosse bella. Adesso, col tempo, mi stupisco sempre più frequentemente quando la guardo. È bianchissima, fatta di una pietra forte, compatta. È semplice, tutta raccolta in un mantello, immersa nella preghiera. È anche umile nel suo gesto. Quando la vedo spiccare su tutto il resto che c’è intorno, penso a tutta la vicinanza e a tutta la distanza che vivo dalla Madonna.&lt;br /&gt;Maria ha vissuto profondamente la coscienza di essere figlia. È sempre stata certa di appartenere a un Padre buono, all’Altissimo. Si è sempre sentita amata, guardata, si è sempre sentita parte importante dell’opera del Padre, del suo lavoro: L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva.&lt;br /&gt;Mentre in me questa certezza a volte si offusca, e nasce il sentimento della solitudine, dell’incertezza dell’amore, Maria si sente da sempre una figlia amata e guardata, preziosa, curata, educata. Una figlia di cui il Padre si compiace sempre.&lt;br /&gt;Maria ha vissuto l’abbandono della verginità, ricevendo da Dio le persone della sua vita secondo il posto che lui assegnava: Giuseppe, Gesù, Elisabetta, gli amici di Gesù; prendendo dalle mani di Dio solo quello che lui le voleva dare, e poi amando intensamente tutti quelli che riceveva in dono. Ha vissuto l’abbandono dell’obbedienza, seguendo senza resistenze i fatti e le parole del Signore nelle sue giornate. Ha vissuto l’abbandono della povertà, pronta a cambiare casa tante volte, a conservare nel suo cuore solo l’essenziale.&lt;br /&gt;Quanta resistenza in me all’abbraccio di Dio! Il mio peccato si manifesta soprattutto con tante resistenze all’amore. Per Maria non c’era nessun impedimento, nessuna cosa tra lei e il Signore. Ha vissuto nella pace tutte le vicende della sua strada sulla terra.&lt;br /&gt;Maria ha trascorso tutto il suo tempo nell’amore. Una figlia amata, che si affida alla mano del Signore, ha fatto dei suoi giorni una risposta d’amore, per Gesù, per i suoi, per noi. È soprattutto questo che la rende così bella. La luce dell’Immacolata viene da tutto l’amore che vive, quello da sempre ricevuto e quello continuamente ridonato.&lt;br /&gt;Il mio male, quello degli altri, portano spesso delle ombre sul mio volto, sulle mie giornate. Guardando Maria le mie ombre lentamente si possono schiarire. La sua bellezza mi attira. E il suo desiderio di essere mia madre vuole percorrere tutta la mia grande distanza, vuole raggiungermi e portarmi con sé, vuole farmi una figlia che assomigli alla madre.&lt;br /&gt;È bello passare tutti i giorni davanti all’Immacolata, che spicca su tutte le cose della terra, e che desidera abitare nella nostra casa.&lt;br /&gt;di Rachele Paiusco   - fonte http://www.sancarlo.org&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-2482069747842698177?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/2482069747842698177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=2482069747842698177' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2482069747842698177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/2482069747842698177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/la-sua-bellezza-mi-attira.html' title='La sua bellezza mi attira'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-MFNk_oDRx_Q/Tt_vlTbbi_I/AAAAAAAABDA/WhDHKfO2fPA/s72-c/buona%2Bfesta%2Bt.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-4794475412359390566</id><published>2011-12-07T07:50:00.000-08:00</published><updated>2011-12-07T09:54:39.562-08:00</updated><title type='text'>CRISI E TRAVAGLIO  All’inizio del Terzo Millennio</title><content type='html'>DISCORSO DEL CARDINALE ANGELO SCOLA,ARCIVESCOVO DI MILANO-SOLENNITÀ dell’ORDINAZIONE DI SANT’AMBROGIO VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA,&lt;br /&gt;PATRONO DELLA SANTA CHIESA AMBROSIANA E DELLA CITTÀ DI MILANO - &lt;br /&gt;6 DICEMBRE 2011  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-JoixG2SQcXE/Tt-SbaAN7WI/AAAAAAAABB4/waJYGVaVn3k/s1600/Discordo%2Balla%2BCitt%25C3%25A0%2B%2B.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 174px; height: 224px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-JoixG2SQcXE/Tt-SbaAN7WI/AAAAAAAABB4/waJYGVaVn3k/s400/Discordo%2Balla%2BCitt%25C3%25A0%2B%2B.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5683422254299213154" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;1. Una feconda tradizione &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Da più di cinquant’anni è tradizione che l’Arcivescovo di Milano, ai primi vespri della  Solennità di Sant’Ambrogio, si rivolga alla città, rappresentata da tutte le sue autorità istituzionali,  civili e militari, e a tutta la Diocesi, per proporre alcune considerazioni su aspetti particolarmente urgenti della vita comune. &lt;br /&gt;Inserendomi in questa tradizione ho trovato particolarmente efficace una preziosa riflessione che l’allora Cardinale Montini svolse in occasione di questa stessa festa il 6 dicembre 1962: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;«Siamo ormai così abituati noi moderni a considerare questa distinzione del profano dal sacro, che facilmente pensiamo i due campi non solo distinti, ma separati; e sovente non solo separati, ma ciascuno a sé sufficiente e dimentico della coessenzialità dell’uno e dell’altro nella formula integrale e reale della vita, quando per di più non  avvenga che ci si consideri facilmente l’uno &lt;br /&gt;all’altro in contrasto per incomprensione delle  rispettive competenze, per gelosia di potestà, per triste ricordo di antiche avversioni, per opposizioni di differenti e irriducibili ideologie. Ecco perché questo è per me, e spero lo sia per voi, Autorità e popolo di Milano, un momento felice;felice perché riconosce, non confonde, non oppone, le due società qui rappresentate e simboleggiate, e le mette davanti ad Ambrogio e alla religione che in lui qui si personifica nell’atteggiamento di tributarsi reciprocamente riverenza e stima, e di offrirsi collaborazione che &lt;br /&gt;non menoma la rispettiva libertà, ma la rispetta e la mette in azione per un fine comune, il bene dell’uomo»&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sembrano parole di grande attualità, senza per questo voler sottovalutare i radicali cambiamenti verificatisi in questi cinquant’anni e quelli che tutti percepiamo ormai in atto, anche se fatichiamo a delinearne i contorni con sufficiente chiarezza. &lt;br /&gt;«Tributarsi riverenza e stima e offrirsi collaborazione in vista del bene dell’uomo»: un atteggiamento che l’Arcivescovo, a  nome della Chiesa che è chiamato a presiedere, deve più che mai praticare nell’attuale impervio contesto di transizione in atto non solo a Milano e in Diocesi, ma a livello nazionale e globale. &lt;br /&gt;Nel rispetto della netta distinzione tra quanto tocca al Vescovo e ciò che spetta alle autorità civili della polis, sono ben consapevole dell’orizzonte in cui va posto ogni intervento del magistero ecclesiale. Tanto più che il dovere del Papa e dei Vescovi consiste soprattutto nel proporre ad ogni uomo e a tutta la famiglia umana l’avvenimento di Gesù Cristo.  &lt;br /&gt;A questo scopo, senza avanzare pretese sulle questioni opinabili, il Vescovo è chiamato a porgere ai cristiani il suo insegnamento su quelle di principio che concernono il senso (significato e direzione) della vita umana. Questo suo dovere si presenta particolarmente arduo nelle cosiddette “questioni miste”, per usare un’efficace espressione  di Maritain. Quelle cioè in cui talune scelte pratiche mettono in campo, in termini molto delicati e spesso controversi, i principi stessi (penso a quelli relativi al matrimonio e alla famiglia, alla nascita e alla morte, alla giustizia sociale). &lt;br /&gt;Né si può tacere, soprattutto se si vuol tener conto della storia delle  nostre terre ma anche dell’intera Italia, che l’insegnamento dei Vescovi va oltre i confini della Chiesa e, se liberamente assunto, può favorire un utile confronto per tutta la polis, indipendentemente dalle diverse mondo-visioni che la abitano. &lt;br /&gt;È proprio la figura di Ambrogio a confermare,  dopo sedici secoli, la solidità di una simile impostazione. Quel nobile romano, uomo di stato  e di governo che pose le sue competenze al servizio della Chiesa, operò secondo gli studiosi in un’epoca di angoscia per i mutamenti radicali e continui, sotto la pressione dei popoli barbari, per le incertezze e per le difficoltà dell’economia a &lt;br /&gt;causa di carestie e guerre. &lt;br /&gt;Delicati e contrastati rapporti con imperatori e personaggi di spicco a quell’epoca non impedirono al grande santo di richiamare i fedeli alla lealtà verso l’autorità civile e l’autorità civile al dovere di garantire piena libertà ai cittadini. Con un elevato senso dello Stato, Ambrogio sprona tutti a concorrere insieme al bene pubblico, denuncia senza timore ingiustizie e soprusi (trattandolo come un fedele qualsiasi, vieta l’accesso in questa gloriosa basilica all’imperatore Teodosio perché &lt;br /&gt;aveva violato la legge morale e divina. Per questa sua autorevolezza egli veniva ascoltato da tutti, anche da eretici, ebrei e pagani. &lt;br /&gt;In questo quadro l’azione di Ambrogio è in grado di offrire preziose indicazioni per il delicato momento storico in cui versiamo. &lt;br /&gt;Ambrogio richiama con forza il senso autentico della proprietà privata: i beni ci sono dati in uso e in primis in funzione del bene comune. Fa sentire alto il suo monito contro la cupidigia e l’avidità, in particolare presso  coloro che ricoprono cariche pubbliche. Da qui consegue l’attenzione ai poveri (soprattutto ai poveri “vergognosi”, che non avevano il coraggio di manifestare la propria situazione di indigenza), ai malati, ai condannati a morte, ai prigionieri, ai forestieri, agli affamati, alle vedove e agli orfani... . Tra le tante fragilità del suo tempo non &lt;br /&gt;dimentica nemmeno quella degli anziani trascurati e lasciati a se stessi e invita i figli ad assistere i genitori anziani. Particolarmente significativo il soccorso a chi affollava le città arrivando da fuori, soprattutto gli immigrati, in particolare i contadini, colpiti da carestie e guerre, e i profughi. &lt;br /&gt;Questa sua sensibilità e l’impegno sul piano  sociale ed economico poggiano su una strenua difesa della verità, incurante di rischi e difficoltà, nella consapevolezza che la morale cristiana perfeziona quella naturale senza contraddirla. Ciò lo rende  particolarmente attento all’etica matrimoniale e familiare. Alla ferma condanna dell’aborto fa seguire una decisa valorizzazione, profetica per il suo tempo, del ruolo della donna. &lt;br /&gt;Con lo sguardo orientato al nostro patrono intendo ora offrire qualche riflessione sul delicato frangente che stiamo attraversando. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;2. La “crisi economica e finanziaria” nel presente travaglio &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Entrare nei meandri della crisi economica e finanziaria è, per la stragrande maggioranza dei cittadini, un’impresa impervia. Qualsiasi analisi appena un po’ meno che generica diventa presto inintelligibile al profano. Così il discorso economico, e ancor più quello finanziario, si è fatto lontanissimo dalla possibilità di comprensione di coloro che pure ne sono i destinatari e gli attori finali, cioè tutti.  &lt;br /&gt;È necessario che l’economia e la finanza, senza ovviamente prescindere dal loro livello specialistico, non rinuncino mai ad esplicitare quello elementare ed universale. Tutti debbono poter capire, almeno a grandi linee,  la “cosa” con cui economia e finanza hanno a che fare. Ciò è necessario perché ognuno non solo possa difendere i propri diritti, ma sappia soprattutto assumersi consapevolmente le proprie responsabilità in riferimento alla costruzione del bene comune anche &lt;br /&gt;attraverso sacrifici e  rinnovati impegni. Non si può inoltre accettare una riflessione e una pratica dell’economia che prescinda da  una lettura culturale complessiva che inevitabilmente implica un’antropologia e un’etica.  &lt;br /&gt;A questo proposito mi sembra decisiva la prospettiva con cui si sceglie di guardare all’odierna situazione. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Parlare di  crisi economico-finanziaria per descrivere l’attuale  frangente di inizio del Terzo millennio non è sufficiente. A mio giudizio la crisi del momento presente chiede di essere &lt;br /&gt;letta e interpretata in termini di travaglio e di transizione. &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Questo tempo in cui la Provvidenza ci chiama più che mai ad agire da co-agonisti nel guidare la storia è simile a quello di un parto, una condizione di sofferenza anche acuta, ma con lo sguardo già rivolto alla vita nascente: «&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo» (Gv 16, 21)&lt;/span&gt;. Il travaglio del parto esige però dalla donna l’impegno di tutta la sua energia umana. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Così anche noi, cittadini immersi nella crisi economico-finanziaria, siamo chiamati a metterci in gioco, impegnando tutta la nostra energia personale e comunitaria. Il domani avrà un volto nuovo se rifletterà la nostra speranza di oggi. Una “speranza affidabile” deve quindi guidare le nostre decisioni e la nostra operosità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;3. Allargare la “ragione economica” e la “ragione politica” &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Parlare di travaglio e non limitarsi a parlare di crisi economico-finanziaria, vuol dire non fermarsi alle pur necessarie misure tecniche  per far fronte alle gravi difficoltà che stiamo attraversando.  &lt;br /&gt;Secondo molti esperti la radice della cosiddetta crisi starebbe nel rovesciamento del rapporto tra sistema bancario-finanziario  ed economia reale. Le banche sarebbero state spinte a dirottare molte risorse che avevano in gestione (e quindi anche il risparmio delle famiglie) verso forme di investimento di tipo puramente finanziario. Anche a proposito della nostra città si è potuto affermare: a Milano è rimasta solo la finanza. &lt;br /&gt;Non spetta a me confermare o meno tale diagnosi. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Voglio, invece, far emergere un dato che reputo decisivo: nonostante l’ostinato tentativo di mettere tra parentesi la dimensione antropologica ed etica dell’attività economico-finanziaria, in questo momento di grave prova il peso della persona e delle sue relazioni torna testardamente a farsi sentire. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Prima di offrire qualche suggerimento in vista della necessaria ricentratura antropologica ed etica dell’economia - domandata a ben vedere dalla stessa ragione economica - è giusto riconoscere,come da più parti si è fatto, che la radice patologica della crisi sta nella mancanza di fiducia e di coesione. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dalla crisi si esce solo insieme, ristabilendo la fiducia vicendevole. E questo perché un approccio individualistico non rende ragione dell’esperienza umana nella sua totalità. Ogni uomo, infatti, è sempre un “io-in-relazione”. Per scoprirlo basta osservarci in azione: ognuno di noi, fin dalla nascita, ha bisogno del riconoscimento degli altri. Quando siamo trattati umanamente, ci sentiamo pieni di gratitudine e il presente ci appare carico di promessa per il futuro. Con questo sguardo fiducioso diventiamo capaci di assumere compiti e di fare, se necessario, sacrifici. &lt;br /&gt;Da qui è bene ripartire per ricostruire un’idea di  famiglia, di vicinato, di città, di paese, di Europa, di umanità intera, che riconosca questo dato di esperienza, comune - nella sua sostanziale semplicità - a tutti gli uomini. &lt;br /&gt;Non basta la competenza fatta di calcolo e di esperimento. Per affrontare la crisi economicofinanziaria occorre anche un serio ripensamento  della ragione, sia economica che politica, come ripetutamente ci invita a fare il Papa. È davvero urgente liberare la ragione economico-finanziaria dalla gabbia di una razionalità tecnocratica e individualistica di cui, con la crisi, abbiamo potuto toccare con mano i limiti. Ed è altrettanto urgente liberare la ragione politica dalle secche di una &lt;br /&gt;realpolitik incapace di capire il cambiamento e coglierne le sfide. La politica, nell’attuale impasse nazionale e nel monco progetto europeo, ha bisogno di una rinnovata responsabilità creativa perché la società non può fare a meno del suo compito di impostazione e di guida. A questa assunzione di responsabilità da parte della politica deve corrispondere l’accettazione, da parte di tutti i cittadini, &lt;br /&gt;dei sacrifici che l’odierna situazione impone. Per sollevare la nazione è necessario il contributo di tutti, come succede in una famiglia: soprattutto in tempi di grave emergenza ogni membro è chiamato, secondo le sue possibilità, a dare di più. Chi ha il compito istituzionale di imporre sacrifici dovrà però farlo con criteri obiettivi di giustizia ed equità inserendoli in una prospettiva di sviluppo integrale (Caritas in veritate) che non si misura solo con la pur indicativa crescita del PIL. &lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;4. Tre rilievi di carattere culturale&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Mi permetto ora di offrire tre brevi indicazioni di carattere culturale necessarie &lt;br /&gt;all’allargamento della ragione economica e politica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ricchezza e felicità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Se non vogliamo ricorrere al drastico ammonimento del Signore - «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede» (Lc 12,15) – sarà sufficiente ricordare che già Aristotele giudicava inaccettabile una vita che identificasse la felicità con la ricchezza, ovvero che scambiasse un mezzo con il fine. &lt;br /&gt;Non ci si può rassegnare di fronte ad una concezione dello “scambio” che non solo è diventata sempre più diffusa, ma che sembra governare l’intera macchina economica. Secondo questa visione il cittadino è (pessimisticamente) ridotto all’homo oeconomicus, preoccupato esclusivamente di massimizzare il profitto. Alla base dell’attività economica e finanziaria sembra infatti esservi solo l’assunto secondo cui l’aumento della ricchezza è in ogni caso e, meglio, quanto prima, un bene da &lt;br /&gt;perseguire.  &lt;br /&gt;Recentemente il Santo Padre ha ricordato le conseguenze di una &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;«una mentalità che è andata diffondendosi nel nostro tempo  [e che], rinunciando a ogni riferimento al trascendente, si è dimostrata incapace di comprendere e preservare l’umano. La diffusione di questa mentalità ha generato la crisi che viviamo oggi, che è crisi di significato e di valori, prima che crisi economica e sociale. L’uomo che cerca di esistere soltanto positivisticamente, nel calcolabile e nel misurabile, &lt;br /&gt;alla fine rimane soffocato. In questo quadro, la questione di Dio è, in un certo senso, “la questione delle questioni”. Essa ci riporta alle domande di fondo dell’uomo, alle aspirazioni di verità, di felicità e di libertà insite nel suo cuore, che cercano una realizzazione. L’uomo che risveglia in sé la domanda su Dio si apre alla  speranza, ad una speranza affidabile, per cui vale la pena di affrontare la fatica del cammino nel presente»&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Secolarizzazione e mondo cattolico&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo merita di essere denunciato l’indebolimento di quelle “voci” che &lt;br /&gt;porterebbero a questo auspicato allargamento della ragione. Responsabile,  in parte, di questo indebolimento è il variegato processo di secolarizzazione, che ha di fatto favorito l’affermarsi della mentalità positivistica denunciata da Benedetto XVI.  &lt;br /&gt;È però doveroso in proposito notare che, anche in campo cattolico, un’ambiguità latente in certa interpretazione del principio dell’“autonomia delle realtà terrene”, ha giocato un suo ruolo. &lt;br /&gt;Il Concilio Vaticano II ha affermato il valore di tale principio se con esso «si vuol dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l’uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare», perché «allora si tratta di un’esigenza  d’autonomia legittima: non solamente essa è rivendicata dagli uomini del nostro tempo,  ma è anche conforme al volere del Creatore» (Gaudium et spes, 36). Ma lo stesso Concilio precisa che «se invece con l’espressione “autonomia delle realtà temporali” si intende dire che le cose create non dipendono da Dio, e che l’uomo può &lt;br /&gt;adoperarle senza riferirle al Creatore, allora a nessuno che crede in Dio sfugge quanto false siano tali opinioni. La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce» (Gaudium et spes, 36).  &lt;br /&gt;Il principio dell’autonomia delle realtà terrene – se rettamente inteso – porta di conseguenza all’appropriato riconoscimento  dell’autonomia dei fedeli laici  nel campo “loro proprio” (cf.Apostolicam actuositatem, 7). Talvolta, però, il riferimento  al principio dell’autonomia in questo ambito si è trasformato in una perniciosa rinuncia a far emergere la valenza antropologica ed etica necessaria per affrontare i contenuti concreti dell’azione sociale, politica ed economica. In tal modo, però, “autonomo” è diventato di fatto sinonimo di “indifferente” rispetto a tali sostanziali valenze. &lt;br /&gt;La stessa dottrina sociale della Chiesa ha rischiato, in questo quadro, di essere considerata più come una premessa di pie intenzioni che come un quadro organico e incisivo di riferimento. Insomma, c’è da chiedersi se il mondo cattolico, per sua natura  chiamato a essere attento alle grandi sfide antropologiche ed etiche in gioco, non sia stato, da parte sua, corresponsabile, almeno per ingenuità o ritardo o scarsa attenzione, dell’attuale stato di cose. Gli autorevoli inviti ai fedeli laici a un più deciso impegno politico diretto  domandano l’assunzione integrale della Dottrina sociale della Chiesa basata su  princìpi di riflessione,  criteri di giudizio  e  direttive di azione e non alchimie partitiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Peggio della cicala”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;C’è ancora un terzo fattore che merita di essere segnalato. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Neppure la combinazione di congiunture tanto sfavorevoli avrebbe condotto all’odierna crisi economico-finanziaria se essa non avesse potuto attecchire sul terreno di un’irresponsabilità diffusa: quella che  spinge a spendere sistematicamente per i propri consumi ciò che non si è ancora guadagnato. Un comportamento che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato così folle  da oltrepassare perfino il livello della qualifica &lt;br /&gt;morale (di fronte alla saggia formica, l’immorale cicala in  fondo consumava soltanto ciò che aveva), ora è percepito sempre più come normale ed è sistematicamente provocato (fino a giungere alla pubblicità che senza vergogna incoraggia ad indebitarsi per fare una seconda vacanza).  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A comprova di questa deriva basti pensare a un certo modo di concepire i diritti nella nostra società. Negli scorsi decenni, anche in ragione di un considerevole benessere e senza fare i conti con le risorse veramente disponibili, si sono avanzate pretese eccessive in termini di diritti nei confronti dello Stato. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il risultato è stato il formarsi di una società sempre più disarticolata e scomposta. Tale processo ha oscurato un insieme di valori antropologici, etici e, quindi, pedagogici &lt;br /&gt;di primaria importanza: la capacità di attendere per la realizzazione di un desiderio; la limitazione dei propri bisogni e il controllo dell’avidità; la cura delle cose invece della loro compulsiva sostituzione; uno sguardo complessivo sulla durata della propria vita e il senso della vita eterna; la solidale condivisione, in nome della giustizia, dei bisogni altrui a cominciare da quelli degli ultimi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si potrebbe quasi dire che l’odierna crisi ha manifestato una diffusa “oscenità”, nel suo significato etimologico di “cattivo auspicio”, nell’uso dei beni.  &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Tutto questo impone un radicale mutamento degli  stili di vita, tanto più che, come molti sottolineano, non sarà possibile e non è neppure auspicabile ritornare al modus vivendi precedente alla crisi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;5. Favorire le pratiche virtuose già in atto &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nel quadro delle considerazioni antropologiche, etiche e culturali accennate, è opportuno individuare percorsi esistenti in cui impegnarsi sia a livello personale che comunitario. Sono iniziative virtuose che, non a caso, ci stanno domandando un cambiamento degli stili di vita e delle politiche sociali ed economiche.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Lavoro, impresa e finanza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, dell’impresa e della finanza esigono un &lt;br /&gt;ripensamento del significato del lavoro stesso  e dello sviluppo e un’attenzione reale ai loro protagonisti. &lt;br /&gt;Il lavoro, nel suo senso profondo, dice l’interagire della persona con le cose, con gli altri, con il grande mistero di Dio, che non smette mai di agire nei confronti del creato, come non a caso Gesù dice del Padre (cf. Gv 5,17). Il lavoro remunerato, e il tanto non remunerato, deve essere difeso con opportune politiche che favoriscano la libera intrapresa. &lt;br /&gt;Anche un profano riesce a far proprie le indicazioni degli esperti in proposito. Occorre che obiettivo primario di queste politiche sia la rivalutazione della responsabilità personale tanto dei lavoratori quanto degli imprenditori, la creazione di nuovi servizi che favoriscano la crescita professionale e affianchino a percorsi di riqualificazione e formazione un sostegno economico e, infine, la valorizzazione e la creazione di spazi di partecipazione. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Perché non riprendere in seria considerazione la proposta che tutti i lavoratori abbiano parte agli utili di impresa? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gli esperti insistono poi sulla necessità di politiche di sostegno al sistema che opera attorno all’impresa in modo che sia accresciuto il livello qualitativo dei prodotti, il rafforzamento dei patrimoni, la promozione dell’esportazione e il cosiddetto “welfare aziendale”. Si tratta di realtà già in atto nel nostro tessuto lombardo che chiedono di essere ulteriormente potenziate. &lt;br /&gt;Parlare di lavoro e impresa a Milano non significa solo riconoscere il consistente contributo all’economia “reale”, ossia alla produzione dei beni e dei servizi. Milano ha anche un determinante ruolo finanziario e quindi ha una speciale vocazione, oggi decisiva,  per ripensare e rigenerare il lavoro nell’ambito della finanza.  &lt;br /&gt;Sia l’economia reale, sia la finanza hanno bisogno del “ben fatto”, cioè del “bello”, del “buono”. Lo sapevano bene i nostri artigiani. Questo è il senso profondo del richiamo al gratuito - da non confondere col “gratis” - contenuto nella Caritas in veritate. &lt;br /&gt;Nel caso della finanza, in particolare, è davvero urgente che chi vi opera e chi la studia, chi la commenta e chi ne fruisce, maturino la consapevolezza che quello della finanza è – per sua natura – un patto potente e delicato, che serve realmente lo sviluppo quando crea relazioni solide e stabili nel tempo. L’appiattimento sul breve periodo dell’orizzonte di chi fa finanza e la spersonalizzazione dei rapporti finanziari, non “pagano” realmente. Anzi, l’esperienza ci insegna che hanno già &lt;br /&gt;ripetutamente portato il sistema a momenti critici. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il mercato non  deve essere concepito come un moloch che non può essere scalfito: esso non è un fatto di natura, ma di cultura.  &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Famiglia, giovani, anziani e crisi demografica&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;Ancora una volta gli esperti  ci dicono che indicatori dell’impatto della crisi economicofinanziaria sulle famiglie sono l’andamento dei  consumi, l’indebitamento e l’impoverimento dei nuclei già in condizione di difficoltà. A questi si  aggiunge la sempre più preoccupante questione demografica, che porta inevitabilmente con sé quelle della procreazione e dello scambio intergenerazionale, con tutte le implicazioni sociali del caso. Basti pensare, a questo proposito, alla pesante mancanza di equità generazionale di cui il  Rapporto-proposta “Il cambiamento &lt;br /&gt;demografico”, a cura del Comitato per il Progetto Culturale della Chiesa Italiana, dà chiaro conto a partire dall’invecchiamento della popolazione. Finora il rapporto  tra le diverse generazioni all’interno di una stessa famiglia ha consentito, laddove la circolazione equa di risorse veniva interrotta a livello sociale, che  essa si riattivasse attraverso  il codice della reciprocità e della solidarietà delle reti familiari. La famiglia, in altri termini, ha sostenuto i costi prevalenti del &lt;br /&gt;ricambio generazionale: occorre domandarsi fino a  quando potrà continuare a farlo ed agire, di conseguenza, in favore della famiglia e della crescita demografica attraverso decise e adeguate politiche specifiche. &lt;br /&gt;Un’attenzione del tutto particolare va riservata, quindi, alle giovani generazioni, le più colpite dall’odierna situazione economica. Nelle diverse occasioni di incontro che sempre ho avuto lungo il mio ministero con i giovani, ho toccato con mano la  loro ricerca di senso e il loro desiderio di partecipazione alla vita comune, insieme ad un’inevitabile e, per certi versi, comprensibile incertezza. In questa prospettiva integrale è un’urgenza primaria favorire la formazione e il lavoro delle nuove generazioni, anche attraverso un’innovativa concezione delle istituzioni scolastiche ed universitarie, in modo che si promuova con realismo la possibilità di edificare nuovi nuclei familiari. Il compito delle parrocchie, degli oratori e delle aggregazioni di fedeli assume in proposito sempre maggior rilevanza. Ho spesso avuto modo di ricordare ai giovani, e voglio farlo anche oggi a tutti noi, che non potranno essere il futuro della nostra società - quante volte questa ovvietà è riproposta demagogicamente! - se non si impegnano fin da ora ad esserne il presente.  &lt;br /&gt;Non voglio, inoltre, dimenticare la situazione degli anziani, soprattutto di quelli gravemente malati e di coloro che si trovano nell’ombra della morte: spesso mancano non solo degli adeguati mezzi di sostegno, ma anche di una solida compagnia umana che li accompagni nell’ultima, decisiva fase della loro vita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Povertà ed emarginazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda l’impoverimento dei nuclei già in condizione di difficoltà, la capitale economica del Paese non è certo al riparo dai fenomeni di povertà e di esclusione sociale, talvolta estrema.  &lt;br /&gt;Di fronte poi alle gravi forme di emarginazione presenti nel nostro territorio – penso al numero sempre crescente di coloro che vivono per strada, oppure alle pesanti condizioni in cui versa la popolazione rom o quella delle carceri - non possiamo disattendere l’appello che ci viene dai diversi enti di solidarietà, con la loro folla di volontari: sono in continuo aumento le realtà di volontariato che non riescono a gestire l’incremento delle domande di assistenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Immigrazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la popolazione immigrata  possiamo domandarci: che fare per rendere compatibile un’immigrazione di lavoratori in  un sistema economico in cui il lavoro tende a diventare sempre più un bene prezioso? Una risposta efficace può muovere lungo due direzioni. Da un lato, si potrebbe perseguire l’idea di un’immigrazione sostenibile, cercando di definire quantità e caratteristiche dei flussi in grado di ricevere  dignitosa accoglienza e adeguata integrazione nella &lt;br /&gt;nostra città; dall’altro ci si dovrebbe orientare verso una ben più decisa valorizzazione delle capacità e del desiderio “di fare” che la grande maggioranza degli immigrati esprime quotidianamente, anche se talvolta disordinatamente per carenza di mezzi e di opportunità. Magnanimità ed equilibrio non si &lt;br /&gt;escludono a vicenda, come insegna la grande tradizione di ospitalità che ha sempre fatto onore alla nostra Milano. Per la questione dell’immigrazione non si deve sottovalutare l’importanza del dialogo interreligioso e interculturale che domanda a tutte le confessioni cristiane un impegno deciso nei rapporti ecumenici e in quelli con il popolo eletto di Israele.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;6. Vivere in pace il travaglio quotidiano &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Secondo il biografo, a Fritigil, regina dei Marcomanni convertitasi al cristianesimo, che gli chiedeva consigli sul «come dovesse credere», il vescovo Ambrogio rispose con una lettera in cui, tra l’altro, «la ammonì a convincere lo sposo a mantenere la pace con i Romani». Anche questa sera il nostro grande patrono ci indica la via maestra per trovare personalmente e comunitariamente la pace vera in questo frangente di travaglio e di transizione: persuadere, attraverso una decisa autoesposizione, ogni nostro fratello uomo ad assumere un pensiero e una pratica di pace fin nei più &lt;br /&gt;piccoli comportamenti quotidiani. Ciascuno, rispettando o vivendo con responsabilità il compito che la storia gli assegna, darà il suo contributo a far sì che il travaglio in atto non esasperi conflitti, ma rappresenti una risorsa per il futuro. &lt;br /&gt;La dimensione globale della crisi può favorire la logica della pluriformità nell’unità che ben si addice sia alla vita della Chiesa sia a quella della società civile. La sinfonia delle diversità deve trovare nella partecipazione alla comune esperienza umana quella strada per la riscoperta dell’unità della famiglia dei popoli da cui soltanto può venire «un nuovo ordine economico-produttivo, socialmente responsabile e a misura d'uomo». &lt;br /&gt;Questo sta particolarmente a cuore alla Chiesa ambrosiana. Sulla base dell’ammaestramento di Ambrogio e di una consolidata tradizione,  essa sarà ancora capace di creare novità, di documentare come le sue peculiarità potenzino  l’attaccamento sincero e  profondo alla Chiesa di Roma, pilastro e fondamento della fede cattolica. &lt;br /&gt;Una straordinaria occasione ci viene offerta in questo senso dal VII Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolgerà a Milano dal 30 maggio  al 3 giugno 2012. Questo evento avrà delle positive ricadute su tutta la società civile milanese e lombarda. Il tema scelto mira a sottolineare la necessaria unità della persona, mediante una riflessione articolata sulla famiglia, il lavoro e la festa &lt;br /&gt;(riposo). La presenza del Santo Padre ci confermerà nella fede. L’accoglienza di migliaia di famiglie, provenienti da tutto il mondo, mostrerà come la partecipazione alla stessa fede favorisca l’integrazione. L’impegno già in atto di tutte le diocesi lombarde per il VII Incontro Mondiale delle Famiglie è una significativa manifestazione della feconda presenza del popolo cristiano nelle terre ambrosiane. &lt;br /&gt;Sono infine lieto di comunicare che la Chiesa milanese sta elaborando le nuove linee per dare continuità e sviluppo all’importante progetto del Fondo Famiglia e Lavoro, tenacemente perseguito dal mio predecessore il Cardinale Dionigi Tettamanzi. Esse saranno approntate per l’inizio del nuovo anno. &lt;br /&gt;Affido queste riflessioni a tutti i fedeli e a tutti gli uomini di “buona volontà”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8074384348040412310-4794475412359390566?l=lorenzomussuto.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/feeds/4794475412359390566/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=8074384348040412310&amp;postID=4794475412359390566' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4794475412359390566'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8074384348040412310/posts/default/4794475412359390566'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzomussuto.blogspot.com/2011/12/crisi-e-travaglio-allinizio-del-terzo.html' title='CRISI E TRAVAGLIO  All’inizio del Terzo Millennio'/><author><name>Lorenzo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06265716600664596881</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/-WXqg_OgRRLI/Tvs_LIxRRxI/AAAAAAAABKM/dQcekZG8wYI/s220/25122011.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-JoixG2SQcXE/Tt-SbaAN7WI/AAAAAAAABB4/waJYGVaVn3k/s72-c/Discordo%2Balla%2BCitt%25C3%25A0%2B%2B.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8074384348040412310.post-5651029901913548551</id><published>2011-12-06T08:15:00.000-08:00</published><updated>2011-12-06T08:27:21.202-08:00</updated><title type='text'>Il Natale in casa Cupiello tra i carcerati</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;PESCARA 06/12/2011 - Nella città abruzzese una platea affollatissima ha assistito allo spettacolo di De Filippo. Un cast d'eccezione: sedici detenuti. La possibilità di «far emergere il buono che c'è in noi». Una scoperta per tutti: dal recluso al magistrato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-8ieQ61HdC5w/Tt5AcdAb21I/AAAAAAAABBs/IJy_wJQagYg/s1600/Natale%2Bin%2Bcasa%2BCupiello%2B25885.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 257px; height: 170px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-8ieQ61HdC5w/Tt5AcdAb21I/AAAAAAAABBs/IJy_wJQagYg/s400/Natale%2Bin%2Bcasa%2BCupiello%2B25885.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5683050637355113298" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Una scena dello spettacolo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo lo spettacolo, al momento di salutare la regista perché il pullman deve inesorabilmente rimettersi in viaggio per il carcere di Chieti, Pasquale Molitierno si commuove, e dietro quegli occhiali forse un po’ troppo grandi per il suo viso scende qualche lacrima. Paola Capone, che da settembre sta lavorando con lui e altri quindici detenuti-attori per la messa in scena di Natale in casa Cupiello, gli fa una carezza e gli regala un sorriso. Quella lacrima e quella commozione sono il contraccolpo evidente di fronte a qualcosa di grande che Pasquale e gli altri detenuti di Chieti stanno vivendo da qualche mese, e che sabato 3 dicembre è culminato a Pescara con la messa in scena della famosa commedia di Eduardo de Filippo, di fronte ad un pubblico di oltre cinquecento persone. La stessa commozione era trapelata nelle parole di Cristian Di Marzio, che a nome di tutti al termine dello spettacolo aveva detto: «Niente può cancellare il desiderio di bellezza che c’è in noi. Oggi quel desiderio si è realizzato, e vogliamo ringraziare di cuore quanti hanno permesso che ciò potesse accadere. Con questa rappresentazione non solo abbiamo avuto la possibilità di misurarci con un pubblico vero, ma anche di far emergere il buono che c’è in noi e invertire la rotta. La nostra speranza è che sia l’inizio di un rapporto che non finisce oggi. Se non finirà, vorrà dire che l’eco del nostro desiderio avrà lasciato una traccia indelebile».&lt;br /&gt;Lo spettacolo - un vero e proprio trionfo, con applausi ripetuti - è stato il momento culminante di un percorso di valorizzazione che sta avvenendo dentro il carcere di Chieti, grazie alla direttrice Giuseppina Ruggero, all’educatrice Annamaria Raciti, al magistrato di sorveglianza Maria Rosaria Parruti, al comandante della Polizia Penitenziaria Valentino Di Bartolomeo, e alla regista Paola Capone. Una passione educativa che, a maggio di quest’anno, si è incrociata con la visita di Mauro Moretti, presidente del Centro Servizi per il Volontariato di Pescara, e Lorenzo Di Flamminio, consulente dello stesso Csv, invitati ad una rappresentazione teatrale al termine della quale una detenuta aveva detto: «Non soffocate questo nostro desiderio di bellezza». «Quella frase – racconta Moretti - ci ha veramente impressionati. Da quel momento è nata un’amicizia con i vertici della Casa Circondariale di Chieti, continuata con la presentazione in carcere del libro di Emmanuel Mounier Lettere sul dolore; una visita insieme a loro al Meeting di Rimini e, infine, l’idea di mettere in scena una nuova rappresentazione teatrale. Ci ha colpito lo straordinario tentativo di valorizzazione dell’umano che rappresenta davvero la possibilità di una costruzione del bene comune. Da far conoscere a tutti». Per questo motivo lo spettacolo è stato inserito all’interno dell’annuale evento “Volontariamente” che si è aperto con un convegno sul tema: “Siamo stati visitati da qualcuno molto grande”. Dove sono intervenuti: Riccardo Ribera D’Alcalà, padre di Giulia affetta da una grave malformazione e che per i medici non doveva nascere e che invece è diventata un grande segno del Mistero nella vita sua e di tanti amici che hanno iniziato a frequentare la loro casa; Pietro Del Vecchio, volontario della mensa della Caritas di Pescara e detenuto; Valentina Palleri, con una figlia malata, ma capace di suscitare in lei una grande fede; Mariagrazia Figini, della Fondazione Cometa di Como, che ha sottolineato come l’incontro con ciò che compie il desiderio di ogni uomo è in grado di cambiare la vita, e di renderla utile per sé e per gli altri.&lt;br /&gt;In questo percorso, un ruolo particolare è stato quello del magistrato Maria Rosaria Parruti, che ha creduto nel valore dell’iniziativa fino al punto di concedere a sedici detenuti il permesso-premio per la rappresentazione di Pescara. Al termine dello spettacolo, è stata proprio il magistrato a spiegare il perché di questa sua decisione, a partire dal contenuto della commedia: «Luca Cupiello considerava il mondo come un grande giocattolo: aveva come unica preoccupazione il presepe vissuto come la messa in scena degli auguri natalizi per i regali destinati alla moglie. Ha vissuto nell’illusione di aver creato una famiglia felice, e si avvia a morire nell’illusione che il mondo sia come lui lo aveva sempre creduto. È un uomo che non è diventato adulto, cioè capace di guardare la realtà per quello che è e di assumersi le relative responsabilità. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sia per chi è dentro il carcere sia per chi è fuori, la vita è questa possibilità di crescere, di maturare, di diventare adulti, cioè coscienti della realtà, delle proprie responsabilità e di non rimanere in preda delle proprie illusioni. Questa realtà è pienamente vivibile e da non fuggire, perché Qualcuno ci viene incontro. Nella mia esperienza di magistrato di Sorveglianza quello che verifico è che la possibilità di ripartire, di ricominciare c’è quando c’è un amore presente, della donna, dei figli, di un amico. Il mio augurio è che il Natale sia per noi l’occasione di scoprire e cominciare a sperimentare che la realtà che siamo chiamati a vivere, anche se dura, faticosa, può essere vissuta come tale, e non deve essere fuggita, perché Qualc
